A questo punto mi chiedo: non trovate che evitare il livello emotivo significhi tralasciare un'importante area di funzionamento del paziente? E' ovvio che costituisca un intralcio alla logica - ed è proprio in questo senso che parlavo di una deriva razionalista -, ma non sono di certo solo gli psicoanalisti a richiamare sulla necessità di prendere in considerazione, per non dire di vivere (nella relazione analitica, aggiungerei) gli aspetti emotivi.
Riguardo alla tua domanda, in attesa che anche altri ti diano risposta, sono dell'idea che realisticamente bisogna considerare che non esiste alcun orientamento che sia infallibile. Tuttavia ritengo che, in questa fase dello sviluppo delle teorie sulla psicopatologia, sia importante avere modelli che hanno i presupposti per intervenire sul più ampio spettro di strutture patologiche e con la maggiore coerenza epistemica. Tra questi personalmente - e chiedo scusa in anticipo per le scelte che sono però per me motivate - considero ovviamente la teoria psicoanalitica post-freudiana (teorie del campo, modelli relazionali), i modelli sistemici contemporanei e orientamenti recenti del cognitivismo (Liotti, Guidano).

Saluti