
Originalmente inviato da
Lucio Regazzo
Ciao,
non intendo alimentare infruttuose polemiche, citando denominazioni di specifici modelli; credo che la risposta che hai avuto da Gianli sia sufficiente.
Non condivido il suo entusiasmo per le brevi, né la metafora sul “museo delle cere” ( un po’ aspra); condivido il fatto che i più giovani siano attratti da questi trattamenti che,purtroppo, agendo sull’Asse I sono piuttosto rischiosi.
La condivisione nasce dal fatto che la psicoterapia si trovava ingabbiata, bloccata da esponenti di teorie che si mostralo ostili alla ricerca sperimentale e clinica e indubbiamente, le brevi hanno dato una “scossa” di cui la psicoterapia aveva bisogno.
Questo non mi distoglie dal pensare che le brevi espongano troppo al problema “scompensi”, ma –cosa vuoi – mi viene in mente la metafora dell’ubriaco di Vittorino Andreoli. L’ubriaco perde la chiave di casa e no sa dove, ma insiste a cercarla sotto un lampione non perché è probabile che si trovi lì, ma semplicemente perché è l’unica zona in cui riesce a vedere. Forse i più giovani –studenti e professionisti- hanno capito che si devono allontanare dal lampione per trovare la chiave; il rischio è che si allontanino troppo e si possano trovare nel buio pesto.
Ciao. Lucio