
Originalmente inviato da
luigi '84
La questione è mal posta a mio parere. La psicologia dovrebbe altresì guardarsi dal rigettare con supponenza certe 'pratiche': come 'antropologia' la psicologia dovrebbe anzi entrare in contatto con certe aree ritenute esoteriche. Su Jung sono state dette delle imprecisioni: il suo contatto con questi saperi liminari (alchimia, parapsicologia) è da ritenersi un tentativo di interpretazione psicologica e psicoanalitica. Tutto ciò che la scienza (coscienza...) non accetta abita l'inconscio...perchè dunque non indagarne i contenuti ''collettivi'': questo è il senso di certi ''saperi'' ritenuti erroneamente pre-scientifici; il paragone con la scienza qui non sussiste perchè si fa un confronto con aree ''qualitativamente'' distanti: uno schizofrenico può tranquillamente crogiolarsi nel pensiero cosmico di una mela creatrice dell'universo, perchè no? E cosa dobbiamo dire noi? Certo, è pazzo...ma poi? Qual è il senso di questa visione? Quale il senso di un desiderio infinito di disporre del destino con le carte? Quale quello di una seduta spiritica? O dei millenari saperi religiosi? Il senso del ''sacro'' rientra, a mio parere, nella pratica psicologica e analitica: nel pensiero psicoanalitico solo Jung ebbe a che fare con questi saperi trattandoli con una serietà ed un rigore che allo scienziato moderno sembrerebbero follia...ma lui appunto era partito da li: dalla follia...
Saluti,
Luigi