Caro Gieko,Caro ikaro, sono d'accordo con la posizione di Freud, che però contestualizzerei. Dipende cosa intendiamo per terapia, per cura e per medicina. Ad ogni modo mi sembra che anche il buon Freud fosse molto dell'idea che la psicoanalisi fosse principalmente cura, e non filosofia. Che poi ci siano applicazioni che vanno oltre la stanza di analisi (la "psicoanalisi applicata") è un dato di fatto.
Sapevo che avresti ribattuto con il discorso della formazione, ma sono più scettico di te su questa grande influenza degli albi e dei controlli esterni, perchè dipende sempre da come ci si pone. Non penso che un esperienza analitica degna di essere definita tale risenta più di tanto della legge Ossicini. La sostanza può tranquillamente trascendere le formalità burocratiche. E poi il discorso del controllo, al di là di enti non psicoanalitici, è insito nella psicoanalisi stessa. Mi sembra che anche la pratica della "passe" non abbia contribuito a dirimere la questione...
faccio davvero fatica a comprendere la tua posizione, soprattutto alla luce delle nostre chiacchierate...Il punto è che la Legge Ossicini ha contribuito al fiorire di scuole e soprattutto "scuolette" che -pur riferendosi alla teoria psicoanalitica- propongono percorsi formativi quantomeno discutibili, prova ne è la standardizzazione di un percorso formativo della durata quadriennale e soprattutto l'idea di una trasmissione di un sapere, quello analitico, che per sua natura non è affatto lineare e quindi non può essere programmato secondo un modello universitario. E' questo il modello che vige negli istituti di formazione in psicoterapia. Inoltre, non meno importante, la Legge Ossicini sostanzialmente vieta a chi medico e psicologo non è di prendere la via della psicoanalisi, ti sembra una cosa da poco? Di questi passi arriveremo, come in America, alla psicoanalisi condotta solo dai medici. Ma il vero problema, sono d'accordo, non è la Legge Ossicini, va piuttosto ricercata esaminando attentamente la storia del movimento psicoanalitico e, con esso, la storia della formazione degli psicoanalisti nel corso di più di un secolo. Il discorso del controllo, a mio parere, non è così scontato come lasci intendere: la storia della formazione analitica, anche all'interno della quasi secolare IPA è ricca di aspri scontri su questo punto, su come il training di formazione degli psicoanalisti scadesse in un rito iniziatico e si reggesse interamente su un modello burocratizzato e gerarchico della formazione (vedi le critiche di Balint). Il dispositivo della passe non dirime affatto la questione, ma quantomeno prova a mettere l'aspirante analista di fronte alla necessità di dare le prove del fatto che ci sia stata analisi, che ci siano stati effetti analitici (a posteriori) e non per il fatto di essersi recato dal proprio analista ("con funzione di training": anche qui ci sarebbe qualcosa da dire, su questa cerchia di psicoanalisti) per 4 volte alla settimana per un certo numero di anni, anche questo è un modo piuttosto diffuso, nelle scuole, di 'garantire' la formazione dello psicoanalista, al punto che a volte non ti fanno diplomare se non hai staccato il tagliando, cioè un certo numero di ore, se non è burocrazia questa!! ;-)
Saluti,
ikaro







Il punto è che la Legge Ossicini ha contribuito al fiorire di scuole e soprattutto "scuolette" che -pur riferendosi alla teoria psicoanalitica- propongono percorsi formativi quantomeno discutibili, prova ne è la standardizzazione di un percorso formativo della durata quadriennale e soprattutto l'idea di una trasmissione di un sapere, quello analitico, che per sua natura non è affatto lineare e quindi non può essere programmato secondo un modello universitario. E' questo il modello che vige negli istituti di formazione in psicoterapia. Inoltre, non meno importante, la Legge Ossicini sostanzialmente vieta a chi medico e psicologo non è di prendere la via della psicoanalisi, ti sembra una cosa da poco? Di questi passi arriveremo, come in America, alla psicoanalisi condotta solo dai medici. Ma il vero problema, sono d'accordo, non è la Legge Ossicini, va piuttosto ricercata esaminando attentamente la storia del movimento psicoanalitico e, con esso, la storia della formazione degli psicoanalisti nel corso di più di un secolo. Il discorso del controllo, a mio parere, non è così scontato come lasci intendere: la storia della formazione analitica, anche all'interno della quasi secolare IPA è ricca di aspri scontri su questo punto, su come il training di formazione degli psicoanalisti scadesse in un rito iniziatico e si reggesse interamente su un modello burocratizzato e gerarchico della formazione (vedi le critiche di Balint). Il dispositivo della passe non dirime affatto la questione, ma quantomeno prova a mettere l'aspirante analista di fronte alla necessità di dare le prove del fatto che ci sia stata analisi, che ci siano stati effetti analitici (a posteriori) e non per il fatto di essersi recato dal proprio analista ("con funzione di training": anche qui ci sarebbe qualcosa da dire, su questa cerchia di psicoanalisti) per 4 volte alla settimana per un certo numero di anni, anche questo è un modo piuttosto diffuso, nelle scuole, di 'garantire' la formazione dello psicoanalista, al punto che a volte non ti fanno diplomare se non hai staccato il tagliando, cioè un certo numero di ore, se non è burocrazia questa!! ;-)
Rispondi citando