Cara Rosadimaggio,
se ho capito bene la domanda che mi poni, io affronto fin da subito il problema degli obiettivi da raggiungere (e per subito intendo nel momento in cui accolgo la domanda di analisi); il modo specifico in cui lo faccio è quello di creare insieme questi obiettivi, accogliendo la domanda del paziente (magari ricentrandola, perché se uno mi dice che vuole essere felice ...) ed esponendo con tutta la chiarezza di cui sono capace come io posso aiutarlo a raggiungere questi obiettivi secondo la mia formazione, la mia esperienza e la mia peculiare sensibilità. Cerco di prendere in prestito dal paziente esempi concreti tratti da ciò che mi racconta per fargli capire a cosa mi riferisco; spesso il paziente si trincera dietro motivazioni inoppugnabili con le quali mi spiega perché è “costretto” a fare ciò che fa, io non tocco le sue “motivazioni” gli chiedo soltanto dov’è e perché pensa di non poter essere lui a decidere la direzione che vuole prendere? Esempi te ne potrei fare molti, dalla paziente divisa fra la difficoltà di staccarsi dalla sua famiglia di origine (perché se si allontana teme che i suoi genitori non la amino più) e un marito che non sopporta quella che ritiene un’eccessiva dipendenza della moglie e una massiccia intrusione dei suoceri nella loro famiglia. Oppure un paziente che non sa chi è né cosa vuole fare della sua vita, è pieno di dubbi (soprattutto sulla terapia, che svaluta massicciamente ma che continua a frequentare a volte giungendo anche con più di un’ora d’anticipo su quella fissata), è che salta fuori regolarmente con grandiosi progetti entusiastici (mi metto a lavorare in proprio, faccio questo perché è più consono al mio sentire, no faccio quell’altro, oppure: “Che ne dice se vado a vivere da solo?”, progetto corroborato anche da una collega del servizio pubblico a cui lui si era rivolto e che avrà pensato che i problemi di quella persona fossero la convivenza con i suoi genitori e che a partire dall’acquisto di una casa avrebbe iniziato senza dubbio un processo di indipendenza). A questa persona ho semplicemente chiesto se pensa davvero che andando a vivere lontano dai suoi smetterà di avvertire che esiste solo se gli altri lo riconoscono. Spero di aver risposto al tuo interrogativo.
Un saluto







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