Ciao neuromancer, si mi riferisco a tutti i casi che hai citato - oltre all' abbandono a sé intrafamiliare - a cui aggiungo una, tra quelle possibili, specificazione: se un bambino cerca più volte di iniziare un'interazione visiva - che é fondamentale per il neonato - con la madre ma non trova rispondenza in lei oppure viene guardato con occhi "vuoti", "fissi" , non accoglienti (e capita drammaticamente ), occhi che "non lo guardano", (limitandosi all'interazione oculare ) questo cosa eco- determinerà nelle possibilità di autodeterminazione del bambino stesso - che avrà anche aree di vulnerabilità e di forza personali- e del suo evolversi? (Gli studi delle osservazioni madre-bambino di Selma Fraiberg sono molto interessanti su questi casi -non trattano di pensiero magico ma di drammi interattivi - senza nulla togliere a quelli pioneristico di Daniel Stern- Sè nucleare - dell' Infant R. ecc, ma volevo provare ad introdurre l'altro aspetto, qui non considerato come possibilità, quasi a forzare forse, una "coerenza" interna del discorso ). Quindi, considerando che anche in questi casi e non solo in quelli più fortunati o meno sfortunati, c'é un'interazione continua individuo-ambiente, di cosa dovremmo e/o potremmo parlare in realtà? Di consentire uno svincolo, di acquisizione di indipendenza -dai limiti che l'individuo si "autoimpone come residui della sua storia" - ed autodeterminazione nel presente? Non capisco però dove sia la rivoluzione,neppure nel pensiero di Tronik - nè di altri che lo citano in alcuni lavori - in cui ho ritrovato sedimentato e molto "presente" il pensiero di autori precedenti
Ps: forse quello che sembrerebbe un bisogno di rendere coerente il discorso con i risultati di determinate ricerche - importantissime, tra l'altro - potrebbe dipendere da una necessità interna al discorso riferito alla clinica nel "qui ed ora" .








neppure nel pensiero di Tronik - nè di altri che lo citano in alcuni lavori - in cui ho ritrovato sedimentato e molto "presente" il pensiero di autori precedenti
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