Sì, Lacan mette in luce l'artificio del "soggetto supposto sapere" come motore del transfert, chiaramente è il paziente che suppone il sapere all'analista (altrimenti non si rivolgerebbe mai ad uno psicoanalista) e la fine dell'analisi comporta la destituzione dell'analista da questa posizione. Ma un analista che si prendesse davvero per "colui che sa", come se fosse un oracolo, sarebbe un impostore, per usare un eufemismo. Certamente è importante quello che l'analista dice, nella misura in cui questo è strettamente legato alla dimensione dell'essere -anzi del dis-essere, sempre con Lacan- a cui è giunto un analista come effetto della sua analisi, più che della teoria a cui fa riferimento.Tutto un cerimoniale, l'atteggiamento stesso di alcuni analisti e l'uso stesso del lettino, come se non fosse importante ciò che l'analista è ma solo ciò che dice, come se fosse l'oracolo di Apollo delfico, portano verso quella concezione del transfert che Lacan chiama il "soggetto supposto sapere", cioè colui che sa qual'è il senso della mia stessa esistenza, la mia verità (con la differenza però che Lacan molto accortamente e intelligentemente invitava i suoi analisti a sottrarsi continuamente da questo ruolo, così come a sua volta aveva fatto Socrate con suo: "So di non sapere").
Saluti,
ikaro







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