Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
Beh, ma se io non mi sento schiavo dei desideri ma di tutt'altro, non è che non so di esserlo, è che per me non si tratta affatto di schiavitù. Certe persone convinte d'essere schiave delle passioni sono arrivate ad amputarsi pure i genitali per esser più libere (ora capisco anche perché parlate sempre di castrazione simbolica), ecco non me ne frega nulla di essere libero in tal senso, questo tipo di libertà è finta.
A mio avviso non è una vera schiavitù questa, la schiavitù, quella vera ce la mostra il libero mercato del lavoro con quel che succede in questi giorni. Bisogna arrivare a provare piacere nel lavorare m'è stato suggerito qui, e si sostiene che il problema è questo, ma alle condizioni che vengono imposte socialmente dubito che si possa davvero provar piacere a spaccarsi la schiena.



Saluti

Il film che hai postato è proprio un buon esempio...
Lulù Massa passa 15 anni in fabbrica a far proprio il discorso del suo padrone, vede la vita come una competizione contro i suoi compagni, per avere qualche lira in più per comprarsi merci di cui nemmeno lui capisce la necessità. E' esattamente come la fabbrica lo vuole, il cottimista più veloce e produttivo, che stabilisce i tempi di riferimento per i suoi compagni "fannulloni", che lo odiano.
Finché la fabbrica non gli porta via un dito.
E allora i discorsi degli studenti là fuori, e dei suoi compagni in fabbrica, sembrano prendere senso nella sua testa. Ma che vita è questa?
Lulù prende coscienza del suo essere sfruttato fra gli sfruttati. Con questa consapevolezza, la sua vita ha una svolta. E' sempre uno schiavo, ma ora lo sa e ha la possibilità di ribellarsi. Ha finito di spaccarsi la schiena per 4 lire vigliacche. La rivoluzione non ci sarà, lo stato e i sindacati avranno la meglio... ma alla fine, non più solo, condivide un sogno insieme ai suoi compagni in catena: tutti insieme a picchiare contro un muro, che prima o poi dovrà cadere.