"Quando arrivano i fili di sutura che abbiamo chiesto?", mi domanda
l'infermiere della sala operatoria. Rido...e lui ride con me: sappiamo
bene
la storia di questi fili tanto attesi! Non importa...Mi incammino e
incontro
la piccola Nadine, seduta sul sentiero. A fatica la distinguo: una cosa
sola
con la terra rossastra, lei e lo straccetto che indossa. La vedo
perche'
nella sua manina impolverata stringe per giocare un lungo filo d'erba
verde,
il verde brillante che la pioggia di questa stagione sa colorare.
Sorridendo
me lo offre ed io la ringrazio: "Urakoze, Nadine!".
Grazie per questo filo di erba che mi chiedi di accogliere e per ogni
filo
che oggi mi suggerisci di cercare: ora non vedo che fili intorno a
me...
Quello che la donna sta intrecciando per fare un cesto e quello che le
mani
rubuste di un uomo legano con forza al sacco di manioca...
Un bambino ha legato un lungo filo ad un mattone rotto e lo trascina
come se
fosse una macchinina, mentre il mio paese in questi giorni e' una rete
di
fili dorati e luminosi per il Natale...
Un filo e' il sospiro di Jeanine che muore, ma anche il primo respiro
del bimbo appena nato...
E poi ci sono quei fili invisibili che sento forti tra le dita...
Il filo di una speranza che stringo nelle mani e quello di un amore che
con tenerezza vorrei legare...
Il filo di un'amicizia che mi e' scivolata dalle dita e quello di un
dialogo spezzato che potrei recuperare...
Il filo di una gioia - quella vera - che vorrei solo liberare e quella
di un mistero che invece afferro con tenacia nella mano...
Il filo di una tristezza che di tanto in tanto sfioro con le punta
delle
dita e quello di una preoccupazione che con pazienza devo snodare...
Grazie, Nadine, per questo filo d'erba: ora mi sembra quasi una fune...
Se ci aggrappiamo ci portera' lontano"