Citazione Originalmente inviato da Saloméxx Visualizza messaggio
Ragazze mi sa che per stasera non penserò ai casi, mi sono resa conto che mi manca una rispolverata del mio caro vecchio Gabbard, che questa volta ho un po' trascurato!


ok scusate, avevo detto di no, ma sono incappata in un caso:

FIGLIA UNICA, 20 AA. vive in casa con i genitori, prima abitava con loro anche la nonna deceduta 5 anni fa. la madre casalinga,42 a, il padre dipendente ente pubblico, 45 a.
Da un anno la famiglia ha un’attività commerciale dove la figlia lavora. Vita familiare isolata, non frequentano amici. Due anni fa il padre ha avuto un infarto, è lui che accompagna la figlia dallo psicologo. La sintomatologia è: paura d’ingrassare, crisi comportamentali con aggressioni verbali e fisiche soprattutto nei confronti della madre, difficoltà di rapporto con gli altri, in particolare con i coetanei, amenorrea da circa un anno. In un altro colloquio si evidenzia che il padre nel fare le porzioni dà più cibo alla madre, la paura di uscire è legata al fatto che teme di sporcarsi prima di uscire mentre si trucca, allo stesso modo non pulisce mai la sua stanza perché teme di non saperla pulire. Ha avuto un ragazzo un anno fa ma lo ha lasciato perchè non andava bene al padre. Sia la madre, che il padre, che la figlia hanno un tono depresso.
Proporre un diagnosi.

Ecco nel caso di famiglie così invischiate ovviamente è utile indicazione di trattamento psicoterapico sistemico famigliare, tuttavia mi domandavo se è possibile integrare questo intervento con una psicoterapia individuale in particolare di orientamento cognitivo - comportamentale (ristrutturazione cognitiva sulle credenze disfunziali riguardo cibo e corporeità associato a tecniche di problem solving e automonitoraggio. Secondo voi è corretto fare un intervento integrato di questo tipo?