due parole in questo marasma in cui riesco a raccappezzarmi con estrema difficoltà.
Una parola per esprimere nuovamente il mio disaccordo con vincent, quando scrive che il passato non si può cambiare.
Di contro asserisco che il passato muta continuamente in riferimento al presente. Infatti leggiamo il passato dal presente. La memoria autobiografica non è un mero contenitore, perchè gli eventi passati vengono comunque reinterpretati continuamente nel presente e se la loro veridicità storica è poco discutibile (fino ad un certo punto) è indiscutibile che i significati che assumono gli stessi eventi nel corso di vita, così come le narrazioni in cui questi vengono inseriti, mutano da momento a momento.
Semmai può essere idiosincraticamente nocivo il nostro modo di organizzarli, ma quel modo potrebbe essere comunque funzionale adottando prospettive metaindividuali, che comprendano dunque "gli altri significativi".
Questo è indubbiamente un principio ricolmo di possibilità terapeutiche.
Per quanto invece attiene ad agex, che mi ricorda qualcuno che qui ha già scritto, volevo precisare le questioni su cui era in disaccordo con me che si riferivano ai contenuti ideazionali precedentii all'attacco di panico: ho usato impropriamente il termine "ideazionale" che notoriamente va ben oltre il termine "cognitivo", che sarebbe stato più calzante in quel contesto.
In breve intendevo che è possibilissimo che contenuti cognitivi non causino reazioni paniche, ma che tutt al più le seguano in un coerente tentativo di comprensione, interpretazione e decodificazione dell'esperienza. Tali contenuti, come sto cercando di argomentare qui, e altrove, sono coerenti con l'emozione provata, e con le semantiche ad esse sottese, e per tanto sono più "SANE" di quanto si creda.
Al di là del fatto che l'epifenomeno venga consensualmente etichettato come patologico, sulla base del fatto che è una reazione deviante dalla norma.
Per Wrubens. In quello che intendo io non si cercano i perchè, ma li si costruisce, o meglio li si co-costruisce... nascono così nuove storie, si creano nuovi significati, e il soggetto reagirà emotivamente a questi ultimi. La sua biografia non sarà più la stessa e i sintomi rimarranno in quella vecchia e verranno ricordati come "transizione" a quella nuova...
I sintomi, come i sogni (e concordo con agex), possono essere leti come un segnale. Viaro a riguardo magistralmente si chiede:
"I sintomi vogliono dire qualche cosa approssimativamente nello stesso sensoin cui si dice che determinate parole vogliono dire che una persona è arrabbiata o vogliono dire che ha una malattia approssimativamente nello stesso senso in cui si dice che certe macchie sulla sua pelle vogliono dire che ha il morbillo?"







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