"Sostenevo esattamente questo: che l’omosessualità sia un blocco patologico è un’idea tutt’altro che innovativa (unico punto su cui siamo d’accordo) ma anzi rischia di meritare l’appellativo di datata.
L’intelligenza che mi riconosci, non comporta necessariamente che io sia d’accordo con te."
Io non pretendoche tu sia d'accordo con me , ma pretendo al fine
di non insterilire la discussione di essere compreso.
Prima sforzati di capire il punto di vista e poi decidi pure se darmi
ragione o no. Invece tu continui a ribadire che io considero
l'omosessualità un blocco patologico. Non ho mai detto nulla del
genere. se andiamo avanti così diventiamo ridicoli.
ma ripetiamo:
1) l'omosessualità è un istinto naturale dell'uomo
2) l'eterosessualità è un istinto naturale dell'uomo
Forse la tua difficoltà a comprendermi dipende dal fatto che tendi a vedere i due istiniti mituamente esclusivi. O c'è l'uno o c'è l'altro.
Non è assolutamente così , c'è l'uno e c'è l'altro , per questo
Marmor può dire giustamente che l'omosessualità è una variante del comportamento sessuale.
Io pongo il problema dal punto di vista dell'eterosessualità bloccata. L'eterosessualità bloccata è una patologia.
Il blocco dell'eterosessualità apre maggiore strada all'altro istinto
per permettere al soggetto una vita erotica -affettiva . Questo
istinto è anch'esso naturale ma può mascherare il problema del
blocco etero-sessuale.
Dicevo che ci sono dei casi dove la scelta omosessuale è perfettamente autentica ... nel senso che c'è una naturale indifferenza verso la eterosessualità , e ciò farebbe pensare a
qualcosa di genetico.
Ma laddove un soggetto sente il desiderio dell'etero-sessualità
ma non riesece ad accedervi e dunque per 'forza' e non solo per
'scelta' si avvia in modo esclusivo all'omosessualità che in pratica
tende a rinforzare il suo evitamento , il soggetto trova un suo
equilibrio psicologico ma è un equilibrio nevrotico al pari di qualsiasi altra nevrosi che può appartenere ad un etero-sessuale.
Questo è un quadro generico , ovvio che ogni persona ha la sua
storia personale.
Uno psicoteapeuta che pensa che i due istinti siano semplicemnte l'uno uno variante dell'altro , senza indagare il blocco verso
l'eterosessualità non risolverà assolutamente la nevrosi al paziente che se la terrà per tutta la vita. Avrà trovato un suo
equilibrio , ma ripeto è un equilibrio nevrotico.
"Anche concentrandoci sul famigerato ruolo della cultura, non mi trovo in linea con te nell’additarlo come elemento “falsante”, ma semmai come una variabile in gioco "
Che sia un elemento 'falsante' o che sia una variabile in gioco ,
dipende dalla capacità del terapeuta di riuscire a trascenderla
affidandosi a principi più sostanziali.
Se la trascendo , nel senso che sono capace di metterla come
elemento di analisi , faccio un tipo di lavoro. Se invece i miei
comportamenti sono inconsapevolemete agiti culturalmente
faccio un altro tipo di lavoro.
Dunque io dico , attenzione, a non confondere l'accettazione
dell'omosessualità che fa parte della nostra cultura (che non è
omofilica ma accettante) con la 'clinica' . Cioè non possiamo considerare questo parametro nella 'clinica' per affermare che un problema se c'è non esiste. La 'clinica' deve considerare la cultura come un elemento da analizzare, ma deve essere quanto più possibile estranea alla cultura stessa.
E dunque per un 'clinico' non deve essere uno scandalo poter
inferire che l'omosessualità sta mascherando un blocco sessuale
verso l'etro-sessualità , anche se la cultura accetta ( non che la ami in modo particolare) l'omosessualità.
"secondo me le scelte del pz sono comunque “Legittime”, anche se dolorose. Arrivo a considerare legittimo anche il rifiuto della terapia, se assume un valore di sopravvivenza psicologica per il pz. Questa è una premessa non trascurabile, non una facile retorica. Non equivale certo a dire che, una volta avviata una terapia che il pz si senta di affrontare, debbano essere rinforzati i sintomi, posto che abbiano il peso giusto e che non restino a galleggiare senza uno straccio di contestualizzazione, che tu confondi con una sorta di “deformazione culturale”. "
Sulle scelte legittime del paziente sono d'accordissimo e non capisco nemmeno perchè senti il bisogno di dire questo ( chissà
forse avrai pensato che sono una specie di nazista che si batta
per il ricovero coatto o per l'accanimento terapeutico in nome della
salute 'psicologica ' della razza. Ormai non so più cosa pensare).
la seconda parte non l'ho capita. In che senso confondo la contestualizzazione con una sorta di 'deformazione culturale'.
però forse penso di averti risposto considerando il rapporto tra
clinica e cultura dominante.
'"Quello che tu descrivi (uno pseudo “sostegno” artificioso e conveniente) non credo che sia operante, nel senso che secondo me non ha le speranze di alimentare né di sostenere un bel nulla nel pz, che si presume non sia un fantoccio da “convincere” o da lisciare meccanicamente, posto che si parli psicoteapia e non dello sleale intervento di uno “scansafatiche” o di un improvvisato condottiero"
No io parlo di uno psicoterapeuta che sbaglia in buona fede a causa di quello che tu dici che io confondo con una 'deformazione culturale' che spero mi spiegherai meglio.
'In quel materiale di autoanalisi che citi, sicuramente toccante e di pregio letterario (che purtroppo non si è avvalso del contributo di un interlocutore preparato e della relazione fra i due) mi sembra comunque che l’inclinazione omosessualità non rientri nemmeno (visto che sei un tradizionalista) nella tradizionale classificazione di omosessualità nevrotica cioè vissuta con sofferenza morale, vergogna. '
sul fatto che io sia un tradizionalista , bhè avrei molto da ridire.
Non amo questa 'modernità' , come pasolini tra l'altro che si
considerava una 'forza del passato'.
Forse sei troppo giovane o non ti sei posto il problema di come
certe categorie oggi si sono rovesciate , per cui essere oggi
tradizionalisti può equivalere a sostenere essere 'progressisti'.
ma questo è un altro discorso. D'altro canto anche pasolini , negli
scritti corsari , che tu credo conosca , parlava di 'sviluppo senza
progresso'.
il materiale di autonalisi che cito? mi sfugge qualcosa.
Aiutami. forse ti riferisci a quei riferimenti che ho gia dato.
L'edipo re e la poesia 'lettera alla madre'.
Non credo ci sia vergogna , ti do ragione,.. ma sofferenza morale si.Comunque se riesci a trovare la raccolta delle 'lettere' curata
dal cugino Nico naldini , in alcune di queste lettere , non manca la
'sofferenza morale' che non vedi.
Se hai gli scritti corsari in mano , c'è un piccolo accenno al suo blocco sessuale anche lì riprodotto con sofferenza, a seguito di
una risposta a Moravia che gli dava del 'sessuofobo'.
Poi in una delle tragedie , ma non ricordo quale ( sono dieci anni
che non leggo più pasolini). Certamente la sua sofferenza morale
c'è ancora in 'trasumanar e organizzar' quando parla dei suoi
atti come effetto della sua solitudine.
C'è anche una lunga intervista raccolta in un libro che si chiama
il 'sogno del centauro' o qualcosa di simile ( purtroppo come tanti
altri libri l'ho perso).
Certamente devo riprenderne la lettura ... ma lo stesso ossimoro
'una disperata vitalità' è indice di sofferenza morale.
Mi sembra che tu abbia un immagine troppo eroica di questo autore. Sebbene sia stato uno dei maggiori geni della letteratura,
del pensiero e del cinema del novecento , credo che avesse dei
forti limiti nella sua personalità. Il suo genio è stato quello di
riportarle con onesta nella sua stessa arte.
Dunque viva la nevrosi quando feconda cose belle e sublimi.
Il suo esporsi che può sembrare un atto di coraggio , era anche
l'espressione del suo masochismo ( non è una mia diagnosi , ne
parla lui stesso in lungo e in largo). Si lamentava di essere linciato, ma non faceva altro che provocare il linciaggio. Insomma
godeva ad avere tutti contro.
L'altro aspetto dirompente era il suo narcisismo per cui molti
dei problemi sociali che denunciava , gli interessavano solo dal punto di vista del suo erotismo. E' questo che è pazzesco.
Tutta la sua analisi sulla 'trasformazione antropologica' degli italiani , peraltro correttissima , nasceva da vicissitudini interiori
connesi alla sua sessualità. Questa trasformazione implicava una
maggiore libertà sessuale nei confronti delle donne , che divendavano dunque delle rivali nel suo territorio di caccia.
Ti sembrerà semplicistico e riduttivo ... ma non posso scrivere tutto il giorno .. vedila solo come una implicazione importante.
L'altro aspetto è il suo contraddirsi , che trova nell'ossimoro
la figura retorica preferita.
L'autunnale maggio
feto adulto
la disperata vitalità etc. etc.
"Io credo, a costo di scandalizzare i freudiani, che proprio grazie agli strumenti culturali ed intellettuali a disposizione, che a mio avviso erano una risorsa e non un limite per Pasolini, quegli aspetti compulsivi tanto sofferti abbiano trovato un canale di espressione eccellente, molto più terapeutico di qualsiasi interpretazione o finta relazione di sostegno."
Il discorso che l'arte e la scrittura in particolare è una forma
di terapia è un concetto molto psicoanalitico. Leggiti i saggi
di freud sull'arte tra l'altro bellissimi se non ci credi.
C'è anche un libro molto bello che si chiama 'la scrittura come riparazione' di ... mi sembra di ferrari un professore di psicologia
dell'arte a Bologna. Quindi la tua considerazione non è proprio per niente a dispetto dei Freudiani.
resta di fatto che gli aspetti compulsivi se li è portati sino alla sua
morte .. un incidente di percorso per Moravia , un suicidio mascherato per qualcun altro.
ora sarai d'accordo con me che la nevrosi è una forma di
equilibrio psicologico molto dispendioso energeticamente e che
rischia di non realizzare i più autentici bisogni?
Un immagine perfetta potrebbe essere la scena di Troisi in 'ricomincio da tre'. vede colei che diventerà la sua compagna
sulla strada , potrebbe semplicemente chiamarla pe soddisfare il suo desiderio di incontrarla. Cosa fa invece ... si mette a correre come un pazzo a fare il giro del palazzo ( dispendio di energia) in modo da poterla incontare per caso , con il rischio di non incontrarla affatto. E' una scelta legittima , altro chè , ma l'individuo è nevrotico.
la compulsività è una mancanza di liberta di scelta ...che mi sembra invece l'obiettivo di qualsiasi cura.







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