Salve a tutti... mi sono laureata a marzo (laurea quinq indirizzo sviluppo) e sto facendo tirocinio in una struttura ad indirizzo psicoanalitico... Una mia collega fa il tiroc con i bambini autistici in una struttura ospedaliera della mia città dove si utilizza un approccio esclusivamente cognitivo-comportamentale... Mi è capitato più volte di parlare con persone che seguono questo approccio e ho avuto la netta sensazione che lo considerassero l'unico veramente efficace per il trattamento dell'autismo o comunque dei disturbi pervasivi dello sviluppo, tant'è che credevo fosse l'unico o perlomeno il più usato. Da poco una delle mie docenti mi ha parlato invece di autismo in termini completamente diversi. Lei è una psicoanalista e ha lavorato spesso con bambini autistici. Mi ha parlato in particolare di una sua paziente, in una maniera in cui, essendo stata sempre e solo a contatto con ideologie di tipo cognitivo-comportamentale (anche per via dell'approccio seguito dalla mia docente di tesi) non avevo mai sentito parlare...ovvero ha parlato di relazione, mentre fino ad ora ho sempre visto trattare i bambini autistici come piccole macchine, partendo dal presupposto che si comportano e ragionano come tali (il bambino autistico è considerato un piccolo "comportamentista"). Ora mi chiedo, è ragionevole puntare sulla relazione col bambino autistico o è un'idealizzazione? Mi piacerebbe capire meglio come si tratta con un bb autistico secondo la psicoanalisi e ovviamente le opinioni di chi ne sa più di me... Vi ringrazio per l'attenzione e attendo numerose le vostre risposte e interventi.
Bansheee







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