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Discussione: Rom bomba a tempo

  1. #76
    Partecipante Super Figo L'avatar di **Ayax**
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    Sei fuori pista...

    Citazione Originalmente inviato da LuisaMiao Visualizza messaggio
    I controlli si possono fare anche in altri momenti (come fanno altri Stati ad esempio), all'entrata, prima dell'entrata, nella preparazione dei documenti, allo scadere dei documenti. Cioè quando ancora non si è in una situazione di reato.
    I rumeni (ivi compresi i rom, che non penso proprio vengano qui per lavorare...) da gennaio 2007 sono cittadini comunitari, quindi possono circolare liberamente.
    Aggiungi che l'Italia è l'unico Paese europeo ad aver disatteso a livello legislativo la direttiva UE che consente di impedire la circolazione a chi non dimostri di avere un reddito che gli consenta di mantenersi.
    Di conseguenza vengono tutti qui.

  2. #77
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    in realtà, l'anno 2007 era di transizione, quindi i Rumeni rispondevano ancora alla Bossi/Fini e solo dal 1° gennaio 2008 sono equiparati in modo totale agli altri cittadini comunitari.
    Ma come qualche pagina fa: i Rom e i Rumeni non sono la stessa cosa, ci sono anche i Rom italiani, quelli apolidi quelli di altre nazionalità... il discorso è molto complicato.

    Aggiungi che l'Italia è l'unico Paese europeo ad aver disatteso a livello legislativo la direttiva UE che consente di impedire la circolazione a chi non dimostri di avere un reddito che gli consenta di mantenersi. Di conseguenza vengono tutti qui.
    appunto, di chi è la "mancanza" o responsabilità? adesso, non è che possiamo marchiare gli altri a sangue per cose che noi come Italia non abbiamo fatto.
    vengono tutti qui dici. Ok, allora perchè invece di urlare (solo) che vanno ammazzati, espulsi,... non ce la prendiamo con chi non fa le leggi che avrebbe già dovuto fare e che comunque ancora non sta pensando di fare? é facile agire dicendo che bisogna buttare fuori questo o quello, certo è più difficile sedersi a un tavolo e pensare davvero a cosa fare in maniera seria e con un confronto
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  3. #78
    Partecipante Super Figo L'avatar di **Ayax**
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    Ma infatti io ho espresso il mio pensiero, non posso mica riscrivere ogni volta tutto daccapo!
    Citazione Originalmente inviato da LuisaMiao Visualizza messaggio
    appunto, di chi è la "mancanza" o responsabilità? adesso, non è che possiamo marchiare gli altri a sangue per cose che noi come Italia non abbiamo fatto.
    vengono tutti qui dici. Ok, allora perchè invece di urlare (solo) che vanno ammazzati, espulsi,... non ce la prendiamo con chi non fa le leggi che avrebbe già dovuto fare e che comunque ancora non sta pensando di fare? é facile agire dicendo che bisogna buttare fuori questo o quello, certo è più difficile sedersi a un tavolo e pensare davvero a cosa fare in maniera seria e con un confronto
    Io i raid con caschi e bastoni li farei in parlamento (contro destra e sinistra, senza distinzioni) non contro i rumeni.
    Tuttavia sono una persona non violenta, quindi non dispongo di altri strumenti di contestazione che la denuncia ; posso solo sdegnarmi, nella certezza assoluta che non cambierà niente.

  4. #79
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    Citazione Originalmente inviato da **Ayax** Visualizza messaggio
    Tuttavia sono una persona non violenta, quindi non dispongo di altri strumenti di contestazione che la denuncia ; posso solo sdegnarmi, nella certezza assoluta che non cambierà niente.
    Appunto, la denuncia: ma ben direzionata. Si può fare atto di protesta e di denuncia anche verso chi ci governa (o dovrebbe governare...) senza arrivare alla violenza. Solo chiedendo che facciano bene la loro parte, proponendo una politica sull'immigrazione seria, pensando al *problema Rom* in una maniera organica e non quando l'ASL di turno fa l'ispezione per i ratti e i pidocchi o c'è il caso di grave violenza al TG della sera.
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  5. #80
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    Dalla Repubblica di oggi, un editoriale:

    Delinquenti o squadristi, tolleranza zero
    di EUGENIO SCALFARI

    IL FUNERALE di Giovanna Reggiani, selvaggiamente uccisa nella desolata landa di Tor di Quinto, è stato seguito da gran folla di persone dentro e fuori la chiesa di Cristo Re dove la messa celebrata con rito valdese è stata accompagnata dal cappellano militare con nobili parole di compianto e di pace. Parole che corrispondevano - così almeno è sembrato - ai sentimenti delle persone che si accalcavano nella chiesa e nell'ampio spazio adiacente di viale Mazzini. Se c'è una persona che va additata come esempio in questi drammatici frangenti che investono un'intera nazione questa è il marito della morta, un alto ufficiale della Marina militare che ha detto anche lui parole di dolore profondo, di rimpianto accorato e di pace.

    Da qui bisogna (bisognerebbe) ripartire per affrontare con nuova energia e doverosa misura il tema che continuiamo a chiamare emigrazione ma che va invece definito in altro modo. Sto alle parole di Giuliano Amato; ha detto che siamo in presenza di un esodo perché riguarda non migliaia ma milioni di persone che si stanno spostando dai paesi della povertà e del degrado ai paesi del benessere suscitando, come sempre è avvenuto in casi di questo genere, paura, insicurezza, reazioni che oppongono illegalità ad illegalità, violenza a violenza. "C'è una tigre in gabbia che minaccia di uscire dalle sbarre. Bisogna a tutti i costi impedirlo" ha detto ancora il ministro dell'Interno nell'intervista di ieri al nostro giornale e preoccupazioni analoghe hanno espresso Prodi e Veltroni.

    E' esatto. Quello è il pericolo maggiore da scongiurare, specie dopo l'aggressione di un gruppo di squadristi incappucciati e armati di spranghe e coltelli contro quattro romeni a Tor Bella Monaca, la tigre in gabbia della xenofobia e della giustizia "fai da te". Allora la domanda è: da dove nasce quella xenofobia cieca? In che modo si può scongiurarla? Il decreto del governo sulle espulsioni è uno strumento adatto?

    Non perderemo tempo in discussioni sociologiche delle quali sono pieni i giornali di questi giorni, né in descrizioni sulla vita dei baraccati, di quei rifugi di cartone (sì, di cartone) dove neppure un animale si adatterebbe a vivere.

    Le cronache hanno ampiamente riferito, raccontato, fotografato. Vogliamo oggi fare il punto sui dati di fatto e di diritto e inquadrarli nel vero e proprio sisma che l'esodo di massa sta provocando e continuerà a provocare poiché una cosa è certa: non si arresterà, né dal Sud né dall'Est.

    C'è povertà estrema in Africa, c'è degrado insopportabile nell'Europa dell'Est. Il principio dei vasi comunicanti vale anche nel caso in cui invece dei liquidi che si spostano alla ricerca della stessa pressione atmosferica ci sono persone, moltitudini di persone che sfuggono da luoghi devastati e invivibili inseguendo la speranza di vite migliori.

    Quest'esodo è cominciato da almeno vent'anni ma ogni giorno che passa aumenta la sua intensità e la sua dimensione. Ormai è un fiume. Non illudetevi che si possa fermare: neppure se per arginarlo si usasse la mitraglia. Perciò questo è il problema, che non riguarda soltanto il nostro Paese ma l'Europa intera.

    * * *

    Anzitutto una prima constatazione: l'esodo dall'Africa verso le coste europee deve varcare il mare. Le barche in movimento sono avvistate per tempo e monitorate. Spesso si riesce a farle tornare indietro. Chi arriva a destinazione viene accolto, censito e rinviato nei paesi di partenza.

    Purtroppo il "lago" mediterraneo è ormai costellato nei suoi fondali da relitti e cadaveri di annegati, ma neppure questa tragica prospettiva serve a fermare l'esodo. Lo limita, lo gradualizza. Apre la possibilità di negoziare con i paesi rivieraschi dell'altra sponda provvedimenti di sostegno e investimenti per contenerlo ai nastri di partenza.

    Seconda constatazione: l'esodo dall'Est avviene in condizioni completamente diverse. A muoversi non sono extra - comunitari ma cittadini europei in provenienza da paesi ormai entrati a far parte dell'Unione. In particolare provenienti da Romania e Bulgaria.

    A loro basta esibire il passaporto per varcare legalmente un confine che non esiste più. La libera circolazione è stata limitata da norme transitorie durate cinque anni, ma dal primo gennaio di quest'anno ogni limitazione è caduta.

    Per di più non c'è nessun mare di mezzo. Nessun rischio fisico e drammatico da affrontare. Basta montare su un treno, su un autobus, su un qualsiasi mezzo di trasporto per arrivare alla destinazione prescelta. In Italia come in Germania, in Spagna o in Austria o in Francia o in Scandinavia.

    Molti preferiscono l'Italia e la ragione c'è, sono loro stessi che ce la spiegano: da noi la giustizia è lenta, le pene sono ragionevolmente miti, "l'habeas corpus" è più tutelato che altrove, i delinquenti abituali tornano liberi pochi giorni dopo l'arresto in attesa che il processo sia celebrato, l'espulsione non è (non era) prevista, il ritorno è (era) consentito.

    Questo stato di cose induce la delinquenza a scegliere il nostro paese come terra di elezione. Naturalmente la delinquenza abituale è soltanto una parte del fiume di emigranti, ma è una parte cospicua. La sua presenza e le sue azioni, la sua violenza cattiva e spesso gratuita determinano insicurezza e paura, la soglia che divide questi sentimenti dall'odio, dalla vendetta, dalla xenofobia è già stata varcata da molti. Ma se si continuerà così sarà varcata in massa e la tigre uscirà dalla gabbia per sbranare il suo prossimo. Così, piaccia o non piaccia, stanno le cose.

    * * *

    Il decreto emanato dal governo mira a combattere la delinquenza e affida a provvedimenti di espulsione con divieto di rientro i cittadini comunitari che violino la legalità. Si tratta di provvedimenti amministrativi autorizzati dalla magistratura e resi esecutivi dai prefetti sulla base delle motivazioni previste dalla legge.

    Chi temeva espulsioni di massa è stato rassicurato, si procederà su segnalazioni delle questure e dei carabinieri effettuate in base alla pericolosità individuale. Nel frattempo a Roma, dove la presenza della delinquenza abituale si è concentrata più che altrove negli ultimi nove mesi, le forze dell'ordine hanno provveduto a distruggere gli alloggiamenti (è una parola impropria chiamarli così) abusivi su tutte le rive dell'Aniene e del Tevere.

    Non è la prima volta che operazioni simili avvengono, non solo a Roma ma a Bologna, Milano, a Torino. Nella capitale in particolare, a partire dal 2001 e via via intensificandosi in proporzione alla crescente affluenza di immigrati, sono stati chiusi o sgombrati ventotto insediamenti abusivi e aperti dodici centri di accoglienza temporanea. Le persone accolte nei centri comunali attrezzati sono attualmente tredicimila. Gli sgomberi eseguiti in questi mesi hanno coinvolto poco meno di 6.000 persone, ma soltanto 800 di esse hanno accettato di essere accolte nei centri comunali, le altre hanno rifiutato e non possono esservi obbligate.

    Le accuse di Berlusconi e di Fini sulle inadempienze del Comune di Roma servono solo ad alimentare una polemica più che mai dannosa; in tutta onestà il Comune ha fatto quanto poteva, ma soprattutto ha chiesto, da solo o insieme agli altri sindaci delle grandi città, che si provvedesse con urgenza a contenere il flusso e a combattere con strumenti appropriati la delinquenza abituale. Lo ha chiesto al governo in carica e cioè a quello di Prodi e al governo precedente che è stato in carica per cinque anni sostenuto da una maggioranza parlamentare a prova di bomba e all'opera dal 2001, cioè esattamente dal momento in cui l'esodo all'interno della comunità europea si è messo in movimento.

    * * *

    Non entreremo nella mediocre polemica di chi doveva fare e che cosa doveva fare. Nessuno ha le carte in regola, non questo governo, non il precedente, non l'Unione europea che ha emesso nel 2004 una direttiva - applicata anche in Italia - nettamente insufficiente.

    La verità l'ha detta con lodevole onestà Giuliano Amato: "Nessuno di noi poteva prevedere che la slavina diventasse valanga, che il torrentello si trasformasse in un fiume di centinaia di migliaia e poi di milioni di persone, intere popolazioni in movimento all'interno stesso dell'Europa".

    Questo è accaduto. A questo il decreto dell'altro giorno vuole porre un primo riparo. Necessario ma non sufficiente. Perché bisogna modificare la lentezza della magistratura, negoziare con i governi europei dei paesi dai quali parte l'esodo, negoziare con l'Unione europea affinché si dia carico d'un problema che riguarda il continente intero. E intanto occorre che vi sia qui da noi tolleranza zero verso la delinquenza di importazione e tolleranza zero verso le ronde squadriste che aggrediscono lo straniero solo perché straniero.

    * * *

    Sono stupefatto delle reazioni scomposte del direttore di "Liberazione" e di Rossana Rossanda sul "Manifesto" contro il decreto e contro il sindaco di Roma che l'ha chiesto con doverosa perentorietà. "Fa schifo, è un documento fascista" ha scritto Rossanda. E Sansonetti: "Con la destra fascista sono disposto a discutere, con Veltroni no". Queste non sono legittime e motivate manifestazioni di dissenso, ma insulti emotivi che derivano da una totale misconoscenza della situazione e dei pericoli gravi che essa comporta.

    In paesi agitati da sentimenti diffusi di insicurezza e da traumi provenienti da episodi drammatici, soltanto interventi decisi e repressivi dei fenomeni delinquenziali possono trattenere entro limiti di decenza civile le paure della gente. Educazione e prevenzione restano necessarie, ma il momento repressivo non può essere e non deve essere eluso. Il decreto va in questa direzione. Non a caso provvedimenti di questo tipo erano richiesti da mesi e da anni dai sindaci delle grandi città e attuati nei limiti dei loro assai scarsi poteri, da Domenici a Firenze, da Moratti a Milano, da Cofferati a Bologna, da Chiamparino a Torino e poi a Genova a Padova a Bari a Napoli a Cagliari. E ovviamente a Roma.

    Non mi trovo, per la prima volta, d'accordo con il Rodotà dell'articolo di ieri sul nostro giornale. Ha ragione di scrivere che il decreto, da solo, è insufficiente. E indica alcuni dei provvedimenti che possono servire a completarne l'efficacia. Ma a mio avviso ha torto a considerarlo un provvedimento emotivo da emendare nel senso dei diritti negati agli espulsi.

    Temo, caro Stefano, che anche a te sfugga la pericolosità della situazione e la necessità non già di esibire la "faccia feroce", ma di recuperare l'autorità delle autorità pubbliche centrali e locali, cioè delle istituzioni di fronte a fenomeni di dimensioni continentali.

    Vedremo alla prova come si comporteranno le forze politiche. Quelle di sinistra estrema e quelle dell'opposizione. Hanno esordito tutte e due male.
    L'opposizione ha addirittura aizzato lo squadrismo anche attraverso i titoli e i testi dei giornali berlusconiani.

    Non si comportano così le persone che hanno a cuore gli interessi del paese, specie se rivestono incarichi pubblici rappresentativi. Hanno tempo e occasione per ravvedersi e ci auguriamo vivamente che lo facciano.
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  6. #81
    per chi volesse approfondire ulteriorme l argomento consiglieri di andare sul blog di beppe grillo dove c è un interessante video della bonino che spiega appunto la politica italiana sulla questione degli immigrati romeni e bulgari.vi consiglio vivamente di andarlo a vedere.comunque un piccolo appunto riagganciandomi a cose gia dette ,secondo me c è una differenza sostanziale tra romeni e rom,per quello che mi riguarda la piena integrazione dei romeni nel nostro tessuto sociale (certo va cmq controllato il loro flusso )è solo una questione di tempo come fu all epoca degli albanesi ,mentre per i rom la vedo alquanto difficile visto che sono sempre rimasti un gruppo etnico a parte per milenni con proprie regole proprie tradizioni difficilmente concialibili con quelle di qualsiasi altro paese europeo

  7. #82
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    Dal Tgcom:

    6/11/200
    "Dicono di amarli, poi..."
    Marcello Veneziani su Libero
    Fini il razzista. Fini il fascista. L'ho letto, l'ho sentito ieri, mica l'Ottantatrè. L'hanno scritto sui giomali, l'hanno detto in video, l'hanno detto anche a me, in diretta ad Omnibus, il programma della Sette. Appena Fini dice una cosa di destra, come quella sui rom, condivisa dalla larga maggioranza degli italiani e di evidente buon senso, rispolverano l'antico repertorio e tornano, da la Repubblica a liberazione, passando per tutta la sinistreria parlamentare ed extra, a fargli il saluto romeno.


    E poi dicono che dobbiamo rispolverare le categorie di destra e di sinistra per ridare dignità culturale e bipolare alla politica piccina, squallida e trasformista. Ad esempio, nel libro di Marco Revelli, appena uscito da Laterza, Sinistra Destra l'identità smarrita, di cui mi occuperò prossimamente. Smarrita? Appena qualcuno accenna al ritrovamento, riparte la militanza becera che nega legittimità all'avversario e lo ricaccia nei campi di sterminio. No, la sinistra deve riscoprire la propria identità, la destra deve solo fare il verso.
    Parlano di razzismo, loro. Quelli di sinistra. Di razzismo verso i rom, verso gli zingari. Conosco molti giornalisti, intellettuali e politici di sinistra, anche radicale, che hanno a casa una colf, a volte perfino un maggiordomo. Quasi tutti l'hanno ingaggiato al nero; è per questo che non posso fare nomi, mi potrebbero smentire dicendo che non è vero; e non ho i mezzi né il tempo e la voglia per appostarmi sotto casa loro e dimostrare che mentono.
    E non solo: nessuno di loro ha una colf o un domestico, anzi un maggiordomo, rom. Nessuno si mette una zingara in casa e nessuna zingara è pronta a lavorare in casa, solo visite furtive. Ho chiesto a qualcuno di loro se prenderebbero in casa un rom o una rom, come colf, governante, domestico, donna delle pulizie. Tutti si sono indignati ma nessuno ha risposto, anzi nessuno ha risposto si. Devo dedurre che sono razzisti? Devo dedurre che di rom disponibili non se ne trovano, non sono disposti a lavorare e ad accasarsi, per indole e cultura? Fate voi, il risultato è il medesimo e il razzismo non c'entra un tubo. Io dico solo una cosa: se non li volete in casa vostra perché dovremmo caricarceli noialtri, nella casa degli italiani, a ridosso delle nostre case?

    E poi basta con questa fuffa ideologica, guardiamo la realtà. Se entra una zingara in metropolitana tutti stanno più attenti ai loro portafogli, scatta un allarme naturale anche in chi sta leggendo Repubblica o l'Unità; se entra un qualunque altro extracomunitario no. È razzismo; questo, o è semplice esperienza? Fanno razzismo in metro quando avvisano dagli altoparlanti di stare attenti perché ci sono donne e bambini rom che stanno praticando scippi? E' un allarme etnico o è un fatto reale? Allora esiste un problema rom, non si può ridurre ad un fatto individuale o parlarne solo a crimine avvenuto; prevenire è meglio che curare. Ha ragione Fini a denunciarlo e ha ragione Veltroni che imita la destra e respinge fuori dal raccordo anulare qualche migliaio di rom, senza passare per un seguace di Hitler. Quando Fini veltroneggia io lo attacco; ma qui è Veltroni che fineggia, e al Fini originale tocca far la voce grossa per non farsi scavalcare dalla sinistra d'ordine e dalla Lega, oltre che da Storace e dalla Mussolini.
    Qualcuno mi fa notare che ho mutato atteggiamento a proposito di Fini, e che fino aieri ero fin troppo severo. No, signori, io mi regolo al contrario della stampa italiana: se Fini fa il trasfornústa, delude e tradisce chi lo ha votato, non esprime l'area politica e culturale che lo tiene in piedi, lo critico senza indulgenze e reticenze. Se Fini rappresenta il suo elettorato, esprime quel che pensa la gente di destra e non solo, lo apprezzo e lo difendo da chi lo accusa di proporre soluzioni finali. Dicono che ragionare per etnie è razzismo. Le responsabilità sono sempre individuali. Ma qui nessuno ragiona per etnie, ragioniamo solo secondo realtà: se alla periferia di una città sorge un insediamento di immigrati clandestini, di rom, e questa comunità non vive di alcun lavoro, di alcuna attività lecita, rifiuta ogni possibile integrazione, vive e fa vivere nel degrado e il tasso di furti, delinquenza, microcriminalità sale vertiginosamente nell'area circostante, cosa dobbiamo dedurre?

    L'unico razzismo che mi pare di vedere è quello che a volte privilegia gli immigrati a danno dei connazionali. E vero o no che si danno dei bonus sostanziosi a beneficio dei capi famiglia rom che i nostri poveri, pensionati e disoccupati si sognano? È vero o no che in alcuni concorsi pubblici, magari su base regionale, perfino in settori delicati come la sanità e l'assistenza infermieristica, vengono riservati dei posti di lavoro ad extracomunitari e sono esonerati perfino dalla prova scritta perché non sanno l'italia-no? Vi immaginate un'infermiera che non capisce la lingua dei malati, che assistenza potrà dare?
    È accaduto davvero, l'ultima testimone e vittima era un'infermiera e me lo raccontava l'altra domenica in un incontro pubblico a Portogruaro. È razzismo pretendere che chi viene a vivere da noi conosca almeno la nostra lingua e sia in grado di capire e farsi capire? È questo il delirante razzismo che vedo occhieggiare nel nostro Paese; un razzismo su base demagogica e masochista, becero e distruttivo, contro gli italiani. Su una cosa concordo con gli osservatori di sinistra, c'è gente peggiore dei rom nel nostro Paese: i politici che li sostengono.


    Sono completamente d'accordo.

    UNBELIEVABLE..I was surprised..I was surprised..I'm still surprised
    17 Luglio 2011, Udine
    We're gonna try to remember this picture right here in my mind,when I close my eyes tonight on that pillow..when I look up in the sky,I thank God of what I had here..I'll be thinking of this!
    We're gonna record this moment in time..the night we laid up in the sky of San Siro..at the end of It

    29 Giugno 2013, Milano
    Jon Bon Jovi

    vinciamonoigrace(at)hotmail.it

  8. #83
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    Per sapere cosa accade all'estero:
    "Rom e zingari"


    Sono "qualcosa" che non può essere ignorato. "Esistono" e devi farci i conti. Sono, spesso, un "problema" per gli altri, cioè "noi"; ma soprattutto per se stessi: condizioni igienico sanitarie pessime, massimo della devianza, nessuna integrazione. Tutto vero. Eppure se cerchi di capire come l'Europa affronta la questione rom e zingari rimbalzi in un muro di vaghezza e pressapochismo. Nonostante gli sforzi del Dipartimento Roma and Travellers (Rom e camminati, due delle varie etnie zingare), l'ufficio nato nel 1993 a Strasburgo nell'ambito del Consiglio Europeo per fronteggiare la questione rom e che ogni anno produce pagine e pagine di relazioni, rapporti internazionali, raccomandazioni, manca totalmente un progetto esecutivo. Dalle parole non si riesce a passare ai fatti. Risultato: se l'Italia non sa da che parte cominciare per affrontare la questione rom, l'Europa è messa più o meno nelle stesse condizioni.

    "Purtroppo non esiste un modello unico per affrontare la questione" dice Maria Ochoa-Llido, responsabile del Dipartimento rom e migranti del Consiglio di Europa. "La situazione varia da paese a paese e ogni governo affronta la questione con un proprio approccio politico. Negli ultimi venti anni le cose stanno cambiando e il Consiglio d'Europa se ne sta facendo carico sul fronte dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e in funzione dell'integrazione sociale".

    Negli anni, attraverso numerose Raccomandazioni - ad esempio sulle condizioni abitative (2005), sulle condizioni economiche e lavorative (2001), sui campi e sul nomadismo (2004) - si è cercato di dare almeno una cornice di riferimento, linee guida ai vari stati per gestire la continua emergenza rom. Buone intenzioni, quindi, ma scarsi risultati. Secondo il Rapporto annuale della Commissione europea contro il razzismo e le intolleranze presentato al Parlamento Europeo il 23 novembre 2005, i Rom risultano la popolazione più discriminata d'Europa. Svantaggiati nel lavoro, nell'alloggio, nell'istruzione e nella legislazione ma anche vittime regolari di continue violenze razziste. Il Rapporto - va detto - non si occupa dell'aspetto devianze, cioè criminale, che caratterizza da sempre la popolazione rom e che tanto pesa nel non-inserimento sociale degli zingari.

    Una minoranza di 9-12 milioni di persone - Uno dei file più aggiornati della Divisione Roma and Travellers sono i numeri. Che vista l'assenza di censimenti della popolazione rom - per il timore che possano diventare strumenti discriminatori - è già tantissimo. In Europa si calcola che viva un gruppo di circa 9-12 milioni di persone, in qualche paese del centro e dell'est europa - Romania, Bulgaria, Serbia, Turchia, Slovacchia - arrivano a rappresentare fino al 5 per cento della popolazione. Scorrendo i fogli delle statistiche ufficiali europee (aggiornate al giugno 2006), colpisce come nei paesi della vecchia Europa, nonostante la presenza e l'afflusso continuo di popolazione rom, manchi del tutto un loro censimento. Eppure conoscere i contorni del problema dovrebbe essere il primo passo per approcciarlo. Sono censiti solo gli zingari che vivono nei paesi dell'est Europa, dal 1400 la "casa" dei popoli nomadi in arrivo dall'India del nord est.

    La Romania guida la classifica dei paesi con maggior numero di gitani: l'ultimo censimento ufficiale del 2002 parla di una minoranza che si aggira tra il milione e 200 mila e i due milioni e mezzo. Seguono Bulgaria, Spagna e Ungheria a pari merito (800 mila), Serbia e Repubblica Slovacca (520 mila), Francia e Russia (tra i 340 e 400 mila; ma secondo il rapporto di Dominique Steinberger del 2000 in Francia vivrebbero almeno un milione di zingari), Regno Unito (300 mila), Macedonia (260 mila), Repubblica ceca (300 mila), Grecia (350 mila). L'Italia è al quattordicesimo posto con una stima, ufficiosa in assenza di un censimento, che si aggira sui 120 mila. Sappiamo che oggi quel numero è salito fino a 150-170 mila. Facendo un confronto con i paesi della vecchia Europa, è una stima inferiore rispetto a Spagna e Francia, Regno Unito e Germania. Sui motivi di queste concentrazioni la Storia conta poco: se è vero che la Germania nazista pianificò, come per gli ebrei, lo sterminio degli zingari (Porrajmos) e nei campi di concentramento tedeschi morirono 500 mila rom, in Spagna la dittatura di Franco ha tenuto in vigore fino agli anni settanta la legislazione speciale contro i gitani eppure gli zingari continuano ad essere, e sono sempre stati, tantissimi.

    Il caso italiano - A scorrere i Rapporti del Consiglio europeo, l'Italia sembra avere la maglia nera nella gestione della questione rom. La lista delle "mancanze" italiane è lunghissima. Contrariamente agli altri paesi della vecchia Europa, non abbiamo una politica certa sui documenti di identità e di soggiorno mentre in altri paesi hanno la carta di soggiorno e anche i passaporti. Nonostante molti Rom e Sinti vivano in Italia da decenni, non hanno la cittadinanza col risultato che migliaia di bambini rom nati in Italia risultano apolidi; gli stessi bambini non vanno a scuola e non hanno accesso all'educazione; non sono riconosciuti come minoranza linguistica. L'Italia, soprattutto, continua ad insistere nell'errore di considerare queste persone nomadi segregandole in campi sprovvisti dei servizi e diritti basilari mentre invece sono persone a tutti gli effetti stanziali. Si legge a pag. 29 del rapporto: "Non si riscontra a livello nazionale un coordinamento. E in assenza di una guida a livello nazionale, la questione non potrà mai essere affrontata in modo valido". Bocciati, su tutta la linea. Persino "puniti" nel dicembre 2004 per la violazione della disposizione sul diritto alla casa. "Puniti" anche Bulgaria e Grecia.

    Gli Uffici centrali - Il nome di per sé evoca scenari da tragedia, liste, schedature, concentrazione di informazioni. Nel 1929 a Monaco nacque "L'Ufficio centrale per la lotta contro gli zingari in Germania", furono schedati, nel 1933 furono privati di tutti i diritti, poi lo sterminio. Eppure un Ufficio centrale sembra essere l'unico modo per affrontare seriamente la questione rom, capire quanti sono, dove vivono, di cosa hanno bisogno, tenere sotto controllo arrivi, partenze, doveri e responsabilità oltre che diritti. All'estero esiste un po' ovunque qualcosa di simile, in Germania, in Francia, in Olanda, Belgio e in Spagna. "In questi uffici - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi - lavorano anche i rom, sono mediatori culturali, parlano la lingua e i dialetti, conoscono le abitudini dei vari gruppi, dettagli per noi insignificanti e invece per loro fondamentali. Non si può prescindere da questo se si vuole affrontare il problema con serietà e concretezza". Ministero dell'Interno e Solidarietà sociale hanno avviato dei "tavoli tecnici" con esperti e rom. Ma il ministro Giuliano Amato sta pensando a qualcosa di più: un Ufficio governativo e una conferenza europea per avere gli strumenti e il luogo dove fronteggiare la questione.

    Lo statuto francese - Nonostante "la grande preoccupazione" del Consiglio europeo "per i ritardi e l'emarginazione", la Francia (con 340 mila o un milione di manouche) sembra aver adottato il modello migliore sul fronte dell'accoglienza per i rom. Un modello che si muove tra l'accoglienza e la tolleranza zero, due parametri opposti ma anche complementari: da una parte la legge Besson (la prima versione risale al 1990, una successiva è del 2000) che prevede che ogni comune con più di cinquemila abitanti sia dotato di un'area di accoglienza; dall'altra la stretta in nome della sicurezza dell'ex ministro dell'Interno, attuale presidente, Nicolas Sarkozy che nel febbraio 2003 ha voluto la stretta e ha previsto (articoli 19 e 19 bis della legge sulla sicurezza interna) sanzioni particolarmente pesanti contro le infrazioni allo stazionamento. Chi non rispetta le regole dei campi e dell'accoglienza è fuori per sempre. E chi occupa abusivamente un'area può essere arrestato e il mezzo sequestrato. La legge Besson immagina i campi come una soluzione di passaggio e prevede, contestualmente, un programma immobiliare di case da dare in affitto ai gitani stanziali e terreni familiari su cui poter costruire piccole case per alcune famiglie semistanziali e in condizioni molto precarie.

    Di tutto ciò è stato realizzato poco ma comunque qualcosa. Nella regione di Parigi sono stati creati campi per 560 posti in dieci anni (ne servirebbero tra i 6 e gli 8 mila) e in tutto il territorio francese ce ne sono 10 mila, un terzo di quelli necessari. Ma molti gitani e manouche vivono in case popolari e in vecchi quartieri. Pagano affitto, luce e acque. "Siamo responsabilizzati - racconta Arif, rom kosovaro, un pezzo della cui famiglia vive in Francia - viviamo nei centri abitati, non siamo emarginati, facciamo lavori come facchino, gommista, piccolo trasporto, pulizie, guadagniamo e firmiamo un Patto di stabilità per cui i ragazzi sono obbligati ad andare a scuola ed è vietato chiedere l'elemosina. Se siamo disoccupati per sei mesi abbiamo il sussidio - un mio parente prende 950euro al mese - e abbiamo anche gli assegni familiari. Certo chi sbaglia, chi delinque, chi ruba, chi non manda i figli a scuola, viene cacciato dalla Francia. E su questo punto siamo noi i primi ad essere d'accordo". Un altro risultato, visibile, è che in Francia difficilmente si vedono zingari in giro, ai semafori o nelle vie dei centri cittadini. E' vietata l'elemosina e l'accattonaggio. Recentemente l'ex ministro dell'Interno Sarkozy ha sottoscritto un piano con la Romania per il rimpatrio dei rom romeni.

    Il caso tedesco - Il Rapporto del Consiglio europeo, datato 2004, parla di "svantaggi sociali, pregiudizio, discriminazione per quello che riguarda la casa, il lavoro e la scuola e di casi clamorosi di razzismo" . Detto tutto ciò in Germania i 130 mila circa tra Rom e Camminanti sono considerati per legge "minoranza nazionale". Hanno diritti e doveri. "Dagli anni sessanta, con la caduta del modello socialista titino - racconta Massimo Converso, presidente dell'Opera nomadi italiana - e con le prime diaspore rom dall'est europeo verso l'occidente europeo che poi si sono ripetute negli anni ottante e novanta con le guerre nei Balcani, la Germania ha accolto queste migliaia di persone in fuga con un progetto di welfare. Sono state assegnate case, singole o in palazzine popolari, hanno avuto il sussidio per il vitto, chi ha voluto è stato messo in condizione di lavorare. Tutto questo - continua Converso - al prezzo di rispettare i patti e la legge. Altrimenti, fuori per sempre. Ci sono stati anni in cui interi gruppi stavano per lunghi periodi in Germania, poi venivano in Italia dove invece non è mai stato pensato un vero, severo e anche rigido piano di accoglienza e dove gli zingari hanno avuto da sempre maggiori e diverse fonti di reddito, ben più remunerative perché spesso illegali".

    La Spagna come la Bulgaria - Nonostante Franco, le leggi speciali e le persecuzioni, la Spagna ha una delle comunità gitane più popolose e in Europa occupa il terzo posto dopo Romania e Bulgaria con 800 mila presenze. Dalla fine degli anni Ottanta il governo centrale ha elaborato un Programma di sviluppo per la popolazione rom anche se il budget annuale sembra abbastanza ridotto (3,3 milioni di euro a cui però si aggiungono i finanziamenti delle singole regioni e delle ong). Anche in Spagna ogni regione ha un Ufficio centrale che coordina gli interventi e le politiche per gli zingari in cui lavorano sia funzionari del governo che rom con funzioni di mediatori culturali. Il risultato è che non esistono quasi più campi nomadi, quasi tutti - chi non lavora ha un sussidio di circa 700 euro al mese per sei mesi - vivono in affitto nei condomini popolari o in case di proprietà, nelle periferie ma anche nelle città. Dipende dal livello di integrazione. Che è in genere buono anche se resta alto il tasso di criminalità: furti ma soprattutto spaccio di droga. Sono zingare il venti per cento delle donne detenute nelle carceri spagnole. Negli ultimi mesi nelle periferie delle grandi città, a Barcellona come a Madrid, a Siviglia e a Granada, stanno rispuntando baraccopoli e favelas: sono gli ultimi arrivati, i rom della Romania, la nuova emergenza.

    La ricetta del "politico" gitano - La Spagna ha saputo produrre, finora, l'unico europarlamentare gitano: si chiama Juan de Dios Ramirez Heredia, è stato rappresentante dell'Osservatorio europeo contro il razzismo e la xenofobia e nel 1986 ha fondato la Union Romanì, federazione della associazioni gitane spagnole. Heredia , in un'intervista rilasciata al magazine europeo Cafè Babel , immagina il futuro della comunità rom: "Potrà essere migliore solo se sapremo mantenere una certa dose di sopravvivenza e riusciremo ad essere presenti dove si prendono decisioni politiche. Non ha senso che in paesi come la Spagna, dove siamo 800 mila, non ci sia un solo gitano deputato o senatore". A gennaio scorso, per la prima volta, la Serbia - 600 mila rom ufficiali senza contare quelli partiti negli anni e ora in giro per l'Europa senza documenti - ha accettato in Parlamento due deputati dei partiti delle minoranze gitane, l'Unione dei rom e il Partito dei rom.

    Sono 36 milioni gli zingari nel mondo. Diciotto milioni vivono ancora in India. Un milione circa è riuscito ad arrivare anche negli Stati Uniti. A parte poche migliaia di loro che sono riusciti ad avere una vita normale e ad emergere, ovunque sono rimasti gli ultimi nei gradini della società.
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

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