Caro massimo,
non capisco perchè dividere Psicoterapia psicoanalitica e psicoanalisi. Diversi autori sono ormai concordi nel ritenere questa divisione, almeno come è stata concettualizzata (dividere l'oro della psicoanalisi dalla lega della psicoterapia, si disse ad un convegno dell'IPA), non sia più sostenibile. Quindi quali sono i criteri in base a cui fare questa divisione? Modalità interpretative? Ricerca di maggiore o minore insight? Setting?
Ecco perchè non colgo la differenza tra una formazione psicoterapeutica ed una psicoanalitica.
Dici poi che lo scopo della psicoterapia è la cura, ma che la psicoanalisi è ben altra cosa... Che cosa sarebbe, dunque? Che scopo avrebbe? Non vedo altro scopo che la cura della personalità (ed in questo psicoterapia psicoanalitica e psicoanalisi si differenziano semmai da altri orientamenti teorici centrati sul sintomo).
Sono d'accordo con te sulla questione dell'analisi didattica: il termine non deve far pensare che si prescinda da una messa in gioco del candidato. Immagino che spesso possa essere uno dei temi portanti nelle analisi dei candidati.
Saluti







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, non penso minimamente che il sintomo vada ignorato, meno che mai se è invalidante, credo nell'uso mirato e ragionato dei farmaci e nell'alleanza con il paziente e chi se ne prende carico, ho solo detto che noi come analisti non dobbiamo andare dietro al sintomo, con questo intendo dire che si debba portare in analisi la necessità del farmaco, il perché, e così non delegare ad un focus esterno (farmaco, società, sfortuna, mamma, medico...) tutto l'evolversi del percorso.