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  1. #16
    Partecipante Figo L'avatar di swami986
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    20-10-2006
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    839
    Io penso sinceramente che lo psichiatra abbia fatto il suo dovere di cittadino denunciando questa persona.
    E' vero che c'è il segreto professionale, ma non credo proprio che sia applicabile a casi di reati! Il segreto professionale io lo intendo come una tutela del paziente da divulgazioni di fatti e problemi personali di natura psicologica. Nel momento in cui il problema non è più esclusivamente personale (nel senso: quest'uomo ha già creato problemi psicologici alle nipotine, quindi ha agito su di loro in modo da creargli dei problemi) ed è punibile penalmente penso che sia un dovere dello psichiatra (e psicologo) denunciare il fatto.
    E l'albo professionale dovrebbe di conseguenza tutelare questi professionisti! L'ordine tassativo del segreto professionale anche davanti a fatti penali è come dare il permesso ai propri professionisti a non seguire le leggi che regolano lo stato; e qualunque professionista, prima di essere tale è un cittadino e sottostà alle leggi dello stato! Non ci si può rendere complici di fatti penali così gravi solo per il motivo di tutelare i pazienti! Le due nipotine chi le avrebbe tutelate da futuri problemi psicologici se questo psichiatra non avesse avuto il coraggio di denunciare il proprio paziente??

  2. #17
    Partecipante Affezionato L'avatar di lugana
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    11-09-2003
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    115
    Onestamente, da psicologa e da cittadina, sono rimasta molto scioccata dal constatare quanti di voi avrebbero omesso la denuncia.
    Ricordo che l' articolo 13 del nostro codice deontologico recita:

    "Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, lo psicologo limita allo stretto necessario il riferimento di quanto appreso in ragione del proprio rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica del soggetto.
    Negli altri casi, valuta con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla propria doverosa riservatezza, qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del soggetto e/o di terzi".

    Ora, davanti alla confessione di un fatto così grave, in cui sono implicati dei BAMBINI, in cui l' autore del reato è per di più un parente, e che come tale si troverà spesso in contatto con le nipotine, (indipendentemente dal fatto che perpetri o meno il reato), come si fa a non ritenere necessario tutelarle, anche dalla sola presenza della persona in questione, che ovviamente sarà traumatica di per sè.
    Chi vi dice che la persona si trovasse in terapia proprio per la pedofilia (visto che questa è spesso egosintonica) e non per altri motivi riconosciuti da lui come problematici
    Chi vi dice che lo psichiatra non abbia tentato di convincere la persona a denunciare il fatto da sola
    Questo non lo sappiamo, perchè ovviamente quello che è accaduto nella stanza di analisi, ed il travaglio interiore dello psichiatra precedente la denuncia, non li conosceremo mai.
    Io so solo che per quanto mi riguarda, per i motivi sopra citati, ed in nome del nostro codice, parlare di "errore professionale" in un caso del genere è allucinante.
    psicologoamico

  3. #18
    guarda mi dispiace se sei rimasta scioccata ma in questioni cosi delicate ognuno ha il proprio parere,cmq il codice deontologico degli psicologi non è detto che sia uguale a quello dei medici(che sono coinvolti in questo caso )quindi per correttezza ti riporto le parole di un medico ---- "L'obbligo del medico è sempre quello di cura, non di denuncia. Io non l'avrei denunciato". Così Giacomo Milillo, segretario nazionale della Fimmg, la Federazione dei medici di famiglia, interviene nel dibattito sul rispetto del codice deontologico scaturito dalla vicenda dello psichiatra di Palermo che ha denunciato un paziente per abusi ai minori. E conclude: "Ribadisco pertanto assolutamente la necessità dell'obbligo di segreto perchè deve esserci un punto certo mentre bisogna adoperarsi nei confronti del malato perchè non commetta più quello che ha rivelato, senza tradire il segreto professionale".--- ricordo cmq una cosa che lo psichiatra a differenza dello psicologo si puo avvalere di una cosa chiamata t.s.o trattamento sanitario obbligatorio (che nasce con lo scopo appunto di evitare che il paziente provochi danni a se stessi od altri) tutto cio' chiaramente puo essere valido a seconda di come si considera la persona che sia in ha in cura, se si considera un paziente con disturbi psichici che ha commesso degli atti criminali o se si considera solo come un criminale. cmq non ho detto che la denuncia fosse sbagliata a prescindere è solo che come ho gia detto violando il codice deontologico si rischia di ottenere il risultato che nessun paziente con pedofilia si rivolgera mai piu ad un terapeuta per paura di una denuncia.

  4. #19
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    Concordo con lugana: anche se i bambini in esame non erano pazienti, avevano ogni sacrosanto diritto di essere tutelati. E come fare altrimenti?

  5. #20
    Postatore Compulsivo L'avatar di LuisaMiao
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    ci sono due punti che vorrei riprendere.
    il codice deontologico, dei medici o degli psicologi, è comunque un codice e non legge. valgono (e sono superiori ad esso) le leggi del codice penale in merito alla denuncia di reati: in questo caso, un reato contro minori, c'è l'obbligo di denunciare.

    è vero che lo psichiatra ha la possibilità di fare un tso. ma ha una durata massima abbastanza relativa (7+7 giorni) che la domanda è: cosa si fa appena il tso termina e nel paziente non c'è nessun cambiamento?
    Não sei o motivo pra ir
    só sei que não posso ficar
    não sei o que vem a seguir
    mas quero procurar.
    (Mafalda Veiga)

    Il mio blog

  6. #21
    Partecipante Affezionato L'avatar di lugana
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    11-09-2003
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    Per quanto riguarda le differenze tra codice di medici e psicologi, io infatti mi riferivo al nostro codice di psicologi, inoltre mi sembra assurdo parlare di TSO in questo caso perchè, bisogna che siano presenti ben due certificazioni mediche (di medici differenti) che attestino queste condizioni:
    1. la persona si trova in una situazione di alterazione tale da necessitare urgenti interventi terapeutici
    2. gli interventi proposti vengono rifiutati
    3. non è possibile adottare tempestive misure extraospedaliere
    ora non capisco come questo possa essere compatibile con la situazione in esame.

    Inoltre vorrei ribadire il diritto sacrosanto delle vittime di non essere più esposte alla presenza del loro carnefice, quindi il diritto di non vederlo più (anche solo vederlo) per non reiterare il trauma subito, e vivere quindi nel terrore.
    Per quanto mi riguarda la nostra è una professione che deve avere una funzione di tutela sociale, e se metto sul piatto della bilancia due bambine con tutta la vita davanti, ed un uomo adulto affetto da pedofilia, per me è chiaro propendere per la salvaguardia delle bambine, che significa anche evitare che altri bambini vengano toccati.
    Io almeno non ho dubbi e ricordate che si parla di un reato perseguibile d' ufficio

    in ogni caso ecco l' art. 9 del codice deontologico dei medici
    Art. 9 - Segreto professionale -
    Il medico deve mantenere il segreto su tutto ciò che gli è confidato o che può conoscere in ragione della sua professione; deve, altresì, conservare il massimo riserbo sulle prestazioni professionali effettuate o programmate, nel rispetto dei principi che garantiscano la tutela della riservatezza.
    La rivelazione assume particolare gravità quando ne derivi profitto, proprio o altrui, o nocumento della persona o di altri.
    Costituiscono giusta causa di rivelazione, oltre alle inderogabili ottemperanze a specifiche norme legislative (referti, denunce, notifiche e certificazioni obbligatorie)
    a) - la richiesta o l'autorizzazione da parte della persona assistita o del suo legale rappresentante, previa specifica informazione sulle conseguenze o sull'opportunità o meno della rivelazione stessa;
    b) - l'urgenza di salvaguardare la vita o la salute dell'interessato o di terzi, nel caso in cui l'interessato stesso non sia in grado di prestare il proprio consenso per impossibilità fisica, per incapacità di agire o per incapacità di intendere e di volere;
    c)- l'urgenza di salvaguardare la vita o la salute di terzi, anche nel caso di diniego dell'interessato, ma previa autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali.
    La morte del paziente non esime il medico dall'obbligo del segreto.
    Il medico non deve rendere al Giudice testimonianza su ciò che gli è stato confidato o è pervenuto a sua conoscenza nell'esercizio della professione.
    La cancellazione dall'albo non esime moralmente il medico dagli obblighi del presente articolo.


    a mio parere la parte che ho sottolineato dirime la questione in favore del mio discorso
    psicologoamico

  7. #22
    "Inoltre vorrei ribadire il diritto sacrosanto delle vittime di non essere più esposte alla presenza del loro carnefice, quindi il diritto di non vederlo più (anche solo vederlo) per non reiterare il trauma subito, e vivere quindi nel terrore." Giustissimo!!ma chi t ha detto che avevo messo in dubbio questa cosa??è chiaro che quello è neccessariamente il primo obiettivo da perseguire!e percio' mi infastidisce che mi si debba ricordare questa cosa come se chi avesse sollevato una riflessione sul agire del medico non avesse a cuore le sorti delle bambine.ci si chiedeva soltanto se vi fosse un'alternativa alle denuncia che consentisse al paziente di essere curato e alle bambine di essere salvaguardate!poiche ricordo che la denuncia ha avuto un effetto positivo sicuramente ,ma sicuramente non ha risolto il problema del paziente che quando uscira dal carcere avra nuovamente lo stesso problema e inoltre ha avuto il potenziale effetto di allontanare possibili pazienti pedofili da cure teraputiche.e ribadisco che su questo si rifletteva non sull incolumita delle bambine!

  8. #23
    desphusband
    Ospite non registrato
    Il mio discorso è solo uno: da medico, se fossi stato uno spec. in psichiatria, avrei fatto lo stesso che ha fatto il collega per tutelare, appunto, le vittime dei suoi abusi. Codice o non codice, io l'avrei fatto anche qualora avessi rischiato di essere radiato.

  9. #24
    Partecipante Affezionato L'avatar di lugana
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    Quoto desphusband in tutto
    psicologoamico

  10. #25
    Partecipante Figo L'avatar di swami986
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    Citazione Originalmente inviato da lavorointerinal Visualizza messaggio
    "... e inoltre ha avuto il potenziale effetto di allontanare possibili pazienti pedofili da cure teraputiche
    Questo effetto non è certo colpa dello psichiata che ha denunciato quest'uomo! Ma della stampa...

  11. #26
    Partecipante Assiduo L'avatar di Popino79
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    Io, per quanto posso aggiungere a ciò che è stato detto, avrei evitato di fare io stesso la denuncia, ma al di là di codici, di frasi da citare dei vari articoli.
    La persona davanti a noi, sia esso pedofilo, sia esso altro, è una persona che in quel momento ha bisogno del nostro aiuto, non della nostra denuncia.
    Capisco benissimo il discorso di tutelare i bambini, però signori belli, a questo punto che ci stiamo a fare come psicologi se non riusciamo a lavorare con un cliente/paziente pedofilo e non riusciamo magari a raggiungere l'obiettivo che lui stesso si denunci per ciò che ha fatto?

    Ecco, io non avrei accolto la delega di denunciare, ma avrei cercato di lavorare con il cliente/paziente affinché lui stesso arrivasse a questa conclusione. Inoltre, se un pedofilo ci fa scattare tutti questi allarmi e tutte questi stereotipi (mostro, ecc...ecc.. c'è qualcuno in pericolo ancora) inizierei ad interrogarmi sul perchè mi posizioni in quel modo davanti a questa esistenza, ad un modo diverso di portarsi al mondo. E' difficilissimo, mi rendo conto, ma è ciò che dobbiamo fare. Denunciandolo gli stiamo dicendo (e stiamo dicendo a tutti i pedofili), anche la psichiatria/psicologia non può aiutarvi, siete solamente soggetti da mettere in prigione.

    Avreste fatto lo stesso davanti ad un marito che ammazza di botte sua moglie? E non andiamo sempre a dire "no perchè i bambini non si sanno difendere". Ci sono donne che soffrono per mesi e mesi, anni e anni, a volte rischiano la vita. Anche loro sono indifese. Non per questo si va a denunciare il marito solo perchè questo ha una risonanza emotiva per noi ingestibile. Dobbiamo e ci viene richiesto di saperla gestire, pena l'invio ad altro collega che magari può aiutare maggiormente la persona in questione.

    Io, da operatore, qualora avessi notato la mia ripugnanza a continuare a vedere il paziente in questione, l'avrei inviato ad altro collega.

    E' vero, anche dal mio punto di vista, che questo allontana tanti pedofili da una possibile richiesta di aiuto. Anche loro meritano il loro spazio (e non iniziamo a commentare "ma come si fa?" "Ma che dici?"), ovviamente da professionisti e sottolineo, DA PROFESSIONISTI. Da normali cittadini schieratevi e mi schiero dove volete/voglio, colpevolisti, innocentisti ecc...ecc... ma da operatori dobbiamo capire l'esistenza anche del pedofilo, cosa lo ha portato ad essere così, ad agire in questo modo, che dolore prova, e perchè in quel momento sta venendo da noi. Molte volte il pedofilo è inquadrabile nella classica teoria abusatore/abusato, questo non giustifica il suo comportamento (non tutti sono abusatori/abusati, e non tutti i pedofili sono stati abusati) ma anche quella è una vita.

    Spero di non ricevere mille commenti del tipo: "Ma come fai davanti ai bambini, come si può ignorare ecc...ecc..." - Ripeto: "Io parlo da operatore". Da vicino di casa, da compaesano, da compagno di chiesa, da tutto quello che volete il mio giudizio sarebbe diverso e mi arrabbierei molto per ciò che viene fatto a questi bambini. Ma da noi la richiesta d'aiuto è arrivata da parte dell'autore, e pertanto senza pregiudizi, e gestendo la risonanza che ha in noi, dobbiamo accoglierla, o lasciarla libera di trovare l'aiuto che cerca.
    Ultima modifica di Popino79 : 06-11-2007 alle ore 16.14.57

  12. #27
    Angelus_Laguna
    Ospite non registrato
    Popino, se parlassimo di un individuo che può venir bloccato, ritirato dall'ambiente e assicurato che non possa fare più danni... potrei darti ragione.
    Ma non è nemmeno ammissibile lasciare in giro un pericolo simile.
    Se invece fosse stato un assasino a dire" ok, se non riesco a calmarmi domani ammazzo la persona x..." , non credo che non interverresti , penso...

  13. #28
    Partecipante Assiduo L'avatar di Popino79
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    Citazione Originalmente inviato da Angelus_Laguna Visualizza messaggio
    Popino, se parlassimo di un individuo che può venir bloccato, ritirato dall'ambiente e assicurato che non possa fare più danni... potrei darti ragione.
    Ma non è nemmeno ammissibile lasciare in giro un pericolo simile.
    Se invece fosse stato un assasino a dire" ok, se non riesco a calmarmi domani ammazzo la persona x..." , non credo che non interverresti , penso...
    Bisogna lavorare anche sul fronte preventivo, affinché il fatto non si verifichi più.
    Ma scusate, davanti ad un paziente con deliri o ideazioni al suicidio/omicidio che fate? Denunciate?

    Esempio:

    "Dottore mi voglio uccidere, non ce la faccio più"

    Lo portiamo a spostare quest'idea su altro, e ok.

    Le cose gli vanno male e lui torna da noi e ci dice:

    "Non mi hai fatto uccidere, ora posso scegliere se uccidere te, o uccidere una persona X"

    Chiamiamo la polizia subito?

  14. #29
    concordo pienamente con popino 79

  15. #30
    Partecipante Affezionato L'avatar di biancaluce
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    Qualora si prospettassero gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica del paziente o di terzi penso che sarebbe doveroso da parte di un professionista valutare di derogare la riservatezza, per esempio

    davanti ad un marito che ammazza di botte sua moglie
    Inoltre ribadisco il fatto che il comportamento di questo psichiatra non fa di lui un non professionista e non possiamo permetterci giudizi così pesanti per il seplice fatto che neanche sappiamo quale sia stato l'iter seguito dal professionista in questione!

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