E' infatti il punto su cui sto battendo. Questo (dal mio punto di vista) è ciò che non deve essere fatto: identificare la persona con il disturbo. Facendo così non sarà più "Davide che soffre per un comportamento X ecc..." ma sarà annullato Davide e da quel momento in poi si chiamerà con il nome del disturbo: "esempio: non Davide, ma "IL PEDOFILO".
Già i pazienti di per sè tendono ad indentificarsi con il problema. Figuriamoci se ci mettiamo anche noi. Meglio occuparci di altro no?![]()
sono molto daccordo con l'ultima affermazione:
purtroppo ho paura che per quanta formazione abbiamo fatto spesso lasciamo che il nostro mondo emotivo prenda il sopravvento e ci porti a considerazioni affrettate finendo di non vedere più l'altro...ciò che non deve essere fatto: identificare la persona con il disturbo. Facendo così non sarà più "Davide che soffre per un comportamento X ecc..." ma sarà annullato Davide e da quel momento in poi si chiamerà con il nome del disturbo: "esempio: non Davide, ma "IL PEDOFILO"
goodnight
Ecco perchè molte volte io penso che anche quando si sceglie una scuola, prima di andare a vedere "cosa ci piace", "che tipo di approccio", "che materie si fanno", "come è organizzata", "quanto costa"... dobbiamo scegliere (è solo un mio punto di vista ovviamente) tenendo presente questa responsabilità che abbiamo nei confronti delle persone. Ho anche sentito colleghi che vorrebbero "evitare" il percorso individuale... e li mi crolla il mondo addosso.
Giustamente plinius11 esprimi la tua paura e la tua condivido. Si può studiare e sapere anche il DSMIV a memoria, ma non basta, anzi, è ancora troppo poco. Ogni paziente/cliente ha qualcosa da insegnarci, questo non bisogna mai dimenticarlo.
Un abbraccio a tutti