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  1. #31
    atenanike
    Ospite non registrato
    Ciao, secondo me i privati vogliono gli psicologi gratis!Anch'io conosco un sacco di psicologi nella vostra situazione e non siete voi che non sapete cercare e che non c'è lavoro come dipendente. L'unico modo che avete per lavorare è associarvi e avere una mentalità imprenditoriale,mettervi in proprio insomma. Se aspettate che qualcuno vi assuma non troverere mai!Purtroppo la situazione è la stessa anche in altri campi lavorativi, e alla fine tanti laureati si ritrovano nei call center.E' troppo triste ma è così!

  2. #32
    Neofita L'avatar di psicodebora
    Data registrazione
    13-09-2007
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    salerno-milano
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    9

    che stress

    ciao laopa anche a me capitano spesso queste situazioni. come te anch'io sono laureta da 3 anni e mezzo..abilitata e ho anche alcuni di formazone.....ma niente niente..ho lavoricchiato con progetti e basta.....
    ma poi avete notato che su opsnline se clicchi su cerca lavoro gli annunci nn sono visibili. fatemi sapere. baci

  3. #33
    Partecipante
    Data registrazione
    07-10-2004
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    35
    Citazione Originalmente inviato da Laopa Visualizza messaggio
    Si...vabbè....
    ...altro ke psicologo....
    C vorrebbe un miracolo x cambiare quella cavolo di mentalità!!!
    Ciao a tutti/e
    In merito a ciò: avete presente la lamentela che molte donne riportano e che riguarderebbe la loro condizione svantaggiata negli ambienti lavorativi, rispetto agli uomini? Ecco, credo che la figura dello psicologo sia più o meno nella stessa posizione nei confronti di quella del medico.

    La differenza, però, è che nel nostro caso è più facile riconoscere i termini del problema.

    Sto gironzolando a caso nel forum, e questo thread ne tocca tocca uno molto importante: non è che gli psicologi non sanno cercare lavoro. È che non sempre ma spesso, loro per primi non hanno le idee chiare su cosa dovrebbe fare lo psicologo.

    Voi ve lo siete mai immaginato un medico o un ingegnere che quando finisce gli studi si chiede: "E ora cosa faccio?" Intendiamoci: oggi trovare lavoro è più complicato che una volta, c'è più concorrenza, più coscienza della qualità che un qualunque servizio dovrebbe avere, ecc. Quindi anche loro avranno la loro parte di complicazioni. Ma un conto è questo, un conto è cercare senza sapere bene cosa si sta cercando.

    Non sto infierendo su chi è in cerca di un'occupazione (ma in parte sì). La mia impressione è che oggi, chi s'iscrive a psicologia lo faccia con l'atteggiamento di chi spera che la sua buona disposizione verso il prossimo gli dia quasi non dico il diritto, ma la fondata speranza che troverà subito chi vorrà essere aiutato da lui (lei). Ragazzi, non è così.

    A parte il fatto che la gente che ha bisogno d'aiuto psicologico spesso aspetta d'essere alla frutta, sull'orlo del burrone per convincersi o lasciarsi convincere ad aiutare, ma c'è altro. La nostra è una scienza molto agli stadi iniziali e non è facile convincere il mondo che può davvero beneficiare del suo aiuto.

    Mi sto convincendo sempre più che non esiste la psicologia: esistono gli psicologi. Ne ho conosciuti diversi, in varie occasioni fino ad oggi, ma vi dirò una cosa che non dovrei: se ne avessi bisogno, non a tutti affiderei le sorti della mia serenità.

    Nel nostro campo c'è ancora molta approssimazione, molto da fare, e soprattutto molto da digerire in fatto di atteggiamento rigoroso nei confronti di ciò che si fa. Se questo non fosse vero, perché al 99% degli studenti di psicologia non piace l'esame di statistica? O di fondamenti? Non basta essere empatici e carini per curare la gente. Questo dev'essere chiaro. Ci vuole anche quello, ma anche quello va visto, come tutto il resto, come qualsiasi altro strumento nella cassetta degli attrezzi: va usato al momento giusto e solo quando serve.

    A chi di voi posta storie come "laureato/a da 3-4 anni, provato di tutto, ora commessa", tanto per dire, mi dispiace ma non è colpa del sistema. Anzi, non è colpa di nessuno. È solo che vi siete adattati, tutto qui. Fino a che punto siete disposti ad adattarvi? A me girerebbero di molto le balle se dopo 5+2 anni di Università dovessi rassegnarmi a fare il commesso. E infatti non mi sono rassegnato.

    Io credo che se ognuno di noi ha una speranza di riuscire in qualcosa, allora quella speranza sta in ciò che sa fare molto bene. Alla gente piace la qualità. Non importa che uno nasca con una capacità o che la sviluppi strada facendo, ma quella deve offrire. Ci sono psicoterapeuti che vanno in televisione e psicoterapeuti che hanno decine di pazienti *al giorno*. Pensate che siano gli stessi? Beh, io non credo proprio.

    Cosa volete fare? Iniziate col chiedervi questo. Non aspettate che sia qualcuno a offrirvi qualcosa. Se capita, tanto di guadagnato, ma non contateci. Pensate prima a ciò in cui ritenete o di essere o poter diventare competenti, e poi investite su quello. Mio padre mi diceva sempre: "Non importa quello che vorrai fare da grande, perché se sei bravo nel farlo, il lavoro non ti mancherà". Possibile che uno che è riuscito a superare il trauma della laurea, non riesca a fare il passo successivo?

    Un'ultima parola: è vero, i medici sono un po' testoni. E lo dico in senso amichevole, perché sono amico di molti di loro e so come ragionano. Ma posso anche dirvi che in un certo senso invidio ciò che fanno, perché la persona comune li porta sul palmo della mano. Mio padre era una delle persone più scorbutiche e poco politically correct che abbia mai conosciuto, ma quando andava dal medico di famiglia per la sua cardiopatia, diventava un agnellino. Gli faceva regali ogni anno, e che regali.

    Spero di non essere stato troppo duro. Se non altro, l'ho fatto con amore.

    GS
    Ultima modifica di incom : 04-11-2007 alle ore 16.42.09

  4. #34
    Partecipante Veramente Figo
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    09-05-2007
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    liguria
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    Buongiorno a tutti, mi inserisco nella discussione che sto seguendo da giorni e che mi ha trovato daccordo con alcuni ma decisamente perplessa per gli interventi di altri.
    Mi spiego:
    comprendendo che sia oggi assolutamente faticoso, difficile, frustrante inserirsi nel mondo del lavoro per un giovane o meno giovane psicologo (in certi casi lo é anche per chi é psicoterapeuta) credo che rinunciare o giudicare sia quantomeno superficiale.
    Gli anni di studio faticosi dal punto di vista formativo, economico credo vi abbiano offerto le conoscenze e le competenze in termini di informazioni ora é tempo di imparare il "come fare lo psicologo".
    In un tempo in cui non ci sono Concorsi, non é pensabile credere al posto fisso chi più e meglio di noi deve pensare di mettersi sempre e continuamente in connessione con gli altri per far conoscere le proprie competenze, esperienze, interessi, passioni.
    Allora mandare CV, fare volontariato, fare stage fa parte del lavoro dello psicologo anche quando ha i capelli bianchi.
    Certo non si vive di volontariato e denari spesi per lettere che non hanno avuto una risposta ma non crediate che tutti quelli che ricevono il Vostro contatto cestinino il vostro CV. In alcuni casi succede ma in molti altri si può essere chiamati dopo tempo.
    Rispetto ai medici di base e agli specialisti: sono loro i nostri maggiori e migliori invianti ma é importante sapersi presentare e soprattutto presentare bene ciò che sappiamo fare.
    La collaborazione, a mio modo di vedere, dobbiamo tradurla noi a loro ossia presentandoci si può pensare di sottolineare quanto sia importante il loro lavoro nella parte di ascolto del pz ma che spesso necessita di un intervento diverso dal loro (riconosceteli nel ruolo ma sottolineate che le competenze sono diverse), oppure si può dire che comprendete quanto sia faticoso avere la sala d'attesa piena perché il pz X aveva bisogno di più ascolto e non di ricette... .
    La collaborazione é anche il dire ciò che scrive Valevans (se tu mi invii io ti invio o ti do il 10% della fattura), la collaborazione é dire ad un ginecologo: sicuramente tu vedrai tante giovani che vengono a chiederti la pillola perché non facciamo qualcosa insieme perché io mi occupo di adolescenti quindi se vuoi possiamo pensare ad un Corso di Educazione Sex io fornisco la parte delle emozioni legate alla prima volta tu ci metti la parte medica della contraccezione.
    La collaborazione é andare da un nutrizionista e fare un discorso simile a quello fatto con il ginecologo
    .... insomma é vero che ci sono medici che fanno tutto loro (ma ci sono anche colleghi psicologi), é vero che ci sono medici che dicono "ci vorrebbe uno psicologo e non ne contattano uno, ma, ci sono quelli che se, come dire, un po "istruiti" comprendono cos'é la collaborazione.

    Ribadisco ciò che ho scritto in un'altra pag: se volete io ho il modello di una lettera per i medici di base che utilizzo dal 1997 e se mi scrivete in privato vi invio, altri amici di ops lo hanno fatto se volete sono a disposizione

    Abbracci
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  5. #35
    Partecipante Veramente Figo
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    09-05-2007
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    liguria
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    1,277
    Aggiungo solo una cosa e poi sto zitta per un po: anche chi ha moolti anni di esperienza deve continuamente cercare contatti incontrando le stesse difficoltà che incontrate voi.

    Adesso é difficile che lo comprendiate fino in fondo ma é anche il bello del nostro lavoro quello di costruirlo ogni giorno, di arricchirlo di esperienze nuove, di contatti nuovi.
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  6. #36
    psicosarix
    Ospite non registrato

    concordo con te tanatoss.
    nel senso che dobbiamo "rivedere" la nostra concezione del lavoro dello psicologo ... nel senso che non possiamo sperare nel posto fisso.

    il problema però che mentre noi dobbiamo fare questo passo, anche gli altri professionisti con cui dovremmo avere collaborazioni dovrebebro farlo.

    cioè dovrebbe esserci una sosrta di cambiamento culturale che accolga anche questo nuovo modo di proporci.

    spesso non vengo presa in considerazione perchè non ho la specializzazione in psicoterapia ... eppure io mi rivolgo ad ambiti dove non ci si occupa di salute emntale.
    esempio: uno studio dietologico con cui ho fatto un colloquio ... vedevano tutto in chiave psicopatologica ... non avevano interesse a far seguire le pazienti "sane di mente" ... ma solo quelle francamente anoressiche o bulimiche o con un disturbo compulsivo ... eppure quante persone "sane di mente" non riescono a dimagrire? oppure subito dopo aver lasciato il dietologo sono punto e a capo? a quante persone "sane di mente" gioverebbe un sostegno psicologico per affrontare lo "stress" della dieta?

    naturalmente non mollo ... però penso ... che si può fare per farci accettare nelle nostre vesti di psicologi non per forza psicoterapeuti? per modificare questa "cultura non psicologica"? ( che è un'anomalia tutta italiana).





  7. #37
    Partecipante
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    Citazione Originalmente inviato da psicosarix Visualizza messaggio

    naturalmente non mollo ... però penso ... che si può fare per farci accettare nelle nostre vesti di psicologi non per forza psicoterapeuti? per modificare questa "cultura non psicologica"? ( che è un'anomalia tutta italiana).
    Fai bene a non mollare. Ma se ritieni che la tua tipologia di referenti debba essere quella dei medici, allora non puoi fare a meno di ragionare in chiave psicopatologica. E guarda che anche così, persino se sei psicoterapeuta, sono ancora pochi i medici che prendono in considerazione l'invio di pazienti a psicologi.

    Ti faccio un esempio: una mia collega (nostra) ha il padre medico. Lei è psicologa, eppure suo padre le ha detto fin dall'inizio che può SCORDARSI che lui le invii anche un solo paziente. Ti sembra abbastanza? Beh, forse è solo un'eccezione...

    Però per lo psicologo che non vuole fare il terapeuta ci sono altre strade: ad esempio quella della formazione. Puoi proporti ai medici o agli studi medici come formatore. Allora in questo caso sta' attenta a mantenere sempre demarcato il tuo ambito da quello clinico: tu non curi, ma fai altre cose: insegni a comunicare ecc.

    Ma se vai dal dietologo e gli dici che vuoi aiutare la gente "non malata" a dimagrire, è probabile che ti guardi storto e ti dica (oppure non ti dica ma pensi) "Guardi che dal momento che la gente viene da me, significa che è malata, quindi...". E avrebbe ragione. Perché significherebbe che, come ho già scritto in precedenza, non ti saresti chiarita bene il tuo obiettivo, ovvero, in questo caso, che non avresti ben chiara la distinzione fra terapia e non terapia.

    Quando qualcuno va da uno specialista perché non riesce a dimagrire, quello è un disturbo alimentare e come tale richiede una terapia, psico o non psico. Quando invece qualcun altro vive felicemente obeso e non sente minimamente il bisogno di perdere un solo etto, non è psicopatologia, perché la condizione non è vissuta dalla persona come invalidante.

    In bocca al lupo.

    GS
    Ultima modifica di incom : 12-11-2007 alle ore 15.42.24

  8. #38
    psicosarix
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da incom Visualizza messaggio
    [...] [/FONT]Quando qualcuno va da uno specialista perché non riesce a dimagrire, quello è un disturbo alimentare e come tale richiede una terapia, psico o non psico. Quando invece qualcun altro vive felicemente obeso e non sente minimamente il bisogno di perdere un solo etto, non è psicopatologia, perché la condizione non è vissuta dalla persona come invalidante.

    In bocca al lupo.

    GS

    grazie milel per i consigli li terrò in massima considerazione! e cercherò di applicarli

    solo una cosa sull'ultimo tuo punto ... mi chiarisco ... non mi sono rivolta ad un centro per i disturbi alimentari, ma ad un studio dietologico.
    le persone che si rivolgono a loro non sono affette da disturbi alientari, non è stato diagnosticato loro alcun disturbo alimentare, ma solo obesità (BMI>30) cioè ... quella dovuta a "troppe merendine e playstation" ... per intenderci ... sono persone che hanno uno stile alimentare e di vita spesso errato e che si recano dal dietolgo perchè hanno molti kg da perdere e le diete dei giornali non bastano.
    però allo "studio" interessava "espandersi" nel campo dei disturbi alimentari e dunque non erano interessati ad aiutare tutti gli altri loro pazienti (almeno il 90% dei casi), che avrebebro potuto trovare beneficio dal sostegno psicologico.

    secondo me ci sono spazi che noi psicologi non potremmo mai occupare perchè la medicalizzazione delle persone è fortissima nel nostro paese.
    l'episodio del medico che mi racocnti è solo un altro che aggiungo alla collezione (di visti di persona e di sentiti raccontare) ... un per tutti:
    le persone che potrebbero trovare giovamento da un sostegno psicologico e invece vengono imbottite di Lexotan ecc, dai medici di base che non sanno riconoscere un momento di tristezza e abbattimento dalla depressione.

    ci sono poi anche troppi psicologi che avendo una specializzazione in psicoterapia trattano tutti come pazienti ... dando una mano alla cultura della medicalizzazione di tutto ...

    ... va beh , andrò per la mia strada ... ma in queste condizioni è davvero molto ... molto ... difficile . non so se il lavoro di pochi può contrastare una cultura così radicata ... chissà





  9. #39
    Partecipante Affezionato L'avatar di ornella.scio
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    Cliniche psichiatriche cercano psicologi? ma non diciamo nefandezze

    Ne ho mandati a centinaia di curriculum in cooperative e cliniche psichiatriche, qualcuno mi ha anche risposto... ma solo per dirmi che non prevedevano la figura dello psicologo nel loro organico.
    Ebbene si, noi psicologi possiamo lavorare ovunque: nei negozi, nei bar, come baby sitter, negli asili, nei centri commerciali (ammesso che si abbia qualche esperienza)tranne che nelle strutture psichiatriche perchè la nostra formazione "NON è ATTINENTE", come dire una laurea in farmacia non è attinente ad uno studio commerciale.
    Non finisco mai di stupirmi di fronte all'assurda realtà lavorativa e aggiungerei di merda degli psicologi italiani.
    realpsycho

  10. #40
    Partecipante Affezionato L'avatar di LuthyOdin
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    Citazione Originalmente inviato da Laopa Visualizza messaggio
    Allora è tipico della categoria medici svilire le altre categorie!
    Sì... La categoria degli psicologi soprattutto!

  11. #41
    Partecipante Affezionato L'avatar di LuthyOdin
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    Citazione Originalmente inviato da incom Visualizza messaggio
    quando andava dal medico di famiglia per la sua cardiopatia, diventava un agnellino. Gli faceva regali ogni anno, e che regali.
    Ma che tristezza!

    Scusa, eh...

  12. #42
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    Citazione Originalmente inviato da LuthyOdin Visualizza messaggio
    Ma che tristezza!

    Scusa, eh...
    Forse volevi dire "che invidia", vero? Lo so, lo so... La sensazione è quella...

    Ovviamente, se sei malato di cuore ragioni in modo un po' diverso, non ti pare? Ma non guardi mai la televisione o il cinema?

    GS
    Ultima modifica di incom : 14-11-2007 alle ore 18.01.15

  13. #43
    Partecipante Affezionato L'avatar di LuthyOdin
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    Citazione Originalmente inviato da incom Visualizza messaggio
    Forse volevi dire "che invidia", vero? Lo so, lo so... La sensazione è quella...

    Ovviamente, se sei malato di cuore ragioni in modo un po' diverso, non ti pare? Ma non guardi mai la televisione o il cinema?



  14. #44
    Partecipante Affezionato
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    leggendo la discussione mi convinco sempre di più che gli psicologi sanno lamentarsi molto e troppo..... l'atteggiamento vittimistico non aiuta, anzi! Bisogna credere in quello che si fa, tentare e ritentare, non demordere...io credo nell'energia positiva che ognuno trasmette, ma se ci si lamenta solamente allora stiamo freschi!
    Io lavoro come psicologa nel campo della Salute Mentale, ho lottato per questo e ci ho sempre creduto, ho diversi colleghi psichiatri con i quali c'è collaborazione e stima.... non penso di essere un caso isolato, però ripeto dovete credere fortemente nel vostro lavoro ( lavoro e non come qualche volta leggo "missione"... fare lo psicologo è un lavoro e non una missione!).
    In bocca al lupo!

  15. #45
    Partecipante Super Esperto L'avatar di valevalens
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    Citazione Originalmente inviato da Benny Visualizza messaggio
    leggendo la discussione mi convinco sempre di più che gli psicologi sanno lamentarsi molto e troppo..... l'atteggiamento vittimistico non aiuta, anzi! Bisogna credere in quello che si fa, tentare e ritentare, non demordere...io credo nell'energia positiva che ognuno trasmette, ma se ci si lamenta solamente allora stiamo freschi!
    Io lavoro come psicologa nel campo della Salute Mentale, ho lottato per questo e ci ho sempre creduto, ho diversi colleghi psichiatri con i quali c'è collaborazione e stima.... non penso di essere un caso isolato, però ripeto dovete credere fortemente nel vostro lavoro ( lavoro e non come qualche volta leggo "missione"... fare lo psicologo è un lavoro e non una missione!).
    In bocca al lupo!
    D'accordo con te, anche io sto lottando molto...ma al di fuori del pubblico, oggettivamente avere uno stipendio fisso e dignitoso con la sola psicologia (tra tasse e contro tasse), specie se non c'è una famiglia alle spalle, sta diventando praticamente una chimera.
    Ciò nonostante non smetto di crederci, è un lavoro che mi piace molto, che fa stare bene anche me, forse perchè mi occupo prevalentemente di giovani...
    Però, ecco...alle volte crederci e basta non è sufficiente.
    E comunque sì....non ci si deve piangere addosso.

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