Io con la p.iva agevolata (quella del 10%) ho scaricato sempre tutto normalmente...
forse conviene risentire il commercialista perchè tutti quelli che conosco hanno fatto così (anche con commercialisti diversi).
Io con la p.iva agevolata (quella del 10%) ho scaricato sempre tutto normalmente...
forse conviene risentire il commercialista perchè tutti quelli che conosco hanno fatto così (anche con commercialisti diversi).
Vimae
Allora mi sorge una domanda... se sapete rispondermi:
io che ho 2 contratti co.co.pro e quindi percepisco già 2 stipendi, posso aprire la partita IVA? Anche se poi il mio unico guadagno proviene da questi 2 contratti? Voglio dire, se potessi aprire la partita IVA SOLO per scaricare le tasse, senza mai fatturare nulla?
GRazie!
Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
Keats
Le spese le puoi scaricare da quello che guadagni/fatturi: se spendi 4 e hai guadagnato 10 pagherai le tasse solo su 6 (a grandi linee, non sono ancora commercialista ma ci sto facendo un pensierino...).
Quindi puoi scaricare spese inerenti la professione solo se hai guadagni in quella professione: se i contratti sono da psicologa si potrebbe fare ma conta che le tasse da libero professionista sono molto più alte (sono tutte a tuo carico) e quindi diventerebbe fattibile solo se dall'altra parte aumentassero del 30% almeno quanto ti danno ora...
Vimae
Grazie per la risposta.....
Putroppo i miei due contratti non sono per un lavoro da psicologa (magari!) e quindi temo che mi dovrò accontentare di scaricare le spese della scuola solo per il 19%, che comunque non è poco!
Datemi libri, frutta, vino francese, un buon clima e un po' di musica fuori dalla porta, suonata da qualcuno che non conosco.
Keats
ma oltre alla scuola di specializzazione si possono scaricare anche tutti gli altri corsi, master, ecc???
cioè se uno ha la partita iva dalla partita iva
o se è a carico dei genitori o ha un altro lavoro del 19 per cento...giusto? o vale solo per la scuola?
Vorrei ricordarvi che chi non ha partita iva e frequenta una scuola di specializzazione privata può scaricare si il 19%...però questo 19% va calcolato usando come termine di paragone la spesa massima prevista per le scuole di specializzazione PUBBLICHE.
Dall'ordine del Veneto:
DEDUCIBILITA’ / DETRAIBILITA’ SPESE PER SCUOLA PRIVATA
Con riferimento alle spese sostenute per la frequenza delle scuola di specializzazione in psicoterapia è necessario distinguere due diverse fattispecie:
1) quella in cui le spese sono sostenute nell’ambito dell’attività libero-professionale (quindi nei casi in cui lo psicologo che le sostiene abbia una posizione IVA aperta);
2) quella in cui le spese sono sostenute come persona fisica non titolare di partita IVA
1) Con riferimento alla prima fattispecie, si ritiene che dette spese vadano dedotte in contabilità con una percentuale pari al 50% della spesa sostenuta. Al fine di meglio argomentare tale conclusione, si riporta di seguito un estratto del capitolo 4 del vademecum fiscale redatto dalla sottoscritta e pubblicato sul presente sito: “In ordine a tale tipologia di spese si rende invero necessario muovere qualche ulteriore considerazione. In dottrina vi è infatti chi ha sostenuto che qualora le spese de quibus siano strettamente inerenti alla produzione dei compensi nell’esercizio dell’attività professionale, tali spese possono essere integralmente dedotte. Tale orientamento è stato assunto per esempio con riferimento ai corsi di specializzazione sulla scorta del fatto che tali corsi non potrebbero apparentemente essere considerati meramente come corsi di aggiornamento professionale.
Invero si ritiene che tale impostazione non sia esente da rischi, infatti non esiste nessuna previsione normativa, né prassi ministeriale che consenta l’integrale deduzione delle spese relative ai corsi di specializzazione e, a parere di chi scrive, la norma non lascia spazio ad ampi margini interpretativi laddove l’art. 54 del Nuovo TUIR dispone testualmente che “le spese di partecipazione a convegni, congressi e simili o a corsi di aggiornamento professionale, incluse quelle di viaggio e soggiorno sono deducibili nella misura del 50 per cento del loro ammontare”.
Tra l’altro, proprio con riferimento all’orientamento dottrinale sopra emarginato, pare possa destare qualche perplessità il fatto che si ritenga di poter dedurre integralmente la spesa relativa ad un corso di specializzazione sulla base del fatto che tale spesa sarebbe strettamente inerente alla produzione dei compensi, atteso che ben potrebbe essere invece che il corso di specializzazione sia fatto nell’ottica di ampliare l’attività professionale futura e non possa perciò, prima del suo integrale compimento, essere fonte di produzione di compensi.
E’ da quest’ultima considerazione che muove infatti altro orientamento dottrinale che riterrebbe totalmente indeducibili le spese sostenute per corsi di specializzazione. Anche tale orientamento appare però a chi scrive non condivisibile atteso che, al di là dell’eccessiva prudenza, prescinde dal dettato normativo sopra emarginato, unico al quale - si ritiene – si debba far riferimento, non ravvisandosi altre disposizioni normative che disciplinino il regime di deducibilità di siffatte spese”.
2) Con riferimento alla seconda fattispecie, [U]dette spese vanno detratte in dichiarazione dei redditi alla stregua di spese per la frequenza di corsi universitari[/U], ma saranno detraibili nella misura massima della spesa che si sarebbe sostenuta per la frequenza di un corso analogo presso un’Università pubblica (generalmente meno costosa). Il risparmio fiscale consisterà pertanto in una detrazione d’imposta IRPEF pari al 19% della spesa indicata in dichiarazione. Il problema che si pone in concreto il più delle volte, consiste nell’individuare la spesa massima indicabile in dichiarazione. Il suggerimento è quello di reperire (magari sul sito dell’Università) i programmi e i costi dei vari corsi di specializzazione organizzati dalle Università pubbliche per poi assumere come riferimento di spesa quello del corso che più si avvicina a quello frequentato presso la scuola privata (ovviamente conservando ai fini della dichiarazione dei redditi tanto le ricevute di pagamento della Scuola, quanto la traccia documentale del programma e del costo del corso organizzato dall’Università pubblica.