se riprendiamo la tua definizione di normalità, l'omosessualità è normale allora. non danneggia la persona nelle caratteristiche mentali e fisiche (sto chiaramente parlando di quella egosintonica), né l'ambiente e non lede la libertà altrui....
confondiamo un po' i piani secondo me.Non esisterebbe il malessere, la malattia: tutto sarebbe "come deve essere" e allora..."niente è vero e tutto è lecito". Niente giusto, niente sbagliato: gli assassini fanno bene ad uccidere, gli stupri sono "normali" espressioni di sessualità, di esberanza...e nemmeno: esuberanza rispetto a cosa, chi stabilisce il "criterio"?
la malattia e il malessere non hanno a che fare col "normale" e il "patologico", ma con il benessere psicologico.
il giusto e lo sbagliato sono concetti morali, che non c'entrano con la psicologia ma con l'etica e la morale e, per alcuni comportamenti, con la legislazione e qui si introducono assassini e stupratori.
ma scusa, da quando il lavoro dello psicologo è quello di giudicare?!C'è troppa paura di giudicareforse il punto è cominciare a chiedersi qual è davvero il ruolo dello psicologo....








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diventa tale nel momento in cui crea disagi nella vita della persona, tipo nelle relazioni.
) colpisce semplicemente il subdolo trucchetto di mettere nella stessa frase <<omosessualità>> e "cose" connotate negativamente (e dico "cose" perchè alcolismo, sadomasochismo, e "marito violento" sono 3 *diverse*, come quando alle elementari insegnano che non si possono addizionare patate e cipolle).