
Originalmente inviato da
lugana
Come premessa fondamentale al mio intervento devo dire che a mio parere, se un corso di counselling può avere la sua utilità per approfondire ed affinare la tecnica del colloquio e della consulenza, di professionisti che hanno alle spalle una specifica formazione in questo ambito, come medici, psicologi e psicoterapeuti, considero molto poco serio e poco etico che questi corsi vengano propinati anche a gente senza alcuna formazine in tal senso.
Come può un semplice diplomato, dopo tre anni di "30% di teoria e 70% di pratica" aver sviluppato quelle competenze sulla psiche che gli possono consentire di valutare il cliente a 360° e capire quindi se "il problema" da lui portato sia contingente, e possa essere risolto con una semplice consulenza o se abbia radici nella sua struttura di personalità e sia causato da un disagio più profondo, che non può certamente essere trattato da un counsellor.
Concordo pienamente con ste203xx quando dice che la teoria è fondamentale perchè si possa poi generare una buona pratica.
L' invio ad altri professionisti non è un gioco, ma presuppone una finissima competenza e capacità di individuare il nucleo del problema, che a mio parere non può certo improvvisare chiunque.
Faccio un esempio: è come se una persona che ha un leggerissimo doloretto al collo, vada direttamente dal fisioterapista per un trattamento, senza consultare un medico. Se in questo caso avesse un principio di ernia cervicale, non potrebbe essere certo il fisioterapista a rilevarlo, e potrebbe quindi essere causato un danno.
Dunque che un neolaureato in psicologia abbia una buona preparazione teorica, mi sembra più che giusto e doveroso.
Una volta conseguita la laurea, per iniziare a mettere in pratica le conoscenze teoriche, ed "allenarsi" a lavorare sul campo, esiste un apposito tirocinio di un anno, che, se affrontato con serietà ed impegno permette di ottenere buoni risultati sul piano pratico. Che poi certi tirocini non conferiscano queste competenze, non dipende da com'è strutturato il piano formativo degli psicologi, ma dall' organizzazione dello specifico ente in cui questo viene svolto.
Se si definisce uno psicologo appena laureato "un tuttologo" si potrebbe dire lo stesso di un medico o di qualunque altro professionista che ancora non ha trovatro una sua area di interesse e non si è specializzato (non solo nel senso di aver conseguito un diploma di specializzazione) in un ambito piuttosto che in un altro.
Che poi qualcuno mi debba spiegare come posizionare le poltroncine mi sembra abbastanza esagerato, perchè a parte la direzione delle stesse, che può essere trovata in qualunque buon manuale di colloquio, e che varia a seconda dell' orietamento utilizzato dallo psicologo, essere troppo "specifici" può portare ad avere una visione troppo rigida della cornice in cui si svolge un colloquio.
Ogni psicologo serio all' università ha studiato come è strutturanto un setting, ma poi questo viene ovviamente personalizzato, sempre nei limiti di ciò che prevede uno specifico orientamento.
La storiella dello psicologo che si occupa solo di persone con problemi, è la solita panzana che viene raccontata ai corsi di counselling per cercare di rendere specifico dei counsellor un ambito di intervento che invece è proprio dello psicologo, in quanto professionista che prima di tutto si occupa di promozione del benessere, e non certo solo ed esclusivamente di patologia, come qualcuno ha interesse a far credere.
Maurice Béjart, il grande coreografo francese diceva più o meno che un bravo danzatore è colui che dopo aver studiato tanto, quando danza, è capace di dimenticare la teoria e farsi trasportare dal momento, ma per dimenticare la teoria bisogna conoscerla perfettamente....e come psicologo non mi dispiacerebbe essere un bravo danzatore