[QUOTE=magicbox;1245893]Corsi clandestini per "guarire" dall'omosessualità.
Ma chi ha detto che sono corsi clandestini...il giornalista di Liberazione?
Visto la "sincerità" con la quale ha portato avanti la sua inchiesta c'è da credergli.....
[QUOTE=magicbox;1245893]Corsi clandestini per "guarire" dall'omosessualità.
Ma chi ha detto che sono corsi clandestini...il giornalista di Liberazione?
Visto la "sincerità" con la quale ha portato avanti la sua inchiesta c'è da credergli.....
Appunto Cantelmi è uno dei simpaticoni dell'Università Gregoriana e la teoria riparativa è stata adottata da lui e suoi colleghi stretti. Ti faccio inoltre presente che tale teoria era stata elaborata se non sbaglio in America parecchi decenni fa, per essere poi smentita dallo stesso autore di in quanto priva di fondamenti scientifici, inutile e soprattutto INAPPLICABILE. Se sei una psicologa cattolica, nonostante io non sia d'accordo al connubio tra religione e scienza, ti rispetto, ma per favore non dire che questi corsi o che questa terapia siano legittimi perchè non lo sono.
Non soi a quale teoria tu ti riferisca ma a me non risulta che la teoria di Nicolosi sia stata smentita come non mi risulta che i "corsi" fossero clandestini...non mi sembra che si ci incontrasse in uno scantinato per non essere scoperti....inoltre non mi risulta ancora che si faccia violenza psicologica pescando un omosessuale per strada e ostringendolo a cambiare orientamento sessuale...
mi risulta invece che il Professor Cantelmi sia un luminare della sua materia (vedi tutti i suoi lavori e le sue attività) e non solo lo dico ma affermo con decisione la legittimità di tali interventi terapeutici.
non sono d'accordo...
è vero che se ti rivolgi ad uno pssicologo cattolico ti aspetti che si comporti da cattolico ma se sei omosessuale o vuoi abortire..il terapeuta a cui ti rivolgi rimanendo fedele ai suoi valori, ideali o meglio ancora alla sua FEDE.. SICURAMENTE NON GIUDICA QUELLO CHE SEI, QELLO CHE HAI O QUELLO CHE VUOI.....
poi il modo in cui lavora se non lede la libertà altrui e i vari articoli del nostro codice non penso sia biasimabile e mi riferisco al termine unsato di "Minestroni psico- religiosi" che è stato usato, a mio avviso, in modo offensivo nei riguardi del lavoro di validi professionisti.
Carsissima sorrisjh
Non so nulla del prof. Cantelmi. Non lo avevo mai sentito nominare prima di leggere questo forum. Sono dell'idea che, come si dice dalle mie parti, "tàce có, tàce cràpe" (scusatemi, è intraducibile, potrebbe essere reso con "ognuno ha la sua testa") e che, quindi, se un omosessuale si trova male con la sua omosessualità, un trattamento psicoterapeutico che lo aiuti a ridefinire se stesso in altri termini mi sembra corretto, così come mi pare corretto un intervento chirurgico che modifichi una struttura fisica in disaccordo con la struttura psicologica.
Premesso questo (quindi, non metto in discussione la legittimità di questo tipo di intervento, se c'è una domanda del paziente iun tal senso), ho dato un'occhiata alla pagina web dell'AIPCC, mi sono spulciato i vari contenuti, ho letto il "Chi siamo" e lo "statuto".
Leggendo l'articolo di Cantelmi, pubblicato anche su "Avvenire", nel quale egli si difende dale accuse mosse da "Liberazione", ho però trovato alcuni passaggi che mi sollevano dubbi e perplessità.
Fin qui, non ci vedo problemi. Che la dimensione religiosa sia una dimensione importante per alcuni pazienti è cosa nota da tempo.Ma al di là dell’omosessualità la discriminazione dei credenti che chiedono aiuto allo psicoterapeuta è tale quando lo psicoterapeuta non riconosce l’importanza per il paziente della dimensione religiosa e dei valori a essa connessa.
Non proprio "recenti" ma, comunque, questo sembra essere un dato acquisito e sufficientemente condiviso.D’altro canto solo un ingenuo può pensare che lo psicoterapeuta sia neutro: recenti studi dimostrano che i valori dello psicoterapeuta irrompono nelle terapie.
Qui, però, i miei dubbi diventano davvero grandi, e mi piacerebbe sentire cosa ne pensano altri.E allora? E allora la posizione più etica è proprio quella degli psicologi e degli psicoterapeuti che esplicitano i riferimenti antropologici e le premesse del loro agire. La posizione di dubbia eticità è invece proprio quella di coloro che si nascondono dietro una ambigua quanto irrealistica dichiarazione di neutralità. In recenti lavori che ho pubblicato ho dato rilievo ad alcuni dati. Un dato in particolare mi sembra impressionante: la maggior parte dei pazienti credenti non si sente capita e accettata dagli psicoterapeuti e percepisce una sostanziale discriminazione per quanto attiene la dimensione religiosa.
Se posso comprendere la logica seguita dal Prof. Cantelmi, mi pare che in questa argomentazione si nasconda un rischio forte: quello del supermercato delle terapie. Così, a fianco di una psicologia "cattolica", perché non pensare ad una psicologia "mussulmana", o "buddista", o "atea". E perché non ad una psicologia "confindustriale", "di destra" o "di sinistra"? Insomma, applichiamo il libero mercato alla scienza psicologica ed alla psicoterapia, ma fino in fondo: ognuno si scelga il tertapeuta che, di sicuro, non metterà mai in discussione - con il suo operato - i valori fondamentali del paziente.
Ma si rende in tal modo un servizio al paziente? O non si corre piuttosto il rischio di allearsi con le sue difese? E, se le difese psicologiche prendono la forma dell'adesione ad un credo o ad una linea politica, questo basta a farle considerare intoccabili? E, in questo caso, che beneficio si potrà mai apportare a quella persona?
Sentiamo un po...
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
finalmente l'ordine nazionale con una dichiarazione del presidente Prof. Palma ha screditato e condananto la terapia riparativa
la risposta si può leggere nel sito Ordine Nazionale Psicologi
comunque la posto anche qui
08/01/2008 - Omossessualità e “terapia riparativa”. Lo psicologo non deroga mai
In relazione alle polemiche innescate dal reportage di Davide Varì pubblicato su
Liberazione riteniamo utile fornire alcuni elementi di riflessione. Lo psicologo non
deroga mai ai principi del Codice Deontologico nessuna ragione né di natura culturale
né di natura religiosa, di classe o economica può spingere uno psicologo a
comportamenti o ad interventi professionali non conformi a tali principi. Questo non
certamente per timore delle possibili sanzioni (che pur gli Ordini puntualmente
comminano), ma perché i principi del Codice sono intimamente e inestricabilmente
connessi con la cultura, il sapere e il saper fare dello psicologo. “Lo psicologo è
consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri…. “ e quindi “nell’esercizio della professione, lo psicologo rispetta la dignità, il diritto alla riservatezza, all’autodeterminazione ed all’autonomia di coloro che si avvalgono delle sue prestazioni; ne rispetta opinioni e credenze, astenendosi dall’imporre il suo sistema di valori; non opera discriminazioni in base a religione, etnia, nazionalità, estrazione sociale, stato socio/economico, sesso di appartenenza, orientamento sessuale, disabilità. …” E’ evidente quindi che lo psicologo non può prestarsi adalcuna “terapia riparativa” dell’orientamento sessuale di una persona
non è riconosciuta da nessuno se non da lui e dal vaticano
non fa violenza psicologica...fa molto peggio
andando palesemente contro il codice deontologico e contro la psicologia ufficiale stessa che tutti devono rispettare se vogliono essere considerati professionisti seri
speriamo che l'ordine prenda ora i dovuti provvedimenti dopo la condanna verbale, con fatti concreti
Ultima modifica di magicbox : 08-01-2008 alle ore 15.20.21
ho ripreso da poco freud, tanto per prendere spunto proprio riguardo la nostra religiosità...lui era ateo, ma questo ormai è comune a tanta gente.. ciò che mi ha colpita è stata la sua definizione di religione che cm scrive lui è una pure nevrosi che blocca la civiltà verso ogni evoluzione, ovviamente lui è uno dei capisaldi delle nostre teorie, ma credo che molti teorici lo siano da sempre, ovviamente perchè il nostro modo di vedere le cose e la realtà è molto differente da chi crede nella spiritualità dell'uomo...io nn sn atea..ma agnostica, nn credo in assurdi dogmi della chiesa...
Caro Guglielmo,
la lettera del prof.Cantelmi a me sembra molto chiara...a mio avviso lascia davvero poco spazio a dubbi...
Apparte qualche voce fuori dal coro ho l'impressione che la maggior parte dei colleghi che hanno postato in questo 3d si siano "professati atei" oppure aderenti ad una psicologia atea..qualcuno parla delle teorie freudiane (che non credo siano considerate da tutti i capisaldi della psicologia..) in ogni modo mi chiedo se questi colleghi, nello svolgimento della loro professione non siano influenzati dalla loro morale atea o agnostica....la domanda è volutamente retorica perchè è impensabile che qualcuno riesca a scindere se stesso dal suo lavoro...ma questi ultimi come mai non sono criticati come invece capita a chi si dichiara Psicologo cattolico?
per quanto riguarda la tua paura che si apra il supermercato delle terapie voglio farti notare che come si sceglie l'idirizzo...così è giusto scegliere il terapeuta...la scelta è bella perchè lascia liberi...
per cui rimarco con le parole del prof. Cantelmi che trovo giustissime:
D’altro canto solo un ingenuo può pensare che lo psicoterapeuta sia neutro: recenti studi dimostrano che i valori dello psicoterapeuta irrompono nelle terapie. E allora? E allora la posizione più etica è proprio quella degli psicologi e degli psicoterapeuti che esplicitano i riferimenti antropologici e le premesse del loro agire. La posizione di dubbia eticità è invece proprio quella di coloro che si nascondono dietro una ambigua quanto irrealistica dichiarazione di neutralità. I
io sono cattolico ma se il papa dice che mi devo buttare dal 6° piano secondo te lo faccio??
io non diffido dei coleghi cattolici...io diffido di quelli che si butterebbero davvaro e purtroppo vedo che son tanti
divertente come le persone si arrampichino sugli specchi
la cosa triste è però che scivolino senza rendersene conto
[QUOTE=magicbox;1259873]io sono cattolico ma se il papa dice che mi devo buttare dal 6° piano secondo te lo faccio??
io non diffido dei coleghi cattolici...io diffido di quelli che si butterebbero davvaro e purtroppo vedo che son tanti
divertente come le persone si arrampichino sugli specchi
la cosa triste è però che scivolino senza rendersene conto[/QUOTE
é una tua scelta se buttarti o meno...visto che hai dei dubbi ti consiglio un paracadute....a me non serve perchè credo di aver un buon discernimento oltre ad altro...onestà e intelligenza....
non credo che nessuno si stia arrampicando sugli specchi tranne chi è gia scivolto e crede di vedere altri che seguono la sua sorte....
apparte gli scherzi...
il prof Cantelmi ed i suoi collabortori non sono certo studentelli al primo anno o neolaureati..sapranno il fatto loro..o no?
Ascoltare solo una campana non è la cosa più sensata da fare per cui invio la lettera del Prof. Cantelmi e poi giudicate voi se contraddice il nostro codice:
Da Avvenire del 06.01.2008 pag. 12l’intervento Se gli psicoterapeuti non rispettano i valori religiosi DI TONINO CANTELMI* Caro 'Avvenire', vorrei consegnarti alcune riflessioni, che potrebbero essere di utilità per la comunità dei credenti in Italia, nate dopo un piccolo (ma assai doloroso) linciaggio mediatico che ho appena subito. Il fatto è banale: un giornalista di Liberazione, come scrive Rosso Malpelo in 'Lupus in pagina' il 30 dicembre, «si finge in profonda crisi esistenziale, bussa allo studio medico di uno psichiatra, gli racconta i suoi drammi, gli chiede di aiutarlo e poi strilla per pagine e pagine che quello lo voleva....curare». Lo psichiatra in questione sono io e il giornalista traduce tutto così: «Mi sono finto gay ed ho scoperto una rete cattolica clandestina che fa terapie forzate ai gay». Questo messaggio, evidentemente falso (non si è finto gay ma ha dichiarato una serie di abusi e di essere in crisi nel suo matrimonio, al termine di un accurato studio psicodiagnostico e sulla base dei suoi racconti gli è stata consigliata una terapia cognitivo-comportamentale, non è stata diagnosticata l’omosessualità, ma una condizione di immaturità affettiva, non ha fatto alcuna terapia), è stato ripreso in modo sorprendentemente acritico da quotidiani seri ( L’Unità, la Repubblica, La Stampa) e da centinaia di agenzie, siti web, blog, radio e tv dove peraltro sono stato coperto di insulti e minacce. Nessuno ha chiesto la mia opinione, nessuno ha voluto sapere quale fosse la verità. Ma tutto ciò è un fatto che in definitiva interessa poco: riguarda tutt’al più il mio onore. Però sarebbe opportuno aprire una questione etica: il codice deontologico dell’Ordine degli Psicologi prevede che i terapeuti rispettino la dimensione valoriale di ciascun paziente. E invece c’è una curiosa discriminazione: mi sembra, alla luce delle tante segnalazioni che ricevo, che psicologi e psicoterapeuti non rispettino il codice valoriale di pazienti credenti. Mi sembra un problema grande: una persona omosessuale credente, che sente di non potersi identificare con il modello gay, che ha gravi e profondi conflitti e che chiede aiuto deve per forza essere curato perché assuma la condizione di gay (terapia affermativa) o può essere aiutato a verificare attraverso una psicoterapia la sua situazione in ogni aspetto? Ma al di là dell’omosessualità la discriminazione dei credenti che chiedono aiuto allo psicoterapeuta è tale quando lo psicoterapeuta non riconosce l’importanza per il paziente della dimensione religiosa e dei valori a essa connessa. D’altro canto solo un ingenuo può pensare che lo psicoterapeuta sia neutro: recenti studi dimostrano che i valori dello psicoterapeuta irrompono nelle terapie. E allora? E allora la posizione più etica è proprio quella degli psicologi e degli psicoterapeuti che esplicitano i riferimenti antropologici e le premesse del loro agire. La posizione di dubbia eticità è invece proprio quella di coloro che si nascondono dietro una ambigua quanto irrealistica dichiarazione di neutralità. In recenti lavori che ho pubblicato ho dato rilievo ad alcuni dati. Un dato in particolare mi sembra impressionante: la maggior parte dei pazienti credenti non si sente capita e accettata dagli psicoterapeuti e percepisce una sostanziale discriminazione per quanto attiene la dimensione religiosa. Si può forse sorvolare sulla grossolana montatura del giornalista di Liberazione, che denuncia una discriminazione inesistente con il solo scopo di cercare un nemico cattolico dei gay, ma ritengo che sia giunta l’ora di denunciare la vera discriminazione: l’impossibilità per molti credenti di ricevere aiuto da psicoterapeuti rispettosi dei valori religiosi proclamati dal paziente. Forse è su questo che occorrerebbe aprire un dibattito sereno. *Psichiatra, presidente dell’associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici
No, carissima. Mi spiace, ma - secondo me - non ce la si può cavare così facilmente. Non nel campo della salute mentale, quantomeno.
A me non interessa discutere circa il diritto di un cattolico (o di un buddista o di uno di Scientoloogy) a seguire la sua fede e le direttive della chiesa cui appartiene. Mi interessa discutere del rapporto che ci può essere tra una professione di fede ed una professione di psicologo, tra l'adesione a dogmi o a comandamenti e la pratica professionale, tra la salvaguardia della propria identità e la "cura" dell'identità altrui. Il resto non mi interessa, perché non mi interessa fare la scala del "chi è più bravo", e perché la polemica è utile se sostenuta da dati di fatto, ricerche e conoscenza condivisa. Altrimenti è flame. E basta.
Tu sostieni "per quanto riguarda la tua paura che si apra il supermercato delle terapie voglio farti notare che come si sceglie l'idirizzo...così è giusto scegliere il terapeuta...la scelta è bella perchè lascia liberi...". Ora, mi pare che tu stia paragonando mele con piccioni. La scelta dell'indirizzo di specializzazione (suppongo sia a questo che tu ti riferisci) è cosa ben diversa dalla scelta di uno psicoterapeuta. La prima è scelta che attiene all'ambito della formazione, della preparazione ad esercitare un mestiere, la seconda è scelta che attiene all'ambito della difficoltà e della sofferenza. Che non è proprio la stessa cosa. Non vado da un terapeuta perché voglio imparare a fare un mestiere, come non andrei ad un corso di formazione per odontoiatri se mi facesse male un dente. Ci vado perché le risorse che ho a disposizione per far fronte alla vita non sono sufficienti, o mi conducono a situazioni che non mi vanno.
Inoltre, persino la motivazione che sta alla base della scelta dell'indirizzo di specializzazione è, spesso, poco cosciente e carica di significati e di credenze - nella maggior parte inconsci - dei quali il soggetto della scelta è del tutto all'oscuro, e che scopre nel corso del tempo. E' anche per questo motivo che la maggior parte delle scuole consigliano, quando non obbligano a, una psicoterapia personale.
Ora, ognuno di noi avrà il suo modo di concettualizzare il processo terapeutico. Io uso i termini della psicologia dinamica e della psicoanalisi, perché questa è la mia formazione. Ma, come sosteneva Chomsky, esiste una sola grammatica, e quindi è sempre possibile tentare di tradurre una terminologia di scuola in termini propri di un'altra scuola. Si tratta solo di fare un piccolo sforzo. Quindi, continuerò ad utilizzare il termine "difese". Altri possono pensare in termini di "credenze", di "strutture logiche", di "modelli di pensiero".
Ti ripropongo quindi le domande (e non solo a te, mi piacerebbe discutere di queste cose perché le ritengo fondamentali, in qualsiasi applicazione della psicologia clinica):
a) come distinguere tra una fede vissuta come elemento di crescita ed una fede che è solamente un meccanismo di difesa contro altri elementi della personalità?
b) come comportarsi nei confronti delle fedi e delle ideologie nel corso del processo psicoterapeutico?
c) come conciliare (se è possibile farlo) l'adesione ad una chiesa o ad un'ideologia politica con la richiesta (e la pretesa) di neutralità proprie dei processi scientifici?
d) come mantenersi flessibili e capaci di abbandonare le proprie presunte certezze di fronte all'altro che chiede?
buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Giusto per discutere su qualcosa di "esterno" rispetto alle nostre rispettive opinioni, provate a dare un'occhiata all'articolo che allego
Buona vita
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 15-01-2008 alle ore 16.45.24
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
caro Guglielmo,
probabilmente mi sono speigata male, cercherò di esserepiù chiara:
A mio avviso il terapeuta sceglie il suo indirizzo di specializzazione (e si spera che effettui tale scelta non alla leggera...) e si formerà seguendo quella strada...contemporaneamente ad una sua formazione personale....così, sia la formazione professionale che quella personale influiranno e guideranno l'esercizio della sua professione..
Così chi si rivolge ad un terapeuta ha il diritto di sapere il suo orietamento (ed intendo non solo di formazione) perchè ha il diritto di scegliere a chi affidarsi.
Con questo quello che volevo sottolineare non accostando a caso 2 cose diverse è la libertà ed il diritto di scelta...
io in quanto cattolica non lo sono solo quando sono fuori dal mio studio, ma continuo ad esserlo dentro, con i miei pazienti, senza limitare la loro libertà di pensiero, senza inculcare i miei ideali, la mia fede e i miei valori, rispettandoli ed accogliendoli ma continuando ad essere me stessa...Antonella, una cristiana, una psicologa.
In questo modo accosto la psicologia alla fede:
rispettando me stessa, rispettando i miei pazienti, rispettando il codice deontologico e rispettando la mia fede.