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  1. #46
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    grazie ancora ama77!
    Sei veramente in gamba!

  2. #47
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Spesso il semplice sostegno o ancor di più il semplice far sapere "che lo psicologo c'è se si vuole" è sufficiente a far sentire quel poco più sereni i famigliari.
    Questa è suggestione allo stato puro, non aggiungo altro, è davvero questo il nostro lavoro?

  3. #48
    Partecipante Super Esperto L'avatar di ama77
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    Non mi sembra ikaro di aver scritto solo quella frase e quindi non mi sembra che quello SIA il nostro lavoro. Ma in alcuni casi particolari (pochi senz'altro), sì, lo credo e sto trovando conferma al tirocinio.

  4. #49
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    06-07-2004
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    Non mi sembra ikaro di aver scritto solo quella frase e quindi non mi sembra che quello SIA il nostro lavoro. Ma in alcuni casi particolari (pochi senz'altro), sì, lo credo e sto trovando conferma al tirocinio.
    Metto per un attimo da parte la questione "suggestione" per non andare fuori tema. Tengo a precisare, tuttavia, che non era riferita solo alla frase che ho quotato (e in ogni caso hai scritto "spesso" e non "pochi casi particolari", come poi hai rettificato). Nella struttura dove fai il tirocinio i colleghi dipendenti o liberi professionisti che lavorano per la U.O. (non i tirocinanti) sono psicologi psicoterapeuti o solo psicologi? Suppongo psicoterapeuti (può essere che ci sia un consulente libero professionista specializzando psicoterapeuta). Come mai? Vorrà dire qualcosa o no? Per come la vedo io la clinica agli psicoterapeuti, anche in formazione s'intende.
    Ultima modifica di ikaro78 : 09-01-2008 alle ore 19.13.56

  5. #50
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Dagli ultimi interventi mi sembra confermata l'idea del sostegno psicologico come "accoglimento", "incoraggiamento", "conforto", "spazio di sfogo" e così via.
    Continuo ad interrogarmi sull'utilità di un intervento del genere, ben diverso da una prevenzione. Non capisco come si possa essere d'aiuto se si rappresenta un sostegno (e il termine assume anche una valenza collusiva) a ciò che "è disagio", non lavorando su "ciò che crea disagio".
    Utilizzo l'esempio di ama sui corsi preparto. Una cosa è un intervento di prevenzione che sensibilizzi su quelle che sono le possibili difficoltà psichiche durante la gravidanza o il post-parto (di modo che si possa eventualmente riconoscerle e rivolgersi ad uno specialista), tutt'altra è sostenere una donna in difficoltà senza lavorare su ciò che è alla base, sul livello strutturale che fa sì che quella donna si senta in difficoltà. E questo è un livello a cui può lavorare uno psicoterapeuta.
    Mi sembra ancora più lampante l'esempio dello "sfogo", dove il concetto stesso rimanda all'espulsione che non all'elaborazione. Dopo che una persona si sfoga senza avere l'opportunità di iniziare a confrontarsi con i propri aspetti, ad esempio, proiettivi, la situazione non si ripresenterà tale e quale? Credo di sì. Ecco perchè, secondo il mio modo di vedere, l'intervento clinico, e concordo con ikaro, è prerogativa degli psicoterapeuti.

    Un saluto
    gieko

  6. #51
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Se usassimo di più l'immaginazione invece di focalizzarci sulle parole (per giunta in una chat) forse riusciremo a comprendere meglio le potenzialità del lavoro di uno psicologo senza doverlo necessariamente paragonare a quello di uno psicoterapeuta (x tutti molto chiaro).

    Avere un pò di ansia o essere tristi per qualcosa (dove chiunque nella sua stessa posizione sarebbe triste o ansioso) è ben diverso da avere un disturbo di ansia generalizzato o un disturbo depressivo magiore ecc

    Per cui se x esempio una ragazza di 17 anni, con madre deceduta e padre alcolista, decide di rivolgersi ad uno psicologo perché è confusa e la situazione sta diventando più grande di lei...perché dovrebbe affrontare una psicoterapia?
    Chiunque al suo posto starebbe da schifo e chiunque al suo posto probabilmente non saprebbe che fare...
    io credo che lo psicologo sarebbe di grande aiuto x lei

    Ps: focalizziamoci sulla ragazza, il mio è solo un esempio

  7. #52
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Se usassimo di più l'immaginazione invece di focalizzarci sulle parole (per giunta in una chat) forse riusciremo a comprendere meglio le potenzialità del lavoro di uno psicologo senza doverlo necessariamente paragonare a quello di uno psicoterapeuta (x tutti molto chiaro).
    Personalmente non faccio nè paragoni nè valutazioni di superiorità o inferiorità, ritengo semplicemente che il sostegno psicologico è una tipologia di intervento epistemologicamente poco e mal fondata e cerco di motivare la mia posizione. Dopo di che allo psicologo competono perfettamente le aree della diagnosi, della prevenzione etc.
    Forse non è tanto in gioco "l'attaccarsi alle parole", quanto il cercare di intedersi sui concetti e di motivare le proprie posizioni.

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Avere un pò di ansia o essere tristi per qualcosa (dove chiunque nella sua stessa posizione sarebbe triste o ansioso) è ben diverso da avere un disturbo di ansia generalizzato o un disturbo depressivo magiore ecc
    Nessuno ha mai detto il contrario. Ma faccio due considerazioni. La prima è molto semplice: non credo che chi riesca ad affrontare - con tutte le difficoltà, le gioie e i dolori - le avversità della vita, momenti di ansia e tristezza inclusi, si rivolga ad uno specialista. Evidentemente è presente una struttura identitaria flessibile ed stabile al contempo che permette di non "mandare in crisi" il sistema (trovo molto interessante a tal proposito la visione di Philip Bromberg, il cui testo è di recente stato tradotto in italiano, dello "stare negli spazi" costituiti dalle diverse rappresentazioni del Sè come "salute" del soggetto). I vissuti emotivi, poi, sono soggettivi e rimandano comunque alla struttura identitaria sottostante in ciascono di noi. Questo significa che di fronte ad uno stesso fenomeno si possono provare emozioni anche simili ma non identiche, ma soprattutto che rimandano a rappresentazioni e associazioni peculiari per ogni individuo. Ecco che un momento d'ansia può significare qualcosa di profondamente differente per diverse persone, fino a rappresentare qualcosa di ingestibile per alcune.

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Per cui se x esempio una ragazza di 17 anni, con madre deceduta e padre alcolista, decide di rivolgersi ad uno psicologo perché è confusa e la situazione sta diventando più grande di lei...perché dovrebbe affrontare una psicoterapia?
    Chiunque al suo posto starebbe da schifo e chiunque al suo posto probabilmente non saprebbe che fare...
    io credo che lo psicologo sarebbe di grande aiuto x lei

    Ps: focalizziamoci sulla ragazza, il mio è solo un esempio
    Di nuovo: se lei chiedesse aiuto psicologico, perchè no? Forse c'è a priori un'idea di psicoterapia come qualcosa di estremamente pesante, di cui è difficile vederne l'utilità...
    Dici, poi, che lo psicologo sarebbe di grande aiuto. Posso anche essere d'accordo, ma mi chiedo cosa tu indenda e in che modo. Se pensi che consolare e sostenere, siano le modalità allora non mi trovi d'accordo, per il semplice motivo che ci si immetterebbe, tra le altre cose, in una situazione di "riparazione" che non porterebbe da nessuna parte, se non magari a diventare la "nuova famiglia" della paziente. Se l'intervento dello psicologo è effettuato a partire dall'osservare - e qui si pone il problema della terapia con gli adolescenti in cui le strutture identitarie sono ancora mobili - cosa sta avvenendo a livello strutturale ed intervenire di conseguenza, allora credo che si potrebbe aiutare questa ragazza vedendo cosa succede per lei e tra noi e lei, e aiutandola a determinarsi liberamente per come lei vorrà essere. Ovviamente è chiaro che a livello tecnico si procederebbe in maniera differente da una terapia con un adulto, ma la teoria di riferimento deve rimanere la stessa.

    Saluti
    gieko

  8. #53
    Partecipante Esperto L'avatar di wundt_12
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    ti scrivo una definizione presa da distanza.net che secondo me riguarda uno dei punti del lavoro dello psicologo...

    Il counseling psicologico è un forma di intervento professionale, rivolta ad individui che non presentano patologie psichiche o disturbi della personalità, aree di competenza dello psicoterapeuta. Anche se il termine counseling richiama alla mente la parola "consiglio", questa attività non consiste nel trovare o proporre soluzioni, ma nel promuovere lo sviluppo, l'autonomia e la valorizzazione delle risorse personali del cliente.

    In un setting di consulenza sono risolte problematiche prevalentemente di carattere cognitivo e il focus dell'intervento diviene il "qui e ora". Il counseling è un approccio che mette in condizione i clienti di sviluppare una maggiore consapevolezza del proprio agire e di strutturare delle abilità per affrontare problematiche di carattere professionale e/o personale.


    Inoltre, giusto per completezza, mi hanno fatto fare + di un esame nel quale venivano distinti 3 ambiti di applicazione della psicologia: Il counseling, che abbiamo già visto; la consulenza, legata all'ambito medico legale peritale; e la consultazione che invece rinvia ad una psicodiagnostica a 360° conprendente la somministrazione di test.
    Vedi io nn posso che continuare ad affermare certe cose visto che fanno parte della mia formazione universitaria e tra l'altro si avvicinano al mio modo di vedere la professione. Purtroppo non ho ancora avuto modo di mettere in pratica i miei saperi visto che sono un laureando quindi non so se queste nozioni sono fattibili nella vita reale anche se ribadisco che la comunità scientifica degli psicologi afferma queste stesse cose.
    Sasi

  9. #54
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    So bene che cosa si intenda per "counseling" o per "sostegno" (anche se quest'ultimo è un concetto molto meno definito e fondato teoricamente), e credo che su questo ci si intenda tutti quanti.
    La definizione che viene riportata non cambia nulla e lascia in me aperto l'interrogativo che sto ripetendo da più e più post: come "aumentare una maggiore consapevolezza del proprio agire e strutturare delle abilità per affrontare problematiche di carattere professionale e/o personale" se queste non sono presenti nella struttura del soggetto a causa di rigidità dello stesso? Non è questo il lavoro della psicoterapia (almeno di alcuni orientamenti)? Mi sembra che si insegua una chimera, ovvero un desiderio "illusiorio", "proiettivo" di benessere che è legato ai conflitti ed alle rappresentazioni interne, e che pertanto si colluda fortemente.
    Dal mio punto di vista l'intervento di counseling non può cogliere la richiesta profonda che il paziente porta, rifugiandosi nella comoda, ma per nulla fondata epistemicamente, distinzione tra sanità e psicopatologia secondo un modello medico che considera come criterio l'assenza/presenza di sintomi.
    Ma se anche una difficoltà lavorativa, una separazione, una particolare scelta di vita, la richiesta di stare "meglio" ed essere più "capaci" fossero dei sintomi di una struttura che sta perdendo il proprio equilibrio, che non riesce più ad auto e mutuo regolarsi?
    Sono molto scettico sul fatto che una semplice caratterizzazione dell'intervento in base a caratteristiche estrinseche (assenza di sintomi, carattere cognitivo, focus sul "qui e ora") possa fondare epistemicamente un intervento. Curiosamente manca spesso in queste definizioni un tentativo di chiarire quale sia la teoria di riferimento, come si articoli etc...

    Un saluto
    gieko

  10. #55
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Premetto che la mia affermazione "attaccarsi alle parole" era riferita ad ikaro78, che dopo aver estrapolato una frase (x giunta la meno rilevante) appartenente ad un contesto più ampio (l'esperienza del tirocinio di ama77 molto significativa x quello che stiamo trattando) se ne è uscito con:"Questa è suggestione allo stato puro, non aggiungo altro, è davvero questo il nostro lavoro?" In seguito se poi corretto dicendo "non era riferita solo alla frase che ho quotato (e in ogni caso hai scritto "spesso" e non "pochi casi particolari"..)"... non vi sembra questo un attaccarsi alle parole?
    Penso anche che uscirsene in questa maniera è troppo facile! Perché non ci racconta la sua esperienza di tirocinio e quello che secondo lui è il lavoro di uno psicologo senza doversi aggrappare alle parole di ama77? magari poi noi proveremo a sforzarci a non attaccarci alle sue,cercando di capire invece cosa sta dicendo..
    Quanto a te mio caro geiko quello che stai provando a dire e ridire nei diversi post, non è assolutamente sbagliato..i tuoi discorsi non fanno uno piega, ma questo è una cosa a parte! Per un attimo infatti lo psicologo era stato di nuovo tagliato fuori da delle competenze che gli spettano, confondendole con quello che secondo te sarebbe più appropriato.
    Gli esempi che porto sono proprio rivolti a te per farti capire che non necessariamente e solo lo psicoterapeuta è in grado di trattare queste tematiche; certo è che se un paziente va da uno psicologo che è anche psicoterapeuta, tanto di guadagnato!ha senza dubbio più esperienza e conoscenza nell'affrontare le diverse situazioni.


    Ti porto un altro esempio:
    La mia casa viene distrutta in un terremoto, così come tutti i miei sacrifici..
    Proprio nel momento del bisogno parenti e amici si volatilizzano nel nulla così come lo stato! mi sento soffocare, mi sento perso... la mia vita è andata a putt... in un attimo..

    Posso o no andare da uno psicologo?
    immagino di si!
    E' normale o no che io mi senta uno schifo?
    immagino di si!
    Cosa c'è da capire nel non riuscire a non avere la forza per ricominciare tutto da capo?
    alcuni ce la fanno, alcuni hanno bisogno di una mano nel far questo

    Lo psicologo a quel punto non sarà un gabinetto dove il pz vomiterà tutto il suo disagio...ne tanto meno lo studio dello psicologo non sarà la sua nuova casa!
    ma sarà il luogo adatto per quella persona nel contenere la sua angoscia, per essere sentito e capito nel suo dolore e ancora uno spazio di riflessione dove poter iniziare a vedere un barlume di speranza e di forza.

    Ma ti immagini se per un attimo lo psicologo gli rispondesse: guardi le conviene andare da uno psicoterapeuta così capirà meglio che carenza di base ha nel non riuscire ad affrontare le situazioni problematiche.. dove molta altra gente al suo posto non si farebbe aiutare proprio da nessuno. (sto assolutamente esagerando il tutto)


    Se poi questo stesso paziente ha effettive carenze proprie nel affrontare le diverse situazioni della vita a quel punto un secondo lavoro di tipo psicoterapeutico è più che consigliabile

  11. #56
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Premetto che la mia affermazione "attaccarsi alle parole" era riferita ad ikaro78, che dopo aver estrapolato una frase (x giunta la meno rilevante) appartenente ad un contesto più ampio (l'esperienza del tirocinio di ama77 molto significativa x quello che stiamo trattando) se ne è uscito con:"Questa è suggestione allo stato puro, non aggiungo altro, è davvero questo il nostro lavoro?" In seguito se poi corretto dicendo "non era riferita solo alla frase che ho quotato (e in ogni caso hai scritto "spesso" e non "pochi casi particolari"..)"... non vi sembra questo un attaccarsi alle parole?
    Fino a prova contraria il nostro è un lavoro che si fonda sui poteri della parola e del linguaggio, quindi se permetti mi ci attacco eccome alle parole, del resto qualcuno ben più autorevole di me ha parlato dell'uomo come "parlessere". E poi da che pulpito, mi verrebbe da dire, non ti stai forse attaccando alle mie parole, citandomi e/o quotandomi?

    Penso anche che uscirsene in questa maniera è troppo facile! Perché non ci racconta la sua esperienza di tirocinio e quello che secondo lui è il lavoro di uno psicologo senza doversi aggrappare alle parole di ama77? magari poi noi proveremo a sforzarci a non attaccarci alle sue,cercando di capire invece cosa sta dicendo..
    Ho capito benissimo cosa vuole dire Ama e non lo condivido nella maniera più assoluta, ho fatto un tirocinio molto simile al suo, presso una UO di Psicologia Clinica di un ospedale, lavorando - guarda un pò! - in un hospice per malati terminali, ebbene: rilancio e confermo quanto già abbondantemente esplicitato: la clinica agli psicoterapeuti. Passo e chiudo!

    Saluti,
    ikaro

  12. #57
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Dagli ultimi interventi mi sembra confermata l'idea del sostegno psicologico come "accoglimento", "incoraggiamento", "conforto", "spazio di sfogo" e così via.
    Continuo ad interrogarmi sull'utilità di un intervento del genere, ben diverso da una prevenzione. Non capisco come si possa essere d'aiuto se si rappresenta un sostegno (e il termine assume anche una valenza collusiva) a ciò che "è disagio", non lavorando su "ciò che crea disagio".
    Nel caso del paziente con la casa distrutta, lo psicoterapeuta che gli fa, gli ricostruisce una casa? (ciò che gli crea disagio)

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sembra ancora più lampante l'esempio dello "sfogo", dove il concetto stesso rimanda all'espulsione che non all'elaborazione. Dopo che una persona si sfoga senza avere l'opportunità di iniziare a confrontarsi con i propri aspetti, ad esempio, proiettivi, la situazione non si ripresenterà tale e quale? Credo di sì. Ecco perchè, secondo il mio modo di vedere, l'intervento clinico, e concordo con ikaro, è prerogativa degli psicoterapeuti.
    quali aspetti proiettivi, quelli relativi a non avere più una casa?

    Chiedo scusa, stavo un po ironizzando....non vuole essere una mancanza di rispetto per geiko che per giunta scrive cose interessanti

  13. #58
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    quali aspetti proiettivi, quelli relativi a non avere più una casa?
    "Suvvia signor Rossi, capisco che deve essere 1 duro colpo per lei, ma non sia così avvilito! Dopo tutto le poteva cadere una tegola in testa, e invece no! E' ancora qui, sano e salvo... Vedrà, la troveremo presto una casa!"

  14. #59
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Quanto a te mio caro geiko quello che stai provando a dire e ridire nei diversi post, non è assolutamente sbagliato..i tuoi discorsi non fanno uno piega, ma questo è una cosa a parte! Per un attimo infatti lo psicologo era stato di nuovo tagliato fuori da delle competenze che gli spettano, confondendole con quello che secondo te sarebbe più appropriato.
    Gli esempi che porto sono proprio rivolti a te per farti capire che non necessariamente e solo lo psicoterapeuta è in grado di trattare queste tematiche; certo è che se un paziente va da uno psicologo che è anche psicoterapeuta, tanto di guadagnato!ha senza dubbio più esperienza e conoscenza nell'affrontare le diverse situazioni.
    Scusa ma non riesco proprio a capire come puoi affermare al contempo che i miei discorsi non fanno una piega e cercare di convincermi del contrario. In sostanza consideri corretto che sia lo psicoterapeuta ad occuparsi di una domanda di cura (in qualsiasi forma essa venga presentata, compresa "non c'è niente che non va, voglio solo migliorarmi..."), anche perchè, dici, ha più esperienza e preparazione, eppure ritieni che questo sia anche di pertinenza dello psicologo.
    Faccio presente che non taglio fuori lo psicologo dalle competenze che gli spettano, ma ce n'è una, il "sostegno",
    su cui trovo che ci sia un fondamentale errore di ordine teorico ed epistemico. Curiosamente, dal momento che non è la prima volta che mi trovo a discutere questo tema, nessuno ha mai presentato una teoria di riferimento, un'idea di soggetto e di psicopatologia che trovi anche nel sostegno un intervento fondato e motivabile.

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Ti porto un altro esempio:
    La mia casa viene distrutta in un terremoto, così come tutti i miei sacrifici..
    Proprio nel momento del bisogno parenti e amici si volatilizzano nel nulla così come lo stato! mi sento soffocare, mi sento perso... la mia vita è andata a putt... in un attimo..

    Posso o no andare da uno psicologo?
    immagino di si!
    E' normale o no che io mi senta uno schifo?
    immagino di si!
    Cosa c'è da capire nel non riuscire a non avere la forza per ricominciare tutto da capo?
    alcuni ce la fanno, alcuni hanno bisogno di una mano nel far questo
    Penso che tu possa fare tutti gli esempi che vuoi ma il discorso non cambi un granchè. La questione è sempre la medesima: qulunque sia il motivo della domanda, essa è presente ed è domanda di cura (sebbene a volte profondamente e dolorosamente nascosta e lacerante). Ecco cosa c'è da capire: "perchè visto che è successo questo evento non sono stato capace di farvi fronte e mi ha turbato a tal punto da richiedere aiuto?" L'evento non ha valore determinante in sè, ma è piuttosto il come lo viviamo che può essere fonte o meno di sofferenza.

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Lo psicologo a quel punto non sarà un gabinetto dove il pz vomiterà tutto il suo disagio...ne tanto meno lo studio dello psicologo non sarà la sua nuova casa!
    ma sarà il luogo adatto per quella persona nel contenere la sua angoscia, per essere sentito e capito nel suo dolore e ancora uno spazio di riflessione dove poter iniziare a vedere un barlume di speranza e di forza.
    Scusa e chi lo dice che non divenga il "gabinetto" o la "nuova casa"? Tu o il paziente? E se lo divenisse come ti comporteresti? Asseconderesti il desiderio o cercheresti di lavorare sul perchè c'è bisogno che lo studio diventi un gabinetto dove gettare le proprie proiezioni? E questo non è ad esempio l'oggetto di una interpretazione possibile e dell'apertura di uno spazio di lavoro in cui siano meno presenti quote di proiezione? Uno psicologo non ha la preparazione per un intervento del genere...

    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Ma ti immagini se per un attimo lo psicologo gli rispondesse: guardi le conviene andare da uno psicoterapeuta così capirà meglio che carenza di base ha nel non riuscire ad affrontare le situazioni problematiche.. dove molta altra gente al suo posto non si farebbe aiutare proprio da nessuno. (sto assolutamente esagerando il tutto)
    Se servisse a far sì che quella persona stesse meglio perchè non farlo? Paura di fare brutta figura, di ammettere dei limiti, di deludere il paziente? Se così fosse sarebbero problemi nostri che potrebbero divenire anche suoi ed essere molto peggio di un invio pronto e tempestivo ad uno psicoterapeuta.
    gieko

  15. #60
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Ho capito benissimo cosa vuole dire Ama e non lo condivido nella maniera più assoluta, ho fatto un tirocinio molto simile al suo, presso una UO di Psicologia Clinica di un ospedale, lavorando - guarda un pò! - in un hospice per malati terminali, ebbene: rilancio e confermo quanto già abbondantemente esplicitato: la clinica agli psicoterapeuti. Passo e chiudo!
    abbondantemente esplicitato....quando? scusami non posso attaccarmi alle tue parole perché sinceramente non hai ancora detto niente di concreto! se dovessi sommare i tuoi post e ne dovessi fare una sintesi non ne ricaverei un fico secco!
    probabilmente avrai risposto ad altri dove io purtroppo non c'ero, ed immagino che gran fatica dover ripetere le stesse cose soprattutto se incontri qualcuno che ne modifica il significato, o sposta attenzione su di un concetto più marginale.

    Un saluto

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