Ultima modifica di magicbox : 10-01-2008 alle ore 12.41.51
giustissimo...i pazienti hanno diritto in parte di sapere la tua vita privata e secondo la sistemica (ad es.) solo se questo può fungere da contenitore...in ogni caso la nostra religiosità cerdo sia da discutere sul piano scentifico...e poi alla freud: ammettere di essere ateo nn è mica un reato o un atto di vanteria...è solo un modo divergente di vedere le cose dalla massa...che sta forse meglio rispetto a chi nn crede...
Io credo che la psicologia è nata con il fine di aiutare gli altri e che il tizio che ha parlato in tv dovrebbe leggersi qualche bel volumozzo di storia della psicologia, per capire che non esiste un orientamento cattolico e uno non cattolico nella psicologia, se come presupposto fondamentale di ogni approccio ci sta quello del conoscere per cambiare in meglio.
Non vedo inoltre un abisso tra scienza e religiosità, per il semplice fatto che sono le persone a filtrare e utilizzare le conoscenze come modelli di comportamento e che quindi sono le singole persone stesse a servirsi di una cosa per fare il bene o il male.
Poi ci sarebbe da chiedersi: essere cattolici garantisce che si sta facendo una cosa buona per gli altri? No, non lo garantisce. Perchè, da cattolica abbastanza praticante, ma che ama seguire quella parte buona di chiesa che sta in mezzo alla gente senza troppi toni accusatori e moraleggianti, posso dire di aver conosciuto atei eccezionali, umanamente e professionalmente grandi, e cattolici con una doppia faccia che sbattono le porte in faccia ad altri con un pò troppa presunzione.
Così come, per carità, esistono cattolici che fanno delle cose eccezionali.
Secondo me conta ciò che si fa in nome di un ideale, che per me può essere cattolico, per un altro può essere buddista, per un altro un'altra cosa ancora.
Conta ciò che si fa attraverso un metodo, non il metodo in sè e per sè.
Ultima modifica di valevalens : 10-01-2008 alle ore 20.06.04
d'accordissimo cn te, valevalens...infatti ciò in cui si dv crdere è l'uomo e tt ciò che è capace di compiere cn le sue forze e ciò a cui siamo sempre grati che sia una forza che vada aldilà, che siano i nostri genitori o i nostri avi......ciò che ci distingue è proprio questo...poi viene la religione...che sia gesù..allah o budda....
Forse alzerò un vespaio ma mi sembrava giusto prendere in esame quest'articolo...
Se gli psicoterapeuti non rispettano i valori religiosi - Se gli psicoterapeuti non rispettano i valori religiosi pubblicato su Avvenire del 06.01.2008, pag. 12 - notizie AIPPC
Il presidente dell’Arcigay ascolti i miei pazienti - «Il presidente dell’Arcigay ascolti i miei pazienti»
Ultima modifica di wundt_12 : 11-01-2008 alle ore 11.21.09
Sasi
A mio parere, la questione più importante riguarda
a) il dibattito su neutralità/non neutralità dei terapeuti
b) Le tecniche utilizzate nel corso della psicoterapia (uso/non uso della suggestione, ad esempio)
Allego un articolo, secondo me iinportante, di Kachele e Schachter, pubblicato su "Psychoanalytical Psychology" che discute entrambe le questioni.
Credo che, sia per la reputazione degli autori che della rivista da cui è tratto, possa contribuire ad una discussione proficua sull'argomento
Buona vita
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 15-01-2008 alle ore 16.45.24
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
E ne aggiungo un altro, tratto dal "Journal of Individual Psychology", dal titolo "In defence of benevolent neutrality: against a 'Spiritual Strategy'"
Buona vita
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 15-01-2008 alle ore 16.45.24
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
questa discussione mi sembra molto interessante ed equilibrata, con diversi spunti di riflessione.
vi invio da parte del prof. Cantelmi una sua riflessione:
"Vorrei precisare che se il terapista esplicita i propri codici valoriali, ciò non significa che gli stessi debbano essere “utilizzati” nelle terapie: questo significherebbe un pericoloso sincretismo. Perciò non esiste una psicoterapia “cattolica”, ma un terapeuta cattolico, che non è la stessa cosa".
Il tizio che si è finto gay lo ha fatto con un unico scopo: strumentalizzare il tutto per buttare fango e screditare uno psicologo cattolico.
Probabilmente aveva bisogno davvero di una terapia psicologica seria...
Già me lo vedo stravolto alzarsi dal letto, andare in bagno mentre si lava i denti che dice tra sè e sè: stamattina vado da uno psicologo che ho visto uscire di chiesa così, prima mi fingo gay-recito ben bene la parte-gli dico un pò di balle e poi...tiè...il giorno dopo, subito in prima pagina scriveranno: visto 'sti cattolici de' mXXXX che combinano..!
Ultima modifica di valevalens : 11-01-2008 alle ore 19.23.35
Il tizio che si è finto gay era un giornalista... quindi stava sì recintando una parte, ma è una parte stessa del suo lavoro.
Il fatto che volesse strumentalizzare la cosa mi pare facile da dire ora, che si è scoperto ciò. Se invece avesse scoperto che c'era un gruppo di parroci pronti ad accogliete il suddetto signore e lui avesse scritto ciò, nessuno avrebbe parlato di strumentalizzazione.
Il fatto che avesse bisogno di una terapia psicologica è una tua opinione... ma mi pare un po 'dura da sostenere con i dati che abbiamo in mano sul suo conto.
Não sei o motivo pra ir
só sei que não posso ficar
não sei o que vem a seguir
mas quero procurar.
(Mafalda Veiga)
Il mio blog
Beh, non è proprio una mia opinione, ma una precisa diagnosi formulata dallo psicologo in questione che in quanto iscritto a un ordine non credo che avrà riformulato per ritrattare, a meno che non si voglia mettere in dubbio la professionalità dello psicologo.
Nell'articolo infatti scrive: "...ha dichiarato una serie di abusi e di essere in crisi nel suo matrimonio. Al termine di un accurato studio psicodiagnostico e sulla base dei suoi racconti gli è stata consigliata una terapia cognitivo-comportamentale, non è stata diagnosticata l’omosessualità, ma una condizione di immaturità affettiva, non ha fatto alcuna terapia"
Immaturità affettiva, condita da recita per incastrare qualcuno, beh...non mi sembra un tantino segno di equilibrio. Anche perchè avrebbe potuto benissimo chiedere allo psicologo un'intervista in piena regola e domandargli cosa ne pensa dell'omosessualità.
Rispondo solo a questo e poi cerchiamo di tornare In Topic: è una diagnosi basata su un racconto falso... lo dici tu che recitava, come si fa a fare una diagnosi su un personaggio inventato, per di più basandosi sui racconti di quella stessa persona?
La strategia che lui ha seguito per fare il suo lavoro è una cosa... la discussione qui verteva su altro. Comunque, se i signori non avessero avuto nulla da nascondere, non ci sarebbe stato nessun problema....Immaturità affettiva, condita da recita per incastrare qualcuno, beh...non mi sembra un tantino segno di equilibrio. Anche perchè avrebbe potuto benissimo chiedere allo psicologo un'intervista in piena regola e domandargli cosa ne pensa dell'omosessualità.![]()
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mah, il fatto è che mi sfugge l'obiettivo del giornalista: dimostrare che i cattolici considerano malati gli omosessuali?
Beh, non c'è riuscito perchè lo psicologo ha detto di non aver mai fatto una diagnosi di omosessualità, ma di altro.
E credo di essere in topic perchè sono stati citati gli articoli dove questo è scritto a chiare lettere.
Per parte mia, ritengo sarebbe molto interessante poter discutere direttamente e pubblicamente con il prof. Cantelmi. Credo potremmo tutti provare ad imparare anche dai colleghi dei quali non condividiamo le scelte. Devo dire che sarebbe una mia ambizione precisa quella di far sì che Ops possa diventare un forum sul quale si discutono le idee (anche ferocemente) ma non le persone.
Ad esempio, io sarei interessato a comprendere meglio la differenza tra "esplicitare" i codici valoriali ed "utilizzarli". La lettura che il paziente fa delle comunicazioni del terapeuta, in una forma di terapia che utilizzi il transfert, rende - a mio parere - rischioso e difficile distinguere tra quali affermazioni del terapeuta verranno utilizzate dal paziente come "esplicitazione" e quali, invece, come "utilizzo". Capisco che sia difficile rendere l'idea di come ciò possa avvenire senza violare la riservatezza o il segreto professionale, ma ritengo che lo staff del prof. Cantelmi sia in grado di farlo.
Per il momento, sono sulla posizione di chi considera la "neutralità" un punto di riferimento da mantenere, sapendo che la neutralità assoluta è non solo impossibile ma anche controproducente. Ma ho necessità di capire meglio la questione per farmi un'idea più chiara e meno teorica.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126