Quoto Gieko e, in maniera forse poco "politically correct", eliminerei il "magari mi sbaglio".

Credo inoltre che, per quanto didatticamente sia molto in uso, la distinzione di Ama "presenza/assenza di patologia" sia in sè pericolosa perchè molto prossima ad una medicalizzazione della nostra epistemologia e quindi dei nostri interventi, oltre a porsi come questione paradossale: definire la "presenza/assenza di patologia" implica di per sè 1 atto diagnostico precedente all'intervento psicologico, insomma, mi sembra che siamo in perfetta sintonia con Cancrini&C.
ikaro
Certo: ci vuole un evento che fa crisi e/o rottura che porti il soggetto ad una richiesta d'aiuto allo psicologo. Ma come possiamo a priori sapere se ci troviamo di fronte ad 1 stato di presenza o assenza di patologia (per utilizzare i termini della questione utilizzati da Ama, che comunque non condivido per il discorso di cui sopra...)? Stante la distinzione di Ama, dovremmo comunque fare una diagnosi che escluda 1 struttura patologica (magari latente e non scatenata)? Ma questo necessita, a mio modesto parere, 1 formazione clinica psicoterapeutica e personale.
Questa è suggestione allo stato puro, non aggiungo altro, è davvero questo il nostro lavoro?
Metto per un attimo da parte la questione "suggestione" per non andare fuori tema. Tengo a precisare, tuttavia, che non era riferita solo alla frase che ho quotato (e in ogni caso hai scritto "spesso" e non "pochi casi particolari", come poi hai rettificato). Nella struttura dove fai il tirocinio i colleghi dipendenti o liberi professionisti che lavorano per la U.O. (non i tirocinanti) sono psicologi psicoterapeuti o solo psicologi? Suppongo psicoterapeuti (può essere che ci sia un consulente libero professionista specializzando psicoterapeuta). Come mai? Vorrà dire qualcosa o no? Per come la vedo io la clinica agli psicoterapeuti, anche in formazione s'intende.
Fino a prova contraria il nostro è un lavoro che si fonda sui poteri della parola e del linguaggio, quindi se permetti mi ci attacco eccome alle parole, del resto qualcuno ben più autorevole di me ha parlato dell'uomo come "parlessere". E poi da che pulpito, mi verrebbe da dire, non ti stai forse attaccando alle mie parole, citandomi e/o quotandomi?
Ho capito benissimo cosa vuole dire Ama e non lo condivido nella maniera più assoluta, ho fatto un tirocinio molto simile al suo, presso una UO di Psicologia Clinica di un ospedale, lavorando - guarda un pò! - in un hospice per malati terminali, ebbene: rilancio e confermo quanto già abbondantemente esplicitato: la clinica agli psicoterapeuti. Passo e chiudo!
"Suvvia signor Rossi, capisco che deve essere 1 duro colpo per lei, ma non sia così avvilito! Dopo tutto le poteva cadere una tegola in testa, e invece no! E' ancora qui, sano e salvo... Vedrà, la troveremo presto una casa!"
Non ho scritto "abbondantemente esplicitato da me", ma "abbondantemente esplicitato" e basta, in questa discussione è stato esplicitato molto bene da Gieko - con il quale mi trovo spesso d'accordo su questi temi - comunque sono diverse discussioni che lo dimostrano, basta che spulci il forum se sei interessata, quanto al niente di concreto ti sbagli: ho persino simulato Kaory_78 alle prese con un terremotato, più concreto di così!!
Aho, io non c'ho capito niente, qualcuno mi illumini!!
Puoi spiegare questo punto Ama? Credo di non aver capito...
In verità ho espresso la mia posizione nei miei primi due interventi, sotto forma di interrogativo, nel senso che criticavo quanto argomentato da Ama.
Però non hai saputo contro-argomentare.
"Ma come possiamo a priori sapere se ci troviamo di fronte ad 1 stato di presenza o assenza di patologia (per utilizzare i termini della questione utilizzati da Ama, che comunque non condivido per il discorso di cui sopra...)? Stante la distinzione di Ama, dovremmo comunque fare una diagnosi che escluda 1 struttura patologica (magari latente e non scatenata)? Ma questo necessita, a mio modesto parere, 1 formazione clinica psicoterapeutica e personale"