Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Comunque, dato che Alpha ha chiesto dov'ero, ebbene, sono qui.
Allego un articolo di Davezies che tradussi tempo fa, sulle conseguenze del mobbing.
Buona vita
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 20-05-2008 alle ore 08.12.12
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Alessandro aveva chiesto di te
Comunque si, le aziende non si buttano in opere di prevenzione senza avere un ritorno economico...nemmeno lo stato (e questo mi preoccupa di più).
O.T. - Hai ragione Alpha, scusami per la svista.
fine O.T.
Buona vita
Guglielmo
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Willy ci sei mancato!
Grazie per l'allegato, domani lo leggo che ora sto a pezzetti...
Notte
Ale
Allora, dato che oggi è domanite ne aggiungo un altro
Ultima modifica di willy61 : 20-05-2008 alle ore 08.12.12
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Ragazzi ecco il Post sulle conseguenze per l'azienda...Fatemi sapere cosa ne pensate e se volete integrate con il vostro materiale! Io continuo a scrivere ma a volte è davvero dura: sono disorientato dalla quantità di diramazioni argomentative che potrei intraprendere e quindi sto cercando di fare un piano mentale (e scritto) dello sviluppo del discorso per non renderlo nè troppo dispersivo nè troppo circoscritto! Speriamo alla fine venga fuori un'opera completa ed esaustiva...
Vi saluto forte!
Alessandro
Le conseguenze per l’azienda
Il Mobbing ha conseguenze disastrose anche per le organizzazioni e non solo dal punto di vista economico: gli effetti negativi si esplicitano nella riduzione dell’efficacia produttiva, nell’alterazione del clima organizzativo e dell’immagine “sociale”. Per quanto riguarda i “danni economici” per le aziende in Italia, una valutazione dell’Organizzazione del lavoro, stima che il costo totale annuo di un processo di Mobbing in un’azienda di circa 1000 dipendenti raggiunga i 150.000 euro; invece negli Stati Uniti, secondo una stima dell’Ufficio Internazionale del lavoro effettuata nel 1998, si prevedono perdite di circa 200 milioni di dollari per le imprese sottoposte a tali situazioni; infine citiamo la Germania dove, alcune ricerche, hanno evidenziato che un lavoratore mobbizzato rappresenta un costo per le aziende variabile in un anno tra i 25.000 euro ed i 75.000 euro . Al di là delle statistiche appena elencate, un caso di Mobbing determina gravi costi aziendali dato che, il più delle volte, le cattive condizioni psicofisiche in cui si trova la vittima rendono necessario sostituirla, con nuove risorse umane da formare, per periodi più o meno lunghi e raddoppiano i costi della singola unità lavorativa azzerando la sua produttività (la copertura retributiva e contributiva del periodo di malattia non è compensata da una forza-lavoro operativa). Quando poi si rilevano danni permanenti alla salute, il mobbizzato è costretto al pre-pensionamento in età relativamente giovane e, questo, comporta un costo davvero notevole per l’azienda; un discorso analogo va fatto, ovviamente, per le spese legali e processuali a carico dell’azienda qualora i conflitti sfocino in cause di lavoro, e per i costi sociali a carico della sanità pubblica in caso di degenerazione del disagio verso malattie professionali.
Analizziamo ora l’incidenza del Mobbing sulla “diminuzione della produttività” in azienda: immaginiamo come possa sentirsi un soggetto sottoposto quotidianamente ad un processo di “svalorizzazione” che, non avendo piena consapevolezza di quello che gli sta accadendo, continui a disperdere le poche energie a disposizione in un’attività che non lo gratifica più da un punto di vista professionale ed emotivo. Secondo I.Corradini: “giorno dopo giorno lo stress diviene sempre più intenso, correlandosi ad una diminuzione del livello di concentrazione nelle proprie attività e questo aspetto, associato alla richiesta di periodi di riposo frequenti, determinerebbe una riduzione del tempo dedicato al lavoro e per l’azienda si tradurrebbe in un calo di produttività”; “la vittima non riuscirebbe più a lavorare con la stessa efficacia ed i cali di prestazione possono raggiungere addirittura l’80% delle capacità lavorative individuali ”. Discorso analogo, ma da una prospettiva diversa, va fatto per il mobber che, impiegando gran parte del suo tempo e delle sue energie per “progettare strategie persecutorie e sabotaggi finalizzati a far commettere al malcapitato degli errori visibili all’azienda”, sottrae tempo prezioso all’impiego delle sue energie per un’ottimizzazione della produttività .
Passiamo ora all’analisi del “danno all’assetto organizzativo”: l’inasprimento delle relazioni interpersonali nell’ambiente di lavoro crea un’alterazione del clima organizzativo, inteso come spazio “emozi onale” all’interno del quale la forza lavoro esprime emozioni, sensazioni e percezioni e può effettuare una valutazione delle caratteristiche dell’organizzazione in cui opera; a seguito di un processo di Mobbing, si determina un’alterata percezione di tale spazio e, la quotidianità degli ambienti di lavoro, assume connotazioni diverse: “atteggiamenti ostili, sospensione della cordialità, battute pungenti, tendenza all’esclusione, difficoltà ad instaurare una conversazione amichevole ” sono solo alcuni esempi delle conseguenze di questo fenomeno sul microclima aziendale. Anche gli addetti ad altre mansioni, essendo coinvolti nel medesimo procedimento produttivo del collega che ha subito Mobbing ed essendo in sinergia con lui, risentono indirettamente del suo stato di insoddisfazione e di inefficienza. Una volta che le difficoltà comunicative hanno raggiunto il loro picco, ristabilire un equilibrio richiede un notevole investimento in termini di energia e soprattutto di capacità di valutazione obiettiva dell’accaduto, dato che spesso “il mobbizzato viene additato come un opportunista che cerca di giustificare la sua tendenza spregiudicata al lassismo ”.
Il “danno sociale” per l’azienda, infine, consiste nella perdita di immagine che l’azienda può subire sul mercato in seguito alla divulgazione di fatti discriminatori nei confronti di dipendenti o ex dipendenti che, per primi, scontenti delle condizioni in cui svolgono o svolgevano la propria attività, possono esprimere nei loro discorsi in altri ambienti un giudizio fortemente negativo sull’azienda in cui sono o erano impiegati. La cosiddetta dinamica del “passaparola” può così innescarsi molto facilmente e, come ben si sa, il più delle volte ciò che viene divulgato da persona a persona è probabile anche che venga, consapevolmente meno, alterato o enfatizzato per fargli assumere ancora più rilevanza. E’ necessario considerare tutte le “spese non misurabili” che derivano dall’insoddisfazione dei clienti determinata dal cattivo comportamento del lavoratore che incontra il pubblico o da un difetto di fabbricazione di un prodotto indotto dalla degenerazione qualitativa dell’operato del lavoratore . In una società basata sull’immagine, qualora si creino le condizioni sopraelencate, le conseguenze in termini di visibilità sul mercato per le aziende sarebbero disastrose ed “il processo di riequilibrio richiederebbe tempo e capacità di intervento specifiche ”
Eccoti i dati bibliografici:
Davezies, Philippe : "Les impasses du harcèlement moral". Travailler - Revue Internationale de Psychopathologie et de Psychodynamique du Travail, 11, 2004. pp.83-90. Martin Média Editeur, Revigny-sur-Ornain
Grenier-Pézé, Marie e coll. : "La notion de harcèlement dans le travail: réparation ou reconnaissance de la souffrance au travail?". Travailler - Revue Internationale de Psychopathologie et de Psychodynamique du Travail, 9, 2002. pp. 189-206. Martin Média Editeur, Revigny-sur-Ornain
Se te ne servono altri, o se ti servono gli originali, dimmelo che te li scannerizzo e te li mando per posta elettronica.
Buona vita e buona tesi
Guglielmo
Ultima modifica di willy61 : 10-02-2008 alle ore 19.03.30
Dott. Guglielmo Rottigni
Ordine Psicologi Lombardia n° 10126
Sei sempre ULTRAGENTILE....
No grazie Willy, mi bastano questi tradotti! Li ho letti tutti di un fiato, mi hanno davvero entusiasmato! Li integrerò nella tesi perchè credo che vadano un tantino più a fondo dei tomi che sto analizzando nella trattazione del Mobbing...
Piuttosto hai letto il mio ultimo Post sulle conseguenze per l'azienda? Che te ne pare?
Un saluto
Ale
Ciao!
Non so se ti può essere utile...l'ISPESL organizza 2 convegni sul mobbing, benessere organizzativo e rischi psicosociali...uno a febbraio e uno in aprile...
ISPESL - Appuntamenti
ciao
Ragazzi qui ho proprio bisogno di voi:
sto scrivendo una parte sui disturbi della personalità nella presunta vittima di Mobbing che potrebbero indurre l'esperto che la esamina ad escludere che essa possa essere tale; inutile dirvi l'enorme difficoltà che sto incontrando nel portarla a termine, non essendo io un laureando in Psicologia bensì in Scienze della Comunicazione. La parte riportata sotto è quello che ho scritto ma vorrei approfondirla e analizzarla meglio... Spero mi possiate dare una mano con i vostri preziosi contributi!
Un Caro Saluto
Alessandro Gallo
Per quanto riguarda la diagnosi di Mobbing, invece, si tratta di effettuare un riconoscimento e una valutazione della situazione attraverso la conoscenza dei segni interpretati come indizi, cercando in tal modo di far luce sulle concause di un certo evento e sui suoi sviluppi successivi. Non è affatto semplice compiere una corretta valutazione del Mobbing, dato che è necessario possedere una conoscenza interdisciplinare degli aspetti che lo caratterizzano, fasi e tipologie comprese: “si dovrebbe perciò utilizzare una diagnosi differenziale che contempli diversi livelli di valutazione e di successivo intervento”. A livello individuale, si pone l’esigenza di analizzare la vittima sotto il profilo della personalità, per poter escludere eventuali patologie di fondo; esempi di patologie di fondo sono quelli che l’APA (Associazione Italiana di Psichiatria) ha definito come: “una struttura stabile di comportamento o di esperienza esterna molto lontana da quella che ci si aspetterebbe per uno specifico contesto socio-culturale, che sin dall’infanzia o dall’adolescenza si presenta come pervasiva, stabile, inflessibile e che comporta un notevole disagio o scadimento nella qualità della vita”. Si rende indispensabile così un’attenta analisi della presunta vittima per escludere patologie non correlabili al Mobbing.
Il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali), suddivide i disturbi di personalità in tre grandi gruppi:
Ø Gruppo A (eccentrico)
- disturbo paranoide;
- disturbo schizoide;
- disturbo schizotipo;
Ø Gruppo B (amplificativi-emotivo)
- disturbo antisociale;
- disturbo istrionico;
- disturbo narcisistico;
- disturbo borderline;
Ø Gruppo C (ansioso pauroso)
- disturbo evitante;
- disturbo dipendente;
- disturbo ossessivo compulsivo;
- disturbo di personalità non altrimenti specificato.
Nella diagnosi di Mobbing è importante che vengano esclusi nel soggetto-vittima disturbi di personalità paranoide caratterizzati da una rigida modalità di pensiero: la diffidenza, la sfiducia, il sospetto di essere danneggiato o sfruttato, la riluttanza a confidarsi con gli altri, lo scorgere significati nascosti o minacciosi, sono alcuni criteri diagnostici per individuare la tipologia del disturbo ed escludere, almeno parzialmente e prima di scandagliare più a fondo la verità, l’ipotesi di Mobbing (fenomeno in cui la persecuzione è “reale” e non frutto dell’immaginazione dell’individuo che sostiene di subirlo).
Mi sembra un po' confuso come discorso.
Più che diagnosi differenziale si dovrebbe verificare l'attendibilità delle informazioni portate dal soggetto, il mobbing di per sè non è una malattia, è una situazione.
I disturbi di personalità (come anche psicosi affettive -depressione, disturbo bipolare...-, nevrosi -disturbo d'ansia generalizzato- e altro) possono essere considerati sotto due aspetti:
- come fattori predisponenti
- come fattori alteranti (in senso percettivo)
Mi spiego meglio...
- una persona affetta da un disturbo anancastico (ossessivo compulsivo nel DSM se non sbaglio), sarà probabilmente più propensa ad essere sottoposta a mobbing, visto che avrà una tendenziale sfiducia di fondo nei propri confronti e nelle proprie capacità.
In questo caso si può parlare di fattore predisponente.
- una persona affetta da disturbo di personalità paranoide, come altri tipi di disagi che causano errori interpretativi, porteranno invece la persona a giudicare erroneamente alcuni normali fatti sociali, ad esempio un normale sguardo tra due colleghi nel proprio campo visivo potrà essere interpretato come "stanno parlando-ridendo di me".
Nel primo caso il mobbing esiste veramente, anche in concomitanza a fattori patologici che ne sono con-causa, nel secondo caso il mobbing può non esistere, o se esiste è forse innescato attivamente dal soggetto.
Quindi non mi sembra tanto corretto parlare di diagnosi differenziale tra mobbing ed altre patologie, sia perchè il mobbing non è una patologia, sia perchè altre patologie possono essere presenti insieme al fenomeno mobbing, ed esserne causa o no.
Anche il termine "diagnosi" di mobbing, messo in un contesto patologico sembra patologizzare il fenomeno mobbing. Sarebbe meglio parlare di riscontro che non di diagnosi.