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  1. #46
    francescosi
    Ospite non registrato
    Discussione appassionata...
    Proverò ad essere più chiaro.
    C'è un grande problema di definizione oggi sul termine psicoanalista e su cosa è l'analisi. E' certamente vero che una distinzione netta come quella che propongo è foriera di semplificazioni eccessive ed errori, ma, se si vuole fare un po' di chiarezza, è l'unica possibile. L'alternativa a ciò che sostengo, è che qualunque scuola può rilasciare il titolo di psicoanalista e poi proporre la terapia della banana (vedi sopra). Un mio amico e collega si fa chiamare psicoanalista e ha sostenuto un percorso formativo in una scuola junghiana con una analisi personale a una seduta settimanale per un ammontare di 80 ore, richieste dalla scuola. Ma quale diavolo di analista serio potrebbe accettare un'analisi che non tenga conto dei tempi del paziente ma richieda solo un quantitativo minimo che induce moltissimi candidati a fermarsi con il minimo richiesto. Perchè chi compie un percorso del genere deve poi potersi fregiare di un titolo identico a chi ha sostenuto un'analisi molto impegnativa?
    C'è un chiaro intento di appropriazione indebita da parte di chi non lo merita, altro che chiusura e rigidità da parte degli analisti, è una legittima difesa dell'identità professionale e dei propri sacrifici.
    Io non ho negato gli straordinari meriti del pensiero di Ferenczi, autore che ho studiato con grande passione, ma Freud in due lettere, una a Jones e l'altra allo stesso allievo critica nettamente le recenti tecniche di Ferenczi e si dice molto preoccupato dei possibili sviluppi futuri, in particolar modo l'abitudine dell'analista ungherese di abbracciare e baciare i pazienti. Vi sentireste di dire che queste tecniche possono far parte del procedimento analitico?
    Ammiro molto Lacan e lo considero un grande analista ma alcuni lacaniani non lo sono affatto e questo non lo dico io, io l'ho solo osservato, lo dice Etchgoien nella sua "fondamenti..." punto di riferimento oggi per le radici della psicoanalisi, in particolare critico sulla libertà degli analisti lacaniani di decidere il momento della fine della seduta. E' paradossale l'analista argentino?
    La citazione del Pcus era solo un esempio come poteva apparire ovvio a chiunque non avesse una volontà di travisare piuttosto che di capire.
    Aggiungo che quelli che propongo sono espedienti necessari per un minimo di chiarezza e difesa dalla jungla che tanto confonde anche il pubblico, ma poi so benissimo che ESSERE uno psicoanalista è cosa ben diversa dall'averne il titolo e questo vale anche per quelli della SPI, ma un minimo di distinzione deve essere fatta, altro che fondamentalismo, quì si rischia il marasma.
    Vi pregherei, in particolare a Geiko, di rispondere a ciò che ho detto e non a ciò che interpretate.

  2. #47
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Ammiro molto Lacan e lo considero un grande analista ma alcuni lacaniani non lo sono affatto e questo non lo dico io, io l'ho solo osservato, lo dice Etchgoien nella sua "fondamenti..." punto di riferimento oggi per le radici della psicoanalisi, in particolare critico sulla libertà degli analisti lacaniani di decidere il momento della fine della seduta. E' paradossale l'analista argentino?
    Il fatto che Horacio Etchegoyen sia critico sul taglio della seduta (a durata variabile, secondo il tempo logico dell'inconscio e non a durata standard, secondo il tempo cronologico) non significa che non sia una seduta di psicoanalisi, altrimenti la teoria e la tecnica di Lacan non verrebbe approfondita nel suo manuale di "tecnica psicoanalitica" per ben due capitoli (uno sul transfert e l'altro sul soggetto supposto sapere) e con continui riferimenti in altre parti del volume. Non è paradossale, è critico: esempio di psicoanalista onesto intellettualmente. D'accordissimo, invece, sui tempi soggettivi delle analisi. (Sottolineo, inoltre, che le analisi lacaniane sono note per la loro durata in molti casi più che decennale).

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 15-02-2008 alle ore 01.42.30

  3. #48
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Sono contento che ti sia spiegato meglio. Posso comprendere il tuo punto di vista ma non ne vedo l'utilità.
    Mi sembra che i tuoi argomenti vadano in due direzioni:
    1. Il definirsi psicoanalista di chi non si riconosce nel pensiero freudiano. Penso che sia importante che la definizione di psicoanalista sia chiara a chi di dovere e a chi ne usufruisce, ovvero al paziente (anche se non l'ha chiara razionalmente magari, ma credo lo senta). Se poi qualcuno se ne "appropria" che importa? Quante volte su questo forum compaiono le parole "analisi personale" quando magari si parla di una psicoterapia cognitivo-comportamentale? Al di là dell'etichetta il percorso sarà quello che sarà in merito alla teoria, al metodo ed alla tecnica che la coppia terapeutica o, nel caso, analitica adotterà. Nel caso della psicoanalisi, secondo il mio modesto parere, il terreno comune è quello delle radici freudiane (per quanto siano considerate criticamente...).
    In fondo, provocatoriamente, mi vien da dire: chi se ne frega se chi non ha fatto un training da psicoanalista si definisce tale, saranno problemi suoi...

    2. Il definirsi psicoanalista di chi si riconosce nel pensiero freudiano ma non appartiene all'IPA. Ritorno al buon Ferenczi, che evidentemente interessa entrambi, anche perchè è il caso emblematico di come le logiche politiche stravolgano lo scopo della ricerca teorica e clinica in psicoanalisi. Siamo d'accordo che i pazienti non si baciano nè si abbracciano. Ma se non fosse stato per gli esperimenti a volte arditi (che credo solo un vero pionere possa permettersi di fare) di Ferenczi non credi che ci sarebbe stata un minor vitalità nel pensiero psicoanalitico? In fondo da molti la tecnica ferencziana è considerata come anticipatrice di concetti come controtransfert e campo analitico (visto che il pensiero ferencziano è arrivato sotterraneamente in Argentina e ha influenzato Racker e i Baranger). Insomma, un po' di eterodossia vitalizza lo sviluppo del pensiero scientifico, immagino che sarai d'accordo. Credo che un discorso analogo valga per Lacan, ma qui ikaro saprà dirti sicuramente di più. Che poi Etchegoyen non sia d'accordo è un parere, autorevole, ma pur sempre tale (contesta anche la teoria del campo analitico dei Baranger, se è per questo, ma è un filone teorico che è oggi estremamente vivo, come dimostrano i lavori di Ferro, Gaburri, Neri...).
    E qui vengo infine alla contestata immagine del PCUS che tu hai proposto, e io sviluppato perchè per evoca simbolicamente un certo tipo di pericolo: la chiusura a salvaguardia di un'identità crea eretici da perseguire e annientare. Il rischio credo che sia, metaforicamente, questo, e non è da poco. La vitalità teorica in psicoanalisi, l'innovazione, il colpo di genio che significa anche rompere con il passato, anche in modo netto a volte, possono diventare pericolosi nemici da combattere, rendendo la psicoanalisi più povera.

    Un saluto
    gieko

  4. #49
    francescosi
    Ospite non registrato
    Complimenti ai miei interlocutori per la preparazione profonda e precisa. Etchegoyen (correggo l'errore), cito a memoria, in un passaggio sostiene che nutre molta ammirazione per l'analista francese, un po' meno per i suoi allievi.
    In una intervista F. Corrao (credo uno dei più grandi psicoanalisti nella storia della disciplina in Italia) racconta che Lacan viveva gli ultima anni della sua vita in una condizione di totale follia ospitando nella sua villa diverse serve africane; ti risulta Icaro? Inoltre volevo chiederti cosa consigli come prime letture a chi ha sempre studiato Lacan solo nei manuali per paura della difficoltà dei testi; con cosa si dovrebbe cominciare?
    Geiko sono d'accordo con ciò che dici sullo sviluppo di nuovi sentieri, anche perché oggi rispetto ai tempi di Ferenczi gli analisti sono più protetti da simili errori grazie alle lunghe analisi didattiche, ma ribadisco che la valorizzazione del titolo di psicoanalista grazie anche ad una difesa dello stesso, non è meno importante.
    Ancora volevo chiedere ad entrambi, avete conoscenza o esperienza della psicoanalisi dei gruppi, vi siete fatti un'opinione della situazione?

  5. #50
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    In una intervista F. Corrao (credo uno dei più grandi psicoanalisti nella storia della disciplina in Italia) racconta che Lacan viveva gli ultima anni della sua vita in una condizione di totale follia ospitando nella sua villa diverse serve africane; ti risulta Icaro? Inoltre volevo chiederti cosa consigli come prime letture a chi ha sempre studiato Lacan solo nei manuali per paura della difficoltà dei testi; con cosa si dovrebbe cominciare?
    No, non mi risulta, mi sembra una leggenda metropolitana, sulle serve africane ovviamente non ne posso sapere nulla , in ogni casò non morì in condizioni di follia, ma morì in seguito ad una lunga malattia (cancro al colon), vide comunque pazienti fino all'ultimo. Se ti interessa la biografia di Lacan, il testo sicuramente più esaustivo è sicuramente quello di Elisabeth Roudinesco (storica e psicoanalista francese): "Jacques Lacan. Profilo di una vita, storia di un sistema di pensiero" edito da Raffaello Cortina negli anni '90 mi pare.

    Quanto alle prime letture, che dire... Lacan è un autore molto ostico (è cosa nota), quindi anche le introduzioni non sono letture semplici. (Credo altresì che le ricadute cliniche del suo pensiero ripaghino gli sforzi teorici).

    A mio modesto parere, una delle più valide introduzioni è il testo di Lemaire A. Rifflet: "Introduzione a Lacan" edito da Astrolabio. Ed anche Bonifati "La psicosi in Jacques Lacan", edito da Franco Angeli.

    Fammi sapere se hai bisogno di qualche informazione in più!

    Saluti,
    ikaro

    P.S. Sui gruppi chiamerei in causa il caro El Loco, se ci sta leggendo! ;-)

  6. #51
    Partecipante Esperto L'avatar di wundt_12
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    Ragazzi vedo che la discussione è ora più indirizzata alla psicanalisi in generale... che dite apro un nuovo 3d dove sposto o cambio il titolo a questo?
    Sasi

  7. #52
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da francescosi Visualizza messaggio
    Geiko sono d'accordo con ciò che dici sullo sviluppo di nuovi sentieri, anche perché oggi rispetto ai tempi di Ferenczi gli analisti sono più protetti da simili errori grazie alle lunghe analisi didattiche, ma ribadisco che la valorizzazione del titolo di psicoanalista grazie anche ad una difesa dello stesso, non è meno importante.
    Ma "non è meno importante" difendere il titolo per chi? Per l'analista o per il paziente? Mi sembra che troppo spesso sia una questione importante solo per l'analista, per identificarsi in un ruolo da ricoprire, con il forte rischio di occuparsi di più di fare lo psicoanalista che non di esserlo nell'autenticità, nella profondità e nella spontaneità dell'incontro analitico. Può diventare una difesa, quindi. Bion diceva che solo se un giorno fosse stato stanco e non avesse saputo cosa dire avrebbe fatto un'interpretazione freudiana o kleiniana (vd Ferro, Evitare le emozioni, vivere le emozioni, 2007). Mi convinco sempre più che i grandi psicoanalisti sono stati quelli che hanno avuto il coraggio di sperimentare, di rivoluzionare, per portare significativi avanzamenti nel loro modo di fare psicoanalisi (e, come diceva sempre Bion, i veri cambiamenti sono catastrofi...). Questa è la psicoanalisi che mi piace e che mi appassiona, quella che ha il coraggio di affrontarsi e di superarsi per il paziente. E come si può immaginare, le etichette e la difesa di titoli o definizioni allontanano da questa sensibilità.

    Anche io di gruppi so poco o niente, sull'argomento rimando a chi ne ha competanza.

    Per wundt: d'accordo sullo spostare l'ultima parte della discussione. Avevo creato tempo fa un thread che s'intitolava Psicoanalisi e psicoterapia psicoanalitica che potrebbe fare al caso.

    Un saluto
    gieko

  8. #53
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Mi sono deciso ad intervenire perchè per l'ennesima volta mi ritrovo a leggere delle opinioni che sento infondate.



    Onlus, associazioni tra professionisti, cooperative che operano in questo senso ce ne sono molte, quindi mi sembra che questo tipo di offerta sia presente e risponda ad una domanda che è fortemente connotata dal disagio anche economico. Non solo: alcuni terapeuti scelgono anche nella propria attività privata di risevare alcuni spazi a pazienti che non possono permettersi di pagare l'onorario pieno. Mi sembra che però troppo spesso ci si aspetti che un terapeuta debba chiedere delle cifre che sono ridicolmente basse: mi viene spesso in mente da pensare che l'aspettativa di uno "sconto" si può pagare molto caro...



    Questo è il punto che trovo più inaccettabile. A meno che non si pensi che la maggior parte degli psicoterapeuti siano dei criminali, sostenere che si prolunghino i tempi e si chiedano onorari non commisurati all'esperienza del terapeuta è anche offensivo. Caro NevroSys, penso che chi scelga questo mestiere cerchi sempre di contenere i tempi all'interno di quello che, in base alla propria teoria ed al proprio metodo, è strettamente necessario (nel caso di una psicoanalisi in tempi lunghi). Credo pure che un terapeuta abbia il diritto di chiedere una cifra congrua a quello che è il lavoro svolto, la sua esperienza professionale, la propria dignità.
    Sul numero di sedute alla settimana ti rispondo poi che all'interno della teoria psicoanalitica una frequenza così intensa ha un suo specifico valore che non ha niente a che vedere con un tentativo di speculazione sul paziente. Gli psicoanalisti non sono dei "furbastri" che chiedono "addirittura" più sedute alla settimana. Informati meglio e potrai vedere che dietro il numero delle sedute ci sono aspetti di metodo ed un pensiero.

    Concludo dicendo che ho l'impressione che si sia finiti nel solito luogo comune che vede il paziente come un poveretto ed il terapeuta come una persona che ha potere su di lui, eventaulmente anche in senso negativo. Non mi risulta che nessuno venga costretto a fare una psicoanalisi a 3 sedute a settimana pagando 80 euro all'ora. E' una scelta del paziente, che può optare per altre strade o, eventualmente, attivarsi per poter partecipare e fare un percorso di questo tipo, con delle valenze che magari non si sarebbe mai aspettato.

    Un saluto
    Scusa ma anche questo, è un personale, e rispettabile, ma pur sempre singolo punto di vista; credo che ci siano molte persone che ne potrebbero sostenere e testimoniare di contrari, essendosi a loro volta sentite offese da "certi" professionisti, nel loro "modus operandi", con riferimenti teorici e metodologici molto precisi e, posso dirti che cio' è molto comune particolarmente nel campo della psicoanalisi. Con tutto il meritato rispetto con chi vi opera onestamente, giusta dignita' e decoro.
    Gaia
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  9. #54
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Premesso che non sono (e non sarò) uno psicoanalista, ma che la psicoanalisi per me rimane un punto di riferimento importante (per quanto da essa mi dividano molte cose, non ultima la questione del contatto fisico con i pazienti), chiedo cortesemente ospitalità per buttare lì alcune opinioni (opinabili, ovviamente).

    Mi stupisce che, parlando di approcci terapeutici, quando si va alla questione del "quanto costano" sia la psicoanalisi gli psicoanalisti a venire posti sul banco degli accusati.
    Ho esperienza diretta sia di psicoterapia integrata (dal 1988 al 1993 con frequenza settimanale) sia di psicoterapia psicoanalitica (dal dicembre 2005 due volte la settimana). E conosco metodi e tariffe di altri psicoterapeuti di molti approcci differenti (cognitivi, sistemici, transazionali, rogersiani e bioenergetici).
    Non trovo grandi differenze tra la richiesta della mia psicoanalista attuale (60 euro a seduta rigorosamente fatturati) e quelle di altri terapeuti di diverso orientamento (dagli 80 ai 150 euro a seduta), Se faccio i conti, alla fine del mese guadagnano più o meno le stesse cifre.
    Se qualcuno è interessato a tentare l'esperienza di una psicoanalisi o di una psicoterapia psicoanalitica a prezzi contenuti e, per chi davvero non ce la può fare economicamente, anche a costo zero, il dott. Erba e i suoi colleghi de "Il Ruolo Terapeutico" di Milano offrono anche questa possibiltà. Per chi preferisce l'approccio transazionale, si può sentire "Solidare", sempre a Milano.
    Si obietterà che i tempi di un'analisi sono più lunghi rispetto ad altre forme di psicoterapia. Vero (non sempre, ma spesso). Ma non dipende dal terapeuta "cattivo ed approfittatore). Il dispositivo teorico e tecnico della psicoanalisi è tale da non consentire scorciatoie e l'atemporalità dell'inconscio non è esattamente una bufala.
    Tuttavia, mi chiedo quanti psicoterapeuti ad indirizzo cognitivo si attengano effettivamente ai protocolli cui dovrebbero attenersi. Quelli che conosco io no. E me lo dicono anche chiaramente: "Dopo alcuni anni di pratica professionale, mi accorgo sempre più spesso che i pazienti, che dovrebbero "guarire" in un paio di mesi, ce ne mettono molti di più. All'inizio pensavo di non essere capace io, adesso mi rendo conto che il mio tipo di approccio rimane, spesso, in superficie e, a volte, non è in grado di ottenere risultati nei tempi che la mia teoria prevede". Peraltro, si tratta di persone intelligenti, che adottano persino certi dispositivi tecnici della psicoanalisi (come il lettino) pur rimanendo all'interno della teoria cognitivo-costruttivista (scuola di Bara e Rezzonico, per chi li conosce...).
    Non mi stupisco di questo, dato che ho avuto modo di vedere che la psicoanalisi effettivamente praticata è spesso lontana dalla psicoanalisi scritta sui manuali. Quel che non è, invece, lontano da essi è lo/la psicoanalista. Ma mi rendo anche conto che questo è un punto difficile da spiegare. Credo sia necessario il farne esperienza, il mettersi in gioco personalmente.

    Tutto qui.

    Buona vita

    Gugliemo
    Dott. Guglielmo Rottigni
    Ordine Psicologi Lombardia n° 10126

  10. #55
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da gennyblue Visualizza messaggio
    Scusa ma anche questo, è un personale, e rispettabile, ma pur sempre singolo punto di vista; credo che ci siano molte persone che ne potrebbero sostenere e testimoniare di contrari, essendosi a loro volta sentite offese da "certi" professionisti, nel loro "modus operandi", con riferimenti teorici e metodologici molto precisi e, posso dirti che cio' è molto comune particolarmente nel campo della psicoanalisi. Con tutto il meritato rispetto con chi vi opera onestamente, giusta dignita' e decoro.
    Gaia
    Il tuo pensiero mi sarebbe più chiaro se lo concretizzassi, non capisco a cosa ti riferisci precisamente quando parli di punti di vista contrari e di persone che si sono sentite offese.
    Ho l'impressione che si confondano nuovamente livelli differenti. Nel mio post non esprimevo un'opinione ma volevo sottolineare che il setting (ivi compreso il numero di sedute, l'onorario dell'analista) hanno una motivazione tecnica ben precisa. Mi sono quindi spostato su un livello tecnico rispetto all'opinione secondo cui alcuni parametri servono per prendere più soldi al paziente.
    Se tu parli di "offese" penso che ti riferisca ad un livello più personale e dinamico. Non nego che questo sentimento possa esserci. Personalmente ritengo che quando entrano in scena vissuti sentiti come "eccessivi" (come l'offesa, ma anche la gioia) ci sia stata una dinamica all'interno della coppia analitica che non è stata interpretata. Penso anche che questo avvenga continuamente ma che sia fondamentale che, almeno in un secondo tempo, questa dinamica venga interpretata e, per così dire "sciolta".
    Ciò a cui ti riferisci potrebbe rappresentare appunto il fallimento dell'analista nel cogliere dinamiche del paziente e proprie che sono in gioco, la perdita di un livello analitico sufficiente per fare in modo che, se anche è entrato in scena un momento di rottura relazionale che ha portato il paziente a sentrisi offeso, questo possa venire collocato nella relazione analitica e da questa "digerito".
    Credo che un'offesa implichi, quindi, qualcosa di dinamicamente molto più complesso della sola "mancanza di professionalità", e che poco abbia a che vedere con l'applicazione di un metodo e di una tecnica.

    Per il resto concordo con willy. Non capisco come mai, per quanto riguarda la questione degli onorari, vengano sempre tirati in ballo gli psicoanalisti, mentre ci sono colleghi di altro orientamento che chiedono anche cifre ben più alte.

    Un saluto
    gieko

  11. #56
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da gennyblue Visualizza messaggio
    ...posso dirti che cio' è molto comune particolarmente nel campo della psicoanalisi.
    Mi era sfuggito questo passaggio. Probabilmente hai ragione, è più facile che vissuti intensi e dolorosi emergano con un psicoanalista. Credo che un'analisi e un analista tocchino sempre corde profonde ma che queste non siano sempre facilmente maneggiabili (e qui entrano in gioco sicuramente le difese dell'analista stesso, quegli "scotomi del campo analitico" dove la relazione viene agita e non pensata), anche se l'interpretazione di queste dinamiche è l'obbiettivo dell'analisi. Al di là dei vissuti in gioco - positivi o negativi, senso di offesa o di totale accettazione - il processo analitico entra in impasse quando questi non vengono interpretati, vengono agiti e quindi, esaurita la loro funzionalità, portano alla rottura della relazione.
    Sono d'accordo che in alcuni casi si possa trattare di una scarsa professionalità. Sicuramente la maggior parte delle volte ciò che viene codificato come "mancanza di professionalità" ha più a che vedere con motivazioni profonde - che l'analista non è in grado di cogliere per tempo - che producono l'arresto dell'analisi. Sicuramente un'analisi che funziona viaggia su un livello in cui questi momenti di rottura sono presenti ma vengono colti e producono un cambiamento di livello ed una riparazione della relazione analitica.
    gieko

  12. #57
    Postatore Compulsivo L'avatar di lollypsico
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    a volte penso di essermi iscritta alla facoltò di psicologia xke spinta da estrema curiosità,voglia di spingermi fino in fondo con me stessa e con gli altri.leggo tutti questi commenti e a volte la curiosità è come se si tramutasse in presunzione,voglia di dire sugli altri,di dire la propria opinione senza sapere realmente.....a volte vorrei che la parola analissi se ne andasse x sempre ma poi ritorna...che deve fare lo psicologo?colmare una tabula rasa o risistemare un anima sofferente?...ancora nn ho capito il nostro ruolo...e vorrei comunque,un giorno, anche se in possesso dei piu ottimi strumenti conoscitivi ritrovarmi nella situazione di dire:e ora che faccio?

    x ora in attesa di quello che vorrò fare la psicoanalisi,psicoterapia,criminologia,clinica-dinamica son tutti concetti che aspettano di essere chiariti altrimenti impossibile x me concretizzarli come si dovrebbe

  13. #58
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    per geiko

    Hai capito e colto perfettamente l'essenza di cio' che intendevo dire, e l'hai saputa esprimere in modo esemplare, comprendendo le dinamiche cui in realta' mi rifevo nel mio post.
    Ti ringrazio per la risposta che ho apprezzato molto
    Gaia
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  14. #59
    ciao, vi posso consolare, non è mai troppo tardi, mi sono laureata a 42 anni, sono in corso di abilitazione e penso di iscrivermi ad una scuola di specializzazione. Volere è potere, ank' io ho tanti dubbi e problemi, ho famiglia, lavoro e figli e vi assicuro i soldi non bastano mai, ma se avete veramente voglia di approfondire le vostre conoscenze potete farcela.
    In bocca al lupo
    lucy

  15. #60
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di el loco
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    Il caro El Loco

    Un saluto a tutti.
    Leggo le pagine e pagine. Non ce la posso fare.
    Due note, magari saranno ripetizioni.
    Credo che dalla base non si possa prescindere. "Quando non si parte bene dalla prima asola poi non si può fare che un disastro andando avanti", diceva circa qualcuno a proposito della lettura indispensabile di K. Jaspers.
    Forse si può dire ciò anche della psicoanalisi e dello psicoanalista. Non si prescinde, per il titolo, per la pratica, per l'apertura, per una certa curiosità, dal maestro. Allora la questione SPI, IPA, Lacaniani o varie trova spazio ma solo in regolamenti etc.
    Credo nei percorsi, come ho detto da qualche parte. Per poi regolarmi da me.
    Regolarmi, credo, e mi collego a Gieko, come credo si siano regolati quegli psicoanalisti che hanno variato tecnica e metodi, vicinanza e nomi. Lo hanno fatto dall'alto comunque di una grossa e ampia conoscenza delle basi.
    Ecco, le basi. Lo psicoanalista deve avere le basi.
    Io mi ritengo spinto, attratto, adatto (addetto), addentro ai gravi, per lo più.
    Le basi mi servono il doppio, i neo Fr. anche loro il doppio.

    Per i gruppi, che dire. Letture ce ne è.
    Di scuole c'è la Coirag, che raggruppa una costellazione di scuole in tutta Italia sulla psicoterapia psicoanalitica in gruppo, gruppo analisi (tipo ACANTO
    AION
    APG
    APRAGI
    APRAGIP
    ARIELE Psicoterapia
    ASVEGRA
    CATG
    IL CERCHIO
    LAB. Gruppoanalisi
    SIPSA) etc. Ne conosco poco ma di riferimento c'è Foulkes, credo, poi Bion e non so. Qualcuno ci dirà più di preciso. Dal sito: "La COIRAG è un’Associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di contribuire alla ricerca, alla formazione e alla promozione della pratica clinica ed istituzionale nell’ambito delle psicoterapie di orientamento psicoanalitico ed in particolare dell’analisi di gruppo."
    Poi abbiamo l'IIPG (Istituto Italiano di Psicoanalisi di Gruppo), fondato da Corrao e da colleghi a Roma e presente ad oggi a Roma Milano Catania Palermo (tradizione sicula, vedi Corrao). Copio dal sito: "Il modello di riferimento generale è costituito dal patrimonio teorico e clinico della psicoanalisi, che fa riferimento al lavoro di Freud e dei suoi prosecutori (K. Abraham, M. Klein, D. Fairbairn, D. W. Winnicott, M. Balint).
    Nel patrimonio dell' esperienza teorico-pratica dell'I.I.P.G. il contributo di idee originario sulla psicoanalisi in generale e sui gruppi in particolare deriva dal pensiero di Wilfred Bion, a partire da quanto espresso in Esperienze nei gruppi e poi nel corso di tutta la sua opera
    "

    Fate voi poi, non mi chiedete chi e cosa si può chiamare analista di gruppo. Le mie idee ce le ho, dico. Ma le tengo per me. Anche tra i gruppi maretta.
    Per altre e approfondimenti fatemi sapere via pm.
    "... per favore Dio, per favore Knut Hamsun, non abbandonatemi adesso." (J. Fante)



    http://youtube.com/watch?v=jjXyqcx-mYY

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