Discussione appassionata...
Proverò ad essere più chiaro.
C'è un grande problema di definizione oggi sul termine psicoanalista e su cosa è l'analisi. E' certamente vero che una distinzione netta come quella che propongo è foriera di semplificazioni eccessive ed errori, ma, se si vuole fare un po' di chiarezza, è l'unica possibile. L'alternativa a ciò che sostengo, è che qualunque scuola può rilasciare il titolo di psicoanalista e poi proporre la terapia della banana (vedi sopra). Un mio amico e collega si fa chiamare psicoanalista e ha sostenuto un percorso formativo in una scuola junghiana con una analisi personale a una seduta settimanale per un ammontare di 80 ore, richieste dalla scuola. Ma quale diavolo di analista serio potrebbe accettare un'analisi che non tenga conto dei tempi del paziente ma richieda solo un quantitativo minimo che induce moltissimi candidati a fermarsi con il minimo richiesto. Perchè chi compie un percorso del genere deve poi potersi fregiare di un titolo identico a chi ha sostenuto un'analisi molto impegnativa?
C'è un chiaro intento di appropriazione indebita da parte di chi non lo merita, altro che chiusura e rigidità da parte degli analisti, è una legittima difesa dell'identità professionale e dei propri sacrifici.
Io non ho negato gli straordinari meriti del pensiero di Ferenczi, autore che ho studiato con grande passione, ma Freud in due lettere, una a Jones e l'altra allo stesso allievo critica nettamente le recenti tecniche di Ferenczi e si dice molto preoccupato dei possibili sviluppi futuri, in particolar modo l'abitudine dell'analista ungherese di abbracciare e baciare i pazienti. Vi sentireste di dire che queste tecniche possono far parte del procedimento analitico?
Ammiro molto Lacan e lo considero un grande analista ma alcuni lacaniani non lo sono affatto e questo non lo dico io, io l'ho solo osservato, lo dice Etchgoien nella sua "fondamenti..." punto di riferimento oggi per le radici della psicoanalisi, in particolare critico sulla libertà degli analisti lacaniani di decidere il momento della fine della seduta. E' paradossale l'analista argentino?
La citazione del Pcus era solo un esempio come poteva apparire ovvio a chiunque non avesse una volontà di travisare piuttosto che di capire.
Aggiungo che quelli che propongo sono espedienti necessari per un minimo di chiarezza e difesa dalla jungla che tanto confonde anche il pubblico, ma poi so benissimo che ESSERE uno psicoanalista è cosa ben diversa dall'averne il titolo e questo vale anche per quelli della SPI, ma un minimo di distinzione deve essere fatta, altro che fondamentalismo, quì si rischia il marasma.
Vi pregherei, in particolare a Geiko, di rispondere a ciò che ho detto e non a ciò che interpretate.







, in ogni casò non morì in condizioni di follia, ma morì in seguito ad una lunga malattia (cancro al colon), vide comunque pazienti fino all'ultimo. Se ti interessa la biografia di Lacan, il testo sicuramente più esaustivo è sicuramente quello di Elisabeth Roudinesco (storica e psicoanalista francese): "Jacques Lacan. Profilo di una vita, storia di un sistema di pensiero" edito da Raffaello Cortina negli anni '90 mi pare. 
