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Discussione: Moratoria per l'Aborto

  1. #76
    Ghiotto patato ಠ_ಠ L'avatar di Biz
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    Nella mia ignoranza, credevo che la pillola del giorno dopo a donne maggiorenni andasse data, quando richiesta, come prassi obbligatoria...non è così?
    Cioè un medico si può rifiutare di dare una pillola garantita dalla legge?
    "Guardatemi, signori...sono un uomo di sessant'anni e ho il corpo di un ragazzino.Ce l'ho in frigo."
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  2. #77
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    sì,perchè secondo gli obiettori uccidi una piccola forma di vita!
    ma si può dare anche alle minorenni!

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    17 Luglio 2011, Udine
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  3. #78
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    Giusto per dare un'idea Biz, da La Stampa del 5 febbraio 2008:

    Odissea per una pillola
    Una notte alla ricerca della prescrizione. Negli ospedali di Roma solo no al contraccettivo del giorno dopo
    FLAVIA AMABILE
    Mettiamo che una quarantenne, tutto sommato normale, sposata, con figli, una domenica abbia un problema. Durante un rapporto (con suo marito!) il preservativo si rompe. Che fa la sventurata? Innanzitutto parla con il marito: vogliamo un terzo figlio? Si valutano pro e contro e questo richiede un po’ di tempo, soprattutto se nel frattempo gli altri bambini si sono svegliati e chiedono le usuali cure e attenzioni amorevoli riservate alla domenica mattina. Mettiamo che alla fine di una lunga giornata di tentennamenti la questione fra il marito e la moglie venga risolta con un «forse non è il caso». La sventurata mette a letto i bambini, li lascia a casa con il padre e se ne va in giro alla ricerca dell’unico mezzo che ha per intervenire: la pillola del giorno dopo. Una soluzione tutto sommato indolore: la sventurata è anche una cattolica media, sa che l’aborto significa cancellare una vita. La pillola del giorno dopo, no. Interrompe il viaggio dello spermatozoo verso l’ovulo. Niente fecondazione, niente embrioni, nessun senso di colpa, solo effetti collaterali particolarmente fastidiosi se se ne abusa. Ma la sventurata non è una diciottenne che si sballa in discoteca il sabato sera. E’ la prima volta che si trova in una situazione simile. Non usa nemmeno la pillola. Insomma dovrebbe star tranquilla.

    Il primo rifiuto
    Piove a Roma. Taxi neanche a parlarne. La donna si avvia a piedi all’ospedale più vicino, il San Giacomo. Sono le nove, il pronto soccorso ha l’aria di un porto di mare dopo una violenta mareggiata. «Di che cosa ha bisogno?», chiede a voce alta un’infermiera mentre attraversa uno stanzone dove sono sedute almeno cinque o sei persone. La poveretta si guarda intorno e si dirige verso la stanza dell’accettazione. In tono dimesso e soprattutto in grado di essere percepito a non molta distanza, spiega: «Avrei bisogno della pillola del giorno dopo...». L’infermiera consulta un elenco, poi esce dalla stanza. Torna dopo cinque minuti. «No, mi dispiace, il medico di turno stasera è obiettore di coscienza». Obiettore di coscienza? E che obietterà mai, verrebbe voglia di dire alla donna che sa perfettamente di essere con la coscienza a posto, di non urtare il mondo cattolico con la sua richiesta, e che quindi la coscienza del medico di turno non dovrebbe avere proprio nulla da ridire. La donna chiede il nome dell’obiettore. «La dottoressa Romito», risponde l’addetta. «Mi rilascia una dichiarazione scritta?», insiste la donna. «No, nessuna dichiarazione».

    Il secondo no
    Ci sarebbe da andare avanti perché l’obiezione è prevista solo per la legge 194 ma la pillola del giorno dopo non ha nulla a che vedere con l’aborto. È un farmaco contraccettivo: lo si dovrebbe poter acquistare liberamente in farmacia con una prescrizione nominale e non ripetibile di un medico o di un ginecologo. La donna però sa anche che il tempo gioca contro di lei: entro le 24 ore dal rapporto le possibilità di rimanere incinta sono piuttosto basse. Dopo, invece, aumentano progressivamente in un diabolico conto alla rovescia. E allora prosegue per l’ospedale successivo: il Santo Spirito, il più vicino. Arriva intorno alle dieci e mezza. L’accettazione è chiusa: c’è un caso urgente e l’unico infermiere se ne sta occupando. La sventurata riesce a parlargli dopo una mezz’ora di attesa. «No, non è al Pronto Soccorso che deve venire, vada in ginecologia, al secondo piano». La donna sale. La porta è chiusa, citofona. Davanti, staziona un signore inquieto. L’infermiera apre la porta. «Mi dica...». La donna guarda il signore e risponde a voce bassa. L’infermiera va a verificare il da farsi. «Mi dispiace, il medico di turno è obiettore di coscienza», spiega al ritorno. La donna è sul punto di arrabbiarsi. Chiede il nome del secondo obiettore. «La faccio venire», risponde l’infermiera. Passa un quarto d’ora mentre il signore inquieto osserva con aria stralunata la quarantenne alle prese con un «incidente di percorso». Il medico di turno è una giovane dottoressa, di cognome fa Fatigante. Apre una stanzetta appartata e spiega che lei non prescrive la pillola. La donna, sempre meno paziente, chiede aiuto. «Dove posso andare? Qui vicino c’è il Fatebenefratelli, provo lì?». La dottoressa sorride: «No, lasci perdere. Le consiglierei piuttosto il San Filippo Neri, il San Giovanni o il San Camillo». Tanti saluti, e certificazioni scritte neanche a parlarne.

    «No, sono obiettore»
    E’ mezzanotte quando la donna raggiunge il terzo pronto soccorso, quello del San Camillo. Pensa di essere alla fine del suo calvario. Di turno c’è il dottor Marino, piuttosto brusco: «Sono obiettore. Una certificazione scritta? Nemmeno per idea. Sono registrato alla Direzione Sanitaria». La donna potrebbe girare per tutta la notte e non trovare nulla. «Non sappiamo quanti si dichiarano obiettori perché l’obiezione sulla pillola non esiste, ma sono in tanti», spiega Serena Donati dell’Istituto Superiore di Sanità. Bisogna avere fortuna, insomma. O bisogna avere la dritta giusta. «Non avvicinarsi agli ospedali cattolici», spiega la dottoressa Donati. A Roma dei pronto soccorso aperti di notte, vuol dire scartarne più della metà. Che cosa resta? Il Sant’Andrea, ad esempio. «Lì tutti prescriviamo la pillola del giorno dopo», assicura Paola Bianchi, ginecologa dell’ospedale. Conclusione: se anche la donna riesce a strappare nel cuore della notte la prescrizione, ha poi il problema di andare alla ricerca di una farmacia. E non tutti i farmacisti sono disposti a vendere la pillola. Né la situazione è così diversa nei consultori. In base ad una ricerca condotta dai radicali romani lo scorso novembre più della metà dei consultori in città (il 56,8%) non è in grado di fornire né informazioni né la prescrizione della pillola. «A sud di Roma è ancora più difficile», commenta Serena Donati. E quindi? E quindi se una moglie sventurata e mediamente cattolica pensava di poter evitare conflitti con la Chiesa sbagliava, e anche di grosso. Se la fortuna non l’assiste, per non avere questo figlio non desiderato ha un’ultima possibilità: l’aborto e una vita di sensi di colpa.
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  4. #79
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    sì,perchè secondo gli obiettori uccidi una piccola forma di vita!
    ma si può dare anche alle minorenni!
    In realtà con la pillola del giorno dopo si agisce prima dell'impianto dell'ovulo fecondato, quindi non si può ancora parlare di feto. Cosa diversa è la pillola abortiva invece.
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  5. #80
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    ah ok...ma allora a cosa si appigliano gli obiettori in questo caso?

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  6. #81
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    ah ok...ma allora a cosa si appigliano gli obiettori in questo caso?
    Giusto, in questo caso non hanno motivi per opporsi alla prescrizione di un farmaco.
    Se ciò che contestano nell'aborto è l'uccisione dell'embrione in questo caso non accade, anzi si cerca proprio di evitarlo.

  7. #82
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    Che non sia una linea politica? Come suggeriva Luisa alcuni messaggi fa.
    Rifacendomi all'articolo i presidi medici citati sono per la maggior parte strutture cattoliche ergo se la struttura ha una data posizione a riguardo di una tematica allora anche chi vi opera ne viene più o meno pesantemente influenzato...
    Ultima modifica di francesca.it : 20-02-2008 alle ore 15.38.35

  8. #83
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    possibile.
    ma allora bisognerebbe fare molta più informazione,in modo che quando una donna si sente rispondere che non le si può prescrivere la pillola del giorno dopo,allora si possa giustamente ribellare e dire che ciò non è possibile!
    e comincio a pensare che il fatto descritto nel post di LuisaMiao,di non voler rilasciare dichiarazioni,sia proprio per il motivo che l'obiezione di coscienza non esiste.

    è comodo per lo Stato mantenerci ignoranti!

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  9. #84
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    Ho ritrovato l'articolo di cui parlavo prima: dall'Espresso I signor NO
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  10. #85
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    possibile.
    ma allora bisognerebbe fare molta più informazione,in modo che quando una donna si sente rispondere che non le si può prescrivere la pillola del giorno dopo,allora si possa giustamente ribellare e dire che ciò non è possibile!
    e comincio a pensare che il fatto descritto nel post di LuisaMiao,di non voler rilasciare dichiarazioni,sia proprio per il motivo che l'obiezione di coscienza non esiste.

    è comodo per lo Stato mantenerci ignoranti!
    Concordo; l'informazione è basilare.
    Inoltre penso che un numero di obiettori di coscienza così elevato e con una concentrazione così alta per presidio medico non sia accettabile.
    Quando si presenta una situazione di questo tipo ci sono gli estremi per parlare di illegalità?
    In fondo non viene erogato un servizio che per legge dovrebbe essere garantito creando così dei disagi al paziente.

    Ecco le motivazioni "etiche" di un obiettore di coscienza tratte da uno stralcio dell'articolo postato da Luisa: "Scusi, perché ha scelto di fare l'obiettore?". Seduto sul divanetto di un grande ospedale romano, F.T. sembra sorpreso. Quarant'anni, occhialini alla moda, chiede quasi risentito: "E perché dovrei mettermi in rotta col mio primario che di aborti proprio non vuol sentirne parlare e rovinarmi la carriera per un lavoro umiliante che nessuno mi obbliga a fare?".

    Alla faccia della concezione etica! Non ho proprio parole per descrivere queste persone.

  11. #86
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    mi sembra,correggetemi se sbaglio,che la maggioranza degli obiettori sia di sesso maschile..che strano...e che presunzione che hanno gli obiettori!
    secondo me sì che è illegale:credo si possa parlare di interruzione di pubblico servizio

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  12. #87
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    si lo sarebbe se non venisse chiamato il medico esterno che pratica lui gli IVG.
    Certo che per le donne così dev'essere ancora più deprimente e dare una bella ravvivata ad ogni possibile senso di colpa

  13. #88
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    ma io non mi riferivo all'IVG,per cui c'è l'obiezione,ma alla pillola del giorno dopo,per cui l'obiezione non è prevista.cioè,in sintesi,non è prevista l'obiezione,obiettano,non fanno uno straccio di dichiarazione e tutto ciò non si può fare...io continuo a dire che nel caso della pillola del giorno dopo è interruzione di pubblico servizio,soprattutto perchè si deve prendere entro un tempo ben preciso(e una non dovrebbe stare a girare ospedali con medici come si deve);per l'IVG c'è più tempo

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  14. #89
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    ma io non mi riferivo all'IVG,per cui c'è l'obiezione,ma alla pillola del giorno dopo,per cui l'obiezione non è prevista.cioè,in sintesi,non è prevista l'obiezione,obiettano,non fanno uno straccio di dichiarazione e tutto ciò non si può fare...io continuo a dire che nel caso della pillola del giorno dopo è interruzione di pubblico servizio,soprattutto perchè si deve prendere entro un tempo ben preciso(e una non dovrebbe stare a girare ospedali con medici come si deve);per l'IVG c'è più tempo
    Esatto; in questo caso questa motivazione non sussiste perchè non ci troviamo di fronte ad un embrione ma anzi evitiamo che si formi piuttosto che ucciderlo in un secondo momento.
    A rigor di logica chi è contrario all'aborto dovrebbe favorire la prescrizione della pillola del giorno dopo e non ostacolarla.
    Questo infatti fa nascere un puro controsenso: non vuoi che si pratichi l'aborto ma negando la pillola del giorno dopo operi in modo che in un secondo tempo si sia costretti a ricorrere all'interruzione di gravidanza volontaria.
    Questo controsenso dovrebbe far riflettere e dare il sentore che forse ci troviamo di fronte a qualcosa che non quadra.
    Dall'articolo postato emerge che spesse volte in ambedue i casi, IVG e pillola del giorno dopo, non si tratta di una scelta etica ma bensì politica e di convenienza.

  15. #90
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    In generale credo che pensino che è un principio di vita, comunque dovrebbe essere garantito un servizio con un operatore non obiettore per contraltare dell'obiettore.
    Chissà se qualche associazione di utenti francesca.it, potrebbe chiarirti se è interruzione di pubblico servizio

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