Cara alexia_s durante il tirocinio in una scuola con il mio supervisore abbiamo avuto un problema simile..Immagino come possa sentirti..
La cosa più importante é definire bene il tuo ruolo (sei uno psicologo che svolge un determinato lavoro che richiede spazi e tempi ben precisi..)e lo spazio d'ascolto in cui fai consulenza (appunto..non terapia!!!)..correggimi se sbaglio ma avverto dalle tue parole un pò di timore che nasce forse dalla paura di perdere lo spazio d'ascolto a cui ci tieni tanto e questa paura forse nn ti permette di essere libera e chiara per poter definire certe cose al preside. (Lui continui a fare il preside, tu devi fare lo psicologo e lui nn ci può entrare nel tuo lavoro..

Ma quale agganci con i genitori???Agganci di che?????)Fai attenzione, molta attenzione a nn colludere!!!..Per non avere problemi ma soprattutto per nn colludere devi esplicitamente chiarire qual'è il tuo ruolo e qual'è la funzione dello spazio ascolto!!
Riguardo la ragazzina, anche qui io starei molto attenta: Certificato di che???...Per quale motivo????
Ricorda che tra gli obiettivi dello psicologo scolastico c'è l'Inserimento e l'integrazione nel contesto scolastico di bambini e ragazzi in difficoltà...
Allora riepilogando i miei consigli sono:
1) Cerca di interrogarti circa la posizione che hai assunto fino ad oggi verso il preside ed elabora, proponi una ridefinizione del tuo ruolo all'interno del vostro rapporto di collaborazione e dello spazio ascolto all'interno della scuola.
2) Cerca di interrogarti e di capire quali sono le richieste implicite ed esplicite del preside, dei genitori, del gruppo classe e della ragazzina, al fine di comprendere le loro reali esigenze e i bisogni profondi di tutti.
3) Fai eventualmente ed eccezionalmente un incontro con il gruppo classe (possibilmente da sola, senza prof, docenti.etc...) di circa 1 ora, la classe deve essere con te e sentirsi libera di esprimersi circa la loro compagna.(tu specificherai che ciò che andrà detto rimarrà tra voi e che tu hai il dovere morale e professionale del silenzio, per cui quello è uno spazio "altro rispetto alla scuola")Durante l'incontro in cui inviti la classe (1 x volta) ad esprimere liberamente il proprio vissuto rispetto alla compagna ed inviti anche la ragazzina ad esprimere il suo vissuto, (avrà anche problemi cognitivi ma nn per questo nn ha un vissuto emotivo)osserva bene le dinamiche, ciò che ti dicono e finito l'incontro fai una relazione cercando di scrivere in maniera obiettiva quanti + particolari avrai notato. L'osservazione-relazione ti aiuterà a capire che tipo di problema c'è realmente in classe, che visione della compagna hanno, come la vivono e quindi il motivo x cui si comportano in un certo modo..li aiuterà a liberarsi e aiuterà la ragazzina a sentirsi meno sola.
In seguito potrai fare un successivo incontro magari di restituzione..
Poi magari ne possiamo parlare di ciò che emerso durante l'incontro.
Sai il problema della ragazza nn è individuale se crea problemi al gruppo classe, perciò devi in via eccezionale agire sul gruppo classe.
......
Noi così abbiamo affrontato il problema che x nostra meraviglia è risultato + semplice di quello che credevamo...e siamo riusciti a risolverlo...
Fammi sapè..
