[QUOTE=David;1355819]Ragazze non stiamo facendo un esame di diritto penale! Secondo me state sprecando un po' troppe energie! State tranquille... Ma io sono un maschietto superficiale![/QUOTE
condivido pienamente david!!!
ma io sono una femminuccia superficiale...![]()
" Di buone intenzioni sono lastricate le strade dell'inferno "
Scherzi a parte, è verissimo quel che dici, ma è che uno si appassiona, alla fine è un gioco.....e appassionarsi, come in tutte le cose, aiuta a non annoiarsi. Per me è così, mi tuffo a capofitto dentro tutto come fosse questione di vita o di morte ma... è un puro gioco intellettuale che fa fare ginnastica alle cellule cerebrali! Questo atteggiamento mi ha sempre aiutato e ha dato buoni risultati....
(diverso è se, come nel caso di benny, entrare nei cavilli amplifica l'ansia. allora è meglio effettivamente semplificare e mettersi tranquilli. benny non ti preoccupare, non ti angosciare, andrà tutto benissimo...).
[QUOTE=stefania81;1353516]Benedett, il punto principale è che nell'attività privata NON hai nessun OBBLIGO di referto!!
Ho riletto Gulotta con più attenzione, sull'art 13
a parte la fatica nel comprendere il linguaggio giuridico ho capito quanto possa essere difficile a livello di Coscienza solo immaginare di trovarsi di fronte a quei fatti gravissimi che l'art 13 richiama
Vorrei chiederti, Stefi, una cortesia
se puoi, non mettere punti esclamativi quando scrivi
la potrei prendere male, e se puoi non usare maiuscole se non giustificato
Per rispondere al tuo intervento, dopo aver letto con più attenzione Gulotta,
ho capito che
Non è detto che lo psicologo non abbia obbligo di referto e non è detto che non abbia tale obbligo, sia se opera nel pubblico sia nel privato
In caso di eventuali controversie solo un buon avvocato potrà venirci in aiuto
Pare da quel che ho capito che nel caso in cui da eventuale futura Psicoterapeuta mi trovassi a vedermi contestato il fatto di non aver fornito referto l'avvocato citerà l'art 99 del "Testo Unico delle Leggi Sanitarie" in cui l'attività psicoterapica non rientra nell'ambito delle professioni sanitarie, pertanto non ha obbligo di referto
Nel caso in cui da Psicologa (e quindi anche da Psicoterapeuta) mi venga contestato il fatto di aver fornito referto l'avvocato citerà, contro il suddetto Testo, il DPR 20 dicembre 1979 n 761 che inserisce nel ruolo sanitario anche gli psicologi e/o citerà la Legge 19 marzo 1968 431 art 2 che prevede uno psicologo in ogni ospedale psichiatrico e da da cui si evince che lo psicologo viene considerato sanitario.
Naturalmente bisognerà vedere la "giusta causa", che tu hai accennato, il fatto di aver esposto o no il paziente a procedimento penale, di aver tutelato o no il paziente da eventuali danni che potrebbero derivare come sappiamo anche dall'essere esposto a dichiarare il suo stato davanti a un Tribunale
Alla fine un buon avvocato ci potrebbe farne uscire fuori
Purtroppo questi saranno i rischi del mestiere che abbiamo scelto
Quindi secondo me non si può dire in assoluto che lo Psicologo sia sicuramente inserito dall'ordinamento giuridico tra i professionisti che lavorano nell'ambito sanitario e nemmeno il contrario.
Ne che se lavora in un presidio pubblico ha obbligo di referto e nè che se lavora nel privato non ha obbligo di referto
Nel caso di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico ufficiale si parla infatti solo di denuncia non di referto
Concordo con te che esistono controversie fondate sulla contraddittorietà degli articoli che regolano il segreto professionale e quelli che regolano l'obbligo di referto e la "giusta causa" per la sua violazione
Concordo con te che non è nemmeno chiaro a professionisti che lavorano nel campo da anni
Non è che io volessi chiarire la controversia. Non avevo semplicemente capito che c’era una controversia e volevo solo capire da cosa dipendeva la mia confusione
Come dici giustamente devo ricordare che nel caso lavorassi in un futuro come professionista (ma non solo nel privato aggiungo) l'unica giustificazione che possa consentire lo svelamento del segreto professionale è un pericolo per l'assistito o per terzi; che se la giusta causa non c'è e violo il segreto e sarò punita secondo il codice penale prima che secondo il codice deontologico.
Ma anche cercherò di ricordare che se fossi obbligata a derogare al segreto (sia nel privato sia nel pubblico aggiungo anche qui) di stare attenta “limitandomi a riferire lo stretto necessario ai fini della tutela del soggetto" in riferimento all'art 13 del C.D.
Pertanto all’esame direi come te, senza specificare, però, se lavoro nel privato o nel pubblico (se tale specificazione non ci viene richiesta) altrimenti si rischia di entrare nel seminato e forse di dare fastidio a chi invece tanto umano e comprensibile è da non pretendere che noi si sappia le minuzie delle leggi
Quindi direi:
"valuterei insieme al paziente la situazione, la sua disponibilità o meno a denunciare la violenza, è lui che decide. se decide di non farlo io devo rispettare questa scelta, se decide di farlo in ogni caso non sono tenuta a nessun referto”
Direi come te che se il magistrato, dopo che il paziente ha sporto denuncia, vuole vedere le cartelle cliniche (forse non userei cartelle cliniche mi sembra che sia più del medico la cartella clinica, magari documenti in generale o ancora meglio referti) io posso opporre il segreto professionale,
ma direi anche che di fronte o un ordine di sequestro valuterò attentamente di derogare totalmente o parzialmente al segreto per tutelare sempre il paziente (direi di mettere in qualsiasi risposta sempre per prima la tutela del paziente)
Direi anch’io che nel caso decidessi, dopo la denuncia del paziente, di dargli il referto (no cartella) spontaneamente dovrei chiedere al paziente stesso il consenso.
Quindi direi come te (ma senza specificare privato per le ragioni di cui sopra) che nel caso mi rendessi conto che ciò di cui sono venuta a conoscenza implica un pericolo grave per il paziente o per terzi posso (sottolineando posso) decidere di riferirne all'autorità violando il segreto perché per me sussiste una giusta causa a prescindere che il paziente mi dia o meno il consenso.
Concordo con te che quest'ultimo caso è molto rischioso, il che implica che non avviene quasi mai e che la motivazione deve essere grave (ma non metterei ad esempio il progetto di un attentato terroristico, piuttosto un progettato omicidio nei confronti della moglie o di un progettato suicidio o ancora non raro di una minaccia di omicidio dello psicologo). Aggiungerei magari che devo valutare attentamente se il fatto possa realmente essere attuato e che non basta che il paziente me lo dica, anzi spesso non lo dice se lo pensa di farlo veramente).
Sono d’accordo che come dice Lea il questito va "problematizzato"
Ma che bisogna tenere presente che l’obbligo è sempre relativo trattandosi di questioni delicate e alquanto difficili appunto perché come dici tu in questo argomento ci troviamo di fronte a “cause gravissime” e rischiose dove sarà sempre d’obbligo operare secondo Scienza e secondo Coscienza
In sede d’esame risponderemo più secondo Coscienza visto che la Psicologia è una Scienza “in progress”
E’ vero quindi, come dici tu, che non ci sono risposte definitive, ma che dobbiamo solo tenere presenti le regole generali
Grazie per l’opportunità che mi hai dato di riflettere sull’argomento
La mia tutor lavorava in un consultorio familiare presso l'ASl. Le cartelle cliniche all'ASL sono obbligatorie, si chiamano proprio cartelle cliniche e vanno compilate obbligatoriamente. In altri casi (settore privato) è diverso, non ne hai bisogno. Baci, buono studio.
ciao ragazze, anch'io son d'accordo che bisogna stare tranquilli, in fondo non siamo a giurisprudenza...
a proposito: sul sito della sapienza, riguardo la terza prova c'è scritto questo:
"Per i laureati in Psicologia secondo il vecchio ordinamento didattico, (previgente la riforma di cui al D.M. 509/99) e che hanno svolto un anno di tirocinio, fino alle sessioni di esame di stato di abilitazione professionale dell'anno 2009 (L. proroga n.17 del 26/2/2007), svolgono le seguenti prove (cioè noi!!!):
a) una prova scritta vertente sugli aspetti sia teorici che applicativi della psicologia generale, della psicologia dello sviluppo e della metodologia delle scienze del comportamento;
b) una prova pratica consistente nella discussione del protocollo di un caso individuale o di gruppo;
c) una prova orale consistente in un colloquio individuale riguardante l'elaborato scritto nonché argomenti teorico - pratici relativi all'attività svolta durante il tirocinio professionale".
invece per il nuovo ordinamento:
d) "una prova orale sugli argomenti delle prove scritte e su questioni teorico-pratiche relative all'attività svolta durante il tirocinio professionale, nonché su aspetti di legislazione e deontologia professionale."
quindi dobbiamo stare tranquilli/e, se ci fanno qualche domanda sul codice non ce la fanno tipo professori di diritto.
io, sto cercando di rivedermi gli argomenti degli scritti, quindi il conflitto, la cooperazione, la teoria del campo di lewin di cui ho parlato ecc. E lo stesso dicasi per il disturbo di personalità evitante, la psicoterapia che ho suggerito ecc ecc.
solo che mi chiedevo se qualcuno di voi avesse qualcosa sulla cooperazione, perchè proprio non riesco a trovare nulla di utile da leggiucchiare, anche perchè penso proprio che, visto il malcontento di quella mattina, è probabile ci chiedano chiarimenti proprio sull'argomento....
buon lavoro a tutti
Io invece, ottimisticamente, credo che proprio perchè hanno rilevato il nostro malcontento non infieriranno e non ce la chiederanno.....semmai la seconda prova. comunque tu da che punto di vista l'hai affrontata la cooperazione? perchè io ho potrei darti qualcosa su Gordon, e il cooperative learning, ma niente dal punto di vista freudiano.
La penso esattamente come te Lea, per me diventa un gioco, un modo per apprendere cose nuove...le sinapsi hanno bisogno di "materiale", no??
Fermo restando che pure io credo non ci chiederanno cose così specifiche...e inoltre, spero sorvolino sulla prima prova...al massimo sul caso clinico!!
Ultima modifica di principessab : 01-03-2008 alle ore 18.26.47
[QUOTE=lea cupane;1355964]La mia tutor lavorava in un consultorio familiare presso l'ASl. Le cartelle cliniche all'ASL sono obbligatorie, si chiamano proprio cartelle cliniche e vanno compilate obbligatoriamente. In altri casi (settore privato) è diverso, non ne hai bisogno.
Grazie
Volevo dire che il post che ho mandato prima
è stato un errore perchè poi ci ho riscritto su
elaborandone uno nuovo che manderò tra breve
se hai la pazienza di leggerlo
mi farebbe piacere
se sono in una di ASL quindi faccio cartelle cliniche
Ok
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