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  1. #121
    ma Carlo perchè vedi le cose sempre in bianco o nero? Ci sono milioni di tonalità in mezzo... boh mi sembra che il discorso si sia fossilizzato sulla diatriba tecniche contro creatività.... per quanto riguarda il ruolo dello psicologo nessuno dice che è inutile e ciò che conta sono le tecniche e il sintomo... però lo psicologo non deve diventare un profeta, cmq mi rileggerò meglio il tuo intervento, io capisco la tua insoddisfazione e anche io sono insoddisfatto della società e anche della psicologia a volte... penso che si possa migliorare...

  2. #122
    Ospite non registrato
    psicopatologia della mia vita quotidiana

    Quale sia la rappresentazione del fiduciario di turno più funzionale al conseguimento dell'obiettivo credo sia questio che troverà risposta nella notte dei tempi.
    Si procede ognuno con le proprie rappresentazioni, per quanto elastiche, e nella speranza di incontrare fiduciari capaci di rappresentazioni davvero eclettiche.
    Per quanto appaia semplice aderire all'invitante nietzschiana "allegra diffidenza" dubito possa germogliare in nessuno se non dalle macerie di una idealizzazione come di un pessimismo estremi.

    "Maturità, cioe aver ritrovato la serietà che da bamini di metteva nel gioco." F.W.Nietzsche
    "La tragedia dell'umanità è che si prende troppo sul serio, se l'uomo delle caverne avesse saputo ridere la storia, probabilmente sarebbe stata diversa" O. Wilde

    Attori di noi stessi, figuranti in un contesto di relazioni che ci impone silente abiti di scena a lui funzionali e sempre piu' avulsi dal nostro vivere interiore, è impensabile il trovare un anima che possa, oltre che sfiorarci, essere sfiorata.

  3. #123
    A leggere tutte le 9 pagine, ci faccio notte, perciò rispondo dicendo la mia sulla professione di psicoterapeuta...
    Non c'è da elegiore nè medici, nè psicologi, nè freudiani, nè filosofi, e nemmeno manovali. Lo psicoterapeuta cerca, o dovrebbe cercare, di trovare, scoprire e applicare i metodi migliori per curare i suoi pazienti. E' questo il suo lavoro, niente di meno, ma forse qualcosa di + sì...
    In ognuno di noi poi c'è, spero, una considerazione soggettiva sù tutto, e cercare di trovare la verità, soprattutto in questi campi, mi pare abbastanza effimero. Si cerca di migliorare, per trovare la verità, ma non l'abbiamo trovata, o l'abbiamo trovata in parte.
    Chiudo qui, la mia opinione sconfinerebbe troppo...

    " CONOSCI TE STESSO - Γνωθι Σεαυτον " Oracolo di Delfi, Socrate.

  4. #124
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Originariamente postato da Accadueo
    C'è da considerare il fatto che la formazione specialistica è una forma di terapia in sè. Fare simulate, osservare video-registrazioni, esplicitare il proprio punto di vista e pregiudizi, creare gruppi di discussione, sono tutti momenti che hanno un forte valore terapeutico. Farsi il "viaggio" individuale secondo me, ha senso nel momento in cui un individuo ne sente effettivamente bisogno o se il tipo di formazione prepara a saper "pilotare" viaggi di altre persone. Altri tipi di formazione che hanno come base teorica la non interpretazione dei fatti (concetto discutibile), centrano direttamente l'interesse sul sintomo/i, quindi diventa poco sensato andare a ricercare qualcosa che non si vede, non si sente, non si tocca. Io ho il pregiudizio che la gente in generale, conosca poco le differenze fra i vari approcci terapeutici, o meglio che molti associno la terapia in sè al lettino, all'interpretazione dei sogni e a tempi lunghissimi (anni). Mi è capitato di parlare con persone che si dichiarano fortemente stressati dal lavoro e persone che hanno "subìto" singoli episodi di panico,ebbene, mi dissero che sarebbero andati dallo psicologo o psicoterapeuta se non fosse stato per l'idea che si erano fatti della terapia.. perfettamente in stile Freudiano, con tempi lunghi, costosi e troppo introspettivi. La domanda tipica era:"perchè se sono solamente stressato dal lavoro e quindi sò le cause, dovrei andare a parlare del mio rapporto con mio padre e mia madre sin da quando avevo cinque anni?".
    Sono in completo disaccordo sul fatto che la formazione specialistica sia una forma di terapia.
    E' indubbiamente un processo formativo, ma la terapia è tutt'altro, e senza ombra di dubbio chi scrive ne è consapevole.
    In terapia si parla di Sè.
    Ben lungi dal guardare delle video registrazioni.
    Uno psicoterapeuta "senza terapia personale" legge il paziente secondo schemi personali, che data la fallibilità umana (anche quella dello psicoterapeuta), possono andare incontro a distorsioni.
    E' bene rimediare o tener conto di tali distorsioni.
    E per far ciò è inevitabile una terapia personale, da cui tra l'altro si impara "l'arte" di far terapia.
    Assente in qualunque libro, perchè tramandabile solo attraverso l'esperienza.


    Chi ha subito un singolo attacco di panico non ha bisogno della psicoterapia, se non per esigenze differenti da quella di "conoscersi e di comprendersi meglio"
    In realtà un singolo attacco di panico, almeno una volta nella vita, l'ha provato quasi il 50% della popolazione.
    Sono d'altro canto d'accordo sul fatto che la gente ha un determinato script della seduta terapeutica che hai ben esemplificato.
    Neanch'io sono per le analisi interminabili, ma trattare psicoterapeuticamente ( con tecniche cognitive o d'esposizione o quant'altro) soltanto il sintomo, a mio parere, non è sufficiente.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  5. #125
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Originariamente postato da Santiago
    Sono in completo disaccordo sul fatto che la formazione specialistica sia una forma di terapia.
    E' indubbiamente un processo formativo, ma la terapia è tutt'altro, e senza ombra di dubbio chi scrive ne è consapevole.
    In terapia si parla di Sè.
    Ben lungi dal guardare delle video registrazioni.
    Uno psicoterapeuta "senza terapia personale" legge il paziente secondo schemi personali, che data la fallibilità umana (anche quella dello psicoterapeuta), possono andare incontro a distorsioni.
    E' bene rimediare o tener conto di tali distorsioni.
    E per far ciò è inevitabile una terapia personale, da cui tra l'altro si impara "l'arte" di far terapia.
    Assente in qualunque libro, perchè tramandabile solo attraverso l'esperienza.

    Ciao Santiago, anche io sono consapevole del fatto che la scuola di specializzazione (che sto svolgendo) ha degli effetti terapeutici e conoscitivi di se stessi. Nel momento in cui io dico la mia su certe sedute videoregistrate, simulo il padre preoccupato, la figlia anoressica, la madre capa di famiglia, il bimbo iperattivo ecc.., consosco me stesso più di quanto credi.Ipregiudizi che ho dentro saltano fuori come fanno i bambini per le strade in primavera. Esce fuori l'idea che IO ho della madre "padrona" ed esce fuori anche l'idea che altri 19 colleghi hanno di madre "padrona". Conoscere consapevolmente il proprio modo di agire sia in ambito terapeutico che nella vita quotidiana, non può essere considerata una forma di terapia? Ad esempio, sperimentiamo anche i vari tipi di conduzione di una seduta, il classico terapeuta direttivo, cioè colui che 'corregge' i sintomi secondo canoni standard che LUI ha di salute e benessere, il terapeuta che 'aggancia' il cliente attraverso le risorse e non i difetti, quello che attraverso l'ausilio di domande 'dirige' il cliente alla riflessione delle proprie storie raccontate.. scoprirsi di agire in modo direttivo è senza dubbio formativo.. ma saper di cambiare la propria azione nel rispetto degli altri, non è terapeutico? E poi, essere consapevole delle emozioni che 'evito' di trattare in terapia, pensare a se stessi riflettendo sul fatto che io con un cliente non parlo ad esempio di sessualità e 'scoprire' che anche a casa mia si è sempre evitato questo discorso, non è uno scoprirsi? Analizzare la figura di un padre abusante della propria figlia che osservi in una seduta videoregistrata, hai idea di cosa provoca in ciascuno? E quando proviamo ribrezzo, delusione, rabbia, angoscia, pena, ansia, repulsione, ecc., e ne parliamo, tiriamo fuori i nostri 'orrori' e li elaboriamo.. non è terapia? E poi, scoprirmi che ho una famiglia invischiata, permissiva,'sciolta', che io inevitabilmente faccio parte di certi 'giochi' familiari, di rituali e miti, non ha effetti su di me? Posso aggiungere anche che il 'malloppo' teorico in se per me è terapeutico. Adesso non vedo più bimbi di due anni definiti nella fase ipo-maniacale, ci rido sopra se mi viene ancora il dubbio di uccidere mio padre perchè forse vorrei trombarmi mia madre e soprattutto non vedo più il sintomo come disfunzione di qualcosa ma come funzione di qualcosa e per me tutto questo è stato più che terapeutico.

  6. #126
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Originariamente postato da Accadueo
    Ciao Santiago, anche io sono consapevole del fatto che la scuola di specializzazione (che sto svolgendo) ha degli effetti terapeutici e conoscitivi di se stessi. Nel momento in cui io dico la mia su certe sedute videoregistrate, simulo il padre preoccupato, la figlia anoressica, la madre capa di famiglia, il bimbo iperattivo ecc.., consosco me stesso più di quanto credi.Ipregiudizi che ho dentro saltano fuori come fanno i bambini per le strade in primavera. Esce fuori l'idea che IO ho della madre "padrona" ed esce fuori anche l'idea che altri 19 colleghi hanno di madre "padrona". Conoscere consapevolmente il proprio modo di agire sia in ambito terapeutico che nella vita quotidiana, non può essere considerata una forma di terapia? Ad esempio, sperimentiamo anche i vari tipi di conduzione di una seduta, il classico terapeuta direttivo, cioè colui che 'corregge' i sintomi secondo canoni standard che LUI ha di salute e benessere, il terapeuta che 'aggancia' il cliente attraverso le risorse e non i difetti, quello che attraverso l'ausilio di domande 'dirige' il cliente alla riflessione delle proprie storie raccontate.. scoprirsi di agire in modo direttivo è senza dubbio formativo.. ma saper di cambiare la propria azione nel rispetto degli altri, non è terapeutico? E poi, essere consapevole delle emozioni che 'evito' di trattare in terapia, pensare a se stessi riflettendo sul fatto che io con un cliente non parlo ad esempio di sessualità e 'scoprire' che anche a casa mia si è sempre evitato questo discorso, non è uno scoprirsi? Analizzare la figura di un padre abusante della propria figlia che osservi in una seduta videoregistrata, hai idea di cosa provoca in ciascuno? E quando proviamo ribrezzo, delusione, rabbia, angoscia, pena, ansia, repulsione, ecc., e ne parliamo, tiriamo fuori i nostri 'orrori' e li elaboriamo.. non è terapia? E poi, scoprirmi che ho una famiglia invischiata, permissiva,'sciolta', che io inevitabilmente faccio parte di certi 'giochi' familiari, di rituali e miti, non ha effetti su di me? Posso aggiungere anche che il 'malloppo' teorico in se per me è terapeutico. Adesso non vedo più bimbi di due anni definiti nella fase ipo-maniacale, ci rido sopra se mi viene ancora il dubbio di uccidere mio padre perchè forse vorrei trombarmi mia madre e soprattutto non vedo più il sintomo come disfunzione di qualcosa ma come funzione di qualcosa e per me tutto questo è stato più che terapeutico.
    Ciao Accadueo,
    non mi permetterei mai di dirti che non ti conosci abbastanza.
    Io credo solamente che una terapia personale sia indispensabile per poter svolgere il lavoro da psicoterapeuta con serietà ed umiltà.
    Un'altra motivazione che non ho menzionato nel precedente post è quella secondo la quale avendo provato le emozioni nel ruolo di paziente" potremmo empatizzare maggiormante con lui.
    Tra l'altro al di là dell'indirrizzo teorico la maggiornaza delle scuole di specializzazione si sta muovendo, nel proprio iter, ad inserire questa tappa, che può attuarsi attraverso gruppi o individualmente.
    Personalmente sono a contatto con diversi psicoterapeuti ( "stranamente" cognitivi e sistemici) tale posizione rispetto all'argomento era piuttosto solida, tanto che probabilmente le loro argomentazioni hanno avuto un'influenza nello sviluppo della mia opinione.

    Venendo ai tuoi esempi, l'identificazione con dei soggetti, è ben lungi dal mettersi in discussione nella forma di Paziente.
    Riflettere da sè (seppur stimolato da un percorso di studi), sui propri schemi, sulla propria famiglia è ben lontano dall'essere una terapia.
    La prima caratteristica di ogni psicoterapia è la relazione.
    E' uno scambio emotivo-culturale centrato sulla propria persona, sulla propria storia, sul proprio modo di interagire con l'ambiente.

    Saranno probabilmente esperienze di vita differenti a sottolineare la nostra divergenza.
    Personalmente ho imparato "di psicologia" più dalla terapia che non da lezioni scolastiche.


    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  7. #127
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
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    Santiago, mi sa che la nostra differenza parte dalla definizione che diamo di terapia, può essere? Per me (psico)terapia significa percorso di cambiamento, di ristrutturazione, costruzione di nuovi significati che la persona, un gruppo, un sistema intraprendono per dieci milioni di motivi come per uno.. ebbene, la scuola mi fa questo effetto(terapeutico).. sensazioni che fra l'altro non provo solo io, bensì altri 19 colleghi del mio corso e la storia come lo sviluppo delle scuole sistemiche sparse nel mondo.

    Non capisco perchè associ che il fare terapia personale sia indispensabile per essere seri e umili, significa che io sono burlone e arrogante? Ebbene, ho simulato anche quello come terapeuta è difficile ma è una conquista .. anzi a pensarci bene, sarebbe perfetto e coerente se le scuole sistemiche obbligassero gli allievi a fare terapia familiare.. là si che ci troverei più un senso (io.. ma la mia famiglia penso che mi sfanculerebbe all'istante)

  8. #128
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Originariamente postato da Accadueo
    Santiago, mi sa che la nostra differenza parte dalla definizione che diamo di terapia, può essere? Per me (psico)terapia significa percorso di cambiamento, di ristrutturazione, costruzione di nuovi significati che la persona, un gruppo, un sistema intraprendono per dieci milioni di motivi come per uno.. ebbene, la scuola mi fa questo effetto(terapeutico).. sensazioni che fra l'altro non provo solo io, bensì altri 19 colleghi del mio corso e la storia come lo sviluppo delle scuole sistemiche sparse nel mondo.

    Non capisco perchè associ che il fare terapia personale sia indispensabile per essere seri e umili, significa che io sono burlone e arrogante? Ebbene, ho simulato anche quello come terapeuta è difficile ma è una conquista .. anzi a pensarci bene, sarebbe perfetto e coerente se le scuole sistemiche obbligassero gli allievi a fare terapia familiare.. là si che ci troverei più un senso (io.. ma la mia famiglia penso che mi sfanculerebbe all'istante)
    Ciao Accadueo,
    forse mi sono spiegato male pocanzi.
    Fortunatamente non solo la psicoterapia personale ha "effetti terapuetici".
    Probabilmente anche fare bungee jumping per un acrofobico potrebbe essere terapeutico, nel senso che potrebbe essere un modo per affrontare la sua paura.
    Ma non è una terapia personale, semmai solo un aspetto ( preso in considerazione non all'unanime dalle differenti psicoterapie)
    Tra l'altro pensavo che le scuole sistemiche facessero il genogramma ad ogni candidato psicoterapeuta...
    Comunque non credo tu sia nè burlone, nè arrogante, e probabilmente se la tua scuola ritenesse fondamentale la terapia personale tu avresti un'idea differente a proposito.
    Per me è impensabile fare il terapeuta senza essere stato paziente, così come è impensabile che un tizio diventi professore senza essere stato allievo....
    E infine, gli effetti terapeutici che tu ricavi dal frequentare la tua scuola non dovrebbero poi essere così dissimile ( a meno che tu consideri la tua scuola migliore delle altre, ma in tal caso si inserirebbero meccanismi di difesa e bias cognitivi) da quelli che una scuola di specializzazione di altro orientamento dà ai suoi alunni.
    Solo che in questa ultime ci sarebbe un surplus: la psicoterapia personale ( a meno che tu la reputi inutile per chi non ha psicopatologie conclamate... in tal caso avresti una concezione classista della malattia mentale ed etichetteresti le persone come "sane" o "malate". Una semplificazione della realtà meccanicista a cui le psicoterapie tutte dovrebbero opporsi)

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  9. #129
    Per me è impensabile fare il terapeuta senza essere stato paziente, così come è impensabile che un tizio diventi professore senza essere stato allievo....
    a volte ritornano... ho già detto il mio parere su questa roba... in effetti credo proprio che il problema sia nella definizione di psicoterapia.... non si chiede a un chirurgo di sottoporsi a interventi chirurgici per aumentare l'empatia col paziente e tanto meno di sottoporsi a psicoterapia.... non ci portiam questa tassa dalla psicoanalisi ma cmq in numerose scuole la psicoterapia personale non è richiesta.... con questo non voglio dire che chi si sente di farla non debba farla ma non credo nemmeno che si debba imporla... come ho gia detto i percorsi di conoscenza di se stessi penso siano tanti e soprattutto estremamente personali.... io faccio una scuola di indirizzo cognitivsta e non è richiesta la terapia personale... non mi risulta che neanche i costruttivisti post-razionalisti (i cognitivisti più psicodinamici di tutti) la richiedano.... cmq santiago avrà i suo informatori...
    ribadisco che non è detto che per essere dei bravi terapeuti bisogna per forza conoscersi così bene... tant'è che ci sono esempi di numerosi e famosi terapeuti che sono abbastanza schizzati...
    Cmq ribadisco scientificamente non ci sono prove che dicano che un buon terapeuta debba aver fatto una terapia personale... dopodichè possiam discutere per un secolo ma resta una scelta personale... non rilevante (se non nell'ambito soggettivo) per diventare un buon terapeuta.... ah dimenticavo l'ultima mia argomentazione.... essendo il percorso terapeutico estremamente personale non capisco come si possa pensare di capire i vissuti di tutti i pazienti (uno diverso dall'altro, con vissuti diversi, caratteri diversi) attraverso il nostro vissuto psicoterapeutico.... infine mi viene in mente un esempio anzi due.... uno psicologo che si occupa di tossicodipendenti e una psicoterapeuta dell'età evolutiva.... a chi si occupa di tossicodipendenti viene spesso detto ma lei non sa cosa si prova... ok facciamoci la psicoterapia ma prima dobbiam farci anche due piste e tre pere per essere proprio consci del vissuto oppure alle neuropsicologhe infantili che non sono mamme viene rinfacciato "ma lei non è mamma non sa cosa si prova"... tutto questo per dire che se anche facessimo la psicoterapia personale avremmo un po' più sicurezza (forse) quando faremo le ns prime sedute ma non è certo questo che ci farà diventare empatici, bravi nell'assessment, e soprattutto ci darà la capcità di sintesi e comprensione dei problemi degli altri... non parlo delle tecniche psicoterapeutiche che sono ancora oltre....
    come il chirurgo penso che anche noi dovremmo puntare su ottime basi culturali, tanta pratica (in super visione o cmq sotto il controllo di un terapeuta esperto) e un po' di culo...
    buonanotte a tuttu

  10. #130
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Ma come si fa a paragonare la chirurgia alla psicoterapia?
    Non ho mai sentito niente di così scabroso (con tutto il rispetto per chi lo scrive)
    In questa paragone è evidente l'atteggiamento classita verso la psicopatologia.
    Come se ci fossero i sani e i malati.
    E notoriamente gli psicoterapeuti sono o dovrebbero essere i sani, coloro che insegnano a vivere meglio, coloro che sguazzano nella loro onnipotenza.
    Ma dov'è finito il continuum di cui si parla tanto?
    Siamo tornati al meccanicismo organicista?
    E poi...non è questione di conoscersi meglio.... ma non credete che "vostri pezzi disfunzionali personali" possano incidere sulla relazione con chi curate?
    Volevo solo dirti che anche fra il cognitivismo la tendenza è decisamente contraria a quella che esponi tu. I post-razionalisti hanno inserito nel loro corso a Como una terapia personale obbligatoria.
    Nella scuola cognitivista con cui ho stretti rapporti, dai suoi esponenti la posizione è chiara.
    Personalemente se qualcuno mi chiedesse un consiglio non inviterei mai qualche sofferente da futuri colleghi senza terapia personale.

    Santiago
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  11. #131
    Mai detto niente di tutto ciò.... non ho mai detto che lo psicoterapeuta debba essere sano (anzi ho detto che può essere il contrario), io sono rimasto al considerare l'uomo un tuttuno se tu hai delle nostalgie cartesiane (divisione mente corpo) mi dispiace davvero...
    I miei pezzi disfunzionali come i pezzi di ogni persona si possono scoprire in tanti modi... per dire proprio il romanzo da cui trai il tuo nick illustra un percorso di un persona e in questo percorso scopre le sue idee disfunzionali...
    Sospettavo che doveva essere una scuola post-razionalista quella a cui facevi riferimento.... ricordati però che non sono l'unica voce all'interno del cognitivismo....

    E notoriamente gli psicoterapeuti sono o dovrebbero essere i sani, coloro che insegnano a vivere meglio, coloro che sguazzano nella loro onnipotenza.
    Mamma mia ho detto queste cose? non me ne sono accorto... il terapeuta non è onnipotente, non è un maestro di vita, però si aiuta il paziente a cercare di vivere meglio.... qui ho io non mi esprimo bene (può essere ho scritto all'1 di notte) oppure tu hai un leggero pregiudizio (idea disfunzionale?)...

    Per quanto mi riguarda io consiglierei solo terapeuti che applicano psicoterapie efficaci... non mi interessa se abbiano fatto una terapia personale.... come si stabilisce se una terapia è efficace? tramite studi il più conmtrollato possibile... il resto son chiacchiere da bar....

  12. #132
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    ....non credete che "vostri pezzi disfunzionali personali" possano incidere sulla relazione con chi curate?....

    Santiago
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  13. #133
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
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    Mi piacerebbe tanto che mi diceste la vostra sulla domanda appena postata.
    Per rispondere al tuo post, vincent, sono un acerrimo sostenitore della non separabilità tra mente e cervello.
    I pensieri e le emozioni sono frutto di mediazioni trasmettitoriali a sua volta dipendenti dalle "modalità" di interazione con l'ambiente.
    Dicevo del tuo presunto atteggiamento classista (ipotesi) perchè paragonare la psicoterapia alla chirurgia significa paragonare il chirurgo allao psicoterapeuta.
    E il paziete "anestetizzato" al paziente "attivo, che costruisce la sua guarigione".
    Perchè onnipotenza?
    Perchè nella chirirgia chi opera è il chirugo, su un corpo inerme e passivo.
    Se così fosse nella psicoterapia nessun paziente potrebbe guarire se non a patto di una dipendenza dal suo terapeuta (nevrosi di transfert).... dunque una guarigione fittizia....
    Con questo piccolo post ti ho spiegato il mio "pregiudizio", la mia "idea disfunzionale", come dici tu.

    Per quanto riguarda l'efficacia terapeutica condivido.
    Ma non consideri la terapia personale un "elemento in più" per lo psicoterapeuta?
    A parità di efficacia di trattamento psicoterapico è indifferente il fatto che un terapeuta abbia compiuto un cammino di questo tipo?
    Per te ha valenza zero?

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  14. #134
    louis
    Ospite non registrato
    Io credo che cercare delle oggettivazioni a queste problematiche sia inutile ... solo che credo sia importante che il cittadino utente
    sia consapevole che per psicoterapia si intende una miriade di
    possibilità diversa ... forse il problema è tutto qui .. forse bisognerebbe usare dei distinguo , delle terminologie diverse ...
    Ho compreso lo spirito della scuola di Vincent ... è una cosa che ha la sua utilità e di certe tecniche me ne appropierei volentieri anche se fossi di cultura psicodinamica ... tecniche che hanno immagino una certa efficacia nella cura del sintomo , ma che personalmente trovo solo come aspetto marginale di una 'psicoterapia' ... è una questione di scelta ... è una questione
    di come si è dentro ... ma sul termine psicoterapia urge ormai secondo me una certa chiarezza ...
    Come possono una analisi e l'uso della desensibilizzazione chiamarsi entrambe psicoterapie?
    Non per niente oggi hai proposte diverse ... l'importante che vai
    sul vocabolario prendi una parola e ci aggiungi in fondo 'terapia' ..
    smile-terapia ... dentifricio-terapia ... teatro-terapia ... forum-terapia.
    Non dobbiamo più sorprenderci dunque che alcuni professionisti non abbiano alle spalle un proprio percorso terapeutico , nel senso più antico del termine ... nemmeno sanno cosa
    significhi .. quale ricchezza ci sia in questa esperienza e quanto sia utile per chi fa un mestiere che debba aiutare qualcun altro ...

    la terapia infatti come leggo l'hanno fatta .. attraverso le simulate.
    Simulate-terapia?
    :

  15. #135
    Io sono assolutamente d'accordo sul fatto che i nostri pensieri disfunzionali incidano sulla psicoterapia.... ma non credo che influenzano l'efficacia della terapia più di quanto influenzi l'efficacia dell'intervento del chirurgo....
    Sono d'accordo sul fatto che il paragone col chirurgo si perda un po'... (ma non del tutto dopo l'intervento di solito fai la riabilitazione e li sei tu la parte attiva e non il chirurgo) cmq a parte l'operazione in sè che potremmo paragonare alla parte psicoeducazionale della psicterapia il pallino è in mano al paziente sia in un caso che nell'altro... non trovi?
    Ti do atto che il mio paragone è sicuramente provocatorio e sicuramente concordo con te sul ruolo più da protagonista del paziente in psicoterapia (ma anche in questo caso parlerei di continuum e non di categorie)...
    Per quanto riguarda la terapia personale sicuramente non lo considero un elemento in meno però non mi sembra così determinante... sinceramente a parità di efficacia consiglierei di valutare come si ci trova a pelle col terapeuta, il grado di empatia... non dico che ha valenza zero perchè credo che se il terapeuta ne ha sentito il bisogno vuol dire che aveva il bisogno e che lo può aiutare dico che non è determinante per conoscere i propri pensieri disfunzionali....

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