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  1. #841
    lea cupane
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da stefania81 Visualizza messaggio
    In genere si tende a parlare di "salute", concetto che si spiega come condizione di assenza di malattia, io credo si debba iniziare a parlare di "benessere", benessere generale della persona, sostituendo con i termini "star bene" ciò che ora significa "non star male", credo siano cose totalmente differenti. Si dovrebbe promuovere il concetto di una valutazione di una condizione "in positivo" (stare in una condizine) invece che "in negativo" (non stare in un'altra). Se stai bene non vuol dire che non stai male, vuol dire che stai bene.
    Sì, anche qui concordo !
    Una filosofa, Luigina Mortari, che si occupa molto del concetto di cura (ha scritto due bei libri che vi consiglio, "La pratica della cura" e "Aver cura della vita della mente") dice che la cura è un'attività che promuove il ben-esserci, che rende possibile il pieno espandersi ed esprimersi dell'altro, offrendogli la possibilità di fare esperienza di sè.
    Mi aggancio e riprendo il discorso del post di ieri sera:
    Cura da Epimeleia dunque, e non da Terapheia.
    Ma cosa vuol dire in greco Epimeleia? Guarda guarda..vuol dire occuparsi di qualche cosa con molta attenzione. Allora l'attenzione e l'ascolto, lo sguardo aperto sull'altro, sono pratiche che generano benessere. Cura come epimeleia (e non come terapia) è una pratica di attenzione per l'altro che amplia il respiro, genera spazi fecondi e implica una dimensione etica profonda, ovvero un'autentica passione e tensione per il ben-esserci dell'altro, un'alterità assoluta, imprevedibile, inconoscibile, che non possiamo incasellare e ricondurre a schemi e ad etichettature.

    E' una concezione non sanitaria della cura, non medicalizzata, non prescrittiva, non orientata a far guarire, ma ad espandere il campo dell'altro e il suo respiro, la sua voce, il suo passo.

    Ma non è così facile come sembra, guardare e ascoltare. Siamo troppo distratti, andiamo in automatico, e siamo ipernutriti di sovrastrutture, ipotesi diagnostiche preconfezionate e pregiudizi personali. E uno studio come quello del DSM IV non ci aiuta di certo.
    E' come se dovessimo scrostare le nostre percezioni da una patina di polvere che le ricopre, risvegliare lo sguardo, anzi tutti i nostri sensi. Guardare, percepire il paziente e la sua realtà come se non l'avessimo mai conosciuta prima. Naturalmente però dobbiamo mantenere anche un contatto con tutte le emozioni e i ricordi che il paziente ci evoca, (nel linguaggio psicodinamico, controtransfert, parola che non restituisce nulla della ricchezza del fenomeno). Quindi, ancora più difficile. Bisogna poter sostare in questa ambivalenza: levare la patina di polvere in realtà significa sia poter guardare con occhi nuovi, sia recuperare gli occhi profondi e sottili della memoria emozionale.

    Anche in un laboratorio di scrittura poetica avviene questo: prendiamo un oggetto comune, come un ciottolo, e lo osserviamo, annusiamo, tocchiamo come se non l'avessimo mai visto. Ritroviamo lo stupore. E' un lavoro di de-automatizzazione dello sguardo. Come se dovessimo ri-conoscere quell'oggetto da zero. Scriviamo tutte le nostre percezioni nei dettagli.
    Poi arrivano i ricordi. Tutti i ricordi che quel ciottolo mi evoca. Passeggiate in riva al mare, ciottoli lanciati per farli rimbalzare sull'acqua, ciottoli caldi o freddi sotto i piedi, qualsiasi cosa.
    Poi cominciamo a cercare di capire a che cosa quell'oggetto può somigliare, troviamo delle metafore. Avrà sfumature, venature colorate, asperità, oppure è completamente liscio, monocolore? Sembra un uovo, una maschera indiana, un idolo, una cartina geografica, un cuore, un volto, un mondo, una rupe in miniatura, una caramella...?
    Infine, cerchiamo di capire in che cosa somiglia a noi e in che cosa è diverso. Cerchiamo di capire in che cosa è unico al mondo.

    Tutto questo lavoro è un esercizio di cura.
    Alla fine del quale, tutti i partecipanti dei laboratori, immancabilmente, si legano talmente al ciottolo da volerselo portare a casa....

  2. #842
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Scusa lea, ma qs concetto di ben-esserci, ha qualche legame con quello dell'"esserci" e del dasein o " essere nel mondo", anche se a me personalmente quello di qs filosofa sembra piu' vasto, o no? Cioè, in campo psicologico ha una corrispondenza in qs tipo di approccio, ad es.? Che tende ad accettare e dare un senso soggettivo piu' che ad etichettare, anche se in qualche modo poi, lo fa, per voce di alcuni, ugualmente?
    Gaia
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  3. #843
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    Citazione Originalmente inviato da lea cupane Visualizza messaggio
    Baudelaire piace molto anche a me.
    Purtroppo la traduzione fa perdere molto, pensa che spesso le sue poesie sono in rima,per esempio "L'albatros" è in rima alterna, e la traduzione è ovviamente in prosa. Tutte le sonorità si perdono e resta solo il significato. Ma senso e suoono, forma e contenuto, significante e significato, in poesia sono inscindibili. Quindi la traduzione è un nonsenso, in poesia.
    Quel che dice Lilikiddo, ovvero che in poesia l'emozione precede la cognizione, può avvenire solo se si conserva la forma originaria, con tutti i suoni e le sensazioni corporee che questi suscitano; da questo punto di vista la poesia non è universale come le altre arti, è inscindibilmente legata alla lingua in cui è sta creata. E questo può essere un problema. Anche per un uso teraopeutico (epimeleutico?), è sempre consigliabile usare poesie italiane (nel nostro caso), ma ci sono moltissime poesie straniere di cui davvero non si può fare a meno, così io le uso lo stesso nei miei laboratori, pur consapoevole che metà dell'effetto si perde....
    Allora, laa migliore forma poetica, in tal senso, in italiano, è quella rappresentate dalle liriche, dove il poeta esprime in forma diretta e limpida, oltre che di forte impatto, cio' che realmente vuole dire?
    Gaia
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  4. #844
    lea cupane
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da gennyblue Visualizza messaggio
    Allora, laa migliore forma poetica, in tal senso, in italiano, è quella rappresentate dalle liriche, dove il poeta esprime in forma diretta e limpida, oltre che di forte impatto, cio' che realmente vuole dire?
    Gaia
    ...Proprio così, e tra l'altro oramai si può dire che la poesia è tutta lirica o satirica, essendo gli altri generi (epico, cavalleresco) o scomparsi o inglobati in altre forme espressive, come quello drammatico (per es. la tragedia greca)nel teatro. La poesia con ricadute benefiche sul benessere psichico è generalmente autobiografica, cioè lirica.
    Preciso comunque che, in poesiaterapia, la funzione di cura è assolta sia dalla lettura che soprattutto dalla SCRITTURA di testi poetici, e in questo caso, qualunque forma prenda il testo, ha comunque la sua funzione generativa e trasformante.

    Una nota interessante: pare che in particolare la scrittura di SESTINE (quest'ultima è una forma poetica particolarissima) possa avere una funzione curante, ora non mi dilungo, casomai con un pm.
    In generale, tutte le forme poetiche molto rigorose come il SONETTO, l'OTTAVA ecc, avendo argini e ritmi precisi aiutano a contenere le emozioni.

    Sembra stregoneria invece non è proprio così!

    Ultima nota curiosa: sembra che l'endcasillabo corrisponda al ritmo naturale dell'inspiro-enspiro, perlomeno per i parlanti di lingua italiana.
    Quindi comporre endecasillabi aiuterebbe a risincronizzarsi con la propria respirazione e avrebbe un effetto benefico sul corpo.

    Sono tutti studi ancora sperimentali e molto rari....

  5. #845
    lea cupane
    Ospite non registrato

    Formazione Etica Per Operatori Sociali

    Citazione Originalmente inviato da gennyblue Visualizza messaggio
    Scusa lea, ma qs concetto di ben-esserci, ha qualche legame con quello dell'"esserci" e del dasein o " essere nel mondo", anche se a me personalmente quello di qs filosofa sembra piu' vasto, o no? Cioè, in campo psicologico ha una corrispondenza in qs tipo di approccio, ad es.? Che tende ad accettare e dare un senso soggettivo piu' che ad etichettare, anche se in qualche modo poi, lo fa, per voce di alcuni, ugualmente?
    Gaia
    Ti riferisci ad Heidegger? Ancora lo conosco poco, anche se è fondamentale perchè ha scritto un libro sulla filosofia e la poesia, e sul ruolo dei poeti che, secondo lui, sono coloro che innovano il linguaggio e pertanto sono quelli che dicono e rischiano di più. Lo voglio studiare approfonditamente.

    Comunque si, il concetto di dasein a occhio e croce è molto più vasto.

    In campo psicologico...non ho capito bene la tua domnda a dire il vero: me la puoi riformulare?
    In teoria lo psicologo dovrebbe sempre accettare la soggettività e non etichettare, ma poi, lo fa realmente? Questo è il problema.
    A questo proposito:
    Lo sapete che in Norvegia esiste la "formazione etica degli operatori sociali" inclusi gli psicologi? Lo Stato si incarica di effettuare dei corsi di formazione rivolti a operatori del settore psico-socio-educativo i cui temi sono la responsabilità, il non abuso di potere, l'attenzione, il rispetto per il volto dell'altro (dalla filosofia di Levinas), la giusta distanza, l'ascolto ecc.

    E sapete quali strumenti formativi usano per trasmettere queste nozioni? indovinate?
    L'arte. La scrittura. la garden therapy. Metafore delle pratiche di cura.
    Per es., realizzare una amschera sul volto del collega ti fa percepire quanto sia delicato lavorare sul"volto" di un altro che è nelle tue mani.

    Ve lo immaginate in Italia?

    Eppure se ci pensi è imprescindibile! Come possiamo noi psicologi non ricevere un simile tipo di formazione!
    Neanche un esame di etica all'Università...per non parlare di pratica etica, cioè cura dell'altro.
    Perchè non occuparsi, ad esempio, di promuovere una simile formazione a carico dello Stato? Utopia, sì, ma pensate quanto è interessante....

    Ecco, vi ho detto un altro mio sogno...

  6. #846
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    Citazione Originalmente inviato da lea cupane Visualizza messaggio
    Ti riferisci ad Heidegger? Ancora lo conosco poco, anche se è fondamentale perchè ha scritto un libro sulla filosofia e la poesia, e sul ruolo dei poeti che, secondo lui, sono coloro che innovano il linguaggio e pertanto sono quelli che dicono e rischiano di più. Lo voglio studiare approfonditamente.

    Comunque si, il concetto di dasein a occhio e croce è molto più vasto.

    In campo psicologico...non ho capito bene la tua domnda a dire il vero: me la puoi riformulare?
    In teoria lo psicologo dovrebbe sempre accettare la soggettività e non etichettare, ma poi, lo fa realmente? Questo è il problema.
    A questo proposito:
    Lo sapete che in Norvegia esiste la "formazione etica degli operatori sociali" inclusi gli psicologi? Lo Stato si incarica di effettuare dei corsi di formazione rivolti a operatori del settore psico-socio-educativo i cui temi sono la responsabilità, il non abuso di potere, l'attenzione, il rispetto per il volto dell'altro (dalla filosofia di Levinas), la giusta distanza, l'ascolto ecc.

    E sapete quali strumenti formativi usano per trasmettere queste nozioni? indovinate?
    L'arte. La scrittura. la garden therapy. Metafore delle pratiche di cura.
    Per es., realizzare una amschera sul volto del collega ti fa percepire quanto sia delicato lavorare sul"volto" di un altro che è nelle tue mani.

    Ve lo immaginate in Italia?

    Eppure se ci pensi è imprescindibile! Come possiamo noi psicologi non ricevere un simile tipo di formazione!
    Neanche un esame di etica all'Università...per non parlare di pratica etica, cioè cura dell'altro.
    Perchè non occuparsi, ad esempio, di promuovere una simile formazione a carico dello Stato? Utopia, sì, ma pensate quanto è interessante....

    Ecco, vi ho detto un altro mio sogno...

    Io penso spesso, perchè è una realta', anche se ci fa o meglio, ad alcuni -molti- comodo e piacere, nasconderla, quanti maltrattamenti, sotto forma di parole inappropriate, interpretazioni inutili o, al contrario, non dette, o vere e proprie esplosioni controtransferali, subiscono molti pazienti, da parte di molti professionisti psicoterapeuti, e qui, riferendomi puramente alla parola, mi dispiace dirlo, ma sembra che la maggior parte di essi, hanno una base di formazione in psicologia, magari acquisita con la sanatoria, con relativi rinfacciamenti della loro esperienza e professionalita'. Mi sa che a costoro, che sia chiaro, non rappresentano gli psicologi ma quella parte che come diceva anche stefania81, infanga il nome della categoria ma spesso, poi, negli ordini, hanno vari appoggi e atteggiamenti diversi, non farebbe molto piacere una formazione di tipo etico, che anch'io ritengo fondamentale, prima ancora di intraprendere un qualsiasi tipo di formazione ad es., di tipo terapeutico da una parte, per sensibilizzarsi, dall'altra, per comprendere se si è capaci di sostenere qd tipo di rispetto e compresenza verso e con l'altro in quanto tale ed in quanto persona considerata veramente tale ed in caso, da valorizzare cio' che aiuterebbe nel frattempo,ad arricchire anche il nostro animo.
    Gaia
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  7. #847
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    Tutto a posto Lea?
    Fammi sapere

    Mi sto riprendendo piano piano dalla botta dell'esame
    vedo che si parla di arteterapia e di poesiaterapia
    molto interessante

  8. #848
    Partecipante Assiduo L'avatar di Lilikiddo
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    Citazione Originalmente inviato da lea cupane Visualizza messaggio
    Ti riferisci ad Heidegger? Ancora lo conosco poco, anche se è fondamentale perchè ha scritto un libro sulla filosofia e la poesia, e sul ruolo dei poeti che, secondo lui, sono coloro che innovano il linguaggio e pertanto sono quelli che dicono e rischiano di più. Lo voglio studiare approfonditamente.

    Comunque si, il concetto di dasein a occhio e croce è molto più vasto.

    In campo psicologico...non ho capito bene la tua domnda a dire il vero: me la puoi riformulare?
    In teoria lo psicologo dovrebbe sempre accettare la soggettività e non etichettare, ma poi, lo fa realmente? Questo è il problema.
    A questo proposito:
    Lo sapete che in Norvegia esiste la "formazione etica degli operatori sociali" inclusi gli psicologi? Lo Stato si incarica di effettuare dei corsi di formazione rivolti a operatori del settore psico-socio-educativo i cui temi sono la responsabilità, il non abuso di potere, l'attenzione, il rispetto per il volto dell'altro (dalla filosofia di Levinas), la giusta distanza, l'ascolto ecc.

    E sapete quali strumenti formativi usano per trasmettere queste nozioni? indovinate?
    L'arte. La scrittura. la garden therapy. Metafore delle pratiche di cura.
    Per es., realizzare una amschera sul volto del collega ti fa percepire quanto sia delicato lavorare sul"volto" di un altro che è nelle tue mani.

    Ve lo immaginate in Italia?

    Eppure se ci pensi è imprescindibile! Come possiamo noi psicologi non ricevere un simile tipo di formazione!
    Neanche un esame di etica all'Università...per non parlare di pratica etica, cioè cura dell'altro.
    Perchè non occuparsi, ad esempio, di promuovere una simile formazione a carico dello Stato? Utopia, sì, ma pensate quanto è interessante....

    Ecco, vi ho detto un altro mio sogno...

    Il vostro discorso mi ha fatto venire in mente due cose: il dasein heiddegeriano e il concetto di "uso dell' oggetto" di winnicott.
    Il Dasein, traducibile come Esser-ci, è lo stato dell'uomo che si distingue dagli oggetti della realtà inanimata per la propria capacità di progettarsi nel mondo in maniera soggettiva. Infatti l'esser-ci significa saper usare gli oggetti in maniera soggettiva, instaurare con essi una relazione che darà significato al progetto di esistenza. In questo caso esistere come Dasein è da intendersi come ex-sistere agli oggetti, cioè rendersi conto della differenza tra sé e gli oggetti fuori da sé.

    Pensavo queste cose anche a proposito del modo in cui ci poniamo verso cose e persone che non conosciamo (l' Altro culturale ad esempio)
    Succede tante volte, specialmente quando siamo "spettatori", di identificare invece le persone negli oggetti (un velo di una donna islamica, un abito arancione, un segno che ci sembra un significato ma dimentichiamo che si tratta invece solo di un significante) senza considerare che l' USO che ne fanno è soggettivo, incorrendo ripetutamente in un errore logico che non permette di conoscere ma solo di definire qualcosa che ci sfugge.

    Se non ricordo male, secondo winnicott l' esperienza culturale inizia quando le persone inizano a usare i simboli della propria cultura in maniera creativa e soggettiva, dialogando con la tradizione e creando nuovi significati.

    ...

  9. #849
    Partecipante Assiduo L'avatar di Lilikiddo
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    Citazione Originalmente inviato da lea cupane Visualizza messaggio
    ...Proprio così, e tra l'altro oramai si può dire che la poesia è tutta lirica o satirica, essendo gli altri generi (epico, cavalleresco) o scomparsi o inglobati in altre forme espressive, come quello drammatico (per es. la tragedia greca)nel teatro. La poesia con ricadute benefiche sul benessere psichico è generalmente autobiografica, cioè lirica.
    Preciso comunque che, in poesiaterapia, la funzione di cura è assolta sia dalla lettura che soprattutto dalla SCRITTURA di testi poetici, e in questo caso, qualunque forma prenda il testo, ha comunque la sua funzione generativa e trasformante.

    Una nota interessante: pare che in particolare la scrittura di SESTINE (quest'ultima è una forma poetica particolarissima) possa avere una funzione curante, ora non mi dilungo, casomai con un pm.
    In generale, tutte le forme poetiche molto rigorose come il SONETTO, l'OTTAVA ecc, avendo argini e ritmi precisi aiutano a contenere le emozioni.

    Sembra stregoneria invece non è proprio così!

    Ultima nota curiosa: sembra che l'endcasillabo corrisponda al ritmo naturale dell'inspiro-enspiro, perlomeno per i parlanti di lingua italiana.
    Quindi comporre endecasillabi aiuterebbe a risincronizzarsi con la propria respirazione e avrebbe un effetto benefico sul corpo.

    Sono tutti studi ancora sperimentali e molto rari....
    che dire...very very yes!

  10. #850
    Partecipante Super Esperto
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    Ragazze...mi sento "fuori" dai vostri discorsi su poesia ed arte...
    Io sono molto "razionale"(o forse no...non lo so bene...), diciamo che sono molto portata per tutto ciò che è pratico, concreto e..quindi razionale!!

    I miei sogni...i miei progetti...vanno in diverse direzioni, mi sto informando su alcune scuole di psicoterapia(IACP, cioè approccio Rogersiano,che è quello che mi sembra di sentire più vicino al mio modo di essere, basato sull'empatia e l'accettazione incondizionata dellla persona che si ha di fronte!!Poi l'ARPCI....poi...boh!!), vorrei diventare una psiconcologa, è il mio sogno, da tanto, e qui sono molto incerta su vari corsi, master...(Corso biennale al Regina Elena, corso Moby Dick, Corso ASP Lazio, Master al S.Andrea della facoltà di Medicina...), e poi so che dovrò lavorare molto su di me, sul perchè voglio fare proprio questa cosa,(il tumore mi spaventa, mi terrorizza, eppure voglio affrontarlo, voglio infilarmici dentro completamente...forse per esorcizzarlo??Ho come l'impressione che avvicinandolo sarei poi in grado di allontanarlo, o di gestirlo...), e sul fatto che il dolore di chi vive una situazione così drammatica, non riesco ancora a contenerlo, anzi mi commuovo ogni volta, (e nel lavoro che faccio spesso incontro chi vive queste situazioni "terminali"!), sento il dolore dell'altro come fosse il mio (e così non va...)...
    Poi c'è Feuerstein, che mi affascina e mi colpisce "al cuore",la parte più emotiva, (quella parte che a volte voglio negare...),che però mi emoziona, e proprio per questo voglio seguire, perchè il suo approccio rivoluzionario è qualcosa di unico, di avvincente,una sfida!!
    E poi...un'Associazione che sto per creare, diciamo una sede romana di una realtà che già è presente in un'altra città...
    Insomma, ho un mare di cose che vorrei fare, e non mi basterebbe una vita per farle tutte...(ne ho altri di interessi, che inevitabilmente devo accantonare, perchè...ho solo 2 gambe, 2 braccia e sopratutto una sola testa!!)

  11. #851
    lea cupane
    Ospite non registrato

    Un'esperienza particolare in un reparato oncologico

    Citazione Originalmente inviato da principessab Visualizza messaggio
    Ragazze...mi sento "fuori" dai vostri discorsi su poesia ed arte...
    Io sono molto "razionale"(o forse no...non lo so bene...), diciamo che sono molto portata per tutto ciò che è pratico, concreto e..quindi razionale!!

    I miei sogni...i miei progetti...vanno in diverse direzioni, mi sto informando su alcune scuole di psicoterapia(IACP, cioè approccio Rogersiano,che è quello che mi sembra di sentire più vicino al mio modo di essere, basato sull'empatia e l'accettazione incondizionata dellla persona che si ha di fronte!!Poi l'ARPCI....poi...boh!!), vorrei diventare una psiconcologa, è il mio sogno, da tanto, e qui sono molto incerta su vari corsi, master...(Corso biennale al Regina Elena, corso Moby Dick, Corso ASP Lazio, Master al S.Andrea della facoltà di Medicina...), e poi so che dovrò lavorare molto su di me, sul perchè voglio fare proprio questa cosa,(il tumore mi spaventa, mi terrorizza, eppure voglio affrontarlo, voglio infilarmici dentro completamente...forse per esorcizzarlo??Ho come l'impressione che avvicinandolo sarei poi in grado di allontanarlo, o di gestirlo...), e sul fatto che il dolore di chi vive una situazione così drammatica, non riesco ancora a contenerlo, anzi mi commuovo ogni volta, (e nel lavoro che faccio spesso incontro chi vive queste situazioni "terminali"!), sento il dolore dell'altro come fosse il mio (e così non va...)...
    Poi c'è Feuerstein, che mi affascina e mi colpisce "al cuore",la parte più emotiva, (quella parte che a volte voglio negare...),che però mi emoziona, e proprio per questo voglio seguire, perchè il suo approccio rivoluzionario è qualcosa di unico, di avvincente,una sfida!!
    E poi...un'Associazione che sto per creare, diciamo una sede romana di una realtà che già è presente in un'altra città...
    Insomma, ho un mare di cose che vorrei fare, e non mi basterebbe una vita per farle tutte...(ne ho altri di interessi, che inevitabilmente devo accantonare, perchè...ho solo 2 gambe, 2 braccia e sopratutto una sola testa!!)
    Cara Principessa,
    ...ma li hai letti bene i post?
    In realtà parlano ben poco di arte e poesia in sè, e molto della funzione dello psicologo e dello psicoterapeuta e della sua formazione, di cosa voglia dire "curare" o "prendersi cura"...io vedo tutto ciò molto razionale....anzi,
    a sentirti parlare, o meglio a leggerti, sembra evidente che..i razionali cervellotici cerebrali che dissertano di formazione etica, differenti accezioni di cura, Baudrillard, Heideggere e Dante Alighieri, siamo noi, tu mi sembri invece molto spontanea, emotiva, "di pancia" e cuore...; comunque,al di là degli scherzi (sottolineo che sto scherzosamente esagerando! non mi fraintendereeeee) e delle distinzioni fra approcci razionali e irrazionali, volevo dirti che io tre anni fa ho lavorato come biografa, cioè come esperta in narrazione autobiografica, con i malati oncologici presso una clinica di Palermo.
    E' stato un bellissimo progetto, durato però solo sette mesi, perchè sono "finiti i fondi" (no comment).
    Peccato, perchè avevo intrecciato rapporti molto belli con parecchi malati che stavano cominciando a riflettere sul significato possibile della loro malattia per loro, trovando metafore e connessioni; altri si stavano semplicemente abbandonando al piacere del ricordare sensazioni dell'infanzia, odori, sapori, colori, rumori e musiche, voci, luci, gesti, corse sui prati, passeggiate in bicicletta, giochi, giocattoli, filastrocche, canzoncine....e credo che questo facesse loro molto bene.

    Ripeto che lì non essendo abilatata non avevo la funzione di psicologa ma come biografa, quindi avevo la mano ancora più delicata e il passo ancora più leggero.

    L'oncologa per la quale lavoravo intendeva la psiconcologia non come sostegno al malato, ma come comprensione della malattia dal punto di vista psicosomatico, cioè era interessata a approfondire l'esistenza di connesisoni significative fra storie di vita, eventi stressanti, stili di gestione di eventi stressanti e cancro, e poi studiava il significato simbolico di determinati tipi di tumore a seconda della zona del corpo coinvolta. E riteneva che la vera terapia per il cancro fosse la psicoterapia.

    Un approccio molto innovativo e azzardato; purtroppo però lei è lunatica, instabile e stravagante, quindi non riesce a portare avanti in modo serio e rigoroso le sue ricerche.
    Ma magari posso darti qualche riferimento teorico di questi studi, se ti interessa.

    Ciò che volevo dirti è che io, in quei sette mesi, ho superato paure e blocchi verso la malattia e gli ambienti ospedalieri, in una maniera che non credevo possibile. Prima ero molto molto impressionabile, adesso nulla mi fa più alcun effetto negativo, so gestire la malattia sia terminale che non terminale (non tutti i malati di tumore muoiono! Molti di quelli di cui ho raccolto le biografie sono vivi e stanno bene), senza imbarazzi, senza avere atteggiamenti commiserevoli che infastidiscono il malato, senza sentirmi troppo coinvolta, e io ero una di quelle persone che piangeva non appena vedeva qualcuno piangere, al tirocinio = eccesso, nocivo, di empatia.

    Commuoversi è bello e importante, è un sentimento che non va represso -secondo me -ma solo arginato e contenuto, e la pratica fa miracoli: finchè sei tiorcinante la non responsabilizzazione ti porta a non avere controllo sulle emozioni, ma appena sai che sei responsabile della situazione e devi gestire in prima persona la relazione, molti meccanismi cambiano....ne sono certa!


  12. #852
    lea cupane
    Ospite non registrato
    Una doverosa precisazione:
    L'approccio psicosomatico al tumore è molto pericoloso, perchè il paziente può prendere il suggerimento del medico (che esistano connessioni fra proprie problematiche psichiche e la sua malattia) come una colpevolizzazione, come se il medico gli dicesse "te la sei voluta". Può avere addirittura un crollo e peggiorare.
    Bisogna quindi andarci con i piedi di piombo, anche perchè le ipotesi di correlazione causale stress -cancro non è affatto sceintificamente fondata e tra l'altro vanno considerate innumerevoli variabili mediatrici: cronicità e accumulo di stress e tipologia degli stressor; corredo genetico e familiarità; aspetti neurobiologici; stile di vita; alessitimia, quindi capacità di elaborazione consapevole ed espressione delle emozioni;stile di gestione dello stress; rapprto col proprio corpo; locus of control; ecc. ecc.
    Però dare suggerimenti al paziente per interpretare simbolicamente la malattia può essere anche moto prezioso.
    La ricerca si fa molto complessa, diciamo infinita. E la questione va, come minimo, problematizzata (che sia la mia parola preferita?)....

  13. #853
    stefania81
    Ospite non registrato
    [QUOTE=lea cupane;1374123]Ti riferisci ad Heidegger? Ancora lo conosco poco, anche se è fondamentale perchè ha scritto un libro sulla filosofia e la poesia, e sul ruolo dei poeti che, secondo lui, sono coloro che innovano il linguaggio e pertanto sono quelli che dicono e rischiano di più. Lo voglio studiare approfonditamente.


    L'esistenzialismo Heideggeriano è una delle cose più difficili da capire, o almeno che io abbia mai studiato!! ci puoi stare una vita e capire sempre cose nuove o capire che nono ci hai capito niente. . . . . . .
    "anzi, è addirittura possibile che un'entità si mostri come qualcosa che di per sè non è" (per dirlo con parole sue)

  14. #854
    stefania81
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da lea cupane Visualizza messaggio
    Una doverosa precisazione:
    L'approccio psicosomatico al tumore è molto pericoloso, perchè il paziente può prendere il suggerimento del medico (che esistano connessioni fra proprie problematiche psichiche e la sua malattia) come una colpevolizzazione, come se il medico gli dicesse "te la sei voluta". Può avere addirittura un crollo e peggiorare.
    Bisogna quindi andarci con i piedi di piombo, anche perchè le ipotesi di correlazione causale stress -cancro non è affatto sceintificamente fondata e tra l'altro vanno considerate innumerevoli variabili mediatrici: cronicità e accumulo di stress e tipologia degli stressor; corredo genetico e familiarità; aspetti neurobiologici; stile di vita; alessitimia, quindi capacità di elaborazione consapevole ed espressione delle emozioni;stile di gestione dello stress; rapprto col proprio corpo; locus of control; ecc. ecc.
    Però dare suggerimenti al paziente per interpretare simbolicamente la malattia può essere anche moto prezioso.
    La ricerca si fa molto complessa, diciamo infinita. E la questione va, come minimo, problematizzata (che sia la mia parola preferita?)....
    Verissimo!!
    ci sono delle correlazioni tra il tumore al seno e il non aver avuto figli.
    Le donne con un tumore al seno che chiedono "perchè proprio a loro" , la prendono piuttosto male (e direi comprensibilmente) quando gli viene spiegato che potrebbe essere "per le loro scelte di vita". In qualche modo si sentono colpevolizzate, appunto "come se se la fossero cercata".

  15. #855
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    Citazione Originalmente inviato da lea cupane Visualizza messaggio
    Cara Principessa,
    ...ma li hai letti bene i post?
    In realtà parlano ben poco di arte e poesia in sè, e molto della funzione dello psicologo e dello psicoterapeuta e della sua formazione, di cosa voglia dire "curare" o "prendersi cura"...io vedo tutto ciò molto razionale....anzi,
    a sentirti parlare, o meglio a leggerti, sembra evidente che..i razionali cervellotici cerebrali che dissertano di formazione etica, differenti accezioni di cura, Baudrillard, Heideggere e Dante Alighieri, siamo noi, tu mi sembri invece molto spontanea, emotiva, "di pancia" e cuore...; comunque,al di là degli scherzi (sottolineo che sto scherzosamente esagerando! non mi fraintendereeeee) e delle distinzioni fra approcci razionali e irrazionali, volevo dirti che io tre anni fa ho lavorato come biografa, cioè come esperta in narrazione autobiografica, con i malati oncologici presso una clinica di Palermo.
    E' stato un bellissimo progetto, durato però solo sette mesi, perchè sono "finiti i fondi" (no comment).
    Peccato, perchè avevo intrecciato rapporti molto belli con parecchi malati che stavano cominciando a riflettere sul significato possibile della loro malattia per loro, trovando metafore e connessioni; altri si stavano semplicemente abbandonando al piacere del ricordare sensazioni dell'infanzia, odori, sapori, colori, rumori e musiche, voci, luci, gesti, corse sui prati, passeggiate in bicicletta, giochi, giocattoli, filastrocche, canzoncine....e credo che questo facesse loro molto bene.

    Ripeto che lì non essendo abilatata non avevo la funzione di psicologa ma come biografa, quindi avevo la mano ancora più delicata e il passo ancora più leggero.

    L'oncologa per la quale lavoravo intendeva la psiconcologia non come sostegno al malato, ma come comprensione della malattia dal punto di vista psicosomatico, cioè era interessata a approfondire l'esistenza di connesisoni significative fra storie di vita, eventi stressanti, stili di gestione di eventi stressanti e cancro, e poi studiava il significato simbolico di determinati tipi di tumore a seconda della zona del corpo coinvolta. E riteneva che la vera terapia per il cancro fosse la psicoterapia.

    Un approccio molto innovativo e azzardato; purtroppo però lei è lunatica, instabile e stravagante, quindi non riesce a portare avanti in modo serio e rigoroso le sue ricerche.
    Ma magari posso darti qualche riferimento teorico di questi studi, se ti interessa.

    Ciò che volevo dirti è che io, in quei sette mesi, ho superato paure e blocchi verso la malattia e gli ambienti ospedalieri, in una maniera che non credevo possibile. Prima ero molto molto impressionabile, adesso nulla mi fa più alcun effetto negativo, so gestire la malattia sia terminale che non terminale (non tutti i malati di tumore muoiono! Molti di quelli di cui ho raccolto le biografie sono vivi e stanno bene), senza imbarazzi, senza avere atteggiamenti commiserevoli che infastidiscono il malato, senza sentirmi troppo coinvolta, e io ero una di quelle persone che piangeva non appena vedeva qualcuno piangere, al tirocinio = eccesso, nocivo, di empatia.

    Commuoversi è bello e importante, è un sentimento che non va represso -secondo me -ma solo arginato e contenuto, e la pratica fa miracoli: finchè sei tiorcinante la non responsabilizzazione ti porta a non avere controllo sulle emozioni, ma appena sai che sei responsabile della situazione e devi gestire in prima persona la relazione, molti meccanismi cambiano....ne sono certa!

    Ma è una esperienza fantastica! Che bello sapere che si sperimentano queste attività arteterapeutiche nel nostro profondo sud. Lea, mi dici dove hai studiato e approfondito il metodo della narrazione?si tratta di un corso di studi lungo e costoso? Buonanotte a tutte

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