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Discussione: Corsi psiconcologia

  1. #16
    Partecipante Affezionato L'avatar di forgotten_tear
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    Citazione Originalmente inviato da Andy66_rm Visualizza messaggio
    Che gli Hospice siano servizi pubblici o convenzionati e ti inquadrano da "psicoterapeuta" è una modalità alla quale probabilmente devono attenersi per chissà quale legge o norma... ma per favore NON rendiamo delle competenze specifiche per pazienti oncologici riservate agli psicoterapeuti ... in ambito oncologico necessita un mirato e professionale SOSTEGNO PSICOLOGICO e non un terapeuta (quale psicopatologia dovrebbe curare???)... EVITIAMO di nutrire in ogni campo la favoletta che se non si è psicoterapeuti non si lavora... grazie.

    Io ho fatto una tesi sulla psico oncologia e ti dirò che le psicopatologie da curare sono spesso depressione, crisi di panico, ansia ecc. Tuttavia come dici tu anche secondo me ci vuole generalmente solo sostegno psicologico: ci possono essere vari tipi di pazienti, alcuni che hanno buone risorse e necessitano di aiuto semplice (e TUTTI, davanti a un tumore, lo necessitano) e altri invece piu gravi da inviare in terapia, ma ci dovrebbe essere spazio per tutti!!La psicologia ospedaliera è di fondamentale importanza e credo debba essere fatto un investimento in questo campo!!

  2. #17
    Partecipante Veramente Figo
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    Mi trovo a dissentire profondamente e completamente con Andy66.

    Il pz oncologico, la sua famiglia E gli operatori hanno bisogno di una grande preparazione che una Scuola Quadriennale in Psicoterapia può fornire.
    Senza i rischi di procurare danno sono alti.
    Personalmente credo che non tutte le Scuole siano indicate ma qs è un altro discorso.

    Ciò che è fondamentale in qs momento per me e soprattutto perchè ne rimane traccia qui sul Forum è che non si diffonda l'idea che per avvicinare un morente, i suoi riferimenti familiari e gli operatori delle équipe di cure palliative sia sufficiente l'Abilitazione.
    Avvicinare una persona a fine vita significa mettere in campo strategie di contenimento, di decodifica ed elaborazione delle emozioni, di comunicazione verb e non verb che SOLO un training personale può far acquisire.
    Conoscere i meccanismi di difesa psicologica messi in atto al momento della diagnosi, della terapia e della accettazione della prognosi fino al giorno ultimo non può passare attraverso una lettura di un testo o il semplice buon senso.
    Trovo che sia una grave banalizzazione quella di dire e forse pensare che per i pz sia sufficiente uno o + colloqui di sostegno.
    Credo che le tue parole siano dettate dalla non conoscenza diretta di qs campo di intervento e quindi giustifico così la sopracitata banalizzazione.
    Il campo della Psiconcologia non è costituito da nessuna FAVOLETTA neppure rispetto alla formazione degli psicologi.
    Se tu sarai assunto con la sola laurea in Psicologia o uno dei Corsi (molto soft, permettimi) che stai frequentando mi rallegrerò per te anche se mi sembra mooolto difficile.
    Poi se vuoi ti dico perchè è importante che lo psicologo sia ANCHE psicoterapeuta quando è chiamato ad intervenire con gli operatori delle équipe di Cure Palliative.
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  3. #18
    Partecipante Affezionato L'avatar di forgotten_tear
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    Citazione Originalmente inviato da tanatoss Visualizza messaggio
    Mi trovo a dissentire profondamente e completamente con Andy66.

    Il pz oncologico, la sua famiglia E gli operatori hanno bisogno di una grande preparazione che una Scuola Quadriennale in Psicoterapia può fornire.
    Senza i rischi di procurare danno sono alti.
    Personalmente credo che non tutte le Scuole siano indicate ma qs è un altro discorso.

    Ciò che è fondamentale in qs momento per me e soprattutto perchè ne rimane traccia qui sul Forum è che non si diffonda l'idea che per avvicinare un morente, i suoi riferimenti familiari e gli operatori delle équipe di cure palliative sia sufficiente l'Abilitazione.
    Avvicinare una persona a fine vita significa mettere in campo strategie di contenimento, di decodifica ed elaborazione delle emozioni, di comunicazione verb e non verb che SOLO un training personale può far acquisire.
    Conoscere i meccanismi di difesa psicologica messi in atto al momento della diagnosi, della terapia e della accettazione della prognosi fino al giorno ultimo non può passare attraverso una lettura di un testo o il semplice buon senso.
    Trovo che sia una grave banalizzazione quella di dire e forse pensare che per i pz sia sufficiente uno o + colloqui di sostegno.
    Credo che le tue parole siano dettate dalla non conoscenza diretta di qs campo di intervento e quindi giustifico così la sopracitata banalizzazione.
    Il campo della Psiconcologia non è costituito da nessuna FAVOLETTA neppure rispetto alla formazione degli psicologi.
    Se tu sarai assunto con la sola laurea in Psicologia o uno dei Corsi (molto soft, permettimi) che stai frequentando mi rallegrerò per te anche se mi sembra mooolto difficile.
    Poi se vuoi ti dico perchè è importante che lo psicologo sia ANCHE psicoterapeuta quando è chiamato ad intervenire con gli operatori delle équipe di Cure Palliative.


    Hai ragione ed infatti per l'ambito delle cure palliative è assolutamente NECESSARIO avere una formazione Super Specializzata: ma ad esempio, per i bambini che incontrano il tumore, o i genitori dei bambini..credo sia sufficiente un semplice corso e poi l'esperienza..nel senso, non sempre si hanno manifestazioni depressive ecc..

  4. #19
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Mi trovo a dissentire profondamente e completamente con Andy66.

    Il pz oncologico, la sua famiglia E gli operatori hanno bisogno di una grande preparazione che una Scuola Quadriennale in Psicoterapia può fornire.
    Senza i rischi di procurare danno sono alti.
    Personalmente credo che non tutte le Scuole siano indicate ma qs è un altro discorso.

    Ciò che è fondamentale in qs momento per me e soprattutto perchè ne rimane traccia qui sul Forum è che non si diffonda l'idea che per avvicinare un morente, i suoi riferimenti familiari e gli operatori delle équipe di cure palliative sia sufficiente l'Abilitazione.
    Avvicinare una persona a fine vita significa mettere in campo strategie di contenimento, di decodifica ed elaborazione delle emozioni, di comunicazione verb e non verb che SOLO un training personale può far acquisire.
    Conoscere i meccanismi di difesa psicologica messi in atto al momento della diagnosi, della terapia e della accettazione della prognosi fino al giorno ultimo non può passare attraverso una lettura di un testo o il semplice buon senso.
    Trovo che sia una grave banalizzazione quella di dire e forse pensare che per i pz sia sufficiente uno o + colloqui di sostegno.
    Credo che le tue parole siano dettate dalla non conoscenza diretta di qs campo di intervento e quindi giustifico così la sopracitata banalizzazione.
    Il campo della Psiconcologia non è costituito da nessuna FAVOLETTA neppure rispetto alla formazione degli psicologi.
    Se tu sarai assunto con la sola laurea in Psicologia o uno dei Corsi (molto soft, permettimi) che stai frequentando mi rallegrerò per te anche se mi sembra mooolto difficile.
    Poi se vuoi ti dico perchè è importante che lo psicologo sia ANCHE psicoterapeuta quando è chiamato ad intervenire con gli operatori delle équipe di Cure Palliative.
    Sono d'accordo con Tanatoss (mi piacerebbe inoltre sapere quali scuole non credi siano indicate e perchè!)

  5. #20
    Partecipante Veramente Figo
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    Buonasera Ikaro ero titubante se risponderti ora o dopo la risposta del nostro collega.

    Alla fine mi sono decisa per darti il mio parere in merito.

    Credo che le Scuole Quadriennali ad approccio Psicoanalitico siano poco efficaci con qs tipo di pz, nell'intervento con la famiglia e soprattutto nella gestione dello stress e dei vissuti emotivi degli operatori. Il perchè risiede nel fatto che, a mio modo di vedere, non fa bene a nessuno dei tre soggetti andare indietro nel vissuto emotivo, affettivo...Non credo sia opportuno lavorare sulla rimozione ed anche un lavoro sulla negazione (meccanismo di difesa primitivo come tu Ikaro sai) deve essere circoscritto agli aspetti negati oggi proprio per aumentare l'aderenza ai protocolli terapeutici, all'accettazione della situazione ed anche della morte.

    Viceversa ho trovato utili l'approccio sistemico, bioenergetico, gestaltico ed in alcune occasioni comportamentale.
    La lettura gruppoanalitica tuttavia è ottima se si interviene SOLO sulle équipe.

    Mi piace molto il mio lavoro e mi piace parlarne. Alcuni di voi amici di OPS sanno che mi occupo anche della formazione degli operatori compresi gli psicologi ecco perchè ho manifestato il mio disappunto per il post di Andy.
    Credo che ci voglia rispetto nella nostra professione sempre e per tutti i nostri pz e clienti in un certo senso ci vuole più rispetto e responsabilità professionale con i morenti ed il loro contesto.
    Quando c'è l'angoscia per dover lasciare bimbi piccoli che non si vedranno crescere, quando si lascia il compagno di una vita magari anziano non ci sono colloqui di sostegno che tengano bisogna essere competenti di strumenti molto più strutturati.
    Se parliamo poi dell'intervento con i genitori di bimbi ammalati e a prognosi infausta credo che la formazione, la supervisione e l'esperienza debbano essere costanti.

    Non è nella natura delle cose che i genitori accompagnino un figlio alla morte.

    Questo è ciò che ti dicono quei genitori Andy.

    Credo che ciascuno che voglia lavorare nella psiconcologia pediatrica debba riflettere su qs frase e chiedersi come si possa contenere ed anche accogliere qs sofferenza.
    Ultima modifica di tanatoss : 12-03-2008 alle ore 23.52.33
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  6. #21
    Moderatore OPS L'avatar di Dasavivi
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    Citazione Originalmente inviato da tanatoss Visualizza messaggio
    Non è nella natura delle cose che i genitori accompagnino un figlio alla morte.
    Questo è ciò che ti dicono quei genitori Andy.
    Credo che ciascuno che voglia lavorare nella psiconcologia pediatrica debba riflettere su qs frase e chiedersi come si possa contenere ed anche accogliere qs sofferenza.
    ecco, questo è il focus dei miei pensieri in questo periodo.
    mi faccio molte domande.
    vediamo cosa ne uscira' fuori.
    ciao e grazie tanatoss per i tuoi interventi sempre pertinenti.

  7. #22
    Partecipante Esperto L'avatar di Andy66_rm
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    Spero che questo 3d non divenga campo di discussione tra psicologi e psicoiterapeuti o tra chi difende a spada tratta anni di studio e tanti tanti troppi soldi spesi nelle specializzazioni (coerenza cognitiva)...

    Posso invitarti a un pò di serenità Tanatoss? mi sembra tu sia anche moderatore qui e se ho accennato alla "favoletta", che qui confermo, forse qualche motivo ci sarà... forse perchè un approccio medicalizzato col pz oncologico non fa altro che rafforzare tutte le difese psicologiche che si possono elencare con dovizia di super specializzato e che forse anche un misero psicologo può fare molto, anzi moltissimo se anche esperto in alcune aree e che l'esperienza non si fa sui libri o ai tirocini ma stando coi pz... ma tutto questo lo sai benissimo... ne sono certo chi meglio di te?

    Circa il mio corso che definisci "soft" ti assicuro che è seguito dalla maggior parte da psicoterapeuti, ovvero dai Super Specializzati, che chissà per quale recondito motivo, spendono altri soldi e tempo in corsi soft... mah... forse perchè provengono da un orientamento psicoanalitico? o magari perchè neanche con le specializzazioni si riesce a trovare una collocazione professionale seria? o (accidenti!) forse potrebbe finalmente concretizzare loro un ambito "lavorativo" del quale in gloriose scuole si accenna solo... a saperlo prima...

    Circa ME... evito di autopromuovermi qui in quanto non lo ritengo opportuno, ma nonostante il mio "corso soft", io coi pz oncologici (in passato anche con HIV e Alzheimer) già ci lavoro e lo faccio (ahimè) da umile psicologo che utilizza tutte le competenze che possiede al fine di migliorare la qualità della vita di pz e operatori (ai quali faccio anche formazione), che li segue per mesi e spesso gratis, che applica loro tecniche di rilassamento (accidenti... importate dalla cognitivo-comportamentale... chissà se sarà l'orientamento adatto a loro...) e soprattutto che utilizza strumenti psicodiagnostici al fine di valutare l'efficacia del percorso che stanno portando avanti... terapie parallele alla mia ce l'hanno con l'oncologo e/o lo psicoterapeuta SE ne hanno necessità, in quanto - grazie a dio - maturare un disturbo d'ansia o d'umore in modo così devastante x mia esperienza non è così facile nè si deve immaginare il pz sempre morente allo stato terminale in quanto oggi alla prevenzione la gente ci crede e i risultati si vedono... ma sempre grazie alla mia esperienza (purtroppo da psicologo) lavorativa so riconoscere quando esistono patologie e se sono correlate allo stato oncologico...

    ...insomma alla fine vi posso garantire che lo psicologo, possibilmente esperto di qualche tecnica, possiede tutte le capacità di accogliere e condurre un percorso di qualità con questi pz... e vi confermo che tante scuole di specializzazione sono altrettanto (ma tanto) desiderose di accogliere psicologi che non la pensano come me
    Andrea

  8. #23
    Partecipante Veramente Figo
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    Super serena ti assicuro.

    Interessata a questo 3d perchè mi piace il confronto con colleghi che lavorano nel campo quindi anche con te visto che mi scrivi che ci lavori.

    Tuttavia credo che abbiamo opinioni proprio diverse sull'argomento; detto questo nessun problema è dalle differenze che nasce la crescita professionale che è sempre in divenire.

    Personalmente credo che anche i moderatori possano dissentire se tu ci hai letto altro mi dispiace era solo dissenso.
    Buon lavoro
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  9. #24
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Credo che le Scuole Quadriennali ad approccio Psicoanalitico siano poco efficaci con qs tipo di pz, nell'intervento con la famiglia e soprattutto nella gestione dello stress e dei vissuti emotivi degli operatori. Il perchè risiede nel fatto che, a mio modo di vedere, non fa bene a nessuno dei tre soggetti andare indietro nel vissuto emotivo, affettivo...Non credo sia opportuno lavorare sulla rimozione ed anche un lavoro sulla negazione (meccanismo di difesa primitivo come tu Ikaro sai) deve essere circoscritto agli aspetti negati oggi proprio per aumentare l'aderenza ai protocolli terapeutici, all'accettazione della situazione ed anche della morte.
    Cara Tanatoss,
    non sono d'accordo con quanto scrivi, mi sembra che hai un'idea piuttosto grossolana sull'intervento clinico (psicoanaliticamente orientato) "fuori setting", non si tratta di lavorare necessariamente sulla rimozione, non si tratta di un lavoro di analisi con un nevrotico, come puoi pensare questo?

  10. #25
    Partecipante Esperto L'avatar di Andy66_rm
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    proprio sul setting mi permetto di aggiungere un solo dei tanti particolari concreti di questo contesto professionale... sapete dove spesso l'ospedale pubblico, retto da oncologi luminari e infermieri che convivono col burnout, concede allo psicologo/psicoterapeuta lo spazio d'intervento?

    ... in uno stanzone in presenza di altri pz, spesso duranto il trattamento con la chemio... ovvero privacy zero e setting come l'intendiamo noi neanche a parlarne... di quale psicoanalisi vogliamo parlare??? queste persone cercano solo un momento di serenità, rassicurazione, affidabilità... e se la prognosi è davvero a brevissimo termine (es. apparato digerente) non ci sarà neanche il tempo di pronunciare la parola terapia (quale? di che?) ma solo di sostegno, conforto, empatia, vicinanza, orientamento verso una migliore qualità della vita rimasta... questo chiedono, basta saperli ascoltare.

    ...è ovvio poi che chi si è specializzato - spero x lui/lei - avrà acquisito tutta una serie di competenze e strumenti che lo psicologo non ha, ma è anche essenziale saperli usare e questo si capisce solo standoci, ovvero non sui libri, nè con tirocini a tempo limitato, nè con corsi soft (poi sarebbe interessante capire qual'è quello hard visto che è un master) come il mio...
    Andrea

  11. #26
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    Andy, non si sta parlando infatti di una psicoterapia con pazienti terminali, ma di come una formazione psicoterapeutica possa essere un valore aggiunto per l'operatore, sottolineo inoltre che la formazione in psicoterapia non è una formazione "sui libri" come la lasci intendere tu, ma un training su di sè (o almeno questo dovrebbe essere per come la vedo io). Che poi tutti i malati chiedano sostegno, empatia, vicinanza e rassicurazione trovo sia semplicistico, sicuramente c'è bisogno anche di questo, ma per questo ci sono i volontari o gli infermieri, i familiari, quelli che insomma condiviono la quotidianità, non c'è bisogno dello psicologo.

    Saluti,
    ikaro

  12. #27
    Partecipante Veramente Figo
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    Ikaro che dirti questa è la mia opinione in merito rispetto ad un approccio di qs tipo con pz oncologici, familiari e operatori.

    Ciao
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

  13. #28
    Partecipante Affezionato L'avatar di forgotten_tear
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    Citazione Originalmente inviato da ikaro78 Visualizza messaggio
    Andy, non si sta parlando infatti di una psicoterapia con pazienti terminali, ma di come una formazione psicoterapeutica possa essere un valore aggiunto per l'operatore, sottolineo inoltre che la formazione in psicoterapia non è una formazione "sui libri" come la lasci intendere tu, ma un training su di sè (o almeno questo dovrebbe essere per come la vedo io). Che poi tutti i malati chiedano sostegno, empatia, vicinanza e rassicurazione trovo sia semplicistico, sicuramente c'è bisogno anche di questo, ma per questo ci sono i volontari o gli infermieri, i familiari, quelli che insomma condiviono la quotidianità, non c'è bisogno dello psicologo.

    Saluti,
    ikaro
    si ma ikaro, non sempre i familiari sanno gestire la cosa, gli infermieri non hanno certo tempo per ogni paziente, nsomma il tempo adeguato che ogni paziente richiederebbe..quindi è necessaria la figura di uno psicologo!!

  14. #29
    Partecipante Super Figo L'avatar di ikaro78
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    si ma ikaro, non sempre i familiari sanno gestire la cosa, gli infermieri non hanno certo tempo per ogni paziente, nsomma il tempo adeguato che ogni paziente richiederebbe..quindi è necessaria la figura di uno psicologo!!
    Sì, è necessaria, ma per la formazione e supervisione all'équipe curante.
    Solo in alcuni casi è indicato un intervento con i familiari e con i pazienti.
    Quanto al "gestire la cosa", che dirvi, davvero pensi che si possa "gestire" la morte?

    Saluti,
    ikaro
    Ultima modifica di ikaro78 : 13-03-2008 alle ore 14.37.02

  15. #30
    Partecipante Veramente Figo
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    No Ikaro o io oggi non capisco il senso di alcuni post qui sul Forum oppure alcune persone scrivono senza conoscere gli argomenti di cui si parla.

    Permettimi, tra l'altro mi stupisce perchè ho sempre letto con piacere i tuoi post trovandomi daccordo su ogni passo.

    L'intervento dello psicologo non può ridursi al solo intervento con le équipe curanti. La supervisione individuale e di gruppo, la formazione che abbia al suo interno anche incontri con lo psicologo è fondamentale per gli operatori tutti.

    Ma non si può trascurare il lavoro con pz e famiglia.

    Non intendevi di escluderlo vero? Ho capito male?
    il silenzio è pace, è serenità. A.G.

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