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  1. #136
    Certo Louis mi fai un po' arrabbiare... non sai cosa sono le simulate e fai del sarcasmo.... mah!!! lo saprai te cosa significa fare un percorso terapeutico nel senso più prototipico del termine...
    ovviamente saprai come si sente un con attacchi di panico, un depresso, un borderline, uno schizofrenico, una donna in depressione post-partum, ecc. ecc., ah ovviamente sai anche come si sente una donna in sindrome premestruale.... e tutto grazie alla tua psicoterapia personale....

  2. #137
    louis
    Ospite non registrato
    Non arrabbiarti per una po di ironia che è rivolta verso una inflazione dell'uso del termine 'terapeutico' e 'terapia' .. con questo non intendo svalutare il ton percorso di formazione ...
    credo che ci siano delle differenze con altri approcci che andrebbero distinte ... il termine psicoterapia è troppo generico e non dice nulla secondo me ormai.
    non so cosa siano le simulate che fate voi ... io le faccio nell'ambito di un corso di formazione di counseling e per quanto siano esperienze interessanti ho qualche difficoltà a dire che siano terapeutiche , almeno le mie ... la psicoterapia personale (che ho fatto) mi sembra tutta un'altra cosa ...
    Sono d'accordo con Santiago , ma te lo già espresso altre volte
    in questo lungo tread , che ' certi pezzi disfunzionali della propria
    personalità' ( e sfido chiunque a dire che ne è esente) possono
    incidere nella relazione con il paziente.
    Ma per non ripetermi : comprendo che in una psicoterapia orientata al sintomo , la relazione ha poco valore ... dunque non
    so in questo ambito fino a che punto si possa parlare di 'relazione terapeutica' . Sia Adottano tecniche non so fino a che punto standardizzata allo stesso modo di un medico che mi da unmedicinale .. sappiamo quanto sia anche importante la relazione medico paziente , ma non cosi centrale come in una analisi doveè il tipo di relazione stessa da analizzare ... per questo dico che
    io capisco bene il motivo per cui non è importante per voi fare una psicoterapia ... ma quello che fate mi chiedo è una psico-terapia?
    Lo so che la chiamano cosi ... ma non è questo il punto.
    Questo è il mio dubbio filosofico ...

  3. #138
    Super Postatore Spaziale L'avatar di Accadueo
    Data registrazione
    31-03-2003
    Messaggi
    2,536
    Secondo me la desensibilizzazione come tecnica è da considerare psicoterapia al pari dell'analisi. Quest'ultima lavora sui pensieri che dovrebbero agire poi sul comportamento, mentre la des. parte direttamente dal comportamento..

    Fare psicoterapia personale per scoprire comportamenti disfunzionali? .. e la domanda del cliente/allievo quale sarebbe.. voglio farmi un check up completo della mia psiche perchè anche se mi sento bene ci sarà sicuramente qualche comportamento anomalo che cozzerà con i miei futuri clienti? Certo che se i luminari prima ci insegnano che se non c'è motivazione alla terapia il 'lavoro' ha pochi o nulli effetti e poi però ci obbligano a fare terapia a pagamento oltre al pagamento formativo..è proprio pesante da digerire! Tutto di noi incide sul 'paziente' (che non lo è più) anche lo sguardo più 'minchia' che uno può avere come la stessa cosa tutto del cliente/utente incide su di noi.. perchè una persona che stà 'bene' dovrebbe capire-comprendere quello che sta male e invece quello che ha il sintomo no?

  4. #139
    Sono in accordo con acqua al 100%... tant'è che molti dei più famosi terapeuti son abbastanza schizzati ma sono pur bravissimi nel loro lavoro... vedi Albert Ellis che dove va fa casini ma è uno dei più importanti psicologi del nostro secolo...
    in effetti se psiche=anima direi che Louis ha ragione... ma psiche oggi ha un altro significato.... i comportamentisti parlavano di behaviour terhapy in contrapposizione con la psicho-terhapy... oggi non credo che nessuno ritenga che la psicologia studi l'anima.... quindi lo psicologo si occupa di emozioni, comportamenti, pensieri, ecc... tutto questo che piaccia o no avrà una sede nel nostro triste corpo.... si stanno sviluppando le neuroscienze e l'integrazione è molto importante secondo me...

    Se la psicoterapia vuole andare agire su tutto l'essere umano deve agire anche sul comportamento da qui la desensibilizzazione dal vivo... la desensibilizzazione sistematica è fatta a livello immaginativo quindi si agisce sui pensieri...

    cmq la psicoterapia cognitivo- comportamentale non è solo sintomatica come dice louis, ritiene tuttavia che agendo sul sintomo si agisca anche sul "perchè" il sintomo sia sorto... inoltre può andare nel profondo.... si parla di ristrutturazione cognitiva infatti.... che non vuol dire che hai desensibilizzato la paura dell'ascensore....

  5. #140
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Contrariamente a Louis credo che la psicoterapia cognitiva sia una "psicoterapia", proprio per il potente effetto della ristrutturazione cognitiva.
    Anche in queste terapie, seppur centrate sul sintomo, si instaura una relazione terapeutica, che può essere altrettanto positiva della psicoanalisi o limitrofi.
    L'importante, secondo me, è che queste terapie non divengano una mera applicazioni di "ricette", e che non siano precostituite in partenza, solo per soddisfare esigenze metodologiche ai fini di dimostrarne l'efficacia statistica.
    Perchè, si badi bene, l'assenza sintomatologica, è solo il primo obiettivo che dovrebbe porsi una psicoterapia.
    Credo sia indispensabile cambiare quel modo (che crea sofferenza patologica) di "affrontare l'ambiente", che sostiene la patologia, e che ha contribuito a crearla.
    Credo che frequentemente la patologia si associ a "emozioni bloccate" dalla coscienza e dalle sue funzioni.
    Rielaborare il passato, partendo dal "qui e ora" concede non raramente delle scariche emozionali, che non possono esere esenti dalla sofferenza mentale.
    Io credo che la psicoterapia per eccellenza può dirsi tale quando soddisfa dei requisiti:
    - aumentare le capacità di tolleranza al sintomo
    - Accettazione momentanea del proprio quadro sintomatologico
    - Scarica emozionale
    - Consapevolezza autobiografica e ristrutturazione cognitiva
    - Apprendimenti
    - Integrazione nel racconto di sè come funzione unificante
    - Cambiamento
    - Valutazione

    In sostanza credo che il filone cognitivo-comportamentale e quello psicodinamico dovrebbero incontrarsi.
    Per questo personalmente prediligo la formazione cognitivista post-razionalista.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  6. #141
    Partecipante Esperto L'avatar di Santiago
    Data registrazione
    27-03-2004
    Messaggi
    471
    Contrariamente a Louis credo che la psicoterapia cognitiva sia una "psicoterapia", proprio per il potente effetto della ristrutturazione cognitiva.
    Anche in queste terapie, seppur centrate sul sintomo, si instaura una relazione terapeutica, che può essere altrettanto positiva della psicoanalisi o limitrofi.
    L'importante, secondo me, è che queste terapie non divengano una mera applicazioni di "ricette", e che non siano precostituite in partenza, solo per soddisfare esigenze metodologiche ai fini di dimostrarne l'efficacia statistica.
    Perchè, si badi bene, l'assenza sintomatologica, è solo il primo obiettivo che dovrebbe porsi una psicoterapia.
    Credo sia indispensabile cambiare quel modo (che crea sofferenza patologica) di "affrontare l'ambiente", che sostiene la patologia, e che ha contribuito a crearla.
    Credo che frequentemente la patologia si associ a "emozioni bloccate" dalla coscienza e dalle sue funzioni.
    Rielaborare il passato, partendo dal "qui e ora" concede non raramente delle scariche emozionali, che non possono esere esenti dalla sofferenza mentale.
    Io credo che la psicoterapia per eccellenza può dirsi tale quando soddisfa dei requisiti:
    - aumentare le capacità di tolleranza al sintomo
    - Accettazione momentanea del proprio quadro sintomatologico
    - Scarica emozionale
    - Consapevolezza autobiografica e ristrutturazione cognitiva
    - Apprendimenti
    - Integrazione nel racconto di sè come funzione unificante
    - Cambiamento
    - Valutazione

    In sostanza credo che il filone cognitivo-comportamentale e quello psicodinamico dovrebbero incontrarsi.
    Per questo personalmente prediligo la formazione cognitivista post-razionalista.

    Santiago
    "Soltanto i pesci non sanno che è acqua quella in cui nuotano, così gli uomini sono incapaci di vedere i sistemi di relazione che li sostengono" L. Hoffmann

  7. #142
    Partecipante Affezionato L'avatar di psicopulce
    Data registrazione
    31-01-2003
    Residenza
    Milano
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    111
    Ciao a tutti,
    intervengo sulla questione della psicoterapia personale per gli aspiranti psicoterapeuti. Parto dalla mia esperienza: sto facendo da alcuni anni una psicoterapia personale, e da alcuni mesi sono iscritta ad una scuola di specializzazione. La mia psicoterapia personale é iniziata molto tempo prima che maturassi concretamente l'aspirazione a diventare psicoterapeuta, ed é iniziata per motivi personali, perché ne avevo bisogno, come la maggior parte delle persone che si rivolgono ad uno psicoterapeuta.
    Oggi posso dire che sicuramente é stata (ed é) un'esperienza importantissima, sia dal punto di vista personale che professionale.
    Sicuramente trovo molto formative e in alcuni casi anche terapeutiche le attività della scuola di specializzazione (una simulata a mio parere può essere realmente terapeutica) ma é per me assolutamente evidente la diversa rilevanza della psicoterapia personale rispetto a queste attività (senza nulla togliere ad esse, infatti é per me ovvio che per diventare psicoterapeuta anche queste sono utilissime).
    Rimane però il problema della motivazione. Come giustamente sottolineato da vincent e da accadueo, la motivazione é discutibile nel momento in cui una persona intraprende una psicoterapia solo perché obbligata dalla scuola e non per un suo bisogno personale.
    L'ipotesi potrebbe però essere che tutte le persone che intrapredono un percorso da psicologo e da psicoterapeuta siano spinte in gran parte da una motivazione autoterapeutica, dalla voglia di conoscersi meglio e stare meglio.
    Se così fosse, anche la motivazione sarebbe di fatto già presente (anche se più o meno consapevole) e la scuola sarebbe solo un'occasione per intraprendere la psicoterapia.
    A voi sostenere o confutare l'ipotesi!

  8. #143
    si mi sembra una buona motivazione... però non son del tutto d'accordo sul fatto che chi sceglie di fare lo psicologo lo fa per conoscersi meglio...
    Insomma il mio pensiero è che all'interno della psicoterapia (a cui si arriva perchè si è motivati) si debba identificare uno o più obiettivi... che non possono essere comuni a tutti quelli che vogliono diventare terapeuti... A meno che non ci sia una patologia egosintonica riconosco a chi intraprende questo cammino le capacità di trovare la giusta strada per raggiungere questi obiettivi del tutto personali.... la psicoterapia personale non è l'unica via per conoscersi meglio.... milioni di persone riescono a conoscersi approfonditamente tramite i modi più strani..
    A psicopulce faccio una domanda: se tu non avessi avuto quei motivi personali che ti hanno portato a fare la psicoterapia riterresti comunque che sarebbe stata un esperienza importantissima?

    Se rispondi si potremmo iniziare a pensare di inserire nella scuola dell'obbligo un percorso terapeutico obbligatorio.... mi allargo e provoco... se tutti si conoscessero meglio a prescindere dei loro bisogni non avremmo una società migliore? In ognuno si potrebbe trovare una motivazione ma siam sicuri che sia così utile?

    Io ho delle perplessità.... (ovviamente è una provocazione non sbranatemi)

  9. #144
    Partecipante Affezionato L'avatar di psicopulce
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    31-01-2003
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    Milano
    Messaggi
    111
    No, non ti sbrano, capisco la tua obiezione, il rischio é di voler estendere indiscriminatamente la psicoterapia a chiunque e che quindi perda di senso...
    Sinceramente devo dirti che non so rispondere alla tua domanda. E' un interrogativo che mi pongo anch'io, se non avessi avuto le mie motivazioni personali non so come sarebbe andata, se l'avrei trovata ugualmente importante...
    ho sentito il parere di diverse persone che l'hanno intrapresa dopo aver iniziato la scuola (alcune perché obbligatoria, altre per loro scelta in scuole in cui é solo consigliata) e che la trovano comunque un'esperienza importante, perché ritengono che conoscersi approfonditamente sia fondamentale nella relazione con il cliente. Ovviamente é un'opinione, su cui non tutti concordano.
    Personalmente io credo che per chi intraprende la professione di psicoterapeuta sia molto utile conoscersi a fondo e anche aver sperimentato personalmente una relazione terapeutica. Sono di approccio rogersiano, ritengo quindi la relazione assolutamente centrale nella psicoterapia. L'approccio rogersiano é l'approccio che forse più di ogni altro sottolinea la rilevanza delle qualità del terapeuta nella relazione, l'empatia, l'accettazione incondizionata e la congruenza (autenticità). E' ovvio che per sviluppare queste "qualità" una psicoterapia personale aiuti. Capisco che in altri approcci (in particolare conosco abbastanza quello sistemico) in cui le centrature sono diverse, anche la psicoterapia personale abbia forse meno importanza.

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