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  1. #16
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    Bè allora in questo caso credo di poter fare 3 considerazioni, le faccio come studente e quindi può darsi che mi sbagli:
    1) La terapia era finita e l'obiettivo terapeutico era stato raggiunto, quindi terapeuta e paziente tornavano ad essere 2 persone "libere" senza nessun legame professionale e quindi è legittimo che egli si sia fatto curare da una sua ex paziente.
    2)il fatto di farsi curare da una sua ex paziente può essere considerato un agito di controtransfert dovuto a materiale proprio del terpeuta e non elaborato con l'analisi personale oppure a materiale della paziente non elaborato in analisi
    3) è vero anche che la paziente ha accettato di curare il proprio ex terapeuta e questo può essere dovuto a motivazioni inconsce da parte dell'ex paziente e quindi dovute a materiale non elaborato nell'analisi
    Caro ras, anche nel caso fosse in linea di massima corretta, mi sembra che la tua considerazione sia fuori luogo perchè sono in discussione dinamiche che non si conoscono e per le quali non si è stati chiamati in causa, nè ci dobbiamo sentire chiamati in causa, a dire alcunchè.
    Se si vuole discutere del concetto di neutralità in psicoanalisi (e in questo thread non è stata chiamata in causa direttamente la psicoanalisi, peraltro) da un punto di vista teorico ci si può confrontare e sarei più che interessato dal momento che è tema per me di grande interesse. Utilizzare materiale altrui e per giunta su un forum in internet mi sembra alquanto delicato e rischioso.

    Un saluto
    gieko

  2. #17
    roxyfree
    Ospite non registrato
    cos'è il controtransfert????

  3. #18
    Salve! Al di là delle questioni di transert o controtransfert, è evidente che il fatto che un terapeuta dia consigli ad un paziente (e per giunta in favore di una separazione!) sia un fatto di assoluta gravità e scorrettezza, che denota come tale terapeuta non abbia la minima consapevolezza del suo ruolo e dei "confini" all'interno dei quali è chiamato ad operare. Il fatto che poi lo stesso terapeuta chieda di diventare paziente della propria paziente per poi confidarle i suoi fatti familiari e le sue difficoltà ad andare in terapia...mi pare possa essere letto ad ulteriore conferma della difficoltà di questa persona a muoversi all'interno di un setting, con un ruolo e dei confini definiti, insomma nel rispetto delle regole più banali di una terapia! Le perplessità della paziente sono più che giustificate.

  4. #19
    Salve! Al di là delle questioni di transert o controtransfert, è evidente che il fatto che un terapeuta dia consigli ad un paziente (e per giunta in favore di una separazione!) sia un fatto di assoluta gravità e scorrettezza, che denota come tale terapeuta non abbia la minima consapevolezza del suo ruolo e dei "confini" all'interno dei quali è chiamato ad operare.
    Io queste discussioni le chiuderei! Roxyfree ha portato un suo vissuto relativo a una realtà che è la sua terapia. Ci ritroviamo a fare i censori e giudici di un professionista che non conosciamo, di un caso che non conosciamo e che non avrebbe nemmeno senso conoscere in un contesto come può essere un forum.

    Avrebbe senso questa discussione se discutessimo del senso del self-disclosure oppure dell'utilità della terapia personale... ma se entriamo nel caso specifico di Roxyfree secondo me si fa del pressapochismo e basta....

  5. #20
    Johnny
    Ospite non registrato
    si infatti il titolo del thread era "lo psicoterapeuta come si cura", per questo la discussione si era allargata a un discorso più generico...è inevitabile e fisiologico dal momento che nessuno conosce i particolari del caso citato dall'autore del thread.
    Ultima modifica di Johnny : 04-04-2008 alle ore 12.24.47

  6. #21
    roxyfree
    Ospite non registrato
    cos'è il contro transfert??

  7. #22
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
    Data registrazione
    28-03-2004
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    Citazione Originalmente inviato da roxyfree Visualizza messaggio
    cos'è il contro transfert??
    Anzitutto è bene specificare che si tratta di un concetto proprio della psicoanalisi, all'interno della cui cornice teorica è nato ed è stato sviluppato.
    In estrema sintesi e semplificando, il controtransfert è "il transfert dell'analista", ovvero l'emersione di emozioni e sentimenti legati alla soggettività dell'analista ed evocati da un dato paziente, in un dato momento. Analogamente a quanto succede al paziente, che vive in analisi sentimenti ed emozioni legate ad esempio alle figure genitoriali ma spostate "per falso nesso" sulla figura dell'analista, anche l'analista fa esperienza di vissuti legati alla propria vita inconscia.
    Se è vero che originariamente Freud reputava il controtransfert un "disturbo" della relazione analitica da eliminare mediante un'approfondita e preventiva analisi degli analisti stessi, col tempo il controtransfert è divenuto strumento prezioso per una comprensione profonda della relazione inconscia tra analista e paziente.

    Un saluto
    gieko

  8. #23
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    Bè allora in questo caso credo di poter fare 3 considerazioni, le faccio come studente e quindi può darsi che mi sbagli:
    1) La terapia era finita e l'obiettivo terapeutico era stato raggiunto, quindi terapeuta e paziente tornavano ad essere 2 persone "libere" senza nessun legame professionale e quindi è legittimo che egli si sia fatto curare da una sua ex paziente.
    2)il fatto di farsi curare da una sua ex paziente può essere considerato un agito di controtransfert dovuto a materiale proprio del terpeuta e non elaborato con l'analisi personale oppure a materiale della paziente non elaborato in analisi
    3) è vero anche che la paziente ha accettato di curare il proprio ex terapeuta e questo può essere dovuto a motivazioni inconsce da parte dell'ex paziente e quindi dovute a materiale non elaborato nell'analisi
    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    per questo la discussione si era allargata a un discorso più generico...
    Se fare una disamina simile lo chiami allargare la discussione ad un discorso più generico, non mi trovi d'accordo. Ribadisco che, al di là di quello che si possa pensare, è molto rischioso fare simili letture.

    Un saluto
    gieko

  9. #24
    roxyfree
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Anzitutto è bene specificare che si tratta di un concetto proprio della psicoanalisi, all'interno della cui cornice teorica è nato ed è stato sviluppato.
    In estrema sintesi e semplificando, il controtransfert è "il transfert dell'analista", ovvero l'emersione di emozioni e sentimenti legati alla soggettività dell'analista ed evocati da un dato paziente, in un dato momento. Analogamente a quanto succede al paziente, che vive in analisi sentimenti ed emozioni legate ad esempio alle figure genitoriali ma spostate "per falso nesso" sulla figura dell'analista, anche l'analista fa esperienza di vissuti legati alla propria vita inconscia.
    Se è vero che originariamente Freud reputava il controtransfert un "disturbo" della relazione analitica da eliminare mediante un'approfondita e preventiva analisi degli analisti stessi, col tempo il controtransfert è divenuto strumento prezioso per una comprensione profonda della relazione inconscia tra analista e paziente.

    Un saluto

    mi stai dicendo ch per un periodo mi sono trovata a fare da "analista" al mio analista? molto divertente....

    e mi poteva essere utile a capire altro di me?
    Ultima modifica di roxyfree : 04-04-2008 alle ore 14.33.17

  10. #25
    Johnny
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da roxyfree Visualizza messaggio
    mi stai dicendo ch per un periodo mi sono trovata a fare da "analista" al mio analista? molto divertente....
    assolutamente no; è un argomento molto complesso che non può certo essere spiegato in un forum.


    x Geiko: mea culpa, non l'ho scritto ma era ovvio che non mi riferivo in modo specifico a QUESTO caso, ma in generale a UN caso ipotetico in cui la relazione continua anche dopo la fine della terapia. E le considerazioni erano semplicemente un mio parere. Non l'ho scritto perchè mi sembrava ovvio, ma forse non lo era
    Ultima modifica di Johnny : 04-04-2008 alle ore 15.35.14

  11. #26
    roxyfree
    Ospite non registrato
    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    assolutamente no; è un argomento molto complesso che non può certo essere spiegato in un forum.


    x Geiko: mea culpa, non l'ho scritto ma era ovvio che non mi riferivo in modo specifico a QUESTO caso, ma in generale a UN caso ipotetico in cui la relazione continua anche dopo la fine della terapia. E le considerazioni erano semplicemente un mio parere. Non l'ho scritto perchè mi sembrava ovvio, ma forse non lo era
    potresti citarmi qualche libro dove io posso approfondire l'argomento del controtransfert?

  12. #27
    Partecipante Assiduo L'avatar di *_ele84_*
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    scusate ma forse mi è sfuggito qualcosa... nel primo post roxyfree parla di "psicoterapia, quella comportamentale", insomma deduco che il suo ex psicoterapeuta abbia un indirizzo cognitivo-comportamentale ed effettui psicoterapia cognitivo-comportamentale. non capisco quindi il parlare di psicoanalisi che è venuto dopo, che sia a livello di approccio col paziente che di modalità di gestione della supervisione ecc. credo siano piuttosto diverse.
    e qui entra la mia ignoranza nell'ambito (devo ancora fare una scuola di specializzazione anche se intendo farla), uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale è soggetto a supervisione giusto? ma la frequentazione di una scuola di indirizzo cognitivo-comportamentale non richiede a sua volta di intraprendere un percorso terapeutico, o sbaglio? e qui si inserisce la distinzione rispetto alle scuole a indirizzo psicoanalitico che invece richiedono un percorso di analisi da parte degli specializzandi, giusto?

  13. #28
    uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale è soggetto a supervisione giusto?
    Durante la scuola sicuramente sì (anche se spesso è una supervisione di gruppo), di certo non si portano tutti i casi che uno ha in supervisione... dopo la scuola di specializzazione non è obbligatorio portare casi in supervisione...
    ma la frequentazione di una scuola di indirizzo cognitivo-comportamentale non richiede a sua volta di intraprendere un percorso terapeutico, o sbaglio?
    Nella maggior parte delle scuole cognitivo comportamentali non è richiesta una psicoterapia personale... questo non vuol dire che non sia consigliata se l'aspirante terapeuta ha qualche nodo da risolvere...
    qui si inserisce la distinzione rispetto alle scuole a indirizzo psicoanalitico che invece richiedono un percorso di analisi da parte degli specializzandi, giusto?
    Beh sì possiamo dire che c'è questa distinizione ma non credo che si possa dire che questa sia ciò che contraddistinge la cbt dalla psiconalisi... ci sono molte altre differenze teoriche nel modo di interpretare la psicoterapia... considera poi che all'interno del mondo "psicoanalitico -psicodinamico" ci sono un sacco di di distinzioni interena.... così come nel mondo cognitivo comportamentale...

  14. #29
    Partecipante Assiduo L'avatar di *_ele84_*
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    grazie mille per le risposte... penso che le mie domande e le conseguenti risposte possano essere utili anche a roxyfree, perché mi sembra di aver capito che lei pensi che uno psicoterapeuta per esercitare la sua professione dovrebbe necessariamente sottoporsi a psicoterapia a sua volta. premesso che non è obbligatorio per uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, forse se ritiene ciò importante dovrebbe rivolgersi a uno psicoterapeuta di un orientamento che prevede questo tipo di percorso.

  15. #30
    In realtà bisognerebbe fare una piccola precisazione... non credo che l'analisi personale che richiede una scuola di psicanalisi sia la risposta alla domanda come si cura uno psicoterapeuta... forse dovrebbero rispondere gli amici esperti di psicoanalisi su questo...
    d'altra parte la risposta alla domanda iniziale non può che essere lo psicoterapeuta quando soffre di una qualche psicopatologia si cura o non si cura come fanno tutte le altre persone...
    c'è da sottolineare però che il codice deontologico degli psicologi prevede "Lo psicologo si astiene dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività professionale ove
    propri problemi o conflitti personali, interferendo con l’efficacia delle sue prestazioni, le
    rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte."

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