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Discussione: Fattori Terapeutici

  1. #16
    Postatore Compulsivo L'avatar di ghiretto
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Allora, mi chiedo, è la verbalizzazione di uno stato psicologico o di una sensazione corporea a rendere possibile il cambiamento o non è piuttosto la coscienza dello stato psicologico o della sensazione corporea a farlo?

    Non lo so, ci sto riflettendo. E sono curioso di capire cosa ne pensate voi.

    Buona vita

    Guglielmo
    Non sarà una domanda ridondante? Cioè, cerco di spiegare, a che ci serve capire se parte da lì o da là quando a noi interessa dove si arriva?

    Parlo della mia esperienza e di quella che vedo, ovviamente filtrata dal mio sguardo, attorno a me, a chi sta costruendosi come persona, come psicoterapeuta dopo.

    Non vedo affatto disgiunti questi elementi, io sono il mio corpo e se mente ho, è perché un substrato fisico rende ad essa possibile estrinsecarsi.

    Mi pare di notare, storicamente e culturalmente, una predisposizione al lato più verbale, mentale, simbolico del nostro Essere, ma senza citare nomi altisonanti, vedendo, facendo, guardando Altri esporsi corporalmente trovo sia più facile agganciare quella parte recondita che invece il mentale tende a strutturale, difensivamente, in modo razionalizzante ed intellettualizzante.
    La Sublimazione sembra essere lo scopo ultimo, il traguardo, laddove mi pare di ravvisare che sia l'integrazione, di parti più arcaiche, pre-verbali, che appunto è più il corpo a parlare con le parti più evolute che possa infine dare come risultante un Uomo/Donna essere, sentire, integrare a volte si altre no, senza tuttavia disgregarsi, ciò che siamo, Vita e Morte, Desiderio e Realtà.

    Pat

  2. #17
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da ghiretto Visualizza messaggio
    Non sarà una domanda ridondante? Cioè, cerco di spiegare, a che ci serve capire se parte da lì o da là quando a noi interessa dove si arriva?
    Personalmente non credo che sia ridondante, anzi mi sembra che sia un tema molto attuale. Avere una visione più chiara e definita del funzionamento del vivente, ed in particolare dell'essere umano, poi, ci deve interessare perchè condiziona profondamente la nostra clinica, i nostri obbiettivi terapeutici, il dove si arriva.
    Ad esempio, da un punto di vista come quello dei sistemi non lineari applicati alla psicoanalisi, parlare di sublimazione come "scopo ultimo" non ha molto senso. Ma credo anche in altre concezioni psicoanalitiche post-moderne.

    Un saluto
    gieko

  3. #18
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Spero tu ci possa ritornare. Perché non ho alcuna intenzione di proporre una causalità lineare. Né di dare un primato qualsiasi al corpo. Sto provando a sostenere fino alle conseguenze più estreme l'ipotesi che la nostra suddivisione tra corpo e mente non sia altro che la manifestazione di una dualità che non trova fondamento nella realtà del mondo, e che utilizziamo solamente per semplificare la nostra vita.
    Allora, né primato del mentale, né primato del corporeo. Perché non si dà l'uno senza l'altro. Come dicevo tempo fa, posso aver visto cervelli senza mente, ma menti senza cervello, mai. Il che non significa che cervello>mente, ma - semplicemente - che occorre tenerne conto e che non è possibile ridurre tutto al funzionamento mentale, e men che meno all'intrapsichico.
    Tant'è che Keleman riporta alcuni casi. In altri casi funziona in modo diverso. A me accade di pensare in modo diverso dopo aver modificato il funzionamento del corpo. Alla mia compagna, che segue una scuola psicoanalitica, di muoversi in modo differente dopo aver modificato il suo funzionamento mentale.
    Questo apre a molte domande. La mia era sulla "presa di coscienza", in qualunque modo la vogliamo definire. Fatti risentire, assieme ad altri, e continuiamo a discutere. Perché a volte mi pare che facciamo un mestiere complesso, e riusciamo pure ad ottenere risultati interessanti, ma senza sapere bene il perché.

    Buona vita

    Guglielmo

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sono un po' di fretta ma provo ad introdurre un punto di vista credo differente, basato sulla teoria dei sistemi complessi.
    Uscendo da uno schema lineare, sia a livello psichico che fisico, i cambiamenti terapeutici sono effetto di una riorganizzazione di tutto il sistema vivente. E' probabile che questo cambiamento sia più riportabile nella sua componente psichica verbale, ma considero la simbolizzazione e la mentalizzazione un effetto della riorganizzazione del sistema, che conduce anche ad una riorganizzazione ad esempio semantica. Indubbiamente in psicoanalisi questa è stata molto valorizzata e talvolta estremizzata, anche se ricordo che molti autori, tra cui Bion ad esempio, si sono spostati sul versante pre-verbale e proto-emotivo. Mi sembra che dare primato al corpo, come nell'esempio citato da willy, possa portare alla medesima assolutizzazione sul versante opposto, peraltro riconducendo la teoria entro una visione lineare (muscolatura -> autostima).

    Ci ritornerà appena ho qualche momento...

    Un saluto
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  4. #19
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Spero tu ci possa ritornare. Perché non ho alcuna intenzione di proporre una causalità lineare. Né di dare un primato qualsiasi al corpo. Sto provando a sostenere fino alle conseguenze più estreme l'ipotesi che la nostra suddivisione tra corpo e mente non sia altro che la manifestazione di una dualità che non trova fondamento nella realtà del mondo, e che utilizziamo solamente per semplificare la nostra vita.
    Caro willy, provo a riprendere il post che avevo lasciato in sospeso.
    Sono d'accordo che, da Cartesio in poi, la cultura occidentale ha continuato a mantenere una visione dicotomica dell'essere umano, e questo almeno fino a tempi piuttosto recenti. Mi sembra che proprio le scienze della complessità e il pensiero costruttivista possano però fornire delle utili basi epistemiche per superare il problema delle varie dicotomie che si sono trascinate senza risolversi (oltre a mente e corpo, natura e cultura, ad esempio).

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Allora, né primato del mentale, né primato del corporeo. Perché non si dà l'uno senza l'altro. Come dicevo tempo fa, posso aver visto cervelli senza mente, ma menti senza cervello, mai. Il che non significa che cervello>mente, ma - semplicemente - che occorre tenerne conto e che non è possibile ridurre tutto al funzionamento mentale, e men che meno all'intrapsichico.
    Senz'altro non si può continuare a sostenere il primato del mentale o del corporeo senza rischiare di tralasciare qualcosa e, credo, cadere in una forma di pensiero lineare perchè in questo modo si stabilisce un'influenza unidirezionale.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Tant'è che Keleman riporta alcuni casi. In altri casi funziona in modo diverso. A me accade di pensare in modo diverso dopo aver modificato il funzionamento del corpo. Alla mia compagna, che segue una scuola psicoanalitica, di muoversi in modo differente dopo aver modificato il suo funzionamento mentale.
    Credo di intuire che tu sostenga una sorta di influenza reciproca tra psiche e soma, almeno da quel che sembri riportare con le tue esperienze. Tuttavia mi sembra che si rimanga sempre ad un livello di spiegazione e di relazione causa-effetto, anche se ampliato. Penso che le teorie dei sistemi complessi posso aiutare a fornire delle basi concettuali differenti perchè si situano in una cornice spiegativa strutturalmente multicausale e non determinista. In altre parole credo che il vantaggio di questo approccio sia che nasce come visione processuale, e può quindi rendere maggiormente conto dei cambiamenti che avvengono nei sistemi viventi, evitando il rischio di una teoria del cambiamento che avviene per 'salti di livello' (vedi ad esempio la teoria dell'insight).
    Cerco di spiegarmi meglio: considerando la tua frase "A me accade di pensare in modo diverso dopo aver modificato il funzionamento del corpo", mi sembra che si rimanga in un'ottica per cui a macromodifiche (livello corporeo, muscolare) può corrispondere una simbolizzazione (livello psichico) differente. Dal punto di vista esperienziale è comprensibile, ma credo che il fenomeno sia più complesso e che possa essere considerato da un punto di vista processuale. Ovvero: microcambiamenti che occorrono nel medesimo istante di tutti livelli di organizzazione del sistema (muscolare, psichico, relazionale, etc.) che producono un processo 'a cascata' ed un senso di agency del sistema vivente, percepito come maggiore flessibilità o plasticità del'organizzazione globale (questo ovviamente è il caso della 'salute' del sistema). Penso che sia questo ad essere simbolizzato o semantizzato a livello psichico come 'benessere' o 'senso di maggiore efficacia e padronanza di sè e dell'ambiente'.
    Se desideri un riferimento bibliografico di una concezione di questo tipo alla psicoanalisi ti indico il testo di L. Sander "Il sistema vivente", Cortina.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Questo apre a molte domande. La mia era sulla "presa di coscienza", in qualunque modo la vogliamo definire. Fatti risentire, assieme ad altri, e continuiamo a discutere. Perché a volte mi pare che facciamo un mestiere complesso, e riusciamo pure ad ottenere risultati interessanti, ma senza sapere bene il perché.
    Assolutamente d'accordo con te: credo sia ancora difficile definire con correttezza - e che d'altra parte manchino ancora i termini per farlo - il processo del cambiamento, soprattutto perchè questo non avviene a livello semantico o riflessivo, ma coinvolge soprattutto altri piani non rendibili a parole perchè legati ad altri formati di codifica (vedi Bucci).

    Un saluto
    gieko

  5. #20
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Credo di intuire che tu sostenga una sorta di influenza reciproca tra psiche e soma
    No, Gieko. Io sostengo un isomorfismo tra psiche e soma. Per me non si tratta di due ambiti dell'esistenza separati, ma solo di nomi diversi che diamo ad aspetti differenti dello stesso organismo vivente. Psiche e Soma, di per sé, non sono altro che nomi. E i nomi non sono le cose.

    credo che il fenomeno sia più complesso e che possa essere considerato da un punto di vista processuale. Ovvero: microcambiamenti che occorrono nel medesimo istante di tutti livelli di organizzazione del sistema (muscolare, psichico, relazionale, etc.) che producono un processo 'a cascata' ed un senso di agency del sistema vivente, percepito come maggiore flessibilità o plasticità del'organizzazione globale (questo ovviamente è il caso della 'salute' del sistema).
    Sono daccordo su tutto quel che hai scritto in questo passaggio.

    Cerco di spiegarmi meglio: considerando la tua frase "A me accade di pensare in modo diverso dopo aver modificato il funzionamento del corpo", mi sembra che si rimanga in un'ottica per cui a macromodifiche (livello corporeo, muscolare) può corrispondere una simbolizzazione (livello psichico) differente.
    Su questo, invece, dissento dall'interpretazione che ne dai. Non è che "può" corrispondere. "Corrisponde", quasi necessariamente. A patto vi sia una capacità di pensare il corpo ed il movimento. Così come la capacità di pensare il proprio funzionamento mentale modifica il modo in cui la persona si muove nel mondo (anche in senso fisico).
    E, ovviamente, può accadere che sia il variare delle condizioni sociali a modificare il corpo e la mente. E viceversa.
    La questione rimane quella dei "fattori terapeutici". Di cosa sia quel "quid" che differenzia una psicoterapia da una chiacchierata con il barbiere, o con l'amico al bar. E che non riguarda la tecnica.
    Qualcuno, a questo proposito, parlava di "verbalizzazione". Io provo a ipotizzare che la traduzione in parole dette ad un altro non sia fondamentale, ma che il passaggio stia nel dire quelle parole a se stesso, in un modo o nell'altro. Non so come la vedi tu.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  6. #21
    Partecipante Super Esperto L'avatar di rosamund
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    La questione rimane quella dei "fattori terapeutici". Di cosa sia quel "quid" che differenzia una psicoterapia da una chiacchierata con il barbiere, o con l'amico al bar. E che non riguarda la tecnica.
    Qualcuno, a questo proposito, parlava di "verbalizzazione". Io provo a ipotizzare che la traduzione in parole dette ad un altro non sia fondamentale, ma che il passaggio stia nel dire quelle parole a se stesso, in un modo o nell'altro. Non so come la vedi tu.

    Buona vita

    Guglielmo
    mi intrufolo nella discussione tra te e gieko...
    non sono del tutto d'accordo con te guglielmo rispetto al discorso della verbalizzazione... seppure ritengo che la dicibilità, intesa come capacità e possibilità di esprimere verbalmente certi contenuti sia assolutamente terapeutica penso che il "quid" stia nella capacità di "stare pienamente nella relazione" con il pz, tra respiro-postura-pensiero-emozione, per lui....
    che ne pensi?
    a presto
    Rosamund

  7. #22
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Premetto che non ho letto tutti post e che mi piace molto il modo di rispondere di rosamund (anche in altre occasioni) e condivido appieno quando lei dice che il "quid" sta nella capacità di "stare pienamente nella relazione" con il pz, tra respiro-postura-pensiero-emozione, per lui....
    Lui, l'altro...è la parola chiave! Cosa posso fare per te? che strumenti ho a mia disposizione affinché tu possa trarre un maggior benessere? e a che livelli posso utilizzarli? attraverso quali canali?...
    Ciò che è terapeutico per una persona può benissimo non esserlo per un'altra. Ricevere un massaggio per esempio può piacere ed essere terapeutico per qualcuno ma allo stesso tempo essere deleterio per qualcun altro. Allora dunque di chi stiamo parlando? per chi sarebbe terapeutico!?
    Credo a questo punto che sia proprio la domanda di partenza ad essere sbagliata! Non esiste infatti un decalogo di fattori terapeutici estendibili a tutti i pazienti.. al massimo si può parlare di che cosa è stato terapeutico per quel tipo di paziente o per un certo numero di pazienti a fronte di una ragionevole esperienza o di una ragionevole ricerca alle spalle.
    Ma al di la dei fattori terapeutici cui trovo immensa difficoltà a dare una risposta univoca, mi sono inserita in questo 3d per porvi un'altra questione un po bizzarra che ha in qualche modo a che fare con questa discussione.
    1) E' possibile che una psicologa psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale abbia paura di guidare?(la mia ex tutor)
    2) E' possibile che una psicologa psicoterapeutica ad orientamento sistemico-relazionale esperta in psicoterapia di coppia abbia un divorzio alle spalle?(l'altra mia ex tutor)
    3) E' possibile che un amico (non tanto affidabile ) che da piccolo è andato da uno psicologo si sia laureato in psicologia ad indirizzo evolutivo?
    4) E' possibile che willy dia una così grande importanza al contatto, al corpo e alla sua comunicazione non verbale per esperienze bellissime, di bisogno o traumatiche della sua vita?

  8. #23
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Rosamund:
    penso che il "quid" stia nella capacità di "stare pienamente nella relazione" con il pz, tra respiro-postura-pensiero-emozione, per lui....
    Questa mi pare una "spiegazione" molto interessante e valida. Solo, in un'ottica di ricerca sui "fattori terapeutici", un po' difficile da operazionalizzare. Cosa differenzia lo "stare in relazione" del barista da quello dello psicoterapeuta?

    Kaori:

    1) E' possibile che una psicologa psicoterapeuta ad orientamento cognitivo-comportamentale abbia paura di guidare?(la mia ex tutor)
    Se, accade, è possibile.
    2) E' possibile che una psicologa psicoterapeutica ad orientamento sistemico-relazionale esperta in psicoterapia di coppia abbia un divorzio alle spalle?(l'altra mia ex tutor)
    Ripeto. Se accade, è possibile
    3) E' possibile che un amico (non tanto affidabile ) che da piccolo è andato da uno psicologo si sia laureato in psicologia ad indirizzo evolutivo?
    Ri-ripeto. Se accade, è possibile. Il che non significa che B dipenda da A.

    ) E' possibile che willy dia una così grande importanza al contatto, al corpo e alla sua comunicazione non verbale per esperienze bellissime, di bisogno o traumatiche della sua vita?
    Non solo è possibile, ma è la realtà delle cose. Io mi riconosco molto bene nel carattere schizoide della bioenergetica. E so abbastanza bene che per tutta la mia vita ho cercato di conciliare e integrare aspetti dell'esistenza che mi sembravano "opposti". La scelta di una scuola di psicoterapia a mediazione corporea, in contemporanea con una psicoterapia psicoanalitica, non è altro che un ulteriore tentativo in questo senso. Per questo, anche se quando mi metto a discutere sostengo le mie tesi con passione, e anche con forza, so abbastanza bene - credo - che quel che dico non è la verità. Non è neanche la mia di verità. È solo un taglio, uno dei tanti, attraverso il quale leggere la realtà. È anche un tentativo di individuazione, di costruire e condividere una visione personale del mondo. È anche un tentativo di guarire una ferita primaria. E molte altre cose ancora, che scoprirò col tempo, mentre faccio questo mestiere strano.

    Buona vita

    Guglielmo
    Dott. Guglielmo Rottigni
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  9. #24
    Postatore Epico L'avatar di Morgana-z
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    nella terra in cui lo scirocco scompiglia i capelli e arruffa i pensieri
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    Credo che "terapeutico" sia sempre quello che ci permette di confrontarci con un nostro limite e superarlo, e da tale superamento ricavarne conoscenza e consapevolezza.
    Psiche e soma, sono, a mio modo di vedere (anzi, per il MIO modo di essere, due facce della stessa medaglia, e due canali di comunicazione...).
    Quello che pensiamo lo trasmettiamo sul corpo attraverso le posture, e talvolta la sofferenza del corpo urla un disagio che non abbiamo ancora mentalizzato, o che non siamo in grado di esprimere altrimenti.

    Questa è la mia opionione, fondata anche sul mio carattere e le mie stesse predisposizioni...
    se poi vi dicessi tra quali scuole di specializzazione sto scegliendo, alla luce di certe mie esperienze di vita e alla luce di alcuni miei blocchi relazionali, vi farei fare quattro risate. Ma io sono dell'idea che il modo migliore per sconfiggere una paura è studiarla, affrontarla, superarla....
    non sono molto preparata ad affrontare quest'argomento, o almeno non mi sento preparata, ma mi piace molto leggere le opinioni e poi riflettervi. Grazie a tutti, quindi.
    Ultima modifica di Morgana-z : 08-04-2008 alle ore 15.56.08
    Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi era entrato.
    (Haruki Murakami)

  10. #25
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Non solo è possibile, ma è la realtà delle cose. Io mi riconosco molto bene nel carattere schizoide della bioenergetica. E so abbastanza bene che per tutta la mia vita ho cercato di conciliare e integrare aspetti dell'esistenza che mi sembravano "opposti". La scelta di una scuola di psicoterapia a mediazione corporea, in contemporanea con una psicoterapia psicoanalitica, non è altro che un ulteriore tentativo in questo senso. Per questo, anche se quando mi metto a discutere sostengo le mie tesi con passione, e anche con forza, so abbastanza bene - credo - che quel che dico non è la verità. Non è neanche la mia di verità. È solo un taglio, uno dei tanti, attraverso il quale leggere la realtà. È anche un tentativo di individuazione, di costruire e condividere una visione personale del mondo. È anche un tentativo di guarire una ferita primaria. E molte altre cose ancora, che scoprirò col tempo, mentre faccio questo mestiere strano.

    Buona vita

    Guglielmo
    Willi perché te la stai prendendo? non ho attaccato il tuo punto di vista che peraltro non mi sembra di uno schizoide come anche non mi pare di aver detto che le 2 psicoterapie sono inconciliabili. Io di assurdo sinceramente non ci vedo proprio niente!! mente, corpo, organi interni, ambiente..non sono mica universi paralleli destinati a non incontrarsi mai! Ho semplicemente espresso la mia difficoltà nel parlare di fattori terapeutici soprattutto quando non c'è un soggetto davanti cui fare riferimento. L'esempio del massaggio non è casuale!
    Inoltre non ho mai detto che B dipende da A, questo lo hai detto tu! volevo solo evidenziare l'aspetto bizzarro degli esempi 1,2,3 (il 4 era solo x scherzare) ... e mi chiedevo, quali fossero i loro fattori terapeutici. Non vi pare che la risposta sarebbe un po paradossale!? Che poi magari sono delle ottime psicoterapeute questa è un'altra storia! volevo semplicemente sapere cosa pensavate in merito...niente di più niente di meno
    ciao

  11. #26
    Partecipante Leggendario L'avatar di kaory_78
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    Scusa willy rileggendo il tuo messaggio ho capito di aver frainteso il fatto che te la stavi prendendo. Auto censuro la prima frase.
    Ciao e scusa ancora

  12. #27
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Cerco di riprendere il filo, purtroppo gli impegni non mi consentono di essere più presente e di esporre più diffusamente.

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    No, Gieko. Io sostengo un isomorfismo tra psiche e soma. Per me non si tratta di due ambiti dell'esistenza separati, ma solo di nomi diversi che diamo ad aspetti differenti dello stesso organismo vivente. Psiche e Soma, di per sé, non sono altro che nomi. E i nomi non sono le cose.
    Mi viene da chiederti cosa intendi per isomorfismo, però. Sicuramente io non sono tra quelli che negano l'esistenza di differenti livelli in cui si organizzano i sistemi viventi, questo è evidente. Ma psiche e soma sono categorie vaste e poco specifiche: biologia, embriologia, psicologia ci permettono di ragionare a livelli di specificità maggiore (cellula piuttosto che memoria implicita, per fare degli esempi) ed è evidente che le cose si complicano parecchio. Ecco il perchè della mia domanda... e della mia "obiezione".

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Su questo, invece, dissento dall'interpretazione che ne dai. Non è che "può" corrispondere. "Corrisponde", quasi necessariamente. A patto vi sia una capacità di pensare il corpo ed il movimento. Così come la capacità di pensare il proprio funzionamento mentale modifica il modo in cui la persona si muove nel mondo (anche in senso fisico).
    E, ovviamente, può accadere che sia il variare delle condizioni sociali a modificare il corpo e la mente. E viceversa.
    Su questo punto non mi trovo d'accordo. Ribadisco che mi sembra che tu sostenga un rapporto di reciproca influenza tra psiche e soma che mi sembra semplicistico. In fondo dici: la verbalizzazione modifica la postura, così come la postura può modificare la verbalizzazione. Io sostengo che le modifiche a qualsiasi livello avvengano, coinvolgono gli altri livelli del sistema. Ma le modifiche avvengono nel sistema vivente globalmente inteso, ed i cambiamenti a cui ti riferisci sono "epifenomeni". Il fattore di cambiamento è il movimento del sistema stesso, che è proprietà intrinseca del vivente (vedi il concetto di autopoiesi di Varela).

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    La questione rimane quella dei "fattori terapeutici". Di cosa sia quel "quid" che differenzia una psicoterapia da una chiacchierata con il barbiere, o con l'amico al bar. E che non riguarda la tecnica.
    Qualcuno, a questo proposito, parlava di "verbalizzazione". Io provo a ipotizzare che la traduzione in parole dette ad un altro non sia fondamentale, ma che il passaggio stia nel dire quelle parole a se stesso, in un modo o nell'altro. Non so come la vedi tu.
    Beh, domanda da un milione di dollari. Credo che la specificità della relazione terapeutica, o meglio, analitica, sia che è una relazione artificiale, creata allo scopo di occuparsi di se stessa. Quindi mette in moto i soggetti (analizzando-analista) facendoli continuamente uscire ed entrare dalla disfunzionalità di entrambi (vedi i concetti di rottura e riparazione della relazione in Beebe e Lachmann, di sintonizzazione in Stern, o, per usare altri linguaggi, di "bastioni del campo analitico" nei Baranger e in Ferro).
    Sono quindi d'accordo che non siano le parle dette ad un altro il fattore terapeutico, ma ritengo neanche quelle dette a sè stessi. Tuttalpiù è il movimento insito nel sistema vivente (favorito dalla relazione analitica) a far sì che il sistema stesso possa comunicare con se stesso (non necessariamente coinvolgendo il livello riflessivo, tanto è vero che spesso il cambiamento di organizzazione è rintracciabile nei sogni, che riflessivi non sono).

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 08-04-2008 alle ore 21.00.20
    gieko

  13. #28
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da rosamund Visualizza messaggio
    mi intrufolo nella discussione tra te e gieko...
    non sono del tutto d'accordo con te guglielmo rispetto al discorso della verbalizzazione... seppure ritengo che la dicibilità, intesa come capacità e possibilità di esprimere verbalmente certi contenuti sia assolutamente terapeutica penso che il "quid" stia nella capacità di "stare pienamente nella relazione" con il pz, tra respiro-postura-pensiero-emozione, per lui....
    che ne pensi?
    a presto
    Interessante punto di vista, anche se pone dei problemi non da nulla, del tipo: quanto il terapeuta può essere "per il paziente", ovvero, se capisco bene, "in sua vece" o "in suo favore"? Se si prende in considerazione la nozione di soggetto "attivo" credo ben poco. Anche perchè non si sta mai "pienamente nella relazione", perchè è costellata di fratture, perchè è collusiva. Ma ciò che può prodursi nell'incontro con la soggettività del terapeuta e con l'interpretazione di questo evento continuo, può essere proprio il rimettersi in moto del soggetto, il fare sì che sia in relazione con sè stesso (senza alcun tramite), che modalità di organizzazione e funzionamento non conosciute divengano possibili.
    gieko

  14. #29
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da kaory_78 Visualizza messaggio
    Ciò che è terapeutico per una persona può benissimo non esserlo per un'altra. Ricevere un massaggio per esempio può piacere ed essere terapeutico per qualcuno ma allo stesso tempo essere deleterio per qualcun altro. Allora dunque di chi stiamo parlando? per chi sarebbe terapeutico!?
    Credo a questo punto che sia proprio la domanda di partenza ad essere sbagliata! Non esiste infatti un decalogo di fattori terapeutici estendibili a tutti i pazienti.. al massimo si può parlare di che cosa è stato terapeutico per quel tipo di paziente o per un certo numero di pazienti a fronte di una ragionevole esperienza o di una ragionevole ricerca alle spalle.
    Non sono d'accordo con una posizione teorica così debole. Credo che siano possibili ipotesi ragionate sul funzionamento dell'essere umano e, di conseguenza, su ciò che può significare disfunzionalità e cura. Se parliamo di fattori terapeutici e processo di cura, il "come" esso avviene è comune a tutti gli esseri umani, anche se si declina in infiniti modi differenti. Non si può considerare terapeutico un contenuto (un certo tipo di comunicazione o di tecnica, ad esempio) quanto il processo che avviene nel soggetto.
    gieko

  15. #30
    Partecipante Super Esperto L'avatar di rosamund
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    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Interessante punto di vista, anche se pone dei problemi non da nulla, del tipo: quanto il terapeuta può essere "per il paziente", ovvero, se capisco bene, "in sua vece" o "in suo favore"? Se si prende in considerazione la nozione di soggetto "attivo" credo ben poco. Anche perchè non si sta mai "pienamente nella relazione", perchè è costellata di fratture, perchè è collusiva. Ma ciò che può prodursi nell'incontro con la soggettività del terapeuta e con l'interpretazione di questo evento continuo, può essere proprio il rimettersi in moto del soggetto, il fare sì che sia in relazione con sè stesso (senza alcun tramite), che modalità di organizzazione e funzionamento non conosciute divengano possibili.
    non mi risulta semplice spiegarlo evidentemente...
    lo stare nela relazione per il pz non implica,necessariamente, l'esserlo "in sua vece" o "in suo favore" anzi, direi tutt'altro.. implica il porgere la completa attenzione al "contatto", alla relazione in divenire, costellata anche di fratture e "collusioni", che divengono chiavi di lettura, apertura, chiusura e comprensione..., lo stare del terapeuta nella sua interezza, in quel setting, in quel momento, con quel paziente specifico...
    ciao gieko
    Rosamund

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