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Discussione: Jung

  1. #31
    Partecipante Esperto
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    16-10-2004
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    Ringrazio per la bella discussione che ho potuto leggere.
    Io sto cercando di capire qual è la scuola di specializzazione migliore per me.
    Ho pensato all'analisi transazionale o all'orientamento cognitivo-comportamentale. Quello che cerco è una scuola aperta ai vari approcci. A me piacerebbe essere in grado di iniziare a tratttare il paziente con una terapia cognitiva-comportamntale che agisca sul sintomo e sul presente, facendolo stare meglio. Successivamente in base al paziente si può valutare la possibilità di continuare con una analisi del profondo o terminare qui. Voi cosa ne pensate? Ci sono scuola che formano cosi? Ad esempio vedendo un pò la struttura di due scuole prima citate (analisi transazionale e cognitivo-comport) ho visto che c'è un'apertura anche "agli altri". Può essere o è una mia illusione?

    So che sono un pò contorta... è che dell'approccio cognitivo-comportamentale mi piace l'idea di strutturazione, di sapere come muoversi e di dare degli strumenti per agire sul paziente... ma non mi piace il non dar peso ai conflitti, alle dinamiche interne che hanno portato il formarsi di tali sintomi. Mi piacerebbe integrare le due cose.

    Grazie
    Ultima modifica di eliseaaa : 08-08-2006 alle ore 14.58.24

  2. #32
    Partecipante Esperto
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    Originariamente postato da fede.michelotti
    Sei mai andato da uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale? Sai come agisce? Io si e non mi piace affatto....
    Potresti spiegarmi cosa non ti piace di questo tipo di terapia magari confrontandolo con il tuo approccio? Grazie!

  3. #33

    Riferimento: Jung

    Ciao tutti ma
    mi rivolgo in particolar modo agli junghiani in formazione...mi spiegate un po' meglio com'è la specializzazione? è davvero così selettiva all'iscrizione? Io sto già in una scuola di specializzazione universitaria ovviamente per nulla soddisfacente, voi sapete se esistono iter diversi per i "gia specializzati"?
    Grazie mille

  4. #34
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Jung

    Mi ricordo di una frase, che ho letto su qualche libro, non ricordo quale, ma la frase era "ogni tipo di terapia è più adatta a un tipo di sintomo, e meno adatta per tutti gli altri". Cioè, la psicoanalisi è la più efficace per le nevrosi e l'isteria (la psicoanalisi è nata proprio dalle esperienze con pazienti nevrotici e isterici, nel clima culturale dell fine dell'800), il cognitivismo (influenzato dalla metafora uomo-computer negli anni 60 circa) sarà la più adatta per quei disturbi che dervano da una interpretazione distorta della realtà (atacchi di panico, depressione, ecc..), la terapia sistemica sarà la più adatta per i disturbi delle dinamiche familiari, e così via. E' inutile litigare su quale terapia è pià "ganza", più "bella", ognuna è nata in un contesto storico e ha una sua specificità.


    Al limite si poterebbe discutere sull'attualità della psicoanalisi, visto che è stata creata un secolo fa e sicuramente oggi la cultura è cambiata, quindi anche le classificazioni diagnostiche, la visione dell'essere umano, ecc.. La psicoanalisi quindi va contestualizzata.

    Per quanto riguarda la lunghezza dell'analisi, anche qui, dato che l'inconscio è inconoscibile e noi possiamo conoscerne solo una piccola parte (il rimosso, che si rivela nei sogni e nei simtomi) direi che l'analisi è interminabile (Freud, 1937) nel senso che non si può mai dire di aver "svelato" tutto l'inconscio. L'analisi è lunga per sua natura. Ci sono delle terapie psicoanalitiche brevi che si concentrano su un solo sintomo e richiedono minor tempo, ma la "vera" psicoanalisi è lunga, con tante sedute alla settimana (quindi anche costosa aimè).
    Ultima modifica di Johnny : 28-05-2008 alle ore 10.52.32

  5. #35
    Maslow86
    Ospite non registrato

    Riferimento: Jung

    Questo è il destino di chi non viene valorizzato per colpa della società che vuole leggere testi pieni di immaginazione e fantasia come Freud....
    Apprezzo tantissimo Freud per moltissime sue concezioni ipotesi e teorie che ha formulato, ma la natura sessuale sullo sfondo delle patologie è una concezione troppo radicale della psiche umana....semplicemte jung è stato un suo successore in moltissime teorie psicoanalitiche ma fece una cosa semplicissima che lo rese uno dei piu grandi psicoanalisti....tolse lo sfondo sessuale come aspetto fondamentale sul coinvolgimento psichico... ma per la società popolare I temi di freud sono stati dei veri e propri atti rivoluzionari sulla mentalità chiusa dell'800...e Jung li tolse mitigando i temi da trattare...i più grandi scienziati utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni...ma come la bella musica l importante è che sia venduta.....onestamente devo dire che freud è molto piu piaceole da leggere ma ritengo Jung Il piu grande scienziato Picoanalista


    ciao claudio

  6. #36
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    28-03-2004
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    Riferimento: Jung

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    E' inutile litigare su quale terapia è pià "ganza", più "bella", ognuna è nata in un contesto storico e ha una sua specificità.
    Indubbiamente i vari orientamenti teorici si sono sviluppati a partire da osservazioni e contesti specifici. Tuttavia credo che sia innegabile che, per questioni di validità dell'impianto teorico, i diversi orientamenti si confrontino con tutto lo spettro della psicopatologia (e, perchè no, della sanità). Mi sembra poco corretto affermare quindi, come spesso si vede scritto sul forum, che la psicoanalisi è più efficace per le nevrosi, la TCC per disturbi d'ansia e così via. Si tratta di teorie e metodi diversi che lavorano che producono risultati differenti, rendendo poco significativo un confronto sull'efficacia che utilizzi i medesimi parametri. Per esemplificare: stante la teoria psicoanalitica non ha senso considerare solo il miglioramento o la sparizione del sintomo d'ansia come parametro d'efficacia.
    Questo mi porta ad un'ulteriore considerazione: il confronto tra modelli viene spesso visto, come suggerisce anche il post di ras, come "gara". Ciò svuota completamente una dimensione di confronto epistemico in base al quale si possano individuare specificità proprie di ciascun modello, in un'ottica di solidità epistemica che nulla ha a che vedere con questioni di "scontro".

    Mi permetto poi di chiedere a maslow86 a quali tra "i più grandi scienziati [che] utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni" si riferisca. Con tutto il rispetto per gli junghiani e la loro tradizione, mi sembra un'affermazione molto generica, senza considerare che la critica alla teoria delle pulsioni ha visto anche altri antesignani già all'epoca di Freud (Ferenczi su tutti), il cui pensiero è stato estremamente fertile.

    Un saluto
    gieko

  7. #37
    Maslow86
    Ospite non registrato

    Riferimento: Jung

    Mi permetto poi di chiedere a maslow86 a quali tra "i più grandi scienziati [che] utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni" si riferisca. Con tutto il rispetto per gli junghiani e la loro tradizione, mi sembra un'affermazione molto generica, senza considerare che la critica alla teoria delle pulsioni ha visto anche altri antesignani già all'epoca di Freud (Ferenczi su tutti), il cui pensiero è stato estremamente fertile.


    Scrisse in " Psicologia dell'inconscio" (1942), è vero ciò che dice Freud a proposito della rimozione dell'Eros, ma l'attività psichica non è solo quello, anzi ciò è solo una piccola parte.

    Il pensiero Junghiano è caratterizzato fondamentalmente da tre elementi: il rapporto paziente terapeuta, l'individuazione e il concetto di simbolo e archetipo.

    Una delle immagini che per tanto tempo ha caratterizzato l'attività psicanalitica freudiana fu quella di paragonare lo psicanalista ad un telo bianco dove il paziente proiettava i suoi pensieri, emozioni e l'analista li rifletteva, li rimandava al paziente rimanendone totalmente neutro. Jung parla invece di co-infettarsi, farsi infettare dal paziente e in "Psicologia e alchimia" descrive in maniera metaforica, utilizzando i miti dell'alchimia, il processo analitico proprio come una co-fusione paziente-terapeuta, all'interno dello stesso crogiolo come condizione prima ed essenziale per la ricerca della verità del paziente, della sua realizzazione del se, che chiama "individuazione".

    ho fatto una piccola ricerca sulla psicoanalisi di jung per risponderti...


    Per la qualità interpretativa di Jung e il modo di lavorare a mio parere non c'è assolutamente nulla da paragonare con Freud.. mi sono sottoposto ai due tipi di psicoanalisi...Il rapporto paziente terapeuta e di tutt altro sfondo, mettersi allo stesso piano del paziente per non dare maggiori inibizioni è il cavallo di battaglia di JUng che , come sappaimo tutti, ha analizzato la funzione che il linguaggio ha nei confronti della narrazione dei ricordi del soggetto..
    Solo questo fornisce consapevolezza e nitidezza del se del paziente relazionato al terapeuta provocando quel cosidetto senso emotivo di sicurezza che porta ad un maggior funzionamento degli elementi cognitivi.
    Un altro aspetto importante...la cultura e l adeguamento sociale dove è in Freud...l'uomo amplia le sue facoltà in funzione ai suoi bisogni sociali...che riguardano anche la cultura e la religione...Jung ne ha tenuto conto...e infine le interpretazione dei sogni è il settore dove molti terapeuta fanno ricorrenza alle tecniche junghiane...
    <
    Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???

    Salve Claudio

  8. #38
    Maslow86
    Ospite non registrato

    Riferimento: Jung

    Mi permetto poi di chiedere a maslow86 a quali tra "i più grandi scienziati [che] utilizzano LE teorie psicoanalitiche di Jung nel lavoro, sopratutto nell interpretazione dei sogni" si riferisca. Con tutto il rispetto per gli junghiani e la loro tradizione, mi sembra un'affermazione molto generica, senza considerare che la critica alla teoria delle pulsioni ha visto anche altri antesignani già all'epoca di Freud (Ferenczi su tutti), il cui pensiero è stato estremamente fertile.


    Scrisse in " Psicologia dell'inconscio" (1942), è vero ciò che dice Freud a proposito della rimozione dell'Eros, ma l'attività psichica non è solo quello, anzi ciò è solo una piccola parte.

    Il pensiero Junghiano è caratterizzato fondamentalmente da tre elementi: il rapporto paziente terapeuta, l'individuazione e il concetto di simbolo e archetipo.

    Una delle immagini che per tanto tempo ha caratterizzato l'attività psicanalitica freudiana fu quella di paragonare lo psicanalista ad un telo bianco dove il paziente proiettava i suoi pensieri, emozioni e l'analista li rifletteva, li rimandava al paziente rimanendone totalmente neutro. Jung parla invece di co-infettarsi, farsi infettare dal paziente e in "Psicologia e alchimia" descrive in maniera metaforica, utilizzando i miti dell'alchimia, il processo analitico proprio come una co-fusione paziente-terapeuta, all'interno dello stesso crogiolo come condizione prima ed essenziale per la ricerca della verità del paziente, della sua realizzazione del se, che chiama "individuazione".

    ho fatto una piccola ricerca sulla psicoanalisi di jung per risponderti...


    Per la qualità interpretativa di Jung e il modo di lavorare a mio parere non c'è assolutamente nulla da paragonare con Freud.. mi sono sottoposto ai due tipi di psicoanalisi...Il rapporto paziente terapeuta e di tutt altro sfondo, mettersi allo stesso piano del paziente per non dare maggiori inibizioni è il cavallo di battaglia di JUng che , come sappaimo tutti, ha analizzato la funzione che il linguaggio ha nei confronti della narrazione dei ricordi del soggetto..
    Solo questo fornisce consapevolezza e nitidezza del se del paziente relazionato al terapeuta provocando quel cosidetto senso emotivo di sicurezza che porta ad un maggior funzionamento degli elementi cognitivi.
    Un altro aspetto importante...la cultura e l adeguamento sociale dove è in Freud...l'uomo amplia le sue facoltà in funzione ai suoi bisogni sociali...che riguardano anche la cultura e la religione...Jung ne ha tenuto conto...e infine le interpretazione dei sogni è il settore dove molti terapeuta fanno ricorrenza alle tecniche junghiane...
    <
    Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???

    Salve Claudio

  9. #39
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: Jung

    Una delle immagini che per tanto tempo ha caratterizzato l'attività psicanalitica freudiana fu quella di paragonare lo psicanalista ad un telo bianco dove il paziente proiettava i suoi pensieri, emozioni e l'analista li rifletteva, li rimandava al paziente rimanendone totalmente neutro. Jung parla invece di co-infettarsi, farsi infettare dal paziente e in "Psicologia e alchimia" descrive in maniera metaforica, utilizzando i miti dell'alchimia, il processo analitico proprio come una co-fusione paziente-terapeuta, all'interno dello stesso crogiolo come condizione prima ed essenziale per la ricerca della verità del paziente, della sua realizzazione del se, che chiama "individuazione".
    si però tieni presente che Freud non era poi così "neutro" come diceva: ad esempio dava da mangiare al alcuni pazienti (non ricordo se l'uomo dei lupi o l'uomo dei topi), e poi, anche, la moglie di Napoleone che andava in analisi da lui, andava sempre un pò prima perchè amava conversare con la moglie di Freud. Dall'analisi di Dora (1901) devono passare 5 anni perchè Freud scriva il Poscritto in cui elabora la teoria del transfert (1905) perchè scosso dalla reazione di controtransfert.

    E poi, come dice Freud nel Compendio (mi pare), ogni suo allievo ha preso "un pezzo" della psicoanalisi e attorno a quel frammento ne ha elaborato una teoria. Dunque, stando a questa affermazione, sarebbe la psicoanalisi freudiana quella completa e atutentica, tutte le altre sarebbero dei "derivati" secondari


    Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???
    tu hai elencato una serie di differenze tra il pensiero di Freud e quello di Jung, dicendo che Jung sarebbe "meglio" del primo. Non so se questo è vero o no, però io potrei prendere Jung e confrontarlo con altri analisti (ad esempio Ferenczi, Klein, Binswanger) e dire che il secondo è meglio di Jung perchè più completo.
    Ultima modifica di Johnny : 29-05-2008 alle ore 22.50.36

  10. #40
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Jung

    Citazione Originalmente inviato da Maslow86 Visualizza messaggio
    ho fatto una piccola ricerca sulla psicoanalisi di jung per risponderti...
    Grazie per la ricerca, ma non è in questione la teoria junghiana. Ho l'impressione che vengano ignorati completamente almeno 80 anni di sviluppo della psicoanalisi di matrice freudiana, con gli sviluppi teorici, metodologici, tecnici e clinici che si sono verificati. Senz'altro Jung ha sviluppato concetti originali e, smarcandosi dal modello libidico pulsionale, è approdato ad una visione più vicina ad alcuni temi contemporanei come la soggettività dell'analista. Ma, seppure con modalità differenti, Ferenczi, la Klein e molti altri hanno portato la psicoanalisi in direzioni nuove.

    Tu dici:

    Citazione Originalmente inviato da Maslow86 Visualizza messaggio
    Con tutte queste differenze non ti sembra che un professionista preferisca utiizzare Jung nel suo lavoro che Freud???
    e accenni a "grandi scienziati" che utilizzano il pensiero di Jung, eventualmente nell'interpretazione dei sogni. Al di là del valore che per te personalmente riveste il pensiero junghiano, come per i colleghi che hanno scelto questa corrente, le cose non stanno così. Il dibattito internazionale, anche a livello interdisciplinare, mi sembra che veda molto più presente la teoria di matrice freudiana rispetto a quella junghiana, che, per motivi che ignoro, parrebbe più "isolata". Basta vedere la quantità di pubblicazioni degli appartenenti ai rispettivi orientamenti per fare un efficace confronto.

    Un saluto
    gieko

  11. #41
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Jung

    Sul fatto che la teoria junghiana possa sembrare più isolata nell'ambito delle ricerche psicodinamiche posso essere d'accordo...ma il perchè di questo va rintracciato proprio nella fondamentale oscurità e conseguente complessità del pensiero junghiano che non è accessibile e 'domabile' da una esegesi omogenea e quindi poco fruibile anche a livello universitario. A mio parere sono necessarie solide basi filosofiche per potersi almeno 'accostare' criticamente alle immense implicazioni delle intuizioni junghiane...e non tutti hanno tempo per questo percorso. Bisogna sempre tener presente che Jung non fu 'solo' uno psichiatra...il suo pensiero è penetrato fortemente nel dibattito antropologico in generale,filosofico,teologico con risvolti importantissimi...anche per quanto riguarda le scienze esatte:nota è la collaborazione di Jung con il premio Nobel W.Pauli e la conseguente pubblicazione de 'L'interpretazione della natura e della psiche' dove si espone tra l'altro il famoso concetto di sincronicità. Importantissime sono inoltre le aperture fenomenologiche di Jung che lo avvicinano come nessun altro (Freud e freudiani)alla psichiatria fenomenologica di Binswanger e all'esistenzialismo di Heidegger.In questo senso grandi esegeti del pensiero junghiano come M.Trevi e U.Galimberti hanno fatto molto...è ovvio che tutto questo è indifferente a chi ha una concezione naturalistica della psicologia (d'altro canto l'aveva Freud che non trovando alternative nel suo contesto culturale decise di 'risolvere il mistero del mondo in una provetta' con il pansessualismo)...se la psicologia non si emancipa da una visione biologistica dei suoi fenomeni finirà per cadere sotto i colpi violenti delle neuroscienze che vorrebbero far credere che la soggettività,l'individualità essenziale sono meri epifenomeni del fisiologico. Mi sembra quasi assurda (ma non troppo a questo punto) l'aspettativa di Freud che, riflettendo sulla psicoanalisi, ebbe a dire che i suoi concetti (es,io,super-io,rimozione)avevano soltanto valore euristico e che ben presto sarebbero stati soppiantati da una tassonomia 'più adeguata' che in futuro avrebbe raggiunto la chimica.
    Dunque la posizione di Jung è del tutto opposta e spesso mi viene da pensare se la sua teoria possa essere inscritta a ragione nell'insieme delle teorie psicoanalitiche dalle quali è tanto distante. Galimberti ebbe a scrivere ne 'la terra senza il male':

    ''Dopo Jung non si può fare psicologia se non accedendo alla nascita della psicologia che non si trova nei testi scientifici, dove le tautologie assicurano i generi e le tecniche, ognuno al suo posto, ma in quel pre-testo che è la religione, dove il dramma divino narra la vicenda umana che l’uomo non può raccontare, perché il suo racconto, il suo testo è venuto dopo. Per questo in Jung non parla il sapere, ma Dio e gli dèi. Con Jung torna l’enigma, torna l’Oscurità. La sua psicologia assume il modo del discorso per trasferirlo al limite del discorso. È questo limite che vogliamo indagare.''

    La storia della psicoanalisi è attraversata da grandi pensieri e grandi pensatori e Jung è stato grande per i motivi di cui prima e per tante altre cose che richiederebbero molto tempo. L'importante (a mio modesto parere) è fare le giuste differenze e andare alla radice dei modelli concettuali per cercare di 'coglierne' la natura.
    Scusate se mi sono un pò dilungato ma la discussione mi ha molto appassionato ed essendo molto 'legato' a Jung non potevo non contribuire buttando giù due parole.
    Saluti a tutti..
    Luigi

  12. #42
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Jung

    Condivido il punto di vista di luigi, che ringrazio per la bella risposta.
    Sottolineo, comunque, come anche nel ramo freudiano siano presenti numerosi autori di notevole complessità e densità concettuale, e penso, oltre che allo stesso Freud, la cui lezione è spesso banalizzata, alla Klein, a Winnicott, a Bion, a Meltzer, a Lacan... La vulgata universitaria snatura il pensiero di autori che andrebbero letti con tutt'altra modalità. Il Freud universitario corrisponde poco con quello che si legge durante la specializzazione.

    Sebbene sia d'accordo con te che il biologismo ed il meccanicismo insiti nella teoria delle pulsioni abbiano arrecato danno al tema della soggettività in Freud (tema complesso questo, che meriterebbe discussione a parte), non concordo neanche con la reazione "spiritualista" dello junghismo che rappresenta forse l'estremo opposto. Il dialogo con le neuroscienze (e con altri ambiti del sapere), ben lungi dal riduzionismo biologista, si può collocare, mantenendo i limiti epistemici e di pertinenza di ciascun campo del sapere, in una dimensione di scambio fertile e di reciproco arricchimento, grazie al quale la psicoanalisi può interagire ed arricchirsi. Trovo quindi interessante dal punto di vista storico-critico l'aspettativa freudiana sul rinvenimento di correlati biologici, ma mi sembra che molta della psicoanalisi di matrice freudiana contemporanea si ponga in un'ottica molto differente. Ed è questo uno dei motivi - per rispondere alla domanda di maslow circa le scelte di orientamento - che ci sono ancora molti professionisti che si collocano nell'alveo della psicoanalisi freudiana.

    Un saluto
    gieko

  13. #43
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: Jung

    Lo spiritualismo di Jung di cui parli è di tipo fenomenologico nel senso che per tutta la vita Jung è stato tormentato dal fatto che non si può fornire una visione 'snaturata' della psiche ed è per questo che si è attenuto ad un empirismo mai ingenuo e ampissimo...se le produzioni della psiche si presentano sotto determinate forme è da lì che si deve partire e tornare.Riguardo al dialogo con le neuroscienze ne ho fatto per molto tempo un mio cavallo di battaglia ma ora non più...perlomeno fino a quando la ricerca fenomenologica non avrà chiarito il tema della individualità essenziale e posto quindi un solido spartiacque ontologico fra ciò che è indagabile come fenomeno di terza persona e ciò che è invece comprensibile in senso propriamente umano e quindi psicologico.Sono convinto che molta della psicoanalisi freudiana si ponga in modo diverso proprio per il fatto che in caso contrario rischia di scomparire ed essere soppiantata da una descrizione della psiche (quella neuroscientifica) di gran lunga più in voga nel nostro contesto culturale...ho detto 'in voga' ma non 'oggettiva' perchè di questo non sono affatto convinto.Sono certo però che data la complessità degli argomenti trattati bisognerebbe avere molto più tempo e spazio come giustamente dici perchè penso che il cancro di ogni ricerca in campo umano sia proprio la diffusa ostinazione a 'ridurre'.
    Grazie per la risposta gieko...saluti
    Luigi

  14. #44
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: Jung

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    si però tieni presente che Freud non era poi così "neutro" come diceva: ad esempio dava da mangiare al alcuni pazienti (non ricordo se l'uomo dei lupi o l'uomo dei topi), e poi, anche, la moglie di Napoleone che andava in analisi da lui, andava sempre un pò prima perchè amava conversare con la moglie di Freud. Dall'analisi di Dora (1901) devono passare 5 anni perchè Freud scriva il Poscritto in cui elabora la teoria del transfert (1905) perchè scosso dalla reazione di controtransfert.

    E poi, come dice Freud nel Compendio (mi pare), ogni suo allievo ha preso "un pezzo" della psicoanalisi e attorno a quel frammento ne ha elaborato una teoria. Dunque, stando a questa affermazione, sarebbe la psicoanalisi freudiana quella completa e atutentica, tutte le altre sarebbero dei "derivati" secondari



    tu hai elencato una serie di differenze tra il pensiero di Freud e quello di Jung, dicendo che Jung sarebbe "meglio" del primo. Non so se questo è vero o no, però io potrei prendere Jung e confrontarlo con altri analisti (ad esempio Ferenczi, Klein, Binswanger) e dire che il secondo è meglio di Jung perchè più completo.

    Era "L' uomo dei topi", quello cui Freud dava da mangiare spesso prima della seduta, specificatamente, si parla sempre di un piatto di "arringhe". Cmq, Freud, agli inizi del suo lavoro, faceva anche un'altra cosa e cioè, lunghe passeggiate nei boschi ed è proprio tra gli alberi che inizio' ad analizzare molti di quelli che poi sarebbero diventati suoi collaboratori.
    Il motivo per cui c'è una divergenza tra cio' che Freud raccomando' di fare nel "setting", parola tra l'altro che lui personalmente, non utilizzo' mai ma che deriva dalla traduzione errata inglese di molti suoi concetti, era il timore che molti analisti novellini, o altro, non si comportassero adeguatamente nel loro lavoro.
    Le "sue regole" piu' rigide, furono introdotte dagli altri, molto dopo di lui, che era molto piu' flessibile di quanto la storia ufficiale racconta, come dici anche tu Ras, su Freud.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

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  15. #45
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Jung

    Ciao sono Francesca neofita, appene entrata nel forum.
    Il mio analista è junghiano per cui sto cercando di accostarmi al pensiero di Jung leggendo tanto. Ammetto che spesso trovo non poca difficoltà a interpretarne i significati, in quanto molto criptici.
    Ho letto con molto interesse i vostri post che mi hanno chiarito alcuni dubbi.
    Vorrei porvi una questione a proposito di transfert...: è famosa la frase in cui Jung risponde a Freud dicendo: é l'alfa e l'omega del trattamento analitico... anche se poi ne dava un'interpretazione diversa rispetto a Froid, sostenendo che i contenuti non dovevano necessariamente essere di natura infantile o erotica, ma ogni tipo di atteggiamento o di rapporto può essere proiettato sull'analista, previlegiando le componenti morali, sociali, etiche, archetipiche.
    Però ad un certo punto del suo lavoro, cambiò idea e affermò che la traslazione non costituisce una condicio sine qua non dell'analisi , anzi l'assenza di transfert ne facilita l'andamento.(Opere,16-Pag 72/184).
    Poi ritornò sui suoi passi.
    Potreste per favore chiarirmi questo passaggio? Grazie.
    Ultima modifica di francesca63 : 23-06-2008 alle ore 15.28.43
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

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