Seguo con interesse la discussione, anche se non sono quasi mai intervenuto.
Io non mi pongo il problema di Dio. L'esistenza di Dio è, per me, auto-evidente.
Da un certo punto di vista, mi sento abbastanza in consonanza con le parole di psycologa81: “il tutto sta nello sperimentare la sua presenza, se non conosci il vento e vedi le foglie tremare pensi che si muovano da sole o che tremino dal freddo, ma se hai esperienza del vento dai tutto un altro senso alle cose”. Ritengo, pero, che il problema sia altrove: l'esperienza del vento posso averla solo se esco all'aria aperta; se sto rinchiuso, a vita, in un bunker e vedo il mondo esterno solo attraverso gli occhi di telecamere, non potrò mai conoscere il vento. Per me le foglie si muoveranno da sole.
Cosa in tendo dire?
Intendo dire che il problema, per me, non è Dio o la la sua presenza nella vita degli uomini. Dio, o come ciascuno di voi intende chiamarlo (Senso dell'esistenza, Principio Primo, Amore Universale o anche Energia Cosmica o Silenzio Supremo...), E' e tutto esiste per Lui ed E' anche se gli uomini non lo riconoscono.
Il problema è l'uomo. Sono le scelte dell'uomo che l'avvicinano o l'allontanano dalla sua Origine. È l'occhio dell'uomo che può vedere in un prato in fiore, o nel sorriso di un bimbo la presenza di Dio o la pura casualità. Non per nulla c'è il libero arbitrio.
Secondo me il problema di Dio è, fondamentalmente, un problema antropologico. È il problema del senso che l'uomo costruisce per se stesso.
Ogni cammino spirituale, dai tempi dei tempi, porta sempre dentro se stessi. Ed è dentro di sé che ciascuno può scoprire la propria Origine e la propria Destinazione divina. O la propria ontologica solitudine.
Non penso sia per il gusto della sofferenza che molti incontrano Dio nei momenti di dolore. La sofferenza è un bivio non tanto rispetto a Dio, ma rispetto al progetto che l'uomo ha su di sé. La sofferenza non apre, necessariamente, a Dio come consolazione. La sofferenza mette radicalmente in discussione il progetto dell'uomo su se stesso. Ne svela il limite e l'incompiutezza. Costringe a fare una scelta.
La scelta non è necessariamente Dio. La scelta può essere la pura accettazione del limite e della solitudine, della privazione, cioè, di un Senso che vada oltre i puntuali significati che ciascuno di noi si costruisce nella vita di ogni giorno. Entrambe le scelte sono degne di rispetto. Ma dicono più su di noi che su Dio.
Dicono di più, semmai, sulle strade che la nostra Anima sceglie di sperimentare, ma non su Dio o sulla sua esistenza. Diverse sono le esperienze che l'Anima sceglie per apprendere e per procedere nel proprio cammino evolutivo. Molte di queste sono destinate a rimanere enigmi per la nostra mente limitata. Come enigma insolubile rimarrà sempre il dolore e la sofferenza.
Così, se mi permettete, le molte esperienze riportate in questa discussione (tutte interessanti e degne di rispetto) dicono di più sull'umanità di chi le ha espresse che su Dio.
Il problema serio, dal punto di vista umano, è (almeno per me) la domanda “chi sono io?”
Vi riporto un brano di un grande maestro contemporaneo che, sintetizzando una tradizione millenaria, esprime bene quello che è il mio modo di sentire e di pensare in proposito.
“IO SONO L'IO SONO
IO NON SONO il corpo.
Il corpo è il veicolo
dell'Anima
IO NON SONO l'emozione.
IO NON SONO il pensiero.
Il falegname non è il mobilio.
Le emozioni e i pensieri
sono prodotti dell'Anima.
IO NON SONO la mente.
L'utente del computer
non è il computer.
La mente è solo un sottile
strumento dell'Anima. IO SONO l'Anima.
IO SONO un essere spirituale di
Intelligenza Divina,
Amore Divino e Potere Divino.
IO SONO Uno con la mia Anima
Superiore;
IO SONO L'IO SONO
IO SONO Uno con
la Scintilla Divina che è in me.
IO SONO un Figlio di Dio.
IO SONO connesso a Dio.
IO SONO Uno con Dio.
IO SONO Uno con il tutto”
(Da: Master Choa Kok Sui, L'esistenza di Dio è auto-evidente, Eifis Editore)
Il mio problema di uomo inizia quando, dimentico di chi sono, della mia Origine divina, mi ritrovo nel sentiero della vita alla ricerca di un senso, di un Senso con la S maiuscola o, semplicemente, di un significato contingente che mi permetta, comunque, di procedere.
È una situazione che diversi poeti sono riusciti ad esprimere molto bene.
Mi servo, ancora, delle parole del mio poeta preferito, perché non saprei trovarne di migliori.
“Ancora terre straniere
forse ci accoglieranno: smarriremo
la memoria del sole, dalla mente
ci cadrà il tintinnare delle rime.
Oh la favola onde s'esprime
la nostra vita, repente
si cangerà nella cupa storia che non si racconta!
Pur di una cosa ci affidi,
padre, e questa è: che un poco del tuo dono
sia passato per sempre nelle sillabe
che rechiamo con noi, api ronzanti.
Lontani andremo e serberemo un'eco
della tua voce, come si ricorda
del sole l'erba grigia
nelle corti scurite, tra le case.”
(Eugenio Montale, da “Mediterraneo”)
Un abbraccio a tutti.