
Originalmente inviato da
luigi '84
ciao risposte77...il tempo che viviamo ci dice ben poco su ciò che noi siamo e anche gli altri non sono più lo specchio delle nostre domande...questo perchè in un continuo inseguimento della funzionalità tecnica dell'individuo e dei saperi non cè più spazio per quel vissuto intimo,magmatico,pulsante di domande radicali che in ogni modo l'esistenza assegna all'uomo...la specializzazione dei saperi continua imperterrita a dirci cose su cose,ad aprire possibilità su possibilità mentre cerca di scalzare la prima possibilità umana originaria che è quella della 'domanda di senso'...a questa domanda nessun sapere tecnico-scientifico potrà mai rispondere perchè qui in gioco non è il 'come' qualcosa accade ma il 'perchè' qualcosa accade e accade proprio a me...perciò il sentimento di ciò che è essenzialmente 'mio' è veramente importante:Jung diceva
''Non posso usare un linguaggio scientifico per delineare il processo di questo sviluppo in me stesso, perché non posso sperimentare me stesso come un problema scientifico.Che cosa noi siamo per la nostra visione interiore, e che cosa l’uomo sembra essere sub specie aeternitatis, può essere espresso solo con un mito. Il mito è più individuale, rappresenta la vita con più precisione della scienza. La scienza si serve di concetti troppo generali per poter soddisfare alla ricchezza soggettiva della vita singola''.
Questo per dire che per combattere la sofferenza ci sono tanti modi ma nessuno di essi è così definitivo e potente da 'definirti' come persona:cionondimeno tutte le vie 'terapeutiche' possono portare in quel posto decisivo dove ci si trova infine a scegliere di sè e per sè...
Saluti e auguri...
Luigi
PS:le cose che ho scritto forse esulano dalla domanda/argomento portante ma è questo ciò che in sostanza mi ha ispirato il tuo ultimo intervento. Scusa quindi se ti ho dato modo di leggere cose ‘inopportune’.