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  1. #16
    Penso che la mia voluta non-voluta ignoranza per tutto ciò che passa per i mass-media sia una grande fortuna in questi casi. Non mi impegno a capire il giusto e lo sbagliato con queste informazioni come molti fanno, perchè è ciò che CHI "COMANDA" VUOLE. Ripeto: è una mia fortuna, sono convinto di non essere responsabile direttamente di molte mie scelte, specialmente quelle a carattere pseudo-filosofico.
    Piuttosto, nella mia piccola esperienza da neo-diciannovenne, posso dire che la violenza porta violenza e l'amore porta l'amore. Dire che è necessaria una rieducazione del mondo contro la violenza, è una generalizzazione troppo grande per le mie conoscenze; in compenso posso dire che nessuno è colpevole di qualcosa, e la legge serve a confermare questa realtà. La conferma perchè essa presuppone la Ricerca della giustizia.
    E' la mia modesta opinione, daltronde, sono fatto per amare le persone nella loro unicità.

    " CONOSCI TE STESSO - Γνωθι Σεαυτον " Oracolo di Delfi, Socrate.

  2. #17
    Partecipante Super Figo L'avatar di alita
    Data registrazione
    04-06-2003
    Residenza
    roma
    Messaggi
    1,727
    da Repubblica

    ROMA - Il governo italiano sapeva delle torture in Iraq? E i nostri comandi militari? La domanda circola da giorni. Con crescente inquietudine. Ma dalle sette di questa sera, ora di inizio del Tg3, diventa una valanga. Perché - mentre Amnesty ribadisce che le autorità italiane erano informate - ora sappiamo che c'è un soldato italiano che sapeva. Che ha visto quel carcere. E si è inorridito. Si chiama Massimiliano Bruno. E' uno dei caduti di Nassiriya, che raccontò a suo tempo alla moglie Pina ciò che aveva visto ad Abu Ghraib, il carcere degli orrori.

    Una sintesi della intervista nella quale la donna racconta quel che le disse Massimiliano, è stata trasmessa nella edizione serale del Tg3. La versione integrale andrà in onda alle 23.20, in Primo Piano

  3. #18
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    03-12-2003
    Residenza
    Trieste
    Messaggi
    191
    Direi che la guerra all'Iraq è stata una verifica, una brutta verifica, per le democrazie, che vi hanno mostrato il loro vero volto. L'hanno iniziata sulla base di una menzogna, consapevoli che fosse tale - il fatto che l'Iraq possedesse "armi di distruzione di massa" - ingannando così i loro popoli che vi sono stati trascinati senza nemmeno poter dire ba e, almeno in Inghilterra, in Spagna, in Italia, contro la loro volontà. Una dittatura non avrebbe saputo fare di peggio.

    E l'hanno proseguita con una motivazione ancora più sinistra, portare la democrazia, con la violenza delle armi, in un Paese arabo, dimostrando così di avere una percezione totalitaria di se stesse, di non ammettere le diversità, l'altro da sè, il che è l'esatto opposto della democrazia.

    Poi sono venute a galla le torture, torture particolarmente odiose perché messe in atto non per estorcere confessioni (il che sarebbe già gravissimo e dovrebbe far balzare sulla sedia tutte quelle brave destre italiane che han gridato alla «tortura» per Mani Pulite, quando i magistrati arrestavano, secondo legge, alcuni degli indagati, e che invece, in quest'occasione se ne sono state particolarmente chete), ma solo per esercitare il proprio sadismo sessuale su prigionieri inermi, torture, che avrebbero dovuto suscitare la più profonda indignazione dell'ex commissaria europea Emma Bonino che, ai tempi della Bosnia e del Kosovo, saltellava per ogni televisione strillando agli "stupri etnici".

    Voglio ricordare che il soldato Jessica, la finta eroina americana catturata in uno scontro a fuoco durante la prima fase dell'attuale conflitto, fu ritrovata in un ospedale iracheno, curata da medici iracheni. E che quella giornalista francese che si introdusse in Afghanistan sotto abiti maschili fu restituita intatta dai terribili Talebani. Del resto non esiste alcun luogo del mondo "non civile" (poiché noi ci autodefiniamo "il mondo civile" ne viene, come conseguenza logica che tutti gli altri sono incivili) dove ufficiali e soldati di un esercito nemico sono tenuti in gabbie all'aperto, illuminate giorno e notte, come avviene a Guantanamo, con i prigionieri afghani.

    E allora mi piacerebbe che, dopo la prima guerra del Golfo dove le «bombe intelligenti» e i «missili chirurgici» assassinarono 32.195 (trentaduemilacentonovantacinque) bambini, che non sono meno bambini dei nostri, dopo la Bosnia dove siamo andati a negare ad altri popoli il diritto di farsi la guerra in santa pace, diritto che invece ci siamo riservati anche in via preventiva, dopo che siamo andati in Kosovo a fare i "giustizieri della notte", dopo che abbiamo aggredito, invaso e occupato l'Afghanistan col pretesto di cercare il fantasma di Bin Laden e abbiamo usato la tortura, dopo che abbiamo aggredito, invaso, occupato l'Iraq facendoci pescare, anche qui, nel nobile esercizio della tortura sistematica, aggravata dal sadismo sessuale, facessimo un po' i conti con noi stessi, con la nostra «civiltà superiore» e capissimo che non siamo in nulla migliori degli altri, anzi forse, per la nostra arroganza e per la protervia di voler apparire «buoni» anche quando ci comportiam o da autentici mascalzoni, un tantino peggiori.
    Editoriale di Massimo Fini

  4. #19
    Partecipante Assiduo
    Data registrazione
    03-12-2003
    Residenza
    Trieste
    Messaggi
    191
    Ora è chiaro cosa sta diventando la guerra in Iraq: un terrorismo americano contro un terrorismo iracheno.
    Al terrorismo endemico della popolazione (sfregio dei corpi uccisi, festa sulle auto incendiate, trascinamento dei cadaveri) risponde un terrorismo organizzato e sistematico della potenza occupante.

    Noi italiani che cosa possiamo fare? Se siamo contro il terrorismo non abbiamo scampo: non possiamo stare con nessuno dei 2. Tra l'Islam integralista e stragista e l'America torturatrice, noi dobbiamo ritirarci in seno all'Occidente cristiano e democratico.

    Oggi non è più un ritiro alla Zapatero: quello fu una fuga, una resa, in quel caso il terrorismo ha vinto. C'era della piccolezza nell'abbandonare per paura un'America che aveva ancora l'aureola della democrazia. Ma oggi le cose sono cambiate. Oggi l'America ha tradito dei princìpi, laici e cristiani, a cui non possiamo rinunciare, perchè sono la nostra ossatura. L'America, tradendo quei valori, ha tradito la nostra alleanza, e ci costringe a decidere tra la fedeltà all'alleanza o ai nostri valori fondanti.
    Non abbiamo altra scelta.
    di Ferdinando Camon

  5. #20
    LiIa
    Ospite non registrato

    L'Occhio.

    Mi è occorso del tempo per decidere di guardarle più attentamente. Di guardarle con quel tipo di sguardo che non si dedica alla zuppa fantasmagorica del tg, che mischia con asettiche cadenze poppute soubrette e i corpi dei prigionieri.
    Al di là dell’obbiettivo, la violenza è inesorabile, densa e glaciale. Violenza fisica, triste attributo di millenarie torture, degna di quei trucchi medioevali che forse credevamo sepolti dall’oblio della storia, e violenza psicologica, che probabilmente va considerata per raffinatezza e precisione un truce primato del nostro secolo. Il colpo delle ferite corporee è amplificato dalla nudità, concepita come sadico strumento di umiliazione. Una nudità di insieme, che intende azzerare ogni traccia di umanità, che sopprime i confini privati riducendo il singolo a bestia, il gruppo in gregge, il gregge in mucchio indistinto. Anche La connotazione sessuale di queste torture mi raggiunge prima, e forse più a fondo, dell’aggressione puramente fisica, e penso alle vittime di questi abusi, musulmani per cui la sodomia e l’omosessualità rappresentano un’ infamia letale, in alcuni casi sinonimi di crimine punibile con la pena capitale. Una cultura maschilista in cui un uomo al guinzaglio di una donna non stimola certo l’immaginario erotico, ma una profonda mortificazione. Mi chiedo che strano corso faccia il tempo, che sembra collassare in un caotico mulinello.
    Voglio spostarmi anche dall’altra parte della macchina fotografica. In quel posto, in quel momento, un occhio selezionava questi fatti atroci, sceglieva l’angolo dello scatto, li documentava. Un occhio che siamo abituati a percepire come il nostro, come un nostro diretto prolungamento scopico, la cosiddetta “finestra” che si apre verso tutti i punti cardinali e che ci restituisce “pure” evidenze…
    L’occhio era invece di un soldato, mosso presumibilmente da una morbosa e sadica motivazione, più che da scrupolo giornalistico. Hanno parlato di “souvenir”, un reportage privato da conservare nell’album, accanto al volume della gita al mare. a quanto pare ricordini diffusi ed ambiti tra colleghi in divisa.
    Il senso di questa documentazione mi fa pensare.
    Mi fa pensare ai documenti originali di guerra, agli scatti di altri eventi atroci come lo sterminio di milioni di ebrei. Nei filmati d’epoca si riesce ad intuire e in qualche caso a vedere, l’occhio improvvisato di un tedesco che riprende la tragedia dei ghetti di varsavia, con la stessa spensierata aria da regista in gita.
    Mi fa pensare anche a quanto quei rari documenti siano stati occultati, dispersi, distrutti, a quanto sia stata necessaria e dolorosa la ricostruzione a posteriori dei campi di concentramento, da parte dei superstiti. a quanto altre torture altrettanto atroci siano rimaste ignote, minimizzate o trascurate. penso alla estrema facilità con cui sono emerse le foto di Abu Graib e alla possibile spiegazione di questo sorprendente contrasto.

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