Gieko ha risposto cosi perkè il tema della 3d è il transfert e il controtransfert...vi prego di tornare in topic e parlare di questo...
Se volete parlare delle tariffazioni dei terapeuti aprite un altro post...
Gieko ha risposto cosi perkè il tema della 3d è il transfert e il controtransfert...vi prego di tornare in topic e parlare di questo...
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Sasi
Appunto, il transfert...
Probabilmente prima mi sono spiegato male ma volevo rimandare proprio a questo. Mi sembra che Braveheart84 stia domandando: "è gisuto che lo debba considerare un padre?", "è giusto pagare quella cifra?". Personalmente ritengo di dire che non lo possiamo sapere, per due motivi: è una questione dinamica, e quindi va vista nell'analisi (quando e se eventualmente la riprenderà); non sono sicuro che su queste questioni si possano applicare le categorie "giusto vs sbagliato".
Saluti
gieko
si sceglie... non è un obbligo...
per braveheart:
e se ti poni la questione del giusto o dello sbagliato.. io ci rifletterei.. perchè non porti lo voglio o meno davvero? o posso o non posso e che cosa me lo impedisce a parte il mondo, la società, l'economia.... perchè non riappropriarsi della propria vita? e appunto perchè aver fatto come primA SCELTA quella di una psicanalista "esosa", iniziare il percorso sapendo che era troppo oneroso? chiaramente non voglio alcuna risposta...![]()
Rosamund
Lo vedete che si cerca sempre di distogliere l'attenzione dal terapeuta, per concentrarsi solo sul paziente?per braveheart:
e se ti poni la questione del giusto o dello sbagliato.. io ci rifletterei.. perchè non porti lo voglio o meno davvero? o posso o non posso e che cosa me lo impedisce a parte il mondo, la società, l'economia.... perchè non riappropriarsi della propria vita? e appunto perchè aver fatto come primA SCELTA quella di una psicanalista "esosa", iniziare il percorso sapendo che era troppo oneroso? chiaramente non voglio alcuna risposta...![]()
Cmq, avevo iniziato il percorso perché m'interessava...e se potevo, avrei pure continuato...però è anche vero che ci sono cose che non mi hanno convinto, come questa di voler vedere lo psicologo addrittiura come un papà, e non come un rapporto professionale. E se io cercavo di impostare la cosa da questo punto di vista, mi veniva rinfacciato di non fidarmi di lui.
L'assimetria consiste anche in questo: lo psicologo non si può criticare, perché a ogni criica che si fa subito a rinfacciare la non fiudicia, le difese psicologiche, i transfert...tutte cose che esistono, ma su cui non mi sembra corretto pararsi il di dietro.
Cmq avrei continuato...ma i soldi non c'erano. E infatti vorrei chiarire una cosa: il punto non erano tanto i 70 euro l'ora, quanto proprio questo fatto di voler passare come "papà": un conto è dire "io pago lo psicologo", un conto "ho un papà da 70 euro l'ora"...è questo insomma il discorso che mi è puzzato.
Ultima modifica di Braveheart84 : 03-07-2008 alle ore 20.45.33
Massì, anche a me spesso hanno detto "è come se fossimo un po' i tuoi genitori.."
Ma con questo non significa che vogliono passare per mamma e papà. Credo sia una "tattica" per far in modo che il paziente si possa fidare e quindi "aprire"...per farti sentire più a tuo agio, per distruggere la distanza tra paziente e terapeuta, per rassicurarti, per far in modo che si crei una buona allenza.
Io creo sogni, voi li uccidete
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Ciao Peste. Il tradizionale concetto di transfert, negli anni si è evoluto e ha avuto tante interpretazioni differenti.
Gill ad es. lo considera il risultato dell'interazione tra paziente e analista,
"un amalgama tra passato e presente e si costituisce come una risposta plausibile all'immediatezza della situazione analitica". Questa interpretazione si contrappone alla visione classica che ribadiva il proprio focus, non sulla coppia analitica, ma sul paziente e il proprio mondo interno.
Meltzer, ha una visione moderna del transfert, si perde la genesi infantile del comportamento e più che un residuo del passato, ne fa l'esternalizzazione di una realtà interna che "vive nel passato".
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Forse sarebbe più utile cercare di discutere alcuni concetti e coglierne le implicazioni, se no si rischia di buttare lì delle definizioni prive di significato, soprattutto per chi non ha conoscenze specifiche. Francesca che dici?
Un saluto
gieko
Caro Gieko, per chiarire il mio post precedente, mi sono documentata su alcuni lavori di C.A. Barnà.
Nella sua evoluzione, il concetto di transfert è passato dalla veste di "ripetizione", che contiene traumi, esperienze, elementi patologici non elaborati, a tutto quello che avviene nel "qui ed ora" tra paziente e analista.
Di fatto la questione sta nella scelta del valore da assegnare, ai fini del cambiamento:
A) Alla presa di coscienza e al riconoscimento dei conflitti profondi rivissuti in analisi attraverso il transfert ed evidenziati attraverso la sistematica interpretazione di esso.
o invece, nel valore assegnare:
B) Alla specifica relazione vissuta con l'analista come riedizione e nuova occasione per elaborare i traumi del pz, trattati non tanto come elementi da riconoscere ma come vissuti da trasformare insieme, confidando non solo nella presa di coscienza come acquisizione cognitiva, ma nella sperimentazione di un assetto mentale, e di un clima relazionale, continuamente e sistematicamente proposti dall'analista, capaci alla fine di produrre il cambiamento, e sconfiggere la coazione a ripetere.
Il transfert, dunque, viene considerato non tanto e non soltanto una pura ripetizione di emozioni precedentemente vissute, ma un prodotto della stessa situazione analitica, vista come momento costruttivo di una nuova storia il cui contenuto è dovuto solo alle coordinate del trattamento analitico.
Questo modello "costruttivo" dell'analisi, consente il superamento di quello "archeologico", cioè del reperimento di ricordi traumatici nella storia personale infantile del pz, che gioverebbe alla ricostruzione della storia della genesi del suo mondo interno e dell'origine della nevrosi.
L'evoluzione del concetto di transfert suggerisce, come dice Camilleri, la "forma dell'acqua", come immagine per indicarne l'estrema plasticità assieme alla conservazione della sostanza.
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Lascio sospesa la questione, per confrontarmi con le vostre opinioni da studiosie professionisti della materia
Grazie
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Avendo io una formazione di stampo psicoanalitico relazionale sfondi una porta aperta con questa e le altre considerazioni che fai sul transfert. Già autori come Ferenczi, negli ultimi anni di attività (1925-30) sembravano suggerire questa strada che, in maniera più o meno sotterranea, ha influenzato la psicoanalisi interpersonale (Sullivan, Thompson) e la sua moderna evoluzione, la psicoanalisi relazionale (Mitchell, Aron, Benjamin, Ehrenberg, Bromberg); sia alcuni kleiniani (Racker, Baranger) che hanno a loro volta influito sui teorici del campo psicoanalitico, tra cui molti autori italiani (Ferro, Gaburri, Neri, Civitarese...) e non (Ogden) che vi hanno accostato i concetti di Bion.
Ovvio che ne discende una concezione differente di analisi del transfert e di processo analitico molto più improntato all'elaborazione dell'esperienza in sè che non del transfert visto in un'ottica intrapsichica.
Un saluto
gieko
Io mi ritiro...non vi seguo più
Troppo complicato
Io creo sogni, voi li uccidete
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Un saluto agli affezionati del thread.
Il confronto sul tema del transfert offre mille spunti su cui discutere.
Sarei molto interessata ad approfondire l'aspetto della risoluzione del legame di transfert, momento fondamentale del percorso analatico, che conduce al suo termine.
Spiegare il transfert è anche individuare le cause della nevrosi.
Tale individuazione, non deve essere rivolta solo al passato, agli avvenimenti della prima infanzia, ma anche al presente, all'immediatezza del setting e alle sue produzioni ed esigenze evolutive.
Da quest'ottica più attuale e complessa di concetto di traslazione mi interesserebbe approfondire l'aspetto della sua risoluzione.![]()
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
non vorrei intervenire inopportunamente, ho dato un lettura generica alla discussione. a me interessa cosa fa il terapeutauna volta che ha chiarito, o presume di aver chiarito, aspetti importanti nel rapporto transferale.
rifacendomi a questa definizione di transfert "Alla specifica relazione vissuta con l'analista come riedizione e nuova occasione per elaborare i traumi del pz, trattati non tanto come elementi da riconoscere ma come vissuti da trasformare insieme, confidando non solo nella presa di coscienza come acquisizione cognitiva, ma nella sperimentazione di un assetto mentale, e di un clima relazionale, continuamente e sistematicamente proposti dall'analista, capaci alla fine di produrre il cambiamento, e sconfiggere la coazione a ripetere." mi chiedevo quali possono essere alcuni modi di affrontarlo nell'agire clinco.
Questa visione si avvicina molto alla gestalt ed all'agire clinico dell'indirizzo teorico che ho scelto (integrato, con base fortemente gestaltica).
riassumo un esempio clinico:
la paziente parla al terapeuta del suo ex che la tormenta, ne parla in modo estremamente negativo evidenziando la sua sofferenza. l'aggressività ed il dolore sono chiari. il terapeuta sente forte attrazione prr la paziente, una bellissima modella, e si sente come rifiuatato. questo è un vissuto suo però. fa alcune domande "a difesa" del persecutore e lei risponde fermamente che non lo sopporta più, lo odia. lo vorrebbe veder scomparire. nel dialogo però al terapeuta sembra che in queste risposte vi sia la tendenza a compiacere il terapeuta, come se la paziente lo "corteggiasse". lui non si sente più rifiutato, e interpreta la situazione (senza comunicarlo alla paziente) come se la paziente avesse spostato l'aggressività dal terapeuta (che aveva tentato una difesa del persecutore) al persecutore, e che in seduta si stesse riattualizzando una modalità relazione che la paziente adottava con il suo ex. convincerlo che sbaglia (...). a questo punto suppone che vi siano delle forti componenti di piacere in questa "persecuzione", supponendo che la figura del persecutore abbia caratteristiche simboliche, archetipiche e quindi bipolari, sceglie di fare un monodramma. gli proponeo di recitare, come a teatro, che questo tipo gli piaccia da morire, tantissimo, che ne vada pazza. la seduta diventa divertente perchè la paziente finisce per dire che gli piacciono cose "terribili" di questa persona e si fanno delle grandi risate.
questo è un frammento di un percorso andato a buon fine. nelle fasi successive la paziente si è trovata a fare i conti con la sua parte più istintiva, curiosa, adolescenziale, con i vissuti adolescenziali eccetera eccetera, non soffrendo più di questa situazione, benché il persecutore è rimasto per molto tempo in agguato. (un persecutore non violento, per fortuna).
sono stato sintetico ma mi interessa molto questo aspetto del fare clinico.
Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice fatto di aver incontrato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro. (Paul Montes - Missionario sudamericano)
Dr.ssa Agnese Tiziana Magno
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