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  1. #16

    Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta

    Al di la di tutto esiste una carta dei diritti (entrata in vigore nel 2007) per i pazienti degli psicologi che alla fine sono clienti o consumatori e quindi vanno tutelati... Non è che mi posso svegliare la mattina è dire che i pazienti mi devono pagare il mutuo perchè ha un senso "terapeutico"... ve ne incollo sotto uno stralcio. Sull'idea del preavviso io personalmente se andassi da uno psicologo non accetterei di dover dare un preavviso di una settimana se no pago... non mi sembra congruo... d'altra parte nei contratti si contratta e se il paziente lo accetta vorrà anche dire che se l'è fatto andare bene...
    Certo è che le cose devono essere chiare dall'inizio!
    LA CARTA DEI DIRITTI DEL CONSUMATORE-UTENTE DELLE PRESTAZIONI PSICOLOGICHE
    PRINCIPI ISPIRATORI:
    • Tutela della salute;
    • Sicurezza e qualità dei servizi erogati;
    • Adeguata informazione e corretta pubblicità;
    • Educazione al consumo;
    • Trasparenza, equità e imparzialità del rapporto con il consumatore;
    • Facilità di accesso alle informazioni per il consumatore;
    • Chiarezza e semplicità, comprensibilità delle comunicazioni al consumatore;
    • Tempestività ed esaustività nella risposta alle richieste di informazioni del consumatore;
    • Linearità e rapidità nelle modalità di gestione delle procedure di conciliazione.
    OBIETTIVI:
    �� Migliorare la qualità del rapporto con il professionista psicologo;
    �� Garantire la tutela della salute del consumatore-utente;
    �� Affermare il diritto del consumatore-utente a ricevere un contratto trasparente;
    �� Informare il consumatore-utente sulla possibilità di dare avvio a procedure di conciliazione in caso di reclamo o contenzioso;
    �� Facilitare l’accesso alle informazioni;
    �� Rendere consapevole il consumatore-utente dei propri diritti.
    Con la presente Carta dei diritti si stabilisce che, oltre a quanto previsto nel cosiddetto consenso informato già in uso presso i professionisti psicologi italiani, nel contratto scritto devono essere contenute indicazioni e procedure relativamente all’istituto della conciliazione attivabile dal consumatore in caso di reclami e contenziosi.
    TRASPARENZA SUI TITOLI E FORMAZIONE DEL PROFESSIONISTA
    Il consumatore-utente ha il diritto di verificare:
    1. la documentazione del professionista relativa alla sua formazione (titolo di laurea, specializzazione);
    2. l’abilitazione all’esercizio della professione e l’iscrizione del professionista all’Albo
    3. i titoli e le competenze pubblicizzate con ogni mezzo dal professionista, nonché la relativa autorizzazione.
    Le predette informazioni possono essere verificate contattando i Consigli territoriali dell’Ordine o il CNOP.
    FACILITA’ DI ACCESSO ALLE INFORMAZIONI E PRIVACY
    Nella fase iniziale del rapporto con il professionista psicologo, il consumatore-utente ha il diritto di ricevere informazioni semplici ed esaustive (in forma cartacea o verbale) da parte del professionista riguardo:
    �� la disponibilità di presa in carico e gli eventuali tempi di attesa per l’accoglimento della sua richiesta;
    �� il settore di intervento, il modello teorico e la metodologia utilizzata dal professionista;
    �� il segreto professionale e le sue limitazioni;
    �� i diritti alla raccolta, trattamento e conservazione dei dati personali e sensibili sulla base della normativa vigente (art. 13, D.Lgs. 196/2003).
    Il consumatore-utente ha inoltre il diritto di:
    �� autorizzare in anticipo e per iscritto eventuali fotografie, registrazioni video-audio, etc. che lo coinvolgano;
    �� essere garantito per ciò che attiene privacy e riservatezza;
    �� avere copia del codice deontologico degli psicologi italiani e del nomenclatore-tariffario;
    �� conoscere, anche durante il primo contatto telefonico, il costo per la prestazione richiesta.
    TRASPARENZA DEL CONTRATTO
    Nella fase iniziale del rapporto con il professionista psicologo devono essere definiti i termini contrattuali. Il contratto scritto deve contenere:
    �� i dati del professionista,
    �� i tempi indicativi dell’intervento o trattamento,
    �� la frequenza e durata degli incontri,
    �� i costi e le modalità di pagamento,
    �� gli orari,
    �� i periodi di interruzione,
    �� la detraibilità fiscale,
    �� i tempi da rispettare per il rinvio degli appuntamenti,
    �� l’eventuale pagamento degli appuntamenti saltati,
    �� il luogo di svolgimento della prestazione.
    Inoltre, il consumatore-utente ha il diritto di:
    �� avere copia del contratto scritto;
    �� ricevere fattura, ricevuta fiscale o altra documentazione relativa ai compensi corrisposti;
    �� corrispondere forme di compenso riferibili al tariffario e alle norme specifiche contenute nel codice deontologico.
    La tariffa non può essere aumentata per tutta la durata del contratto. Ogni costo aggiuntivo alla parcella concordata (ad esempio per ulteriori valutazioni, test, etc.) deve essere comunicato anticipatamente e approvato per iscritto tra le parti.
    SCIOGLIMENTO DEL CONTRATTO
    Il consumatore-utente ha il diritto di:
    �� sciogliere il contratto senza preavviso, con l'onere di comunicarlo al professionista e corrispondere onorari esclusivamente per le prestazioni ricevute;
    �� essere preavvisato verbalmente, di norma con almeno due settimane di anticipo, dello scioglimento del contratto da parte del professionista. In questo caso, il consumatore-utente può chiedere di essere inviato ad altro professionista di fiducia con pari preparazione professionale e condizioni contrattuali.

  2. #17
    Partecipante Esperto
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    25-06-2005
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    338

    Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta

    La formulazione del contratto terapeutico è parte integrante del processo terapeutico che può essere accettato o rifiutato dal paziente. Per cui discutere con l'analista del proprio contratto è importante poiché il contratto è gia parte integrante della relazione terapeutica. La relazione terapeutica e l'alleanza terapeutica sono importantissime per l'efficacia di un trattamento psicologico, dunque la discussione del contratto non è solo la discussione del contratto, ma anche il mettere le basi per un trattamento terapeutico che sia efficace e serva a qualcosa.

    Più in generale un contratto terapeutico deve seguire le linee guida descritte da vincentvang, in secondo luogo ogni approccio interpreta tali linee guida in linea con la teoria di riferimento, oltre a questo vi è una motivazione personale del terapeuta per cui egli stesso imposta il contratto a suo modo. Non deve essere "democratico" poichè il rapporto tra chi da aiuto e chi lo chiede non è paritetico. Libertà di chi chiede aiuto è af-fidarsi o meno a quel professionista, cioè accettare o meno il contratto terapeutico.

  3. #18
    Postatore Epico L'avatar di RosadiMaggio
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    Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta

    Il fatto che ogni terapeuta imposta a contratto a suo modo, non deve essere una scappatoia per non rispettare le regole fondamentali previsti nella carta dei diritti dell'utente ed in quella della trasparenza nè della qualita' della prestazione, sulla quale si sta per fortuna, attualmente lavorando per far rispettare a tutti, precisi criteri, se iscritti all'albo degli psicologi e degli psicoterapeuti. Il lavoro su tali criteri che tutti dovranno rispettare, si sta svolgendo sotto il patrocinio del CNSP.
    Per poter accettare o rifiutare un contratto, un paziente, deve poter conoscere l'esistenza della tipologia base dello stesso e delle eventuali differenze del dato terapeuta, se eccessivamente discrepanti dallo stesso o non suffucientemente in linea con la carta dei diritti. Il contratto deve riportare chiaramente la formazione del terapeuta, ovvero, il suo specifico orientamento le cui basi, devono essere spiegate nei limiti della sua capacita' di comprenderle, al potenziale paziente, al quale deve anche essere chiarito, che prima di accettarlo, ha possibilita' di sentire altre "campane" e confrontarle.
    Tra l'altro, si spera che da ora in poi, tutti i terapeuti si decidano a mostrare un contratto e a smettere di evitare di farlo in quanto magari, non perfettamente regolari o per altri motivi.
    La stipulazione di un contratto chiaro, trasparente, favorisce anche in qualsiasi approccio, la formazione di una fiducia necessaria e la possibilita' di lavorare meglio su eventuali dinamiche che partendo dallo stesso, potrebbero essere colte, se tutto è limpido, nei termini previsti dall'ordine, fin dall'inizio.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

  4. #19
    Partecipante Esperto
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    Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta

    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Il fatto che ogni terapeuta imposta a contratto a suo modo, non deve essere una scappatoia per non rispettare le regole fondamentali previsti nella carta dei diritti dell'utente ed in quella della trasparenza nè della qualita' della prestazione
    Cara Rosa, in questo avvio di messaggio sembra che parti dall'idea che le cose non stiano così. Personalmente preferisco pensare che i professionisti sappiano quello che fanno e che pertanto si muovano in tal senso, e che la mancanza di una cornice di riferimento sia un disagio per tutti, e non un modo per approfittarsene.
    La tipologia di contratto non potrà mai prescindere inoltre dalla formazione personale, per cui non può esserci una formula contrattuale standard. Di fatti la flessibilità è necessaria proprio perchè si applicano metodi differenti.
    Specificare poi le motivazioni di differenze da uno standard mi sempra improponibile nella pratica per molte questioni, ciò non toglie che se richiesto si debba saperle esplicitare.
    Aggiungo che un professionista, nel rispetto delle leggi e dei diritti del paziente, ha il diritto di impostare un contratto come ritiene opportuno.
    Fatta queste osservazioni sono d'accordo con te.

  5. #20
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: Farsi analizzare

    Non vorrei andare OT. La questione che vorrei porvi è la seguente: come capire dove tracciare il confine tra le regole del setting e la libera scelta del terapeuta? Mi spiego meglio con un esempio: se per motivi validi che si spiegano anche con molto anticipo, il paziente deve saltare una seduta è corretto che debba pagarla lo stesso?
    Su questa questione i pareri sono divergenti... ma alla fine dipende solo da come la pensa il terapeuta. Quello che io vorrei trasmettere è la profonda frustrazione che si vive quando si subisce una prevalicazione del genere....anche se la relazione terapeutica è ben avviata questi "incidenti" certo non fanno vibrare di empatia.
    I terapeuti si difendono dicendo che sono così rigorosi perchè devono inquadrare il pz alle regole e poi perchè con questo sistema è più raro che si latiti e loro ci tengono a non far perdere sedute. Della faccenda non se ne parla quasi mai negli accordi preliminari, ed in ogni caso all'inizio il pz non ha le idee molto chiare, ha solo un disperato bisogno d'aiuto...
    Di contro, se è lui che ti annulla la seduta o te la sposta.... tutto ok, il pz deve subire di buon grado!
    Tutto questo devo ammettere che non avviene sempre e comunque... quello che mi turba, però, è la loro pretesa di avere il diritto di gestire questo potere, che secondo me, se esercitato indiscriminatamente può dare la sensazione di una venalità eccessiva.
    Alla fine: se esce croce la ragione è del terapeuta, se esce testa il torto è del paziente.
    Ultima modifica di francesca63 : 08-07-2008 alle ore 11.09.43
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  6. #21
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: Farsi analizzare

    Francesca, sollevi una questione sicuramente molto dibattuta, resa però complessa dall'intrecciarsi di aspetti di "realtà" ed elementi "dinamici". Non entro nel merito di questi ultimi perchè non ha alcun senso, dal momento che appartengono alla relazione col proprio analista: eventuali sentimenti di prevaRicazione o di imposizione vanno visti in quella sede.
    Per quanto riguarda i primi invece mi viene da pensare essenzialmente a due motivi per cui viene fatta la scelta di far pagare le sedute saltate. Il primo è molto concreto: nell'intraprendere un percorso di analisi ci si impegna in due a svolgere un lavoro costante, intenso, e questo lavoro implica dedicare spazi, tempi e denari in un orario concordato. L'altro motivo ha a che fare, almeno a mio parere, col dare al paziente un punto saldo rispetto a cui fare le proprie scelte. Credo infatti che sia più costruttivo che la "libertà" di saltare una seduta ponga quantomeno il dubbio e rimandi all'importanza di tale scelta, e per questo motivo è importante che venga vissuta come "seduta liberamente persa", anzichè "oggi avevo un altro impegno". Se no ogni motivo è buono ed il senso del lavoro che si sta facendo insieme viene vanificato e quella seduta viene persa veramente.
    Per quanto mi riguarda questa regola deve essere comunicata nei primi colloqui, in caso contrario, proposta e concordata col paziente durante le sedute e applicata successivamente.
    So che è un punto spinoso e che molti non sono d'accordo, ma ritengo che ci siano diverse buone ragioni per questa scelta.

    Un saluto
    gieko

  7. #22
    Partecipante Esperto L'avatar di wundt_12
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    Riferimento: dubbi sul contratto con lo psicoterapeuta

    Vi ho spostato in quanto la discussione già esisteva...
    Saluti a tutti...
    Sasi

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