Entro certi limiti, concordo. Il discorso su Dio è sempre un discorso fatto da uomini e, in quanto tale, è soggetto ai condizionamenti storici e culturali. Parlo di Dio, ma, in realtà, parlo di me. Fin qui ti seguo.
Quello su cui non concordo sarebbe la conclusione (che mi sembra tu non trai, comunque): allora Dio non è altro che una proiezione dell'uomo.
Sono abituato a distinguere il "discorso su Dio" da "Dio", si tratta di due ordini logici diversi di ragionamento.
Può essere vero che il discorso su Dio sia un discorso umano, ma questo, se dice molto sull'umo che lo produce, non può dire più di tanto su Dio (neppure che non esiste).
Per motivi che ho già espresso in un'altra discussione, penso che l'esistenza Dio sia autoevidente.
Quello che non è evidente è, invece, il ruolo che permettiamo a Dio di avere nella nostra vita.
Il problema, cioè, non è mai Dio, secondo il mio modo di vedere. Il problema è sempre il senso che l'uomo intende dare alla propria esistenza.
Storicamente, le persone che ho conosciuto, che dicono di avere incontrato Dio, possono essere classificate, fenomenologicamente, in due gruppi.
C'è chi l'ha incontrato attraverso l'incontro con persone, in una comunità storica. In questo caso, Dio lo incontri per gli effetti che ha su altri. Potresti avere sempre il dubbio che Dio non c'entri e che si tratti semplicemente di rapporti umani vissuti "umanamente" (e già sarebbe molto).
O, seconda possibilità, c'è chi Dio lo ha incontrato in un percorso interiore. In questo caso, lo sperimenti dagli effetti che produce in te e nei tuoi rapporti esterni. Puoi sempre avere il dubbio che si tratti di autosuggestione.
La certezza è sempre la certezza derivante da un'esperienza, non il risultato di un ragionamento, che può essere contestato. Non per nulla, si parla di "fede".
Per quanto mi riguarda, ho seguito entrambe le vie. La prima mi ha deluso. La seconda ancora no. Anzi, mi ha fatto recuperare, rispetto alle relazioni, molte cose che avevo dimenticato. E tutte hanno a che fare con la ricerca.
Penso che, umanamente, possiamo considerarci tutti come viandanti che percorriamo una strada comune, pur avendo, alle spalle, concezioni ed esperienze diverse. Ciascuno ha la propria meta e i propri obiettivi di apprendimento. La mia meta e i miei obiettivi di apprendimento possono essere diversi da quella degli altri.
Nel momento, però, che percorriamo la medesima strada, ci possono essere scambi, condivisioni che possono permetterci di condividere dei pezzi di verità, dei significati parziali, storici, senza eccesive pretese.
Ma sono questi scambi, credo, che possono permettere a ciascuono di noi, a ciascun viandante, di trovare la propria via personale verso l'apprendimento e la realizzazione. E ciò indipendentemente dal nome che ciascuno dà a Dio. E anche indipendentemente dal fatto che qualcuno preferisca un destino di ontologica solitudine. Le nostre preferenze determinano la nostra strada di apprendimento. Non determinano l'essere di Dio.
Buon riposo a tutti.











e anzi se uno è "peccatore" anzichè allontanarlo lo si deve avvicinare!