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  1. #61
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da agnesetiziana Visualizza messaggio
    Su psiconline c'è un forum che si intitola "e se ci si innamora dello psicologo?" è interessante e sono i pazienti che si confrontano.
    Grazie Agnese , lo so. Ho partecipato a quel forum per tanti mesi, mi ero anche integrata, ma poi ho lasciato perchè il clima si era fatto troppo pesante...perchè non condividevo il loro approccio al tema. Lì tutto è possibile e free...Sono tutte più o meno ragazze in terapia che giocano a: il mio psi è più figo, disponibile e open del tuo....Non partecipano moderatori o esperti, perchè se lo fanno li massacrano.
    Anzichè riferirsi al transfert come qualcosa da gestire e contenere, il loro sogno è trovare il modo di agirlo.
    Io cerco un confronto sano e sereno con chi ne sa più di me e mi può arricchire e offrire spunti nuovi da un punto di vista più professionale e teorico oltre che umano, e su OPS lo trovo .Grazie comunque.
    Un saluto.
    Ultima modifica di francesca63 : 20-07-2008 alle ore 16.45.41
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #62
    Partecipante Assiduo L'avatar di agnesetiziana
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Grazie Agnese , lo so. Ho partecipato a quel forum per tanti mesi, mi ero anche integrata, ma poi ho lasciato perchè il clima si era fatto troppo pesante...perchè non condividevo il loro approccio al tema. Lì tutto è possibile e free...Sono tutte più o meno ragazze in terapia che giocano a: il mio psi è più figo, disponibile e open del tuo....Non partecipano moderatori o esperti, perchè se lo fanno li massacrano.
    Anzichè riferirsi al transfert come qualcosa da gestire e contenere, il loro sogno è trovare il modo di agirlo.
    Io cerco un confronto sano e sereno con chi ne sa più di me e mi può arricchire e offrire spunti nuovi da un punto di vista più professionale e teorico oltre che umano, e su OPS lo trovo .Grazie comunque.
    Un saluto a te e a psiconline.
    Mi trovi d'accordo sulla superficialità con cui il tema transfert viene affrontato, ma credevo che anche tu cercassi un confronto con chi si trova in una situazione analoga alla tua. Io leggo spesso quel forum, ma a volte mi viene il dubbio che ci sia qualcosa di esagerato in quello che scrivono. E poi si dicono esattamente quello che vogliono sentirsi dire. E poi non fa bene alla terapia. Comunque va bene ognuno affronta le cose a modo proprio. Baci e a presto.
    Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici per il semplice fatto di aver incontrato il nostro cammino. Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco, vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena tra un passo e l'altro. (Paul Montes - Missionario sudamericano)
    Dr.ssa Agnese Tiziana Magno
    http://www.drssamagno.beepworld.it

  3. #63
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    non vorrei intervenire inopportunamente, ho dato un lettura generica alla discussione. a me interessa cosa fa il terapeutauna volta che ha chiarito, o presume di aver chiarito, aspetti importanti nel rapporto transferale.

    rifacendomi a questa definizione di transfert "Alla specifica relazione vissuta con l'analista come riedizione e nuova occasione per elaborare i traumi del pz, trattati non tanto come elementi da riconoscere ma come vissuti da trasformare insieme, confidando non solo nella presa di coscienza come acquisizione cognitiva, ma nella sperimentazione di un assetto mentale, e di un clima relazionale, continuamente e sistematicamente proposti dall'analista, capaci alla fine di produrre il cambiamento, e sconfiggere la coazione a ripetere." mi chiedevo quali possono essere alcuni modi di affrontarlo nell'agire clinco.

    Questa visione si avvicina molto alla gestalt ed all'agire clinico dell'indirizzo teorico che ho scelto (integrato, con base fortemente gestaltica).

    riassumo un esempio clinico:
    la paziente parla al terapeuta del suo ex che la tormenta, ne parla in modo estremamente negativo evidenziando la sua sofferenza. l'aggressività ed il dolore sono chiari. il terapeuta sente forte attrazione prr la paziente, una bellissima modella, e si sente come rifiuatato. questo è un vissuto suo però. fa alcune domande "a difesa" del persecutore e lei risponde fermamente che non lo sopporta più, lo odia. lo vorrebbe veder scomparire. nel dialogo però al terapeuta sembra che in queste risposte vi sia la tendenza a compiacere il terapeuta, come se la paziente lo "corteggiasse". lui non si sente più rifiutato, e interpreta la situazione (senza comunicarlo alla paziente) come se la paziente avesse spostato l'aggressività dal terapeuta (che aveva tentato una difesa del persecutore) al persecutore, e che in seduta si stesse riattualizzando una modalità relazione che la paziente adottava con il suo ex. convincerlo che sbaglia (...). a questo punto suppone che vi siano delle forti componenti di piacere in questa "persecuzione", supponendo che la figura del persecutore abbia caratteristiche simboliche, archetipiche e quindi bipolari, sceglie di fare un monodramma. gli proponeo di recitare, come a teatro, che questo tipo gli piaccia da morire, tantissimo, che ne vada pazza. la seduta diventa divertente perchè la paziente finisce per dire che gli piacciono cose "terribili" di questa persona e si fanno delle grandi risate.

    questo è un frammento di un percorso andato a buon fine. nelle fasi successive la paziente si è trovata a fare i conti con la sua parte più istintiva, curiosa, adolescenziale, con i vissuti adolescenziali eccetera eccetera, non soffrendo più di questa situazione, benché il persecutore è rimasto per molto tempo in agguato. (un persecutore non violento, per fortuna).

    sono stato sintetico ma mi interessa molto questo aspetto del fare clinico.
    Massimo ciao. Non credo che il caso clinico che hai citato possa riferirsi ad un percorso psicoterapeutico tipico.
    C'è pure una componente di controtransfert gestita, a mio modesto avviso, dall'analista in modo molto singolare.
    Si tratta di una terapia gestaltica?
    Non mi è molto chiaro come l'aggressività spostata sul terapeuta possa consentire alla paziente di portare il percorso a buon fine e come il suo transfert sia stato spiegato.
    Un saluto.
    FRANCESCA

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  4. #64
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    era solo la sintesi di un caso clinico. niente di più.
    si, si tratta di una terapia fondamentalmente gestaltica.
    sulla tipicità non sono d'accordo, poichè moltissime terapie oramai hanno integrato una figura terapeutica più attiva, autori americani forniscono moltissimi esempi che escono fuori da cliché derivati dalla tradizione psicanalitica del primo mezzo secolo, o dal primo cognitivo-comportamentismo. La prima ha gettato le basi del terapeuta silenzioso che raramente interpreta, la seconda di un terapeuta insegnante o guida che conduce il paziente. Basta pensare a Whitaker e Malone, le radici della psicoterapia. Oppure alla bioenergetica, lo psicodramma analitico o moreniano, la terapia funzionale, la bio-sistemica e la sistemico relazionale. La gestalt è solamente la più "eccentrica".

    Il terapeuta è partito da un'analisi del qui ed ora della relazione terapeutica. Il comportamento seduttivo della paziente verso di lui e la rabbia espressa verso il partner. Cogliendo la possibile dissociazione tra una parte attratta dal partner e una parte risentita, rancorosa, offesa dallo stesso ha favorito la libera espressione in seduta della prima, in modo da far emergere quei lati in cui la paziente era narcisisticamente soddisfatta dal rapporto che si era venuto a creare, per cui se vogliamo si inseriscono concetti come vantaggio secondario, tentata soluzione. si tratta comunque di una singola seduta. mi rendo conto di lasciare molto spazio all'interpretazione libera di chi legge ma un resoconto dettagliato richiederebbe davvero troppo tempo per essere trascritto. sarebbe ipotizzabile una fase successiva dove la paziente prende consapevolezza dei lati che la attraggono e che la spingono a colludere col partner, richiamare dei ricordi, esperienza di vita in cui le emozioni provate erano simili a quelle esperite in questa relazione. ovvero quei momenti in cui, benché avesse rifiutato qualcuno, utilizzava un comportamento sottilmente ambivalente tanto da "favorire", tra virgolette, il comportamento di persecuzione. Inoltre c'è tutto l'aspetto relativo alla personalità della paziente, cioè quelle parti di sé che la spingono alla ricerca di personaggi che poi hanno difficoltà a separarsi da lei emotivamente, spingendoli a ricercarla in più modi.
    in molti modelli si agiscono tenciche atte a favorire l'emergere di materiale emotivo non mediato dalla comunicazione. Far ripetere, come in questo caso, una frase ad un paziente (mi piace quando mi segue....eccetera) non è una frase che riassume il sentire emotivo, ma uno stimolo che produce una reazione emotiva (rabbia, umiliazione, svalutazione, paura, tristezza....). ovviamente il terapeuta non sa mai cosa emergerà, la reazione può esse re una sorpresa, e su quel che emerge in un secondo momento si lavora per raggiungere un maggiore grado di consapevolezza emotiva e conoscenza di sé. c'è differenza tra chiedere ad una persona cosa prova e suscitare in essa una emozione in altro modo, poichè nel primo caso il paziente ha la possibilità di congitivizzare la propria risposta, utilizzando frasi e parole che provengono dalla sua educazione, cultura, dalle modalità espressive a cui è stato abituato. Non sempre queste ricalcano fedelmente il proprio sentire emotivo. La gestione del controtransfert in questo caso vede importante la consapevolezza del sentire del terapeuta che sentendo la propria attrazione riconosce alcune possibilità patologiche del suo agire. Una potrebbe essere quella di dover piacere alla paziente, magari apparendo come buon terapeuta. Oppure se il suo narcisismo sarà in grado con la paziente di fare a meno di cercare in lei una gratificazione edacquisire un valore terapeutico.

    spero di essere stato più chiaro
    giustimassimo

  5. #65
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Grazie Massimo, ora mi è tutto più chiaro.
    Quello che sostieni tu:

    -in molti modelli si agiscono tenciche atte a favorire l'emergere di materiale emotivo non mediato dalla comunicazione. Far ripetere, come in questo caso, una frase ad un paziente (mi piace quando mi segue....eccetera) non è una frase che riassume il sentire emotivo, ma uno stimolo che produce una reazione emotiva (rabbia, umiliazione, svalutazione, paura, tristezza....). ovviamente il terapeuta non sa mai cosa emergerà, la reazione può esse re una sorpresa, e su quel che emerge in un secondo momento si lavora per raggiungere un maggiore grado di consapevolezza emotiva e conoscenza di sé. c'è differenza tra chiedere ad una persona cosa prova e suscitare in essa una emozione in altro modo, poichè nel primo caso il paziente ha la possibilità di congitivizzare la propria risposta, utilizzando frasi e parole che provengono dalla sua educazione, cultura, dalle modalità espressive a cui è stato abituato. Non sempre queste ricalcano fedelmente il proprio sentire emotivo.

    lo riconosco anche nel metodo di relazionarsi tra terapeuta e paziente, classico della psicoterapia; come sostieni tu, non è riferibile solo alla terapia gelstaltica.
    Forse anche la gestione del controtransfert, ma non essendo un'esperta, non voglio affrontare argomenti, troppo tecnici, che mi sfuggono.
    Quello della gratificazione del narcisismo dell'analista è un discorso molto intrigante... Ne parliamo?
    Buona domenica.
    FRANCESCA

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  6. #66
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    era solo la sintesi di un caso clinico. niente di più.
    si, si tratta di una terapia fondamentalmente gestaltica.
    sulla tipicità non sono d'accordo, poichè moltissime terapie oramai hanno integrato una figura terapeutica più attiva, autori americani forniscono moltissimi esempi che escono fuori da cliché derivati dalla tradizione psicanalitica del primo mezzo secolo, o dal primo cognitivo-comportamentismo. La prima ha gettato le basi del terapeuta silenzioso che raramente interpreta, la seconda di un terapeuta insegnante o guida che conduce il paziente. Basta pensare a Whitaker e Malone, le radici della psicoterapia. Oppure alla bioenergetica, lo psicodramma analitico o moreniano, la terapia funzionale, la bio-sistemica e la sistemico relazionale. La gestalt è solamente la più "eccentrica".

    Il terapeuta è partito da un'analisi del qui ed ora della relazione terapeutica. Il comportamento seduttivo della paziente verso di lui e la rabbia espressa verso il partner. Cogliendo la possibile dissociazione tra una parte attratta dal partner e una parte risentita, rancorosa, offesa dallo stesso ha favorito la libera espressione in seduta della prima, in modo da far emergere quei lati in cui la paziente era narcisisticamente soddisfatta dal rapporto che si era venuto a creare, per cui se vogliamo si inseriscono concetti come vantaggio secondario, tentata soluzione. si tratta comunque di una singola seduta. mi rendo conto di lasciare molto spazio all'interpretazione libera di chi legge ma un resoconto dettagliato richiederebbe davvero troppo tempo per essere trascritto. sarebbe ipotizzabile una fase successiva dove la paziente prende consapevolezza dei lati che la attraggono e che la spingono a colludere col partner, richiamare dei ricordi, esperienza di vita in cui le emozioni provate erano simili a quelle esperite in questa relazione. ovvero quei momenti in cui, benché avesse rifiutato qualcuno, utilizzava un comportamento sottilmente ambivalente tanto da "favorire", tra virgolette, il comportamento di persecuzione. Inoltre c'è tutto l'aspetto relativo alla personalità della paziente, cioè quelle parti di sé che la spingono alla ricerca di personaggi che poi hanno difficoltà a separarsi da lei emotivamente, spingendoli a ricercarla in più modi.
    in molti modelli si agiscono tenciche atte a favorire l'emergere di materiale emotivo non mediato dalla comunicazione. Far ripetere, come in questo caso, una frase ad un paziente (mi piace quando mi segue....eccetera) non è una frase che riassume il sentire emotivo, ma uno stimolo che produce una reazione emotiva (rabbia, umiliazione, svalutazione, paura, tristezza....). ovviamente il terapeuta non sa mai cosa emergerà, la reazione può esse re una sorpresa, e su quel che emerge in un secondo momento si lavora per raggiungere un maggiore grado di consapevolezza emotiva e conoscenza di sé. c'è differenza tra chiedere ad una persona cosa prova e suscitare in essa una emozione in altro modo, poichè nel primo caso il paziente ha la possibilità di congitivizzare la propria risposta, utilizzando frasi e parole che provengono dalla sua educazione, cultura, dalle modalità espressive a cui è stato abituato. Non sempre queste ricalcano fedelmente il proprio sentire emotivo. La gestione del controtransfert in questo caso vede importante la consapevolezza del sentire del terapeuta che sentendo la propria attrazione riconosce alcune possibilità patologiche del suo agire. Una potrebbe essere quella di dover piacere alla paziente, magari apparendo come buon terapeuta. Oppure se il suo narcisismo sarà in grado con la paziente di fare a meno di cercare in lei una gratificazione edacquisire un valore terapeutico.

    spero di essere stato più chiaro
    Vorrei farti una domanda sul significato che il terapeuta attribuisce al proprio sentire; in qs tipo di terapia della gestalt (perdonami, ma so che anche in qs campo, ci sono piu' "correnti", attualmente, anche se i punti cardine mi sembrano simili), se ho ben capito, qd sente attivarsi in lui determinate emozioni, non le attribuisce immediatamente, per fare un es., ad identificazioni proiettive del pz o alla proiezione dello stesso ma è anche capace di pensare che tali emozioni, siano in realta' riconducibili a proprie modalita' patologiche, come il voler essere gratificato narcisticamente dalla pz, assumendo il ruolo di buon terapeuta. Qd, se la pz, non gradisce qs aspetto del terapeuta -ti sto proponendo una domanda- ed il terapeuta lo sente e si sente arrabbiato per qs o agisce la propria rabbia, in modi non troppo adeguati alla situazione, ma cmq contenibili, è capace di capire che la rabbia è dovuta alla mancata gratificazione del suo personale bisogno patologico, sz attribuirlo alla paziente?
    In alternativa, puo' invece rinunciare a qs tentativo di gratificazione narcistica ed utilizzare il suo sentire per fini terapeutici, giusto?
    Quindi, dato che in qs terapia che si basa sulla consapevolizzazione di cio' che emerge durante una seduta e che il terapeuta, differentemente, almeno in modo parziale, da altre terapie, non conosce in anticipo, è molto importante che il terapeuta sia attento al proprio controtransfert, per capire il modo in cui gestirlo volta per volta?
    Scusami, non mi è molto chiaro, qs aspetto, anche se mi sembra molto interessante.
    Grazie della risposta.
    Ultima modifica di RosadiMaggio : 13-07-2008 alle ore 09.57.48
    Gaia

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  7. #67
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Diciamo che si basa su un sacco di cose la gestalt, tu hai colto un aspetto ma riguarda più l'agire clinico. Le basi della gestalt, credimi, io preferisco lasciarle ad un'altra discussione in futuro. Preferisco dare la bibliografia che scriverle io qui.

    Per il resto si, il terapeuta si rende conto del proprio vissuto e lo usa per mettere in campo una tecnica o gioco o esercizio chiamalo come vuoi, che abbia uno scopo terapeutico. In questo approccio è fondamentale che il terapeuta sappia riconoscere i propri stati emotivi nel qui ed ora, distinguere se sono roba sua, del paziente o della relazione terapeutica, saper fare le giuste attribuzioni.
    Le domande che fai hanno risposta affermativa, sono osservazioni corrette.
    giustimassimo

  8. #68
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    Diciamo che si basa su un sacco di cose la gestalt, tu hai colto un aspetto ma riguarda più l'agire clinico. Le basi della gestalt, credimi, io preferisco lasciarle ad un'altra discussione in futuro. Preferisco dare la bibliografia che scriverle io qui.

    Per il resto si, il terapeuta si rende conto del proprio vissuto e lo usa per mettere in campo una tecnica o gioco o esercizio chiamalo come vuoi, che abbia uno scopo terapeutico. In questo approccio è fondamentale che il terapeuta sappia riconoscere i propri stati emotivi nel qui ed ora, distinguere se sono roba sua, del paziente o della relazione terapeutica, saper fare le giuste attribuzioni.
    Le domande che fai hanno risposta affermativa, sono osservazioni corrette.

    Grazie per la risposta, che in effetti riguardava proprio un aspetto dell'agire clinico, come hai giustamente sottolineato tu, per comprenderne la "specificita'". Per il resto so che sia la teoria che la metodologia della gestalt, è complessa e comprende molteplici livelli e capisco che non ti sarebbe possibile descriverli qui, pero' mi piacerebbe se qd ti fosse possibile, potessi scrivere, a parte l'iniziale libro di F. Perls, che conosco, un po' di bibliografia, perchè è un approccio di cui mi piacerebbe approfondire un po' la conoscenza, intanto a livello teorico, anche se so bene che per conoscerlo, bisogna sperimentarlo su e con se' stessi per diverso tempo.
    Ciao
    Gaia

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  9. #69
    Johnny
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    ho letto sommariamente i vari post, si parla di transfert in psicoterapia (e teniamo presente che il concetto di transfert fa parte della psicoterapia a indirizzo dinamico). Ma ho visto che vari post sono anche andati fuori tema.

    Per restare nel topic, vi ricordo alcuni punti fermi:
    - Transfert in lingua originale significa letteralmente spostamento, quindi è lo spostamento di affetti, idee, sentimenti, ecc...da figure del passato su una figura del presente.
    - Il transfert (come dice Freud, che è colui che ha elaborato tale concetto nel 1905, vittima del transfert di Dora su di lui) si instaura spontaneamente in tutte le relazioni. Solo che durante l'analisi, in un setting ben definito, il transfert diventa molto intenso (=nevrosi di transfert) e quindi si può lavorare nel transfert (Freud usava solo le interpretazioni, oggi ci sono anche altri modi) per correggerne gli aspetti patologici (pathos=patire, soffrire) del paziente.
    - quindi c'è il transfert positivo (spostamento di sentimenti positivi) e il transfert negativo (spostamento di sentimenti negativi, ed è quello importante che costituisce la nevrosi di transfert, sempre secondo la psicoanalisi classica).
    -E' mosso dalla coazione a ripetere, quindi si ripetono esperienze patologiche che non sono state elaborate e integrate.
    -l'amore di transfert (di cui si parla molto in questo thread, anzi è l'amore di transfert che ha spinto l'apertura del thread, per essere precisi) è un transfert negativo perchè (Freud 1914) è un "tentativo di saggiare la propria irresistibilità, di abbassare il medico al rango di amante).
    - Il Controtransfert è la reazione (o risposta, a seconda dell'approccio teorico) del terapeuta al transfert e/o alla persona del paziente (perchè si possa parlare di transfert e controtransfert deve esserci un setting, altrimenti, in una situazione comune, ci sarebbero solo due transfert reciproci)
    Ultima modifica di Johnny : 13-07-2008 alle ore 19.00.40

  10. #70
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    ciao ras, a quel che hai scritto tu aggiungerei che molti orientamenti teorici sono stati influenzati da questo concetto, e lo hanno rivisitato in base agli aspetti che la singola teoria metteva maggiormente in risalto. del resto, come hai detto tu, essendo il transfert un fenomeno umano è inevitabile che tale fenomeno si manifesti in altri contesti clinici caratterizzati da altri presupposti teorici, e che di conseguenza se ne evidenzino caratteristiche differenti generate da un setting differente.

    in questa prospettiva, in gestalt, la differenza pricipale dalla psicanalisi consiste nel fatto che viene posto un accento minore sulla nevrosi da transfert, che non viene favorita, poichè ritenuta causa di un allungamento della terapia, favorendo sia una forte regressione e meccanismi proiettivi del paziente sul terapeuta che sono visti come difese che impediscono al paziente di guardare in faccia la realtà sociale attuale. il transfert non è negato, ma le interferenze con esso vengono messe a fuoco mano a mano nel corso della terapia o persino della singola seduta, e non costituisce il motore principale della terapia. come afferma serge ginger è la strategia terapeutica che cambia, non la concettualizzazione del transfert. riferendosi a questo nuovo modo di agire come "coinvolgimento consapevole". sia chiaro però che queste differenze si rifanno alla psicanalisi che si stava formando a cavallo tra anni 50 e 70. di lì in poi si delineò in gestalt una nuova strada che non aveva più esigenza di confrontarsi con la psicanalisi per auto-definirsi, trovando nella psicoterapia umanistica un nuovo punto di incontro. all'epoca, tra l'altro, la terapia della gestalt si sarebbe dovuta chiamare psicoanalisi esistenziale, proprio per le differenze che sostanzialmente erano presenti più nella pratica clinica che nella teoria. poi questioni di marketing....eccetera eccetera....Terapia della Gestalt.

    In questa prospettiva si avvicina molto di più alla transazionale, dove il primo passo terapeutico è quello di lavorare sull'adulto depurandolo dalle influenze degli altri stati dell'io. per cui anche qui il lavoro sulla responsabilizzazione, autonomia, ocnsapevolezza, fiducia e rafforzamento dell'io del paziente acquisiscono un differente peso.
    giustimassimo

  11. #71
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Sul concetto di transfert, motore della cura psicoanalitica, si potrebbe scrivere senza fine, ma mettendo da parte tutte le teorizzazioni, una vi pongo un quesito semplice, semplice: come gestirlo e contenerlo?
    La domanda è indirizzata sopratutto ai terapeuti.
    Grazie in anticipo. Un salutino.
    FRANCESCA

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  12. #72
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Mah, nella mia prospettiva teorica, non lo si contiene e non lo si gestisce. Lo si analizza, che è cosa differente.

  13. #73
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    nella mia prospettiva teorica si contatta, agisce, vive. contenerlo sarebbe considerato un rafforzare la difesa del paziente
    giustimassimo

  14. #74
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Se si parla di transfert credo che ci si debba riferire alla psicoanalisi perchè è termine proprio di questo orientamento e perchè la situazione analitica è strutturata in modo da far emergere il transfert nella coppia e prenderlo in esame. Non mi sembra che in altri orientamenti ciò avvenga in maniera così esplicita, ricercata o con modalità analoghe.
    Quindi assolutamente d'accordo con willy, il transfert si analizza, si interpreta. Tutt'al più sono le emozioni (o meglio, gli stati proto-emotivi) che vanno contenute, metabolizzate, trasformate e rimmessi tramite le interpretazioni nella seduta.
    Sul concetto di gestione dipende cosa si intende. L'interpretazione è già gestione del transfert.

    Un saluto
    gieko

  15. #75
    Johnny
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    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    mettendo da parte tutte le teorizzazioni, una vi pongo un quesito semplice, semplice: come gestirlo e contenerlo?
    intanto, non è una domanda semplice, quindi la risposta non può essere semplice (o meglio, può essere semplice scrivere "bisogna analizzare il transfert", ma poi non è semplice metterlo in pratica e servono anni di formazione e analisi personale da parte dell'analista per riconoscere il trasnfert ed interpretarlo). Il transfert è il motore dell'analisi se viene riconosciuto ed analizzato, altrimenti ne diventa la rovina (come dimostrano vari casi celebri, all'inizio della psicoanalisi)


    comunque, riferendoci alla psicoanalisi classica e per dare la risposta semplice, il setting permette di "isolare" il transfert ed elaborarlo secondo questo schema (sempre secondo la psicoanalisi classica)

    transfert --> nevrosi di transfert --> interpretazioni di transfert
    Ultima modifica di Johnny : 17-07-2008 alle ore 17.58.23

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