E sono quattro. Quattro voti di fiducia in due mesi. Per la quarta volta, nonostante la maggioranza schiacciante alla Camera e al Senato, il governo chiede la fiducia e blinda il voto su provvedimenti che pesano e tanto. Lasciamo perdere la prima fiducia al governo, alla squadra e al programma: quella è di prassi. Ma poi, in meno di un mese, è scattata la fiducia sul decreto fiscale che prevedeva tra le altre cose il taglio dell'Ici (24 giugno); sul pacchetto-sicurezza e sulle norme per bloccare da una parte e sveltire dall'altra i processi (14 luglio); fiducia ancora, di nuovo, preannunciata stamani sul decreto che accompagna la manovra finanziaria dei prossimi tre anni. Un provvedimento importantissimo, che include misure come la Robin tax e le impronte digitali per tutti a partire dal 2010. Il governo Prodi, che al Senato non ha mai avuto una vera maggioranza, in due mesi di attività non aveva mai chiesto la fiducia. Il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito e il capogruppo della Pdl Fabrizio Cicchitto si sforzano ogni volta di spiegare e giustificare il ricorso alla fiducia. La ragione è sempre la stessa: non c'è tempo da perdere con discussioni, dibattiti in aula ed emendamenti vari. Quindi, si blinda tutto, si mette la museruola al dibattito, si vota, si decide e si va avanti. Altrimenti queste misure fondamentali per la vita del paese - dal taglio dell'Ici al decreto fiscale alla blocca processi - tutte introdotte per decreto legge e non per disegno di legge - rischiano di decadere. Insomma: bisogna approvare, e in fretta, sostiene la Pdl, quindi si procede per decreti e con la fiducia. La negazione, appunto, di quella che si dice una repubblica parlamentare.[…] Governo e maggioranza continuano a chiedere il voto di fiducia. Blindare il voto dell'aula non è in questo caso un modo per coprire difficoltà interne o fratture sotterranee (che pure ci sono, ad esempio sulla giustizia, e soprattutto con la Lega) ma semplicemente il modo per sforbiciare i dibattito ed accellerare i tempi. Fare in fretta senza perdere tempo in "inutili dibattiti”. [...] Cicchitto e Bocchino si sforzano di spiegare che non è vero, che il problema sono i regolamenti parlamentari - che devono "essere modificati il prima possibile" - che allungano troppo i tempi e consentono pratiche dilatorie e ostruzionistiche. Del resto Berlusconi lo aveva detto e spiegato: "Deputati e senatori? L'importante è che ce ne siano una trentina che conoscono i regolamenti. Tutti gli altri devono solo stare lì e votare.