
Originalmente inviato da
massimomassimo
era solo la sintesi di un caso clinico. niente di più.
si, si tratta di una terapia fondamentalmente gestaltica.
sulla tipicità non sono d'accordo, poichè moltissime terapie oramai hanno integrato una figura terapeutica più attiva, autori americani forniscono moltissimi esempi che escono fuori da cliché derivati dalla tradizione psicanalitica del primo mezzo secolo, o dal primo cognitivo-comportamentismo. La prima ha gettato le basi del terapeuta silenzioso che raramente interpreta, la seconda di un terapeuta insegnante o guida che conduce il paziente. Basta pensare a Whitaker e Malone, le radici della psicoterapia. Oppure alla bioenergetica, lo psicodramma analitico o moreniano, la terapia funzionale, la bio-sistemica e la sistemico relazionale. La gestalt è solamente la più "eccentrica".
Il terapeuta è partito da un'analisi del qui ed ora della relazione terapeutica. Il comportamento seduttivo della paziente verso di lui e la rabbia espressa verso il partner. Cogliendo la possibile dissociazione tra una parte attratta dal partner e una parte risentita, rancorosa, offesa dallo stesso ha favorito la libera espressione in seduta della prima, in modo da far emergere quei lati in cui la paziente era narcisisticamente soddisfatta dal rapporto che si era venuto a creare, per cui se vogliamo si inseriscono concetti come vantaggio secondario, tentata soluzione. si tratta comunque di una singola seduta. mi rendo conto di lasciare molto spazio all'interpretazione libera di chi legge ma un resoconto dettagliato richiederebbe davvero troppo tempo per essere trascritto. sarebbe ipotizzabile una fase successiva dove la paziente prende consapevolezza dei lati che la attraggono e che la spingono a colludere col partner, richiamare dei ricordi, esperienza di vita in cui le emozioni provate erano simili a quelle esperite in questa relazione. ovvero quei momenti in cui, benché avesse rifiutato qualcuno, utilizzava un comportamento sottilmente ambivalente tanto da "favorire", tra virgolette, il comportamento di persecuzione. Inoltre c'è tutto l'aspetto relativo alla personalità della paziente, cioè quelle parti di sé che la spingono alla ricerca di personaggi che poi hanno difficoltà a separarsi da lei emotivamente, spingendoli a ricercarla in più modi.
in molti modelli si agiscono tenciche atte a favorire l'emergere di materiale emotivo non mediato dalla comunicazione. Far ripetere, come in questo caso, una frase ad un paziente (mi piace quando mi segue....eccetera) non è una frase che riassume il sentire emotivo, ma uno stimolo che produce una reazione emotiva (rabbia, umiliazione, svalutazione, paura, tristezza....). ovviamente il terapeuta non sa mai cosa emergerà, la reazione può esse re una sorpresa, e su quel che emerge in un secondo momento si lavora per raggiungere un maggiore grado di consapevolezza emotiva e conoscenza di sé. c'è differenza tra chiedere ad una persona cosa prova e suscitare in essa una emozione in altro modo, poichè nel primo caso il paziente ha la possibilità di congitivizzare la propria risposta, utilizzando frasi e parole che provengono dalla sua educazione, cultura, dalle modalità espressive a cui è stato abituato. Non sempre queste ricalcano fedelmente il proprio sentire emotivo. La gestione del controtransfert in questo caso vede importante la consapevolezza del sentire del terapeuta che sentendo la propria attrazione riconosce alcune possibilità patologiche del suo agire. Una potrebbe essere quella di dover piacere alla paziente, magari apparendo come buon terapeuta. Oppure se il suo narcisismo sarà in grado con la paziente di fare a meno di cercare in lei una gratificazione edacquisire un valore terapeutico.
spero di essere stato più chiaro