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  1. #121
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da rosamund Visualizza messaggio
    fatina!!!!????
    "lenire"????? in che senso? e nel caso... io intendo la psicoterapia "anche" come un processo riparativo quindi non sono del tutto d'accordo sul non lenire, è chiaro che non colludo, non eseguo, non colgo la provocazione...
    per dirla semplice "condivido"... e chi lo sa che l'amore all'interno del setting terapeutico tra pz e psicoterapeuta non posso vivere e realizzarsi in una forma speciale, unica, "inspiegabile"??? che certo non si esplica e concretizza nel sesso.. ma che comunque amore è?
    relativamente ad un mio ipotetico pz nella realtà l'ho sostenuo nell'esprimersi, l'ho supportato nel correre il rischio... ma anche quest'esperienza non è generalizzabile... in ogni caso in quell'occasione lessi l'articolo di giovanni salonia "innamoramento e amore" pubblicato sui quaderni di gestalt... è stato bello.
    ciao francesca
    Cara Rosamund, la tua concezione della terapia è molto umana. Partecipi con tutte le tue emozioni alla vita e alla sofferenza del paziente .Offrire un sostegno è un modo per aiutare a sopportare e convivere con emozioni e vissuti reali che procurano malessere e angoscia. Sicuramente la tua formazione gestaltica contribuisce, ma è la tua personalità e raggiunta maturità che ti consentono di essere come sei e sostenere quello che affermi...l'equivalente di coccole e carezze per un paziente(chi non ti vorrebbe come analista?). Tu sei riuscita rivedere criticamente quegli aspetti teorici codificati appresi durante gli studi e la formazione personale, te ne sei appropriata e poi ti sei costruita e inventata approcci più aperti e funzionali al tuo stesso modo di essere.
    La psicoterapia è una disciplina differente dalla medicina, dalla matematica, fisica, chimica.Non esistono formule, norme, direttive, ricette che possano fornire la risposta adeguata ad ogni forma di sofferenza psichica.Il successo o il fallimento della cura non dipendono da una giusta o errata applicazione della tecnica ma dall'infinità di variabili che si attivano nel campo analitico tra paziente e terapeuta.... non tutti gli analisti hanno il coraggio di accantonare e liberarsi di quel bagaglio di regole, tecniche e metodologie assimilate,facendo tesoro dell'esperienza man mano acquisita e riveduta paziente dopo paziente, caso dopo caso.
    Come sostiene A. Carotenuto " la psicoterapia è una tecnica antica, che si avvale di un patrimonio di esperienze acquisite e codificate, e nuova al tempo stesso, perchè la reinventiamo giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. E' proprio la capacità con la quale riusciamo a consegnare noi stessi alla trasformazione che ci da la misura del nostro effettivo potere curativo"
    Gli analisti che difendono accanitamente la ritualizzazione della prassi terapeutica, non credono nella possibilità curativa che l'incontro tra due
    persone può attivare.
    Oggigiono molto sta cambiando, e con le nuove generazioni di psicologi cambierà tutto ancora di più. Si preferiscono le terapie "brevi" meno impegnative e frustranti come tempi , costi, setting rigido cui sottoporsi.

    Io invece sostengo e sono una fan della psicoterapia classica, con le sue regole, i suoi tempi, la sofferenza che implica , perchè, a mio avviso, è l'unico percorso che conduce ad un autentico profondo cambiamento(se è questo che si vuole)e a raggiungere un sano equilibrio esistenziale; l'obiettivo è ambizioso, anche perchè la dimensione è sterminata...gli interrogativi continui, superano le possibili certezze e ogni consapevolezza è provvisoria.
    Non si possono dare risposte certe a proposito della scientificità della psicoanalisi o dell'efficacia terapeutica ma io personalmente ho un'infinita fiducia nell'aiuto che ti offre per raggiungere una maggiore, stabilità, un maggiore benessere e la possibilità di sentirsi più realizzati mantenendo la propria personalità, diversità, relativa nevrosi.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  2. #122
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    ...
    Gli analisti che difendono accanitamente la ritualizzazione della prassi terapeutica, non credono nella possibilità curativa che l'incontro tra due
    persone può attivare.
    ...
    Scusami, ma io - su questa questione della "relazione che cura" - ho le mie perplessità.
    Perché, se a curare fosse la relazione in sé, allora anche un barista dovrebbe ottenere gli stessi risultati di uno psicoterapeuta. Anche una moglie, o un amante. Invece no. Non accade.
    La questione è che - a mio parere - la relazione analitica è una relazione molto particolare che ha bisogno - per funzionare - proprio di quella "ritualizzazione" che a te dispiace tanto.

    Buona vita

    Guglielmo

  3. #123
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Scusami, ma io - su questa questione della "relazione che cura" - ho le mie perplessità.
    Perché, se a curare fosse la relazione in sé, allora anche un barista dovrebbe ottenere gli stessi risultati di uno psicoterapeuta. Anche una moglie, o un amante. Invece no. Non accade.
    La questione è che - a mio parere - la relazione analitica è una relazione molto particolare che ha bisogno - per funzionare - proprio di quella "ritualizzazione" che a te dispiace tanto.

    Buona vita

    Guglielmo
    Willy, non mi sono spiegata? Chiaro che mi riferisco alla relazione analitica con tutte le sue regole e metodi classici, purchè la loro rigorosa applicazione non diventi una sterile maschera dietro cui nascondere insicurezza, emozioni, autenticità e faccia perdere il contatto con una profonda, umana partecipazione e condivisione alla sofferenza del paziente.
    Non scomparire. Ciao
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  4. #124
    Johnny
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Cara Rosamund, la tua concezione della terapia è molto umana. Partecipi con tutte le tue emozioni alla vita e alla sofferenza del paziente .Offrire un sostegno è un modo per aiutare a sopportare e convivere con emozioni e vissuti reali che procurano malessere e angoscia. Sicuramente la tua formazione gestaltica contribuisce, ma è la tua personalità e raggiunta maturità che ti consentono di essere come sei e sostenere quello che affermi...l'equivalente di coccole e carezze per un paziente(chi non ti vorrebbe come analista?). Tu sei riuscita rivedere criticamente quegli aspetti teorici codificati appresi durante gli studi e la formazione personale, te ne sei appropriata e poi ti sei costruita e inventata approcci più aperti e funzionali al tuo stesso modo di essere.
    La psicoterapia è una disciplina differente dalla medicina, dalla matematica, fisica, chimica.Non esistono formule, norme, direttive, ricette che possano fornire la risposta adeguata ad ogni forma di sofferenza psichica.Il successo o il fallimento della cura non dipendono da una giusta o errata applicazione della tecnica ma dall'infinità di variabili che si attivano nel campo analitico tra paziente e terapeuta.... non tutti gli analisti hanno il coraggio di accantonare e liberarsi di quel bagaglio di regole, tecniche e metodologie assimilate,facendo tesoro dell'esperienza man mano acquisita e riveduta paziente dopo paziente, caso dopo caso.
    Come sostiene A. Carotenuto " la psicoterapia è una tecnica antica, che si avvale di un patrimonio di esperienze acquisite e codificate, e nuova al tempo stesso, perchè la reinventiamo giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. E' proprio la capacità con la quale riusciamo a consegnare noi stessi alla trasformazione che ci da la misura del nostro effettivo potere curativo"
    Gli analisti che difendono accanitamente la ritualizzazione della prassi terapeutica, non credono nella possibilità curativa che l'incontro tra due
    persone può attivare.
    Oggigiono molto sta cambiando, e con le nuove generazioni di psicologi cambierà tutto ancora di più. Si preferiscono le terapie "brevi" meno impegnative e frustranti come tempi , costi, setting rigido cui sottoporsi.

    Io invece sostengo e sono una fan della psicoterapia classica, con le sue regole, i suoi tempi, la sofferenza che implica , perchè, a mio avviso, è l'unico percorso che conduce ad un autentico profondo cambiamento(se è questo che si vuole)e a raggiungere un sano equilibrio esistenziale; l'obiettivo è ambizioso, anche perchè la dimensione è sterminata...gli interrogativi continui, superano le possibili certezze e ogni consapevolezza è provvisoria.
    Non si possono dare risposte certe a proposito della scientificità della psicoanalisi o dell'efficacia terapeutica ma io personalmente ho un'infinita fiducia nell'aiuto che ti offre per raggiungere una maggiore, stabilità, un maggiore benessere e la possibilità di sentirsi più realizzati mantenendo la propria personalità, diversità, relativa nevrosi.
    le terapie brevi sono brevi perché si pongono obiettivi diversi da quelle tradizionali. Per quanto riguarda le regole e la tecnica, sono fondamentali perché sono proprio quelle che fanno in modo che la relazione sia terapeutica. Poi è ovvio che intervengono tante variabili, uniche e specifiche della coppia paziente-analista, ma queste vanno analizzate e studiate grazie alle regole e alla tecnica, che devono essere rigorosamente applicate.
    Ultima modifica di Johnny : 27-07-2008 alle ore 16.34.31

  5. #125
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da rosamund Visualizza messaggio
    io intendo la psicoterapia "anche" come un processo riparativo quindi non sono del tutto d'accordo sul non lenire
    Non sono d'accordo. Trovo che la posizione per cui la psicoterapia è un processo "riparativo" sia pericolosa e che la teoria e la prassi clinica mostrino come tali riparazioni non siano il motore del processo di cura. Se riflettiamo sul ruolo dello psicoterapeuta possiamo chiederci: riparare a cosa? e qual'è l'utilità della riparazione? Mi sembra che sostenendo una posizione di questo tipo si sostenga anche il ruolo di terapeuta come "oggetto buono", ipertollerante ed ipercomprensivo, posizione dfatta propria ad esempio da Kohut o dalla teoria delle relazioni oggettuali, per quanto riguarda la psicoanalisi. I rischi possono essere principalmente di due tipi. Da un lato il porsi del terapeuta come punto di riferimento, generando così una posizione di dipendenza e di idealizzazione. Dall'altro la difficile sostenibilità di una funzione di "riparazione" che non è congruente con le capacità di auto-organizzazione che il paziente deve mettere in moto con la terapia, peraltro con il rischio di colludere su posizioni patogene del passato.

    Un saluto
    Ultima modifica di gieko : 28-07-2008 alle ore 11.27.57
    gieko

  6. #126
    -fantasy+
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Cara Rosamund, la tua concezione della terapia è molto umana. Partecipi con tutte le tue emozioni alla vita e alla sofferenza del paziente .Offrire un sostegno è un modo per aiutare a sopportare e convivere con emozioni e vissuti reali che procurano malessere e angoscia. Sicuramente la tua formazione gestaltica contribuisce, ma è la tua personalità e raggiunta maturità che ti consentono di essere come sei e sostenere quello che affermi...l'equivalente di coccole e carezze per un paziente(chi non ti vorrebbe come analista?). Tu sei riuscita rivedere criticamente quegli aspetti teorici codificati appresi durante gli studi e la formazione personale, te ne sei appropriata e poi ti sei costruita e inventata approcci più aperti e funzionali al tuo stesso modo di essere.
    La psicoterapia è una disciplina differente dalla medicina, dalla matematica, fisica, chimica.Non esistono formule, norme, direttive, ricette che possano fornire la risposta adeguata ad ogni forma di sofferenza psichica.Il successo o il fallimento della cura non dipendono da una giusta o errata applicazione della tecnica ma dall'infinità di variabili che si attivano nel campo analitico tra paziente e terapeuta.... non tutti gli analisti hanno il coraggio di accantonare e liberarsi di quel bagaglio di regole, tecniche e metodologie assimilate,facendo tesoro dell'esperienza man mano acquisita e riveduta paziente dopo paziente, caso dopo caso.
    Come sostiene A. Carotenuto " la psicoterapia è una tecnica antica, che si avvale di un patrimonio di esperienze acquisite e codificate, e nuova al tempo stesso, perchè la reinventiamo giorno dopo giorno, attimo dopo attimo. E' proprio la capacità con la quale riusciamo a consegnare noi stessi alla trasformazione che ci da la misura del nostro effettivo potere curativo"
    Gli analisti che difendono accanitamente la ritualizzazione della prassi terapeutica, non credono nella possibilità curativa che l'incontro tra due
    persone può attivare.
    Oggigiono molto sta cambiando, e con le nuove generazioni di psicologi cambierà tutto ancora di più. Si preferiscono le terapie "brevi" meno impegnative e frustranti come tempi , costi, setting rigido cui sottoporsi.

    Io invece sostengo e sono una fan della psicoterapia classica, con le sue regole, i suoi tempi, la sofferenza che implica , perchè, a mio avviso, è l'unico percorso che conduce ad un autentico profondo cambiamento(se è questo che si vuole)e a raggiungere un sano equilibrio esistenziale; l'obiettivo è ambizioso, anche perchè la dimensione è sterminata...gli interrogativi continui, superano le possibili certezze e ogni consapevolezza è provvisoria.
    Non si possono dare risposte certe a proposito della scientificità della psicoanalisi o dell'efficacia terapeutica ma io personalmente ho un'infinita fiducia nell'aiuto che ti offre per raggiungere una maggiore, stabilità, un maggiore benessere e la possibilità di sentirsi più realizzati mantenendo la propria personalità, diversità, relativa nevrosi.

    dipende da chi incontri....
    scusa se te lo dico ma secondo me dovresti essere più umile prima di giudicare la psicoterapia
    e non dimenticare che anche il paziente deve fare la sua parte
    la psicoterapia è lavoro per entrambe le parti ma magari alcuni psicologi non lo capiscono
    Ultima modifica di -fantasy+ : 28-07-2008 alle ore 11.33.51

  7. #127
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    personalmente non credo però che si possa escludere dal rapporto terapeutico la teoria della "relazione riparatoria", poichè è tramite la relazione col terapeuta che il paziente spesso rivive, ricorda, dice cose per la prima volta e che altrettanto spesso non riguardano il terapeuta in se ma altre persone. In quel contesto vi è la possibilità di sperimentare proprie modalità relazionali che tendono a ripresentarsi col terapeuta nell'ambito della loro specifica relazione, che in parte si basa necessariamente su dinamiche "collusive" in quanto è tramite i vissuti personali che le due persone si incontrano, di cui il terapeuta però dovrebbe essere a conoscenza ed aver almeno in parte "risolto" (tra virgolette). Non credo che possa essere il fulcro della terapia, proprio perchè anche il terapeuta ha le sue parti patologiche e finerebbe per colludere in qualche modo col paziente rinforzandole anzichè aiutarlo ad affrontarle. Nell'ottica di questa prospettiva il terapeuta non dovrebbe necessariamente essere "sempre buono" o "sempre accogliente" poichè anche come stile educativo è palesemente errato, ma saper porre dei confini ed aiutare il paziente a crescere nelle sue immaturità, e la crescita necessita sempre di una certa dose di frustrazione.

    Per quanto riguarda l'idealizzazione e la dipendenza, ritengo che in una certa misura siano sempre presenti, e che anche modelli terapeutici che vantano la promozione dell'adultità come obiettivi di primaria importanza (transazionale o gestalt per esempio) in realtà anch'essi tendano a sviluppare nel paziente un certo legame di dipendenza ed una buona dose di idealizzazione. Sono del parere che questi due aspetti si possano corntrollare ma non evitare, e solo se vi è una buona terapia personale alle spalle (quelle del terapeuta).
    giustimassimo

  8. #128
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    le terapie brevi sono brevi perché si pongono obiettivi diversi da quelle tradizionali. Per quanto riguarda le regole e la tecnica, sono fondamentali perché sono proprio quelle che fanno in modo che la relazione sia terapeutica. Poi è ovvio che intervengono tante variabili, uniche e specifiche della coppia paziente-analista, ma queste vanno analizzate e studiate grazie alle regole e alla tecnica, che devono essere rigorosamente applicate.
    Non esiste una precisa e immediata consequenzialità tra teoria e pratica terapeutica.
    Io ritengo che le regole e le tecniche che tu usi come strumenti terapeutici, e che giustamente consideri fondamentali, le hai selezionate in funzione dei risultati terapeutici che ti garantiscono nella prassi e non perche sono quelle che appartengono alla specializzazione che hai scelto.
    Anche se ad es. sei junghiano, puoi utilizzare il lettino perchè il tuo pz, ne ha bisogno perchè lo aiuta a scendere più nel profondo, oppure assegnare dei "compiti a casa", o decidere di essere più direttivi, o formulare una intuizione anche se azzardata.... acting da evitare assolutamente secondo i canoni più ortodossi.
    Mi risulta che terapeuti che appartengono alla stessa corrente di pensiero teorico, adottano comportamenti e settig analitici differenti.
    Nessun modello teorico offre strategie che si possono adattare in toto alla coscienza e alla personalità di un analista che quando si ritrova solo col suo paziente, deve in qualunque modo, effettuare un intervento che possa aiutarlo e rendere la qualità della sua vita più tollerabile.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  9. #129
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    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    Non esiste una precisa e immediata consequenzialità tra teoria e pratica terapeutica.
    Io ritengo che le regole e le tecniche che tu usi come strumenti terapeutici, e che giustamente consideri fondamentali, le hai selezionate in funzione dei risultati terapeutici che ti garantiscono nella prassi e non perche sono quelle che appartengono alla specializzazione che hai scelto.
    Sinceramente sono stupito da una frase del genere, soprattutto se proviene da una persona che "non è del mestiere"... Esiste la teoria della tecnica proprio per collegare l'aspetto più astratto con quello più concreto. Poi c'è la creatività della tecnica che è ben altra cosa... Scindere gli aspetti teorici dalla prassi è alquanto dannoso e porta nella direzione di un eclettismo che indebolisce la portata di un approccio e ne mina le fondamenta scientifiche, abbassando la psicoterapia a mera tecnica.

    Forse sfuggono le contraddizioni che queste considerazioni contengono...

    Un saluto
    gieko

  10. #130
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Citazione Originalmente inviato da -fantasy+ Visualizza messaggio
    dipende da chi incontri....
    scusa se te lo dico ma secondo me dovresti essere più umile prima di giudicare la psicoterapia
    e non dimenticare che anche il paziente deve fare la sua parte
    la psicoterapia è lavoro per entrambe le parti ma magari alcuni psicologi non lo capiscono
    Non riesco a seguire la tua logica......
    In che senso dovrei essere più umile prima di giudicare la psicoterapia?
    Dimentichi che sono solo una paziente e quello che sostengo scaturisce da quello che mi ha insegnato la psicoterapia come percorso vissuto e sofferto e da qualche lettura.
    FRANCESCA

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  11. #131
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    personalmente non credo però che si possa escludere dal rapporto terapeutico la teoria della "relazione riparatoria", poichè è tramite la relazione col terapeuta che il paziente spesso rivive, ricorda, dice cose per la prima volta e che altrettanto spesso non riguardano il terapeuta in se ma altre persone.
    Abbi pazienza massimo, so benissimo a cosa ti riferisci ma una visione così legata alla riparazione del trauma pone dei bei problemi di diverso ordine. Solo per citarne alcuni, ad esempio pone il terapeuta in un ruolo di "riparatore" che non sembra sostenibile sotto molti punti di vista; sottolinea il ruolo del passato anzichè quello del presente; enfatizza il ruolo del trauma anzichè la sua disfunzionalità ed il suo utilizzo difensivo, e di conseguenza collude con gli aspetti difensivi.

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    In quel contesto vi è la possibilità di sperimentare proprie modalità relazionali che tendono a ripresentarsi col terapeuta nell'ambito della loro specifica relazione, che in parte si basa necessariamente su dinamiche "collusive" in quanto è tramite i vissuti personali che le due persone si incontrano, di cui il terapeuta però dovrebbe essere a conoscenza ed aver almeno in parte "risolto" (tra virgolette). Non credo che possa essere il fulcro della terapia, proprio perchè anche il terapeuta ha le sue parti patologiche e finerebbe per colludere in qualche modo col paziente rinforzandole anzichè aiutarlo ad affrontarle.
    Mi sembra un po' contraddittorio evocare il transfert e poi non considerarlo il "fulcro della terapia"... Non rappresenta proprio questo, anzichè l'analisi del transfert, un movimento collusivo?

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    Nell'ottica di questa prospettiva il terapeuta non dovrebbe necessariamente essere "sempre buono" o "sempre accogliente" poichè anche come stile educativo è palesemente errato, ma saper porre dei confini ed aiutare il paziente a crescere nelle sue immaturità, e la crescita necessita sempre di una certa dose di frustrazione.
    Anche quest'accezione dell'"aiutare il paziente a cresere nelle sue immaturità" rimanda ad una visione della terapia come rapporto figlio-genitore, dove il primo è passivo ed infantile che pone notevoli problemi, a mio modesto avviso. Prima di tutto appare in contrasto proprio con la visione più moderna del rapporto infante-genitore regolato reciprocamente (vd. Stern).

    Citazione Originalmente inviato da massimomassimo Visualizza messaggio
    Per quanto riguarda l'idealizzazione e la dipendenza, ritengo che in una certa misura siano sempre presenti, e che anche modelli terapeutici che vantano la promozione dell'adultità come obiettivi di primaria importanza (transazionale o gestalt per esempio) in realtà anch'essi tendano a sviluppare nel paziente un certo legame di dipendenza ed una buona dose di idealizzazione. Sono del parere che questi due aspetti si possano corntrollare ma non evitare, e solo se vi è una buona terapia personale alle spalle (quelle del terapeuta).
    Come dicevo prima la questione di fondo è: sono i pazienti a trovare quella che definisci con terminologia coerente con la tua visione "adultità" o è il terapeuta? Se rispondiamo sì alla seconda domanda è indubbio che la determinante pende dalla parte del genitore-terapeuta, e che l'idealizzazione e la dipendenza sono non solo presenti, ma rinforzate.

    Un saluto
    gieko

  12. #132
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da gieko Visualizza messaggio
    Sinceramente sono stupito da una frase del genere, soprattutto se proviene da una persona che "non è del mestiere"... Esiste la teoria della tecnica proprio per collegare l'aspetto più astratto con quello più concreto. Poi c'è la creatività della tecnica che è ben altra cosa... Scindere gli aspetti teorici dalla prassi è alquanto dannoso e porta nella direzione di un eclettismo che indebolisce la portata di un approccio e ne mina le fondamenta scientifiche, abbassando la psicoterapia a mera tecnica.

    Forse sfuggono le contraddizioni che queste considerazioni contengono...Un saluto
    Ciao Gieko. Sicuramente dal tuo punto di vista sei inattaccabile. Intuisco e comprendo le tue considerazioni, ma non riesco a condividerle a 360°.
    Tu sostieni che scindere la teoria dalla pratica produca effetti devastanti ai fini della terapia, ma non mi è chiaro, a parte il tuo accenno all'indebolimento dell'approccio e del suo eventuale eclettismo, perchè è indispensabile trincerarsi rigidamente dietro teorie della tecnica e metodologie specifiche.
    Io sono portata ad avere fiducia sopratutto nel talento, nell'intuizione del terapeuta che sa dire la parola giusta al momento giusto,e che utilizza la sua preparazione teorica e l'esperienza in maniera rigorosa ma creativa.
    Ultima modifica di francesca63 : 28-07-2008 alle ore 18.09.29
    FRANCESCA

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  13. #133
    Johnny
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    francesca63Io sono portata ad avere fiducia sopratutto nel talento, nell'intuizione del terapeuta che sa dire la parola giusta al momento giusto,e che utilizza la sua preparazione teorica e l'esperienza in maniera rigorosa ma creativa.
    sono d'accordo con questa frase, però va contestualizzata: parlando di teoria e di pratica, sappiamo che ognuno vede la realtà secondo la proprie teorie (ce l'ha insegnato Popper), solo che nella vita di tutti i giorni usiamo teorie di senso comune, ingenue, nella pratica terapeutica invece (non solo per lo psicologo, ma anche per il medico, l'ingegnere, il matematico, ecc..) usiamo teorie scientifiche, cioè che sono validate scientificamente, appunto.
    E la "pratica", nel contesto dell'interazione analitica, lo psicologo la deve osservare filtrandola attraverso la propria teoria di riferimento (feudiana, lacaniana, cognitivista, ecc...).
    Sono d'accordo che nel contatto con il paziente è importante affidarsi anche all'intuizione, all'imprevisto, ma questi scaturiscono nella cornice più ampia della teoria di riferimento, che ci permette di coglierli, distanziarli danoi stessi, osservarli e dargli un significato nel contesto terapeutico.
    Ultima modifica di Johnny : 28-07-2008 alle ore 18.32.25

  14. #134
    Partecipante Leggendario L'avatar di gieko
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    Cara francesca sei tu che a volte contrapponi il rigore tecnico alla creatività, mentre poco sotto scrivi che il terapeuta deve utilizzare "la sua preparazione teorica e l'esperienza in maniera rigorosa ma creativa". Forse confondi la chiarezza di metodo, che è necessaria per operare in maniera coerente, e la metodologia univoca cui corrisponde una visione fondata ed unitaria dal punto di vista teorico (ma queste sono questioni attinenti all'epistemologia che non sei di certo tenuta a conoscere), con la rigidità teorica.
    Ultima modifica di gieko : 28-07-2008 alle ore 18.16.29
    gieko

  15. #135

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Sto leggendo da un'po...il topic si chiama "Il transfert l'alfa e l'omega della psicoterapia"...mi sembra che venga maggiormente messo in rilievo il terapeuta piuttosto che il paziente.
    Da tempo mi faccio e vi faccio una domanda: premesso che io sono una di quelle innamorate del mio psi, io paziente di questo "amore" che mi dovrebbe aiutare che ci faccio? che ne faccio di un amore non corrisposto, di un persona che pago per essere empatica nei miei confronti? mi sembra solo un grande dolore e sopratutto una grande frustrazione.

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