Leggendo i post, ho notato che viene quasi sempre messo l'accento sul transfert in termini di sofferenza per un amore non corrisposto, come frustrazione di un innamoramento vs il terapeuta o come una infantile richiesta d'amore non soddisfatta. Mi viene spontaneo chiedermi una domanda, alla quale spero di ricevere qualche risposta chiarificatrice da chiunque vogli darla: "Come mai non parlate mai di sofferenza per sentimenti di altro tipo, nell'analisi o in diverse forme di psicoterapia?" Eppure, le sfumature su cui si potrebbe discutere , seppure nei limiti possibili, sono molte circa i sentimenti che si provano in una psicoterapia o analisi. Esiste una specie di tabu' reverenziale a parlarne come per negarne l'esistenza oppure sono impliciti nelle sofferenze di amori non corrisposti o richieste infantili non soddisfatti?
Ringrazio per la risposta.
Ciao
Gaia
Tessera n° 15 Club del Giallo
Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4
Pongo una domanda: esiste davvero e se esiste qual'è questo misterioso fattore curativo della psicoterapia?
A sentire voi psicologi, basta applicare rigorosamente le vostre famigerate teorie, validate scietificamente, per garantire al paziente reali possibilità curative.
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Sì, ma a mio avviso questo amore verso lo/la psicoterapeuta ostacola enormemente la risoluzione dei problemi. Perchè non si pensa più a se stessi, ma a lei/lui. A "colpirlo" in qualche modo. A restare nella sua mente anche quando sei uscita da quello studio.
I problemi passano in secondo piano.
Aaah secondo me è sbagliato tutto.
Dovrebbero comportarsi più da amici.
Perchè ostacolare a tutti i costi un qualcosa che potrebbe essere bellissimo per entrambi?!?
Perchè non fare felice il proprio pz?
Perchè farlo soffrire come un cane solo per rendere utile la terapia?
Perchè, così è utile?
No. Sapete come mai? Perchè alla fine uno poi si rompe le palle e lascia tutto. Perchè capisce che così sta peggio e non risolve niente.
Questo è uno dei fallimenti della terapia.
Io creo sogni, voi li uccidete
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Questa me la sono persa, chi l'ha detto?A sentire voi psicologi, basta applicare rigorosamente le vostre famigerate teorie, validate scietificamente, per garantire al paziente reali possibilità curative.![]()
Ragazzi, forse non mi sono spiegata o forse la mia è un a domanda cretina,se si ditemelo.
Dello psicoterapeuta non mi può fregà di meno, lui se la cava benissimo,ma io? la paziente come può sfruttare al meglio il transfert? affinché diventi strumento di cura e non un'inutile frustrazione?
Ultima modifica di francesca63 : 29-07-2008 alle ore 07.25.46
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
In questo thread si è parlato di transfert in termini di sofferenza del pz innamorato e non compreso, perchè l'impostazione iniziale è stata questa.
Credo anche sia la più tipica manifestazione di transfert, a cui nessun pz si può sottrarre, e che scatta indipendentemente dal modo di approcciarsi più o meno partecipe del terapeuta, dall'aspetto fisico , dall'età, dai motivi per cui si ricorre alla psicoterapia.
E' come una maledizione che si abbatte sul paziente e che, anche se cosiderato l'alfa e l'omega della cura, può compromettere, se assume forme nevrotiche e/o se l'analista non ha la capacità o la sensibilità di fornire al pz spiegazioni tranquillizzanti, l'efficacia della terapia e provocare un disagio superiore, forse, alle stesse nevrosi per cui si ricorre all'analisi.
Possono scatenarsi anche sentimenti di odio verso il terapeuta, intensi forse anche più dell'amore... ma è sicuro che amore e odio saranno sempre presenti nel setting, quali che siano le nostre manovre difensive.
Come sostiene O. Gabbard: il processo psicoanalitico è sempre una fiaba dolceamara che implica una singolare mescolanza di ritrovamento e di perdita.
Ultima modifica di francesca63 : 29-07-2008 alle ore 07.42.33
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
Ciao Fra', mi ha molto colpito la citazione su Narciso che hai messo nel tuo account...........................hai pensato a me nell'inserirla?
Scusate l'OT.
caro gieko, io porto un sacco di pazienza, fidati. Ritengo comunque che la dipendenza e l' idealizzazione del paziente verso il terapeuta siano senz'altro presenti in qualunque modo la si voglia vedere. Inoltre ritengo che la visione di adultità, bene o male, dipenda dal modello cui ci si riferisce, esattamente come spesso accade per la patologia. Per cui in sostanza credo che non considerare l'esistenza di questi fattori sia un errore, poichè per quanto si possa lasciare al paziente tutte le scelte e tutte le risposte, lo si fa secondo le regole di un modello che ha il terapeuta e non ha il paziente. Per cui una dissimmtria nel rapporto c'è comunque. La consapevolezza di questa dissimmetria aiuta a scindere ciò che io terapeuta ritengo esser giusto o sbagliato (adulto o infantile e via discorrendo) e di ciò che lo è per il paziente, limitando in tal modo la mia influenza sul suo agire/pensare e dunque evitando di rinforzare posizioni di dipendenza o idealizzazioni, favorendo invece la consapevolezza e la responsabilità.
Per il transfert, benchè sia un concetto proprio della psicoanalisi e che non sia legittimo trasportarlo con le dovute cautele altrove, è impossibile non notare quanto spesso tale concetto abbia influenzato molte altre teorie. che seppur con terminologie differenti e ponendo l'accento su altri aspetti hanno un debito proprio con la psicoanalisi. l'uso di modelli interpretativi differenti, strategie cliniche differenti, terminologie differenti, conducono per forza di cose in territori ben lontani dalla psicoanalisi. ritengo comunque inopportuno non riconoscere l'origine di certi concetti teorici (nel caso del transfert lo considererei più un fenomeno umano, che in analisi assume caratteristiche sue proprie). un esempio più lampante è il concetto di deflessione in gestalt, in pratica identico allo spostamento. l'uso del termine deflessione, il suo inserirsi in una concettualizzazione tutta differente basata sulla dinamica figura sfondo e contatto-ritiro, inevitabilmente ha portato a vederlo come qualcosa che ha cartteristiche sue proprie, ma inevitabile considerare quanto siano concettualmente simili.
evocare il transfert e non considerarlo fulcro della terpia, non l'avevo letto. Collusivo? dipende da cosa si considera anlisi del transfert, se è in ambito psicoanalitico sarebbe senz'altro collusivo. ma un gestaltista pur muovendosi nel qui ed ora della relazione si può dire che anlizzerebbe il transfert? sarebbe analisi del transfert? o un terapeuta transazionale? secondo me le strategie terapeutiche sarebbero tanto differenti da non permettere di dire che tutti e tre stanno "analizzando il transfert". anche se a suo modo ciascuno lo fa. per cui mi sono espresso come hai letto tu. cioè partendo dal fatto che analisi del transfert la si faccia in psicoanalisi, non altrove
Ultima modifica di massimomassimo : 28-07-2008 alle ore 23.03.58
giustimassimo
Cara Sabina, io sono una pz come te, e come te ho trascorso periodi di inspiegabile "malessere da transfert", perchè era prematuro spiegarne e analizzarne le origini. Poi poco o poco, aprendomi di più con lo psi e dunque aumentando la fiducia e l'affettività reciproca, ho raggiunto una fase di maturità più avanzata in cui quegli inspiegabili sentimenti che mi procuravano disagio, si sono naturalmente incanalati e hanno trovato una spiegazione: stima, gratitudine, rispetto verso il mio psi che con le sue intuizioni sempre azzeccate, con la sua umanità ma anche con le sue regole feree e il suo approccio rigoroso e sordo alle mie insistenti richieste di maggiore elasticità, ha ottenuto ottimi risultati. Difatti sono una fan della psicoterapia.![]()
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)
FRANCESCA
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Ultima modifica di francesca63 : 29-07-2008 alle ore 07.33.43
FRANCESCA
Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)