Ritengo che chi ha dato una svolta radicale sia stato Ferenczi ancor prima della Klein perchè ha gettato le basi per una visione pienamente bipersonale. Già nel 1933 (La confusione delle lingue tra adulti e bambini) parlava di ambiente che si adatta al bambino, concepito come attivo. Consideriamo poi che nella Klein l'identificazione proiettiva è sempre vista come proiezione del paziente sull'analista che viene quindi "stimolato" ma che ricopre in sostanza una posizione neutrale. Critico verso questa posizione è ad esempio Renik (vedi "The ideal of the anonymous analyst and the problem of self-disclosure." Psychoanal. Q., 64, 466-495).
La linea ferencziana è differente e ha condotto alla visione relazionale (attraverso Sullivan, Thompson e poi gli autori recenti Mitchell, Aron...) per in cui si concepisce il transfert come reciproco.
Un saluto








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