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  1. #211
    Partecipante Veramente Figo L'avatar di luigi '84
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
    Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
    E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
    Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.

    Ma l'inconscio è visibile,altroché...se così non fosse nessun tipo di conoscenza sarebbe suscettibile di sorgere. A maggior ragione l'inconscio freudiano si configura come zona da bonificare quindi potenzialmente conscia:il 'trucco' è approssimarsi attraverso delle tecniche a questa esperienza.La ragione occidentale non aveva mai pensato che le associazioni di idee,i sogni,fantasie che toccano la soglia della coscienza e poi sfuggono avessero un nucleo significativo e fossero in stretta relazione con la totalità della personalità.
    L'inconscio non è intelligente al più rappresenta tutte quelle possibilità estranee all'Io:esso organizza i dati sensoriali e l'esperienza in generale in senso adattivo e in relazione ai bisogni 'primari' dell'io.Le proiezioni sembrerebbero qualcosa di magico ma sono fenomeni normalissimi se si considera una dialettica di istanze spesso in contraddizione:nulla viene relegato all'oblio e la maggior parte della nostra esperienza si auto-organizza.Spesso accade che fra l'Io e l'Es abbia luogo un compromesso meschino:è la nevrosi...e allora se l'Io vuole capire deve prima 'relativizzarsi','indebolirsi'...ma se l'Es è in linea con i bisogni primari dell'Io perchè entra in conflitto con lui?Perchè l'Io è arrogante e presuntuoso e crede di essere il padrone della casa quando la verità del contrario è tanto palese...

    Saluti,
    Luigi

  2. #212
    Postatore OGM L'avatar di willy61
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio


    ...

    Con gli analisti che seguono le indicazioni fornite da Freud, non si può sicuramente dire che il trattamento si svolga in un clima empatico e cordiale:
    "Non raccomanderò mai con troppa insistenza ai colleghi di prendere a modello il chirurgo che mette da parte tutti i suoi affetti e persino la sua umana pietà nell'imporre alle proprie forze intellettuali un'unica meta:eseguire l'operazione nel modo più corretto possibile..la freddezza dell'analista....permette di preservare la sua vita affettiva e apporta al malato il più grande aiuto"
    "Nella misura del possibile, la cura analitica deve essere effettuata, in stato di privazione e astinenza...Per quanto questo possa apparire crudele, dobbiamo vegliare per evitare che la sofferenza del paziente non si attenui prematuramente".
    Queste indicazioni io le trovo sadiche e violente... e credo che in qualche modo siano ancora messe in pratica.
    So bene che c'è una vita dopo Freud...gli analisti lavorano su un incoscio non esclusivamente freudiano; esistono altri approcci oltre a quello psicoanalitico, ma questi ultimi sono in grado di curare non di guarire. Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi.
    So che questa è solo una mia opinione, forse troppo radicale,e discutibile, ma mi chiedo: perchè per essere efficace il percorso deve essere così impegnativo e sacrificante? Se un amico ti pianta perchè si scorda un appuntamento o le chiavi di casa, tu puoi offenderti e reagire, con l'analista, che paghi per giunta, devi fare buon viso e subire.
    Ciao.
    Ciao francesca

    Forse siamo tutti troppo legati alla nostra esperienza personale. Ma per me non è stato così. Non è così.
    Puoi difenderti e reagire. E la sorpresa è di trovare risposta e accoglienza.
    Per me, l'analisi è una continua sorpresa. Al punto che ormai mi sorprendo se questa caratteristica manca.
    Perché occorre studiare cinque anni per diventare psicologi? O architetti, o ingegneri, o fisici nucleari? Perché siamo nati qui e non altrove? Perché la Terra se ne sta sospesa per aria? Perché occorre attraversare momenti di sofferenza per "guarire"?
    Forse perché la bacchetta magica non ce l'ha nessuno (a parte alcuni psichiatri convinti di curare qualunque cosa (pillola rossa, pillola blu... da Sturmtruppen, in alcuni casi) e perché l'inconscio ha le sue regole, che la coscienza non conosce affatto.
    Capiscimi, anch'io, spesso, cerco le scorciatoie. La strada che mi consentirebbe, nella mia fantasia, di guarire senza soffrire. Finora, ho semplicemente dovuto constatare che quella strada non esiste da nessuna parte.

    Buona vita

    Guglielmo

  3. #213
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
    Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
    E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
    Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.
    Sostanzailmente nella proiezione transferale vi sono modalità relazioni, emotive, di attaccamento simili a quelle che il paziente ha appreso, maturato, sviluppato, nella relazione col padre (prendendo come riferimento l'esempio che hai portato tu). Per cui, come di queste vi può essere una lettura cognitiva, derivata dagli studi sull'attaccamento e le modalità relazionali interpersonali derivate, così può esser data una lettura psicoanalitica, che utilizza un linguaggio profondamente diverso in quanto maggiormente simbolico rispetto al cognitivismo. Come il cognitivista, trovandosi di fronte ad un paziente che si comporta in un certo modo, parla in un certo modo, attua degli schematismi relazionali di un certo tipo, ne riconosce la possibile origine nello sviluppo dell'individuo, anche l'analista compie il medesimo riconoscimento, maggiormente basato su quelle che sono le sue nozioni scientifiche e soprattutto la sua esperienza di analisi. La tua domanda pone in evidenza la confusione tra linguaggio utilizzato e processo terapeutico. IN psicoanalisi il processo terapeutico è spesso descritto in psicanalese, talvolta stretto, come i sistemici lo descrivono in sistemichese, talvolta stretto. Non si tratta di reale incomprensione del rpoceso terapeutico, ma dell'adozione di una forma linguistica al posto di un'altra. Come ben sanno i traduttori, inoltre, molte espressioni e sfumature di una lingua sono spesso intraducibili, oppure traducibili in modo assai lontani dalla traduzione letterale in un'altra. Proprio il cognitivismo costruttivista è arrivato a forme interpretative che si avvicinano alla psicoanalisi. Nel corso di vari master che ho fatto mi è capitato spesso di incontrare cognitivisti che hanno fatto brevi percorsi analitici e psicoanalisti che hanno fatto della formazione cognitivista. Cancrini, che è in assoluto uno dei padri della terapia sistemico relazionale italiana (specialmente in ambito di tossicodipendenze) è uno psicanalista. Molti analisti Junghiani insegnano nelle scuole rogersiane proprio l'approccio rogersiano, al quale si sono formati.
    Molto spesso la differenza di linguaggio ha permesso di focalizzarsi su aspetti differenti dando vita a pratiche cliniche differenti. Nel confronto interdisciplinare molto spesso si scopre che il processo terapeutico, l'aspetto sul quale si è lavorato, pur con modalità diverse e da prospettive diverse, è sostanzialmente lo stesso.
    In italia questa discussione è agli albori, ma negli stati uniti la prima pubblicazione sull'integrazione se non sbaglio risale al '66.
    Un Saluto
    giustimassimo

  4. #214
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da willy61 Visualizza messaggio
    Ciao francesca

    Forse siamo tutti troppo legati alla nostra esperienza personale. Ma per me non è stato così. Non è così.
    Puoi difenderti e reagire. E la sorpresa è di trovare risposta e accoglienza.
    Per me, l'analisi è una continua sorpresa. Al punto che ormai mi sorprendo se questa caratteristica manca.
    Perché occorre studiare cinque anni per diventare psicologi? O architetti, o ingegneri, o fisici nucleari? Perché siamo nati qui e non altrove? Perché la Terra se ne sta sospesa per aria? Perché occorre attraversare momenti di sofferenza per "guarire"?
    Forse perché la bacchetta magica non ce l'ha nessuno (a parte alcuni psichiatri convinti di curare qualunque cosa (pillola rossa, pillola blu... da Sturmtruppen, in alcuni casi) e perché l'inconscio ha le sue regole, che la coscienza non conosce affatto.
    Capiscimi, anch'io, spesso, cerco le scorciatoie. La strada che mi consentirebbe, nella mia fantasia, di guarire senza soffrire. Finora, ho semplicemente dovuto constatare che quella strada non esiste da nessuna parte.

    Buona vita

    Guglielmo

    Scusa Willy, ma bisogna riconoscere che sei davvero fortunato in qs campo, se "addirittura" ti puoi difendere e reagire (e non intendo nè in senso fisico, logicamento nè con reazioni linguistiche troppo vivaci) ed in piu' trovare "perfino"risposta e accoglienza, con tua sorpresa. E con sorpresa anche mia, aggiungo e credimi che è veramente cosi'.

    La cosa piu' bella poi è che ti sorprendi se "non ti sorprendi".

    Poi, che la fantasia faccia pensare a scorciatoie, è esperienza comune, cosi' come che in certi percorsi, non ce ne siano. Al limite strade diverse.

    Ciao
    Gaia

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  5. #215
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Ma l'inconscio è visibile,altroché...se così non fosse nessun tipo di conoscenza sarebbe suscettibile di sorgere. A maggior ragione l'inconscio freudiano si configura come zona da bonificare quindi potenzialmente conscia:il 'trucco' è approssimarsi attraverso delle tecniche a questa esperienza.
    Mentre gli oggetti percettivi coscienti li si può osservare direttamente... suoni, forme ecc. quello che, diciamo così, percepisce l'inconscio, noi non possiamo osservarlo se non indirettamente tramite altre tracce, quel che possiamo osservare sono tracce, ed io voglio capire che tipo di tracce devo osservare per sapere che il mio inconscio identifica due oggetti che consapevolmente ritengo distinti. Se una persona viene da me e mi dice che il mio inconscio identifica due oggetti, io voglio sapere lui cosa ha osservato per dire che le cose stanno così. Se io vi guardo e dico che il vostro inconscio sta facendo questa o quest'altra cosa, nel caso in cui voi non siate d'accordo con me in che modo potete mostrarmi che le cose non stanno affatto così? Ed io cosa dovrei mostrarvi per convincervi che le cose stanno così? Questo soltanto vorrei sapere.

  6. #216
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Ma visto che l'inconscio non è visibile cosa osserva l'analista nel paziente che gli fa dire che l'inconscio del paziente indentifica padre e analista?
    Io adesso vedo un oggetto, che significa che al livello inconscio questo oggetto è identico ad un altro oggetto che magari ho conosciuto in passato?
    E soprattutto cosa si dovrebbe osservare per verificare una cosa del genere? Insomma supponendo che sia possibile compiere ogni tipo di osservazione, in linea teorica cosa dovrebbe accadere materialmente per determinare che il mio inconscio sta identificando la persona che sto guardando ora con mio padre? Io davvero non riesco a capire.
    Comunque va be', non voglio interrompere la vostra discussione. Se non ti va di rispondermi non importa. Sarebbe interessante però aprire qualche discussione su dei concetti base come "inconscio", "transfert" e così via con l'intento di definirli meglio e chiarirli piuttosto che usare delle citazioni, ed alla fine aggiornare nell'ultimo messaggio la definizione migliore, che è resistita insomma alla maggior parte delle obiezioni.
    Vorrei farti una domanda, dato che tu hai difficolta' a capire il concetto di transfert -che per inciso, seppure in modi diverso, attualmente, ora è utilizzato anche in alcuni approcci cognitivi piu' moderni ( v. Liotti, ad es.)- e di inconscio. Ma tu sei uno psicologo? Sei un paziente -e guarda che qui siamo psicologi-pazienti e pazienti che pero' hanno cmq gia' una loro visione del transfert in base alle proprie esperienze e letture- molto insoddisfatto da qualche tipo di percorso analitico? Sei uno sperimentalista?

    Cmq, per il concetti di inconscio e transfert, ti hanno risposto Luigi84 e massimomassimo, intanto; io ti consiglierei se l'argomento ti interessa, dato che qs è un 3d gia' avviato, di fare diverse letture base sui due concetti, a partire da Freud, e dalla sua teoria per poi approdare ad una migliore conoscenza anche solo letteraria di essi. Potresti prendere anche i libri di Brenner o dei Nagera. Se ti piace la verificabilita', dopo aver letto le basi principali dei concetti, potresti leggere "La verifica empirica in psicoanalisi" di Weiss ed un altro A. che a mente non ricordo.
    Qui i concetti di transfert e di inconscio sono utilizzati perchè seppure in accezioni diverse, sappiamo cioì' di cui stiamo parlando.

    Pero' se vuoi, puoi provare ad aprire tu stesso un nuovo thread sui concetti che ti interessano, per avere piu' definizione e scegliere quella di cui forse, hai piu' bisogno o ti è piu' gradevole.
    La tua posizione e richiesta specifica, sembrerebbe rimandare ad un bisogno di vedere concretamente qualcosa che ti renda possibile poter credere ad un concetto che puoi da una parte solo leggere e, dall'altra, solo esperire per comprenderlo, qd, mi dispiace, non posso venire incontro alla tua richiesta, non perchè non voglio ma perchè non riesco a cogliere il livello reale su cui si colloca la tua domanda ed obiezioni circa qs tua "incomprensione" da un semplice post, aggiungendo qualcosa a cio' che gia' ti è stato detto.
    Anche perchè esistendo molte visioni del transfert, non voglio complicarti le idee.
    Ti posso solo dire che i modi in cui l'inconscio si rende visibile sono molto variegati e vanno dai sogni, non intendendoli esclusivamente in senso di fase di sonno REM, i lapsus, il linguaggio stesso, le modalita' percettive, il transfert, appunto (v. massimomassimo, intanto) e molto altro.
    Anzi, l'inconscio, se fosse per se', non farebbe che presenziare e prendere il potere sulla nostra coscienza, e, cmq, si apre sempre qualche varco.
    Ciao
    Gaia

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  7. #217
    Johnny
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert?
    transfert in lingua originale significa lettralmente "spostamento", quindi è lo spostamento di affetti, idee, sentimenti provati per una persona importante del passato, su una persona nel presente, che per qualche motivo si collega a quella passata.



    una persona secondo me dovrebbe avere una vera e propria allucinazione visiva ed invece di vedere l'analista dovrebbe vedere direttamente suo padre (riconosciamo una persona dall'aspetto, dal suono della voce e così via).
    appunto, se vedi una persona per la prima volta, se "l'aspetto, il suono della voce, e così via", in qualche modo ricordano una persona che hai conosciuto nel passato, sposti su di lui idee, affetti, sentimenti che provavi per quella persona.

  8. #218
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da *-ras-* Visualizza messaggio
    appunto, se vedi una persona per la prima volta, se "l'aspetto, il suono della voce, e così via", in qualche modo ricordano una persona che hai conosciuto nel passato, sposti su di lui idee, affetti, sentimenti che provavi per quella persona.
    io già avevo scritto

    Io non sono mai riuscito ad afferrare davvero cosa si intende quando si parla di transfert. Qualsiasi cosa faccia è inevitabile che, a seconda dei tipi di oggetti e persone che incontro ora, trasferisca alcune proprietà che non ho verificato direttamente e che, diciamo così, ho "generato" ed accorpato ad altre anche grazie alle esperienze che ho già avuto. Ad esempio se vedo un fuocherello sulla spiaggia (qualcosa di giallo che ondeggia) mi aspetto che emani calore ed anche che scotti (se ci infilo la mano dentro), questo credo dipenda dal fatto che quel che vedo è simile sotto certi aspetti a qualche altra cosa che ho visto in passato che mi ha dato calore o che mi ha scottato, ed anche se non ne sono sicuro mi aspetto che anche il nuovo oggetto che osservo ora, seppure non è lo stesso, emani calore proprio come l'altra cosa di cui ho avuto esperienza. Qualcuno sa darmi una definizione di cosa sia il transfert? Secondo quello che ho scritto sopra avviene praticamente sempre ogni volta che incontro una persona o un oggetto, per questo credo di non aver capito precisamente cosa sia.
    Ma una cosa è aspettarsi che una persona simile ad altre persone sotto certi aspetti (e sottolineo SIMILE) si comporti in qualche modo come quelle già conosciute, tutt'altra è dire che la persona risulta per il mio inconscio praticamente identica ad un'altra come è stato scritto in un altro intervento per chiarirmi il senso di questa frase:

    "Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre".

    E' ovvio che se in passato ho avuto belle esperienze con dei cagnolini di un certo tipo quando ne incontro altri simili a questi sono bendisposto nei loro confronti e magari metto in atto anche il repertorio di comportamenti e gesti che già avevo usato, ma sarebbe questo il transfert?
    Se è così, come avevo già scritto, questo tipo di fenomeno avviene praticamente sempre: anche ora che sto scrivendo su questa tastiera trasferisco tutto il sistema di movimenti (e credo anche una certa disposizione emotiva) che attivavo quando usavo l'altra per scrivere. Le riconosco simili sotto certi aspetti e suppongo che abbiano tutta una serie di caratteristiche e proprietà simili che non sono andato certo a verificare scrupolosamente. Ho capito bene, è questo il transfert? Solo che questo fenomeno lo si chiama propriamente transfert solo quando abbiamo a che fare con delle persone e trasferiamo atteggiamenti, schemi comportamentali, emozioni e sentimenti da persone a persone.
    Ultima modifica di Char_Lie : 02-08-2008 alle ore 16.19.59

  9. #219
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da luigi '84 Visualizza messaggio
    Da francesca63:''Solo la psicoanalisi cambia le strutture mentali, gli altri metodi non fanno che spostare e alleviare i sintomi''.

    Perchè questa sicurezza?
    Conoscevo una persona che rimase per molto tempo in una fase di stallo nel corso di una analisi per una reale quanto sottile e infida credenza patogena sulla insostituibilità del metodo psicoanalitico:non si lasciava penetrare da un metodo che già lo possedeva in una modalità ossessiva. Ogni analisi si scontrava con questo muro intellettualistico che non concedeva nessuna risonanza emotiva rilevante e quindi nessuna trasformazione...anche Jung dovette spesso agire in maniera diversa con soluzioni che si avvicinano più alla prassi cognitivista perchè non si ammala solo l'anima ma anche le idee...ed è solo per comodità che decidiamo di partire dall'una o dalle altre...l'umiltà intellettuale richiede che si pensi sempre ad una totalità e non esclusivamente alle singole parti visibili e invisibili che un certo metodo rileva.
    Il dilemma grandioso della psicoanalisi,a mio modesto parere, è che mai qualcosa si conclude nella coerenza più totale:ogni analisi riuscita,ogni trasformazione avvenuta presuppongono una frattura tra teoria e prassi che (in fondo) sono solo due euristiche che si rincorrono in una corsa secolare e delineano,senza mai concludere,la forma di una relazione complessa...

    Saluti,
    Luigi
    Ciao Luigi. Il tuo post conferma il mio pensiero, espresso in alcuni interventi precedenti e attaccato e criticato da molti esperti......ripeto:
    Non esiste una precisa e immediata consequenzialità tra teoria e pratica terapeutica.
    Io ritengo che le regole e le tecniche che un terapeuta usa come strumenti terapeutici, le seleziona in funzione dei risultati terapeutici che gli garantiscono nella prassi e non perche sono quelle che appartengono alla specializzazione che ha scelto.
    Mi risulta che terapeuti che appartengono alla stessa corrente di pensiero teorico, adottano comportamenti e settig analitici differenti.
    Nessun modello teorico offre strategie che si possono adattare in toto alla coscienza e alla personalità di un analista che, quando si ritrova solo col suo paziente, deve in qualunque modo, effettuare un intervento che possa aiutarlo e rendere la qualità della sua vita più tollerabile.
    La psicoterapia è una disciplina differente dalla medicina, dalla matematica, fisica, chimica.Non esistono formule, norme, direttive, ricette che possano fornire la risposta adeguata ad ogni forma di sofferenza psichica. Il successo o il fallimento della cura non dipendono da una giusta o errata applicazione della tecnica ma dall'infinità di variabili che si attivano nel campo analitico tra paziente e terapeuta.... non tutti gli analisti hanno il coraggio di accantonare e liberarsi di quel bagaglio di regole, tecniche e metodologie assimilate, facendo tesoro dell'esperienza man mano acquisita e riveduta paziente dopo paziente, caso dopo caso.
    Anche se ad es. sei junghiano, puoi utilizzare il lettino se il tuo pz, ne ha bisogno perchè lo aiuta a scendere più nel profondo, oppure assegnare dei "compiti a casa", o decidere di essere più direttivi, o formulare una intuizione anche se azzardata, o effettuare interventi specifici di problem solving.... acting da evitare assolutamente secondo i canoni più ortodossi.

    In qualche modo mi stai dando ragione.
    La mia sicurezza, si riferisce al fatto che con le terapie brevi, se si affrontano i problemi portati in analisi dai pz come sintomi di un conflitto psichico inconscio,con l'eliminazione di quel sintomo si ci limita a sopprimere la sofferenza legata ad esso, ma non la sofferenza legata al coflitto.
    Ciao
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  10. #220
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    Per Francesca

    Complimenti e brava per quello che hai scritto dalla 4 alla 13 riga
    Gaia

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  11. #221
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Io credo che tu abbia ragione quando dici che ci sono analisti che utilizzano una prassi che non puo' che essere vissuta che come violenta in senso psicologico-emotiva, dai pazienti, e a volte puo' anche esserlo realmente, inutile negarlo, ma cio' non accade solo per la cosidetta infrangibile "neutralita'" (che poi bisognerebbe capire bene in quale accezione si intende qs termine) ma è vero che anche una loro "invadenza" inopportuna, con continue proposte personali di argomentazioni, o atteggiamenti iperinterpretativi, possono essere vissuti come tali, forse in misura ancora maggiore, dai pz. In sintesi, a volte, sarebbe meglio il silenzio al dire cose inopportune, in tempi inadatti, fino a creare da una parte, un sovraccarico sul pz e dall'altra, dei "buchi neri" su aspetti importanti, che restano o diventano poi ingestibili, fino all'interruzione del processo stesso. Soprattutto, se in modo ripetuto.

    Rispetto all'ultima riga, hai ragione, secondo me. Forse, per qs, il paziente, si chiama cosi' perchè gli è richiesta una grande pazienza, in molti momenti.

    Ciao
    Cara Rosa, ogni nostra considerazione deriva da un vissuto personale.
    A mio avviso se un terapeuta rischia un'interpretazione fuori tempo o invadente o inopportuna può, come dici bene tu, creare gravi increspature difficili da appianare, ma almeno si denota da parte del terapeuta una volontà di rischiare, di sporcarsi le mani , di sperimentare interpretazioni, di superare l'impasse. Sarà lo stesso paziente a reagire, sostenere le sue idee, è libero di farlo.
    Invece, non c'è nulla di più frustrante del silenzio, del distacco,del porsi come uno specchio opaco e inanimato . Il pz non può fare nulla....solo tacere e avvertire frustrazione.
    Tutto questo viene vissuto come disinteresse e scatena rabbia e aggressività, che si traducono in un potente transfert che assume venature di odio. Il paziente vive tutto in maniera ingenua...., soffre per questi suoi sentimenti come se fossero autentici e corrispondenti all'oggetto, non capisce che questo suo malessere, questi desideri insoddisfatti che si riversano sulla figura dell'analista,sono materiale prezioso che deve essere smascheato e interpretato ai fini della sua presa di coscienza sui suoi conflitti e bisogni incosci e per la loro risoluzione.
    Ciao
    Ultima modifica di francesca63 : 02-08-2008 alle ore 20.02.58
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  12. #222
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Citazione Originalmente inviato da RosadiMaggio Visualizza messaggio
    Per Francesca

    Complimenti e brava per quello che hai scritto dalla 4 alla 13 riga
    E il resto?
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  13. #223
    Partecipante Super Figo L'avatar di francesca63
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    Ciao francesca

    Forse siamo tutti troppo legati alla nostra esperienza personale. Ma per me non è stato così. Non è così.
    Puoi difenderti e reagire. E la sorpresa è di trovare risposta e accoglienza.
    Per me, l'analisi è una continua sorpresa. Al punto che ormai mi sorprendo se questa caratteristica manca.
    Perché occorre studiare cinque anni per diventare psicologi? O architetti, o ingegneri, o fisici nucleari? Perché siamo nati qui e non altrove? Perché la Terra se ne sta sospesa per aria? Perché occorre attraversare momenti di sofferenza per "guarire"?
    Forse perché la bacchetta magica non ce l'ha nessuno (a parte alcuni psichiatri convinti di curare qualunque cosa (pillola rossa, pillola blu... da Sturmtruppen, in alcuni casi) e perché l'inconscio ha le sue regole, che la coscienza non conosce affatto.
    Capiscimi, anch'io, spesso, cerco le scorciatoie. La strada che mi consentirebbe, nella mia fantasia, di guarire senza soffrire. Finora, ho semplicemente dovuto constatare che quella strada non esiste da nessuna parte.

    Buona vita

    Guglielmo
    Ciao Guglielmo. E' vero , siamo sempre influenzati dal nostro vissuto personale, quando esprimiamo un'opinione.
    Quando voi psicologi affermate che avete sperimentato il transfert sulla vostra pelle, è vero, però a mio avviso voi siete pazienti privilegiati....
    Intanto fate "analisi didattica" perchè necessario alla vostra professione e non perchè vi trovate in uno stato di profondo malessere che vi costringe a chiedere un urgente aiuto e sostegno psicologico.
    Poi, voi sapete bene di cosa si tratta perchè materia dei vostri studi, il che vi porta ad una consapevolezza che nessun pz può mai raggiungere.
    Anche per la scelta del terapeuta o del tipo di terapia siete favoriti dalle vostre conoscenze.
    Infine, se la tua analista si dimentica di te, anche se ti senti frustrato, hai le risorse per reagire positivamente e sfruttare efficacemente l'accaduto per analizzare le tue reazioni emotive....per un comune pz, ammetti che viene meno automatico seppellire l'ascia da guerra con tutta la rabbia, la frustrazione e l'aggressività.
    Io, comunque, ripeto sono una fan della psicoterapia, con tutto quello che richiede in termini di adeguamento e disciplina..ne vale proprio la pena!
    A me è capitato, dopo una seduta, di essere lasciata dal mio psi, al buio nelle scale con il rischio di rompermi l'osso del collo....L'ho presa a ridere dicendo: proprio lei che mi dovrebbe aiutare a navigare nell'oscurità del mio inconscio, mi lascia al buio nelle scale!
    E' stato uno spunto stimolante per la seduta successiva.
    Ciao.
    FRANCESCA

    Potranno tagliare tutti i fiori ma non fermeranno mai la primavera....(P. Neruda)

  14. #224
    Johnny
    Ospite non registrato

    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da Char_Lie Visualizza messaggio
    io già avevo scritto



    Ma una cosa è aspettarsi che una persona simile ad altre persone sotto certi aspetti (e sottolineo SIMILE) si comporti in qualche modo come quelle già conosciute, tutt'altra è dire che la persona risulta per il mio inconscio praticamente identica ad un'altra come è stato scritto in un altro intervento per chiarirmi il senso di questa frase:

    "Il pz vive una concretazza immaginaria per cui per lui, il "come se", non è "come se" fosse il padre ma è veramente il padre".

    E' ovvio che se in passato ho avuto belle esperienze con dei cagnolini di un certo tipo quando ne incontro altri simili a questi sono bendisposto nei loro confronti e magari metto in atto anche il repertorio di comportamenti e gesti che già avevo usato, ma sarebbe questo il transfert?
    Se è così, come avevo già scritto, questo tipo di fenomeno avviene praticamente sempre: anche ora che sto scrivendo su questa tastiera trasferisco tutto il sistema di movimenti (e credo anche una certa disposizione emotiva) che attivavo quando usavo l'altra per scrivere. Le riconosco simili sotto certi aspetti e suppongo che abbiano tutta una serie di caratteristiche e proprietà simili che non sono andato certo a verificare scrupolosamente. Ho capito bene, è questo il transfert? Solo che questo fenomeno lo si chiama propriamente transfert solo quando abbiamo a che fare con delle persone e trasferiamo atteggiamenti, schemi comportamentali, emozioni e sentimenti da persone a persone.
    si più o meno, però il transfert non è cosciente.
    Se vedi un fuoco, ti aspetti che scotti perché hai appreso da esperienze passate che è così, quindi hai delle aspettative.

    Invece il transfert avviene al di sotto del livello della coscienza...visto che mi sembra che tu ragioni in termini più cognitivisti che dinamici, per capirci meglio potremmo dire che il transfert è sub-liminale
    Ultima modifica di Johnny : 02-08-2008 alle ore 17.44.50

  15. #225
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    Riferimento: il Il transfert:"L'alfa e l'omega"della psicoterapia

    Citazione Originalmente inviato da francesca63 Visualizza messaggio
    E il resto?
    Scusa, è che mi era sembrato che in quelle righe, ti rivolgessi nello specifico ad un discorso tra te e Luigi84, per qs, non l'ho commentato.
    Pero' tieni presente che ci sono situazione in cui a volte il sintomo in se', è talmente importante nell'invalidare la vita di un pz, in cui un'analisi, puo' non essere fattibile o utile nell'immediato, ma magari, in un secondo momento.
    Gaia

    Tessera n° 15 Club del Giallo

    Guardiana Radar del Gruppo insieme a Chiocciolina4

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